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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. Arbitri, Gasp come Buffon ma nessuno s’indigna Una premessa è d’obbligo: l’Atalanta che resta in 10 per più di 70’ contro il Real Madrid per l’espulsione di Freuler, al di là del giudizio che si voglia esprimere sull’episodio, un po’ penalizzata lo è stata. Leggere, però, dai titoloni odierni che la Dea è stata “scippata”, “defraudata”, pone la discussione su un altro piano, distante anni luce dal racconto del calcio. Perché quando si parla di “furto” e “frode” il riferimento è a qualcosa di illecito che si sarebbe consumato sul campo e di illecito nell’espulsione di Freuler non c’è nulla. Si può semmai discutere se quello avvenuto tra il centrocampista atalantino e Mendy sia un fallo o, come ha sostenuto Gasperini nella sua lunga dissertazione a fine gara sulla storia del calcio, se si trattasse di un “contrasto”. Il fallo o il contatto non sono categorie dello spirito ma fanno parte entrambi di qualcosa che si consuma sul campo. Il limite su cui spesso si giudica la differenza tra il primo e il secondo sta tutto nel principio dell’interpretazione arbitrale. E se l’arbitro giudica quell’azione fallosa ne deriva che possa scaturire una decisione consequenziale, ovvero davanti a una chiara ed evidente azione da gol, estragga il rosso. Troppo fiscale, eccessivo, esagerato. Si può dissentire e io ho un mio personale giudizio sull’episodio che, però, conta poco nello specifico, perché giusto o meno che sia, quello che alla fine resta è ciò che ha scelto l’arbitro, che ha sintetizzato gli elementi a suo disposizione giungendo a quella decisione. Questa cosa, peraltro, è stata spiegata ripetutamente da commentatori ben informati, quando l’11 aprile del 2018, Benatia “contrasta” con vigore Lucas Vazquez in pieno recupero e “regala” il rigore che Ronaldo, all’epoca blancos, tira con forza alle spalle di Szczęsny, entrato in campo dopo l’espulsione di Buffon per proteste. La differenza, in quel caso, tra “fallo” e “contrasto” era tutta incentrata, spiegarono, su quel “vigore”. Evidentemente il “vigore” di Freuler deve essere stato qualcosa di simile al “vigore” di Benatia. Solo che, all’epoca, i commenti furono tutti unanimi nel dire che il rigore c’era e che Benatia aveva commesso “una clamorosa ingenuità”, nonostante l’episodio sembrasse (o sembra tuttora) esattamente l’esempio perfetto di quel limite sottile tra “contrasto” e “fallo” a cui ha accennato Gasperini. E soprattutto l’attenzione mediatica si era focalizzata per giorni sulle dichiarazioni a caldo di Buffon a proposito dell’arbitraggio con i riferimenti al “bidone dell’immondizia al posto del cuore” e “ai fruttini in tribuna”. Frasi scandagliate, analizzate nelle singole sillabe come in una moviola del linguaggio, dell’interpretazione, con stigmatizzazione di forme e contenuti, riferimenti al “pessimo messaggio etico in un contesto di sport”, conditi da inseguimenti di inviati di note trasmissioni tv e consegne immancabili di tapiri. E ancora rallenty sul labiale di Chiellini e quel “You pay” con la riproposizione dello stesso schema utilizzato per Buffon. Ma era un altro calcio dove ci si scandalizzava ancora per le “cose di campo”. Oggi delle “cose di campo” fortunatamente non ci si scandalizza più e si possono dire frasi ad effetto sui riti vodoo o “ti ammazzo” e “portami tua madre” senza essere “fraintesi”: del resto, i “match del secolo” vivono di queste dinamiche. Guai, però, ai bambini che gridano “m…a” al rilancio di un portiere: quello no, non va bene, soprattutto se avviene in uno stadio in particolare. E, infatti, a dimostrazione di questo “nuovo calcio”, Gasperini si è presentato davanti ai microfoni e, dopo una fase intermedia in cui sembrava persino stemperare la rabbia per quanto avvenuto, ha incominciato a inveire senza remore contro l’arbitraggio e chi non sa distinguere tra un “contrasto” e un “fallo”, invitando candidamente chi non è capace a “cambiare mestiere” perché “sta rovinando il calcio”. È un’edizione aggiornata del “bidone dell’immondizia sul cuore” e dei “fruttini in tribuna”, ma questa volta opinionisti e media non dissentono su contenuti e modi ed esprimono profonda solidarietà. Ora il punto del ragionamento qual è? Che il continuo riferimento agli episodi solo quando torna utile (è un difetto da cui anche i tifosi bianconeri non sono esenti, sia chiaro) sposta l’attenzione da ciò che racconta il campo, ovvero, nello specifico di ieri, che l’Atalanta, al di là delle recriminazioni, contro un Real Madrid spuntato e da molti opinionisti definito “scarso” ...... è stato incapace di essere anche solo minimamente pericoloso, consentendo alle merengues di gestire palla senza particolari affanni: e, alla vigilia, fior fiore di opinionisti avevano sentenziato che contro l’Atalanta si sarebbe dovuto preoccupare il Real. Poi il calcio dice altro e le recriminazioni prendono il sopravvento. Tre anni fa la Juve ugualmente è andata fuori non per il singolo episodio in sé ma perché quella situazione di gioco se l’è purtroppo andata a cercare e apparecchiata da sola: in primis, con la scelta del suo allenatore, che con trenta minuti a disposizione, aveva preferito dosare le forze per raggiungere i supplementari invece di dare il colpo di grazia a un Real ferito; e poi con l’errore antecedente di Alex Sandro che rimette in gioco una palla velenosa da cui scaturisce “l’ingenuità” di Benatia su Vazquez. Ma se si decide di parlare di episodi e non di calcio, il trattamento deve essere sempre paritario: e le recriminazioni della Juve devono valere almeno quanto quelle dell’Atalanta anche perché un presunto “danno” che arriva con 70 minuti ancora da giocare è più recuperabile di un analogo danno che avviene sull’ultima azione di una gara. E ancora: se quello di Freuler su Mendy deve essere considerato un contrasto, la stessa logica andrebbe applicata nel caso di Benatia (fisico da 1.90) su Vazquez (1.73). Questione quanto meno di fisica dei corpi. E se ha un senso la lamentela di Gasperini, dovrebbe averla anche quella di Ronaldo che, in pieno recupero, a Oporto si vede negare un penalty che avrebbe cambiato il senso della partita intera: però, l’espulsione di Freuler è “uno scippo”, il rigore su CR7 sarebbe stato “generoso”. A proposito, c’è un’altra differenza terminologica quando si parla di Juve: quando prende un rigore è “generoso”, quando ne subisce uno identico è “a rigor di regolamento”. ................ Oggi tutti si sono svegliati pro Gasperini, quando ieri erano i moralizzatori del “Buffon pensiero”. Perché quando il “bidone dell’immondizia al posto del cuore” pesa sugli altri annulla ogni livello di vera o presunta obiettività. Articolo completo -> https://www.juventibus.com/frasi-gasp-buffon/
  2. Aspettando “el diez”… Più di metà stagione se n’è volata via, portando con sé fatiche e tanti inciampi, ma anche grandi vittorie e bei traguardi. Siamo (non troppo) lontani dalla vetta del campionato, abbiamo vinto la Supercoppa, raggiunto la finale di Coppa Italia e gli ottavi della Champions League (nei quali ci restano ancora 90 minuti per dire la nostra). Tutto ciò senza il nostro numero 10. Di fatto, quest’anno Paulo Dybala non lo abbiamo mai visto. Quello vero, intendo. È comparso in campo per 861 minuti il fratello scarso, di cui ricordiamo un assist di tacco a San Siro degno del suo sangue e pochissimo altro. Poi, il 10 gennaio, ci ha lasciato anche lui. La continuità non è mai stata il pezzo forte del repertorio dell’argentino, che nei suoi sei anni in bianconero ha alternato affreschi degni della Cappella Sistina ad opere da MoBa, avendo la straordinaria capacità di essere paragonato a Messi il mese prima ed esser messo in discussione – scusate il gioco di parole – quello dopo. Le sue lunghe pause hanno talvolta fatto storcere il naso ad allenatori, tifosi e dirigenti, che non lo hanno mai fatto sentire un punto fermo della Juventus, mettendolo nelle condizioni di scendere in campo sempre per dover dimostrare qualcosa. Posizione scomoda, anche per un fuoriclasse come lui. Perché è di un fuoriclasse che stiamo parlando, se per caso a qualcuno non fosse chiaro. Chi pensa che Dybala sia un giocatore “normale” probabilmente non rinnova l’abbonamento a Sky dal 2015. Nonostante i suoi numerosi stop, molti dei quali per infortunio, c’è il timbro del diez in gran parte dei successi bianconeri degli ultimi anni e non riconoscerlo sarebbe ingeneroso nei confronti di un calciatore che alla Juve ha dato tanto, molto più di altri. Anche chi lo ha (legittimamente) criticato nel corso di questa stagione sa che il suo talento ha spesso risolto e fatto sembrare facili partite che non lo erano e che la sua assenza, sotto quest’aspetto, si sta facendo terribilmente sentire. Alla Juve di Pirlo manca proprio un numero 10 a dare quel pizzico di genialità e imprevedibilità di cui nessuna squadra può fare a meno. Ma il problema al ginocchio non sembra ancora completamente smaltito e il momento in cui rivedremo il numero 10 che si illumina di verde sul tabellone del quarto uomo è stato nuovamente posticipato. “Le condizioni non migliorano, non è pronto“, così un Pirlo glaciale in conferenza, che tanto mi ha ricordato i suoi predecessori quando rispondevano su Douglas Costa. I 20 giorni di stop son diventati il doppio (e forse anche di più), bisognerà aspettare ancora, ma il tempo stringe e la Juve con Dybala continua ad essere un “What if…?”, un desiderio frustrante di cui vorresti liberarti, ma non ci riesci mai. Inutile ipotizzare l’ennesima data che non verrà rispettata, l’unica certezza ad oggi è che il 10 non è ancora tra noi. ................ Articolo completo -> https://www.juventibus.com/aspettando-el-diez/
  3. Agent hopes Fagioli follows in Del Piero’s footsteps Feb 24, 2021 Nicolò Fagioli’s agent Andrea D’Amico hopes the Juventus starlet follows in Alessandro Del Piero’s footsteps without being sold like Moise Kean or Sebastian Giovinco. Fagioli, 20, made his Serie a debut against Crotone on Monday. “It was a special moment for Nicolò. We are happy because we trust Juventus and the club have been perfect,” his agent Andrea D’Amico told Tuttosport. “The directors have had clear ideas about him. They had planned to include him gradually in the first team. We’ve shared every step with the club,” he continued. “Juventus opted to keep him in Turin where he developed in their second team that play in Serie C, Italy’s third division. He’s never been on the market and he’s benefited from playing in Serie C. “In Nicolò, I can see similar behaviour to Del Piero. He has the serenity and class that brought Del Piero to winning everything. Fagioli is only 20, but this can be the beginning of great history.” .......... Continue -> http://bit.ly/3sBOlt9
  4. Cosa aspettarsi da Fagioli, simbolo della “new wave” Juve Storicamente la Juventus ci ha impiegato sempre molto tempo per lanciare i giovani calciatori, ma in questo periodo storico non si può non dare qualche possibilità a Fagioli. Il centrocampista, prodotto del vivaio bianconero, va comunque dosato gradualmente in termini di minutaggio. Di lui anche Allegri (a suo tempo) ne parlo’ in termini entusiastici. Lo stesso Pirlo in questi giorni ne ha esaltato le qualità ieri nel post partita con il Crotone: “Ha il calcio nella testa ma soprattutto guarda sempre in avanti e non è cosa da poco”. E’ ovvio che a oggi, parametrando proprio Pirlo come punto di arrivo per quel ruolo in mezzo al campo, ne deve passare di acqua sotto ai ponti. D’altronde ieri per Fagioli si trattava della prima presenza in Serie A (aveva già esordito pero’ in Coppa Italia). Certamente l’inserimento nell’impianto di gioco è stato piuttosto “soft”. Entrare in campo sul 3-0 allo Stadium contro il Crotone è un aiuto psicologico indubbio. Farlo in Champions, come sarebbe potuto essere con il Porto, è tutt’altra storia. La personalità pero’ non gli manca nell’andarsi a posizionare per ricevere il pallone e nell’andare a battere i calci piazzati. Nel normale percorso di crescita che il classe 2001 (ha da pochissimo compiuto 20 anni) deve affrontare c’è inoltre il peso della maglia Juve. Una maglia che inevitabilmente, per storia e obiettivi non puo’ essere paragonata a quella dei due terzi dei club di Serie A. In questa stagione pero’, dove Pirlo non ha mancato di far debuttare molti ragazzi dell’Under 23 in momenti alquanto delicati, ci potrebbe essere più spazio anche per lui. Basti pensare ai prossimi appuntamenti che attendono i bianconeri, Spezia e Benevento su tutti. Con la concomitanza di Arthur fuori per infortunio, il suo minutaggio in campo potrebbe aumentare da qui al termine dell’annata calcistica, come giusto e doveroso che sia per un club come la Juventus che punta ad un ringiovanimento e ad un “rinnovato entusiasmo”. Nell’analisi complessiva che va fatta su Fagioli vanno comunque utilizzati saggezza e tempo, senza correre il rischio di “bruciarlo” subito. Caricargli troppe responsabilità tecniche (a maggior ragione nella fase di costruzione dove questa squadra difetta) non farebbe bene al ragazzo per la sua naturale fase di crescita. .................. Articolo completo -> https://www.juventibus.com/fagioli-juve/
  5. Air CR7 fa 90: superato Pippo gol Ci sarebbe da studiare i teorici seriali del “Ronaldo out” che, ad ogni partita della Juventus, quando le cose sembrano non andare bene, danno al portoghese le colpe di tutto: dallo “sfacelo” (..?) della società all’“imbrocchimento” della rosa, dal decadimento di Bernardeschi alle emissioni di CO2, passando per il costo del bollo auto. La verità è che alcuni tifosi bianconeri, quando parlano del fenomeno portoghese sembrano in maniera inconscia o subdola prestare il fianco alle argomentazioni degli avversari che da tre anni tentano di sminuire la portata del colpo CR7 alla Juve e nel nostro campionato, che, peraltro, diventa “scarso” se lo vincono i bianconeri da nove anni e “meraviglioso” se in testa ci sono le milanesi. Il diretto interessato, intanto, all’occorrenza toglie le castagne dal fuoco e lo fa in maniera innaturale con gesti atletici e tecnici che non sono di questo mondo come le due reti che spaccano la sfida col Crotone: elevazioni, soprattutto quella in occasione del secondo gol, dogmatiche di un campione che ha ancora più voglia e talento dei compagni più giovani. Sono 90 in bianconero in 117 partite con una media realizzativa pazzesca: in una notte, CR7 aggancia e supera un certo Pippo Inzaghi (fermo a 89 ma in 165 gare) salendo al 15esimo posto della classifica marcatori all-time in bianconero e mette nel mirino Gabetto e Dybala, puntando a quota 100 gol che non tarderà a raggiungere. Perché lui è così: ha sempre un obiettivo in più su cui provarsi. Certo, non tutto va bene da quando è arrivato. Ma il punto è che la Juve non gli ha costruito una struttura, soprattutto in mediana, capace di sfruttare al meglio le sue qualità: nei due gol di ieri, ad esempio, c’è la riprova di quanto possa fare male un giocatore così, quando la squadra riesce a far aprire le maglie degli avversari. ............. Articolo completo -> https://www.juventibus.com/90-gol-ronaldo/
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