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Showing most liked content on 03/09/2017 in all areas

  1. 3 points
    Riporto anche qui il mio post riguardante Gaetano della pagina facebook del forum https://www.facebook.com/TifosiBianconeriOfficial/ 3 settembre 1989, una data maledetta per i tifosi della Juventus. In quel giorno morí il nostro caro e indimenticato capitano Gaetano Scirea, morí lontano dai suoi affetti, dai suoi tifosi in un rogo orribile ... una morte orribile. Era buono e gentile Gaetano, al termine della carriera di calciatore gli venne proposto di fare da secondo a Dino Zoff sulla panchina della sua, nostra amata Juventus. Prima di accettare gli pervenne un'altra richiesta, dalla Reggina che lo voleva come allenatore a tutti gli effetti in serie B. A Gaetano l'avventura in Calabria sarebbe piaciuta, avesse accettato sarebbe ancora vivo. Invece l'amore per la Signora, che lo aveva stregato tanti anni prima quando Gaetano era all'Atalanta, questo grande amore non poteva finire, Scirea restó dalla sua amata. Il fato, quel destino al quale non puoi opporti, al quale tutti noi, esseri umani, siamo soggetti volle che Gaetano si recasse in Polonia ad osservare il Gornik Zabrze, prossimo avversario in Europa della Juve. Si stava recando all'aereoporto di Varsavia in quel tetro 3 settembre 1989, Gaetano avrebbe preso l'aereo che lo avrebbe riportato a casa, da sua moglie, da suo figlio e da tutti quelli che gli volevano bene. Era facile voler bene a Gaetano: buono, rispettoso, mai una parola fuori posto, educato, gentile. Quel giorno finí la sua vita terrena in un'auto che prese fuoco a causa di un tamponamento e della presenza di quattro taniche di benzina nel bagagliaio posteriore. Si scatenó un inferno: tre dei quattro occupanti non riuscirono a uscire dall'abitacolo dell'auto, restarono intrappolati in quel mare di fuoco senza avere riportato altre lesioni in seguito al tragico impatto. Quel giorno, 3 settembre 1989, terminó la vita terrena di Gaetano Scirea da Cernusco sul Naviglio e cominció la leggenda! tifosibianconeri.com
  2. 2 points
    Dissento: De Sciglio non è Hernanes, anche perchè ogni giocatore ha una storia diversa. La differenza sostanziale che passa tra i due è l'età. E' un fattore che non può essere trascurato, è troppo importante. De Sciglio ha buone possibilità di migliorare, anche perchè qualcosa ha fatto già intravedere. Gioca in nazionale da una vita, ha fatto già un mondiale e un europeo (da protagonista) ha già diverse presenze in europa e molte anche in campionato con una squadra di club. Voglio dire, ha fatto bene e ha fatto male - è passato da tanti problemi fisici, ma alla fine della fiera ha SOLO 24 anni. Nel suo ruolo, tra i difensori cominci a maturare verso i 26-27 anni. Quindi anche come tempi ci siamo. Teoricamente può fare un paio di anni di scuola Juve per formarsi ed arrivare su buoni livelli. Le qualità le ha: tecnicamente è bravo, ha buona corsa, ma ora deve lavorare sul resto. Hernanes quando è arrivato da noi aveva già 30 anni. Er Profè è arrivato praticamente al costo di De Sciglio, ma lui era una casella da riempire. Su De Sciglio le aspettative sono diverse. Per 12 milioni pagati mi basta che diventi un Asa più giovane, andrebbe benissimo. Le qualità per fare un percorso simile le ha sicuramente (almeno per me). Basta avere un pò di pazienza e fiducia in chi fa questo lavoro per mestiere.
  3. 2 points
    3 SETTEMBRE 1982 La mafia uccide il generale Dalla Chiesa Alle ore 21:15 del 3 settembre 1982 la A112 sulla quale viaggiava il Prefetto Dalla Chiesa, guidata dalla moglie Emanuela Setti Carraro, fu affiancata in via Isidoro Carini a Palermo da una BMW, dalla quale partirono alcune raffiche di Kalashnikov, che uccisero il Prefetto e la moglie. Nello stesso momento l'auto con a bordo l'autista e agente di scorta, Domenico Russo, che seguiva la vettura del Prefetto, veniva affiancata da una motocicletta, dalla quale partì un'altra micidiale raffica, che uccise Russo. L'agente di Polizia Domenico Russo, scorta del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa. Per i tre omicidi sono stati condannati all'ergastolo come mandanti i vertici di Cosa Nostra, ossia i boss Totó Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Caló, Bernardo Brusca e Nené Geraci. Nel 2002 sono stati condannati in primo grado, quali esecutori materiali dell'attentato, Vincenzo Galatolo e Antonino Madonia, entrambi all'ergastolo, Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci a 14 anni di reclusione ciascuno. Nella stessa sentenza si legge: Il 5 settembre al quotidiano La Sicilia arrivò un'altra telefonata anonima, che annunciò: "L'operazione Carlo Alberto è conclusa". Il 4 aprile 2017 Il Fatto Quotidiano riporta la rivelazione del collaboratore di giustizia Gioacchino Pennino secondo cui Francesco Cosentino, vicino all'onorevole Giulio Andreotti, sarebbe il mandante dell'omicidio del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa. Tale notizia risale all'audizione in commissione antimafia del Procuratore Generale di Palermo Roberto Scarpinato. Il giorno dei funerali, che si tennero nella chiesa palermitana di San Domenivo, una grande folla protestò contro le presenze politiche, accusandole di avere lasciato solo il generale. Vi furono attimi di tensione tra la folla e le autorità, sottoposte a lanci di monetine e insulti al limite dell'aggressione fisica. Solo il Presidente della Repubblica Sandro Pertini venne risparmiato dalla contestazione. La figlia Rita pretese che fossero immediatamente tolte di mezzo le corone di fiori inviate dalla Regione Siciliana (era presidente Mario D'Acquisto, che aveva duramente polemizzato con il prefetto) e volle che sul feretro del padre fossero deposti il tricolore, la sciabola e il berretto della sua divisa da Generale con le relative insegne. Dell'omelia del cardinale Pappalardo fecero il giro dei telegiornali le seguenti parole (citazione di un passo di Tito Livio), che furono liberatorie per la folla, mentre causarono imbarazzo tra le autorità (il figlio Nando le definì "una frustata per tutti"): « Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici [..] e questa volta non è Sagunto, ma Palermo. Povera la nostra Palermo. » Dalla Chiesa fu insignito di medaglia d'oro al valore civile alla memoria. Oggi il corpo di Carlo Alberto dalla Chiesa riposa nel Cimitero della Villetta, a Parma.
  4. 2 points
    ti facevi un discorso generale, io ne facevo uno generale... per me quando arriva un giocatore alla Juve quello che ha fatto prima conta il giusto. è la base di partenza per scoprire cosa possa o non possa dare a torino. dargli della "pippa" dopo un mese e mezzo di Juve, è un giudizio tranciante basato su esperienze in un'altra squadra, con un'altro allenatore e con altri compagni. essere perplessi su un giocatore significa avere dubbi che potranno essere confermati o smentiti nel giro di 5-6 mesi. dargli della "pippa" significa aver già deciso come catalogarlo
  5. 2 points
    Insomma.... ma proviamo a ragionarci - Non mi pare di aver letto di utenti che davano la colpa ad Allegri perchè Dani Alves è andato via (di certo non io) - Se Bonucci voleva andare via (come è stato effettivamente) non era necessario (così fai intendere tu) aggiungere De Sciglio perchè il Milan non dava oltre 30 ml..... mi pare che dopo Bonucci abbiano comprato molti altri giocatori, quindi che non potessero darne oltre 30 mi pare una bella ca...volata. - Non mi spiego come hai tirato fuori Mazzarri sinceramente.... - De Sciglio non era certamente l'unico terzino dx del globo terracqueo sul mercato...... Giusto per far 2 nomi ( e non perchè li volessi a tutti i costi vedere alla juve) Conti e Cancelo erano sul mercato mi pare..... - Almeno io personalmente credo di non aver mai citato Conte, ma anche se qualcuno lo avesse citato, non mi pare che Conte sia l'unico essere umano che faccia l'allenatore.... a parte il già citato Mazzarri o il redivivo Di Matteo . - Secondo la tua logica che "De Sciglio è giovane e basta rivalutarlo un pò e poi lo si può rivendere" allora potevamo anche comprare Ajeti? .... ha 23 anni magari tra 2 anni lo rivendevi e facevi 1 ml di plusvalenza - Sinceramente.... mi daresti una spiegazione logica e concreta soprattutto, di come criticare ( sottolineo criticare e non insultare o storpiarne il cognome) De Sciglio o qualsiasi altro calciatore possa danneggiare la Juventus? Non sono accettate (ironicamente parlando) risposte del tipo..... "eh ma vuoi che nessuno legga il forum?" se gli fosse interessato/letto cosa si scrive su un forum non sarebbe nemmeno arrivato......
  6. 1 point
    È uscito oggi questo articolo. Il mio sfogo ha avuto effetto.
  7. 1 point
  8. 1 point
    per quel che mi riguarda, può anche essere chiamato pippa qui sul forum, anch'io credo che al momento sia una pippa. Però, c'è una miriade di casi in cui un giocatore è passato dall'essere considerato una pippa ad essere un fenomeno. A me basta che diventi un giocatore solido, che non si intimorisca alle prime difficoltà e che non venga sverniciato dal Lukaku di turno. Ognuno ha le sue opinioni, spero solo che il nostro pubblico dello Stadium non perda subito la pazienza con lui, magari è solo una questione mentale. Allegri dovrà lavorare tantissimo su di lui se vuole davvero recuperarlo...
  9. 1 point
  10. 1 point
    Esprimere delle opinioni, anche contrastanti, con civiltà, educazione e anche ironia è il motivo per cui esistono i forum. Quello che mi fa inkazzare sono gli insulti e le offese, che non sono esattamente libertà di parola e di pensiero. Troppo spesso (e a volte in malafede) si fa confusione fra le due cose.
  11. 1 point
    Se la ruotata la dava Hamilton i risultati a Silverstone ( in occasione del guaio a Vettel ) erano identici se poi crediamo ancora alle favole va bene,ricordo ancora sempre li a Silverstone ( oltre all'episodio da te citato ) quando Barrichello si girò in testacoda nel 2000 come esultavano sugli spalti oppure quando Vettel nel 2013 fu costretto a ritirarsi sul dritto e tutti a suonare le trombette,il fatto è che quando si arriva a Monza ogni volta state pronti per sottolineare sta cosa dei fischi ( che ripeto oggi sono stati minimi ) e a critcare i tifosi della Ferrari,gli altri non interessano perchè ovviamente non riguardano i tifosi della Ferrari e quindi non vi interessa in quel caso la polemica,mi sbaglio? O io capisco che mica bisogna tifare per forza Ferrari eh ognuno è libero di tifare chi gli pare ma almeno utilizziamo lo stesso metro di valutazione eh
  12. 1 point
    Cmq continuo a pensare che il problema maggiore è che da qui alla fine le piste sembrano tendenzialmente favorevoli alle caratteristiche della Mercedes, pro Ferrari a me sembrano ci siano solo Singapore e Brasile. Premesso che gli inglesi eranno pure quelli che davano fuoco al manichino di Senna se permetti a Silverstone il padrone di casa era quello che aveva subito la manovra 3 settimane prima. I fischi, per quanto sicuramente da biasimare erano chiaramente dovuti alla situazione, non dal colore della tuta del pilota in questione. Se non capisci questa differenza non c'è proprio da continuare a discutere perchè a me sembra tutto tremendamente chiaro ma infatti non lo è. Fanno così ogni anno. Chi fischiava Lewis e acclamava Seb come Dio sceso in terra erano gli stessi che fischiavano prima Seb e ancor prima Fernando eh. Nulla di nuovo.
  13. 1 point
    perchè i fischi a monza battono 50 a 1 quello che succede altrove. Sono ordini di grandezza totalmente diversi Ma ogni anno tanto è così, perchè stupirsi? In tutto il resto del mondo possono fischiare il pilota, a monza invece non fischiano quello, fischiano il colore della tuta. Ma andassero a fanculo.
  14. 1 point
    Tu applaudiresti il pilota di un team che adotta le stesse tattiche dell'Inter ?
  15. 1 point
    Ma se leggi qualche post sopra vedrai che avevo scritto che io non l'avrei preso nemmeno sotto tortura. Però recriminare (una delle attività preferite del foro) è la cosa più inutile dell'universo e quindi a questo punto spero che sia recuperabile/migliorabile perché qualunque altro auspicio è solo autolesionismo.
  16. 1 point
    Tante aspettative anche per: http://movieplayer.it/articoli/first-reformed-intervista-a-paul-schrader-ethan-hawke-e-amanda-seyfrie_17833/ Ah...a proposito di Taxi Driver, tante aspettative anche per quest'altro: E starei pure a posto così per la prossima stagione cinematografica, grazie.
  17. 1 point
    comunque troppa poca velocità...non mi pare normale...la rb ha un motore di merda però sono scarichissime...senza penalità arrivavano agili davanti sia ricciardo che versbatten...
  18. 1 point
    A Black Mirror piace questo elemento
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  20. 1 point
    Il rifugiato..... 2 magrebini di 15 e 17 anni... Non manca nessuno proprio...Tutto come AMPIAMENTE prevedibile...non é il primo e non sarà l ultimo. Che c**** stiamo facendo girare per le città e facendo crescere.... Quanto faranno? 6 anni? Massimo? ...mandateli in Polonia o in Perù. ... fateli giudicare la....non qui in sto paese di M***A ridotto a una latrina .
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  22. 1 point
  23. 1 point
    Chiudiamo il forum lo apriamo solo a stagione finita e parliamo li
  24. 1 point
    Che De Sciglio a parer mio difende meglio di alves . Pensa un po'!
  25. 1 point
    Interessante vedere il modus operandi del cartello di Cali, totalmente diverso da quello di Medellìn La serie conserva intatta la sua vena narrativa (sia sul piano didascalico che su quello drammatico), ma inutile dire che manca della figura carismatica di Escobar su cui ruota attorno il mito del narcotraffico, non paragonabile a quella "debole" dei gentiluomini di Cali. Intetessante l'evoluzione del personaggio di Pena alle prese con i soliti conflitti interiori su ciò che sia giusto e ciò che non lo è
  26. 1 point
    qui ci posso stare... non ci posso stare quando si travisa la tecnica e la tattica... e se poi ti dicono che il suo sostituto è Douglas Costa allora vale tutto...
  27. 1 point
    Passato 3 ore a riordinare i libri nella mia libreria personale, è veramente piccola ma il fatto di starco davanti, con l'odore della carta che si mischia a quella del legno... uhm, effettivamente è una cosa in cui mi perdo molto di più che con un click su un tablet
  28. 1 point
    un po' neutral milk hotel, un po' belle & sebastian, ma gran pezzo.
  29. 1 point
    2 settembre 1945 Il Giappone firma la resa incondizionata sulla corazzata USS Missouri alla presenza del generale McArthur. La Seconda Guerra Mondiale è finita. L'atto di resa giapponese fu l'accordo scritto che stabilì l'armistizio che pose fine alla Guerra del Pacifico ed alla Seconda guerra mondiale. Venne firmato dalle rappresentanze dell'Impero giapponese, Stati Uniti d'America, Repubblica di Cina, Regno Unito, Unione Sovietica, il Commonwealth dell'Australia, il Dominion del Canada, il Governo provvisorio della repubblica francese, il Regno dei Paesi Bassi ed il Dominion della Nuova Zelanda sul ponte della USS Missouri nella Baia di Tokyo il 2 settembre 1945. La data è a volte ricordata come Giornata della Vittoria sul Giappone, sebbene questa definizione sia più frequentemente usata per definire l'annuncio alla radio da parte dell'Imperatore Hirohito dell'accettazione dei termini della dichiarazione di Potsdam il 15 agosto.
  30. 1 point
    Esatto...purtroppo i bimbiminkia sono ovunque e da ambo le parti Quelli che fischiano allo stadio al primo errore, ma ci metto sullo stesso livello quelli che qui sul forum si rendono ridicoli difendendo l'acquisto con il semplice motto "Mi fido di Marotta e sto dalla parte della società" La fede e la fiducia non hanno nulla a che vedere con le valutazioni di un acquisto...se Marotta mi prende Schiattarella, io posso avere tutta la fiducia del mondo in lui, ma non vado a rompere le palle a chi è deluso da questa operazione De Sciglio allo stato attuale delle cose è oggettivamente un acquisto senza senso, se guardiamo la storia del calciatore e come è stata condotta l'operazione. Poi se domani succede l'impossibile e diventa un fenomeno è un altro conto, ma qui nessuno lo sa. Qui si giudicano gli acquisti allo stato attuale delle cose
  31. 1 point
    La Libia? http://www.ilpost.it/2017/08/26/guardia-costiera-libica/
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  33. 1 point
    1° SETTEMBRE 1902 esce "Viaggio nella luna" Il primo film di fantascienza La faccia della luna. Il razzo si schianta sull'occhio della luna Viaggio nella luna (Le Voyage dans la lune) è un film muto del 1902 realizzato da Georges Mélies. Assieme al "Viaggio attraverso l'impossibile" è uno dei suoi film più famosi ed è uno dei capolavori del cinema ai suoi esordi. Il film è una parodia basata liberamente sui romanzi dei due padri del genere fantascientifico "Dalla Terra alla Luna" di Jules Verne e "I primi uomini sulla luna" di H.G.Wells. È in genere considerato il primo film di fantascienza benché preceduto da alcune opere dello stesso regista. Una delle scene iniziali del film, la navicella spaziale che si schianta sull'occhio della luna (che presenta un volto umano), è entrata nell'immaginario collettivo ed è una delle sequenze che hanno fatto la storia del cinema. Trama Il congresso di astronomi decide di sparare una navicella sulla Luna, a forma di proiettile, e s'imbarcano venendo sparati da un cannone. Mentre un gruppo di ballerine festeggia l'evento (Méliès, quale uomo di spettacolo, ben conosceva l'importanza delle ballerine negli spettacoli d'intrattenimento) il proiettile arriva sulla Luna, conficcandosi direttamente nell'occhio della faccia dell'astro e provocandogli una visibile irritazione. Una volta scesi, i viaggiatori incontrano i Seleniti, vengono catturati e presentati al loro re. Riescono a scappare, e ripartono facendo cadere il proiettile verso il basso, verso la Terra (secondo un'intuitiva legge di gravitá), cadendo in mare e venendo poi riportati in un porto. Il film venne girato nel 1902 negli studi della Star Film di Méliès presso Montreuil, vicino Parigi. Costò la considerevole cifra di 10.000 franchi, spesi soprattutto per i costumi dei Seleniti e per le ricche scenografie dipinte. Il film fu girato con una telecamera fissa ed è privo di didascalie. Nelle opere di Méliès la componente di attrattiva per il pubblico era ancora sostanzialmente l'uso degli effetti speciali e la visione di mondi magici resi incredibilmente reali grazie alla fotografia in movimento della recente scoperta del cinematografo. Le scene senza commento sonoro o didascalie risultano piuttosto difficili nella comprensione. Il pubblico però all'epoca era aiutato dalla figura dell'imbonitore, cioè un narratore fisicamente presente in sala che spiegava e coloriva con battute il senso della storia mostrata. Questa figura gradualmente sparì dalle rappresentazioni cinematografiche successive.
  34. 1 point
    nn ho capito il mercato del napoli, o meglio, nn ho capito xchè nn l'ha fatto avessi vinto tutto come il real potrei anche capirlo, ma sono arrivati terzi in campionato e usciti dalla champions agli ottavi la squadra si poteva, anzi si doveva migliorare oltretutto hanno venduto abbsatanza bene ed intascato i soldi della qualificazione restare come l'anno scorso, con solo 2 mezzi riepieghi inseriti, è abbastanza assurdo
  35. 1 point
    ad Allegri piaceva perchè a suo dire per l'età che aveva leggeva benissimo il gioco e palleggiava con estrema facilità con entrambi i piedi credo abbia perso totalmente fiducia, e forse non è neanche cresciuto a dovere atleticamente spero lo si recuperi e che Allegri vinca la scommessa, perchè ormai i soldi li abbiamo spesi. per cui sostegno massimo. ma di scommessa si tratta, possiamo vincerla e possiamo perderla. avremmo avuto bisogno di certezze non dico totali (non ne esistono) ma quantomeno maggiori
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    Credo in te, Mat. Buondio, fai vedere a sta manica di manigoldi quanto vali.
  37. 1 point
    Forza Mattia hai un occasione d'oro. Non giochi più insieme a 10 scappati di casa. Puoi ancora migliorarti Inviato dal mio GT-I9195 utilizzando Tapatalk
  38. 1 point
    31 AGOSTO 1997 Lady Diana muore in un incidente a Parigi La principessa del Galles Diana nel 1995 Diana Frances Spencer, conosciuta anche come Lady Diana, Lady D (in Italia) e come Lady Di (nel Regno Unito) (Sandringham, primo luglio 1961 - Parigi, 31 agosto 1997), è stata dal 1981 al 1996 consorte di Carlo, principe di Galles, erede al trono del Regno Unito. Dopo il divorzio dal coniuge, mantenne il titolo di Principessa del Galles, ma senza il trattamento di Altezza reale, rimanendo membro ufficiale della famiglia reale come madre del futuro erede al trono, fatto verificatosi per la prima volta nella storia della famiglia reale britannica. Durante gli anni novanta, il matrimonio di Diana e Carlo si ruppe inevitabilmente: un evento prima smentito e poi ammesso ed ampiamente trattato dai mass media. Entrambi i principi di Galles rivelarono, attraverso amici intimi, diverse indiscrezioni alla stampa, accusandosi a vicenda del fallimento del matrimonio. La principessa del Galles iniziò una relazione con il suo istruttore di equitazione, il maggiore James Hewitt, e il principe tornò dalla sua vecchia e devota fiamma, Camilla Parker-Bowles. L'adulterio di Carlo, fino ad allora sconosciuto al pubblico, venne esposto nel maggio 1992 con la pubblicazione di "Diana - La sua vera storia" di Andrew Morton. Il libro, che rivelava senza remore l'infelicità di Diana e i suoi disperati tentativi di suicidio a causa dell'indifferenza del marito, causò una vera tempesta mediatica. Il 9 dicembre 1992, il primo ministro britannico John Mayor annunciò alla Camera dei comuni che il principe e la principessa di Galles avevano deciso di comune accordo di separarsi. Il divorzio venne ufficializzato il 28 agosto 1996. Il 31 agosto 1997, Diana rimane vittima di un incidente automobilistico sotto il tunnel del Pont de l'Alma a Parigi, insieme al suo compagno Dodi Al-Fayed, quando la loro mercedes, guidata dall'autista Henri Paul, si infrange contro il tredicesimo pilastro della galleria. Sabato 30 agosto, a fine serata, Diana e Dodi partono dall'Hotel Ritz di Parigi, in Place Vendôme, sulla loro Mercedes S280, seguendo la riva destra della Senna per raggiungere l'appartamento privato di Dodi. Poco dopo mezzanotte imboccano la galleria de l'Alma, seguiti da fotografi e da un cronista. Nello schianto, Dodi Al-Fayed e l'autista Henri Paul muoiono sul colpo. Trevor Rees-Jones, guardia del corpo di Dodi, seduto sul sedile anteriore e il solo ad avere la cintura di sicurezza allacciata, è gravemente ferito ma sopravviverà. Lady D, liberata dal groviglio di lamiere, è ancora viva e dopo i primi soccorsi prestati dal dottor Maillez, per caso sul posto, viene trasportata da un'ambulanza all'ospedale Pitié-Salpêtriere, dove arriva alle 2 circa. A causa delle gravi lesioni interne, viene dichiarata morta due ore più tardi. Verso le 14, il principe Carlo e le due sorelle di Diana, Lady Sarah McCorquodale e Lady Jane Fellowes, arrivano a Parigi per l'identificazione e ripartono con la salma della principessa 90 minuti dopo. Nonostante la prima scelta di un funerale privato, poiché Diana non era più un'Altezza Reale, l'improvvisa e inaspettata reazione del popolo britannico, sgomento e in lacrime per la perdita dell'amata principessa, spinse la casa reale ad accettare le pubbliche esequie. Elisabetta, che con tutta la famiglia era rimasta a Balmoral, in Scozia, indifferente al lutto pubblico, dopo i ripetuti attacchi da parte della stampa e del popolo, che la accusavano di non mostrare rimorso per la morte di Diana, acconsentì ad issare a mezz'asta la bandiera sul palazzo reale e a tornare immediatamente a Londra. Il 5 settembre apparve in una diretta televisiva dove rendeva omaggio alla nuora scomparsa, definendola "un essere umano straordinario", che "nei momenti felici come in quelli di sconforto, non aveva mai perso la capacità di sorridere, o di ispirare gli altri con il suo calore e la sua bontà". Fiori e omaggi davanti a Kensington Palace Il giorno successivo, 6 settembre, giorno del funerale, per le strade di Londra si riversarono circa 3 milioni di persone. Il feretro di Diana fu posto su un affusto di cannone e da Kensington Palace, dove aveva trascorso la notte, attraversò Hyde Park fino a St. James's, dove il principe Carlo, insieme ai figli William ed Harry, il padre Filippo, il IX Conte Spencer, fratello di Diana, e 500 rappresentanti delle organizzazioni patrocinate dalla principessa si unirono al corteo dietro la bara. Il funerale Le migliaia di persone presenti al funerale, piangendo ed accalcandosi intorno alle transenne, gettarono fiori al passaggio del feretro e lungo tutto il percorso. Davanti a Buckingham Palace, la famiglia reale al completo aspettava, vestita a lutto, il passaggio della bara: di fronte al feretro, Elisabetta piegò il capo in segno di rispetto. Le esequie proseguirono nell'abbazia di Westminster: durante la cerimonia, Elton John cantò Candle in the wind, una versione modificata per l'occasione della celebre canzone dedicata alla morte di Marylin Monroe. Il fratello di Diana pronunciò il suo discorso, dicendo che "Diana era l'essenza stessa della compassione, del dovere, dello stile, della bellezza. In tutto il mondo era considerata simbolo di umanità ed altruismo, portabandiera dei diritti degli oppressi. Una ragazza tipicamente inglese, che trascendeva la nazionalità; una donna dalla nobiltà innata, che andava oltre le classi sociali, e che ha dimostrato negli ultimi anni di non aver bisogno di un titolo reale per continuare a generare il suo particolare tipo di magia". Il funerale venne trasmesso in diretta dalle televisioni di tutto il mondo e seguito da oltre due miliardi di persone, rendendolo uno degli eventi televisivi più visti della storia. Diana venne tumulata nella proprietà di famiglia, ad Althorp, in Northamptonshire, su un'isola in mezzo ad un laghetto chiamata Round Oval. La cerimonia, in forma strettamente privata, ebbe luogo subito dopo il funerale e vi presero parte l'ex-marito Carlo, i figli, la madre e i fratelli di Diana. Tra le mani della principessa venne posto un rosario, un dono che Diana aveva ricevuto da Madre Teresa di Calcutta, morta pochi giorni dopo di lei.
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    30 AGOSTO 1706 Pietro Micca perde la vita eroicamente per salvare la cittá di Torino Pietro Micca mentre dà fuoco alle polveri. Arruolato come soldato-minatore nell'esercito del Ducato di Savoia, è storicamente ricordato per l'episodio di eroismo nel quale perse la vita e che consentì alla città di Torino di resistere all'assedio francese del 1706, durante la guerra di successione spagnola. Nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1706 – in pieno assedio di Torino da parte dell'esercito francese – forze nemiche entrarono in una delle gallerie sotterranee della Cittadella, uccidendo le sentinelle e cercando di sfondare una delle porte che conducevano all'interno. Pietro Micca – conosciuto col soprannome di Passepartout – era di guardia ad una di queste porte insieme ad un commilitone. La tradizione narra che i due soldati sentirono dei colpi di arma da fuoco e capirono che non avrebbero resistito a lungo: decisero così di far scoppiare della polvere da sparo (un barilotto da 20 chili posto in un anfratto della galleria chiamata capitale alta) allo scopo di provocare il crollo della galleria e non consentire il passaggio alle truppe nemiche. Non potendo utilizzare una miccia lunga perché avrebbe impiegato troppo tempo per far esplodere le polveri, Micca decise di impiegare una miccia corta, conscio del rischio che avrebbe corso. Istintivamente, quindi, allontanò il compagno con una frase che sarebbe diventata storica: «Alzati, che sei più lungo d'una giornata senza pane», e senza esitare diede fuoco alle polveri, cercando poi di mettersi in salvo correndo lungo la scala che portava al cunicolo sottostante. Micca morì travolto dall'esplosione e il suo corpo fu scaraventato a una decina di metri di distanza. Fu sepolto in una tomba comune. In una supplica inviata al duca Vittorio Amedeo II il 26 febbraio 1707, la vedova di Pietro Micca chiese una pensione. Nella richiesta è scritto che il marito eseguì un ordine del colonnello Giuseppe Amico di Castellalfero, magari offrendosi volontario «invitato dalla generosità del suo animo a portarsi a dare il fuoco a detta mina, nonostante l'evidente pericolo di sua vita». La vedova Maria Bonino ottenne un vitalizio di due pani al giorno. Alla sua memoria il Comune di Torino ha intitolato nel 1897 la via omonima che collega la vicina piazza Solferino alla centralissima piazza Castello. Un Museo a lui intitolato, ideato dal generale Amoretti e dedicato al suo gesto e all'assedio del 1706, si trova a Torino, nell'edificio della Cittadella.
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    29 AGOSTO 1991 La mafia uccide Libero Grassi «Non sono un pazzo, sono un imprenditore e non mi piace pagare. Rinuncerei alla mia dignità. Non divido le mie scelte con i mafiosi». (Libero Grassi, intervistato da Michele Santoro, 11 aprile 1991) Libero Grassi (Catania, 19 luglio 1924 – Palermo, 29 agosto 1991) è stato un imprenditore italiano, ucciso da Cosa Nostra dopo essersi opposto a una richiesta di pizzo e divenuto simbolo della lotta alla criminalità. Dopo aver avuto alcuni problemi con la fabbrica di famiglia, la Sigma, viene preso di mira da Cosa Nostra che pretende il pagamento del pizzo. Libero Grassi ha il coraggio di opporsi alle richieste di racket della mafia e di uscire allo scoperto, con grande esposizione mediatica. Nel gennaio 1991 il Giornale di Sicilia aveva pubblicato una sua lettera sul rifiuto di cedere ai ricatti della mafia. « Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l'acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al "Geometra Anzalone" e diremo no a tutti quelli come lui. » (Libero Grassi, Caro estortore, Giornale di Sicilia, 10 gennaio 1991) L'imprenditore denuncia gli estorsori (i fratelli Avitabile, arrestati il 19 marzo 1991 assieme a un complice), e rifiuta l'offerta di una scorta personale. La stessa Sicindustria gli volta le spalle. In una lettera pubblicata sul Corriere della Sera il 30 agosto 1991 afferma che «l'unico sostegno alla mia azione, a parte le forze di polizia, è venuta dalla Confesercenti palermitana» e definisce "scandalosa" la decisione del giudice catanese Luigi Russo (del 4 aprile 1991) in cui si afferma che non è reato pagare la "protezione" ai boss mafiosi! Il 29 agosto del 1991, alle sette e mezza di mattina, viene ucciso a Palermo con quattro colpi di pistola mentre si reca a piedi al lavoro. Una grande folla prende parte al suo funerale, tra cui l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Il figlio Davide sorprende tutti alzando le dita in segno di vittoria mentre porta la bara del padre. Non mancano le polemiche, tra chi sostiene fin dall'inizio la battaglia dell'imprenditore, come i Verdi e il Centro Peppino Impastato (dedicato ad un'altra vittima della mafia) e chi non ha preso le sue difese, come Assindustria. Qualche mese dopo la morte di Grassi, è varato il decreto che porta alla legge anti-racket 172, con l'istituzione di un fondo di solidarietà per le vittime di estorsione. La vedova Pina Maisano Grassi, nonostante minacce e intimidazioni, prosegue la lotta per la legalità in nome del marito, all'interno delle istituzioni e al fianco della società civile in sostegno delle tante associazioni anti-racket sorte dal 1991 in Sicilia e nel resto d'Italia. Nel 1992 è eletta senatrice nelle file dei Verdi, fino al 1994. A Libero Grassi è stato intitolato un istituto tecnico commerciale di Palermo. Nell'ottobre del 1993 viene arrestato il killer Salvatore Madonia, detto Salvino, figlio del boss di Resuttana, e il complice alla guida della macchina Marco Favaloro, che in seguito si pente e contribuisce alla ricostruzione dell'agguato. Madonia è stato condannato in via definitiva al 41-bis, e con lui l’intera Cupola di Cosa Nostra (sentenza del 18 aprile 2008). Un mese dopo la morte dell'imprenditore, Maurizio Costanzo e Michele Santoro gli dedicano una lunga trasmissione condotta a reti unificate su Rai 3 e Canale 5. Onorificenze Medaglia d'oro al valor civile.
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    28 agosto 1988 - Incidente aereo delle Frecce Tricolori a Ramstein L'incidente di Ramstein è un incidente aereo verificatosi nel corso di un'esibizione acrobatica il 28 agosto 1988 durante l'Airshow Flugtag '88 nella base NATO di Ramstein in Germania. L'incidente avvenne durante l'esibizione delle Frecce Tricolori, quando la pattuglia acrobatica italiana si apprestava a completare la figura detta della "Cardioide". A provocare la sciagura fu la collisione in volo fra i tre Aermacchi MB-339PAN pilotati dal Tenente Colonnello Ivo Nutarelli (Pony 10 della formazione), dal Tenente Colonnello Mario Naldini (Pony 1, Capo pattuglia) e dal Capitano Giorgio Alessio (Pony 2). Mentre gli aerei numero 1 e 2 precipitarono in fiamme sulla pista, il numero 10 si abbatté sulla folla causando 67 vittime e 346 feriti tra gli spettatori. Sarebbe anche il giorno del discorso "I have a dream" di Martin Luther King, ma, da ragazzino appassionato di aviazione, Ramstein per me fu un dispiacere simile a quello dell'Heysel...
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    26 AGOSTO 1789 Emanata la dichiarazione sui diritti dell'uomo Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen La Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 (Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen) è un testo giuridico elaborato nel corso della rivoluzione francese, contenente una solenne elencazione di diritti fondamentali dell'individuo e del cittadino. Dopo il successo della Rivoluzione Francese l'Assemblea Nazionale Costituente decise di assegnare a una speciale Commissione di cinque membri il compito di stilare una Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del Cittadino da inserire nella futura costituzione, nell'ottica del passaggio dalla monarchia assoluta dell’Ancien Régime a una monarchia costituzionale. Basato sul testo proposto dal marchese de la Fayette, il progetto della Dichiarazione venne discusso in Assemblea dal giovedí 20 al mercoledí 26 agosto e, nella redazione definitiva, fu accettato dal re Luigi XVI (fu costretto) il lunedí del 5 ottobre dello stesso anno per essere inserito come preambolo nella Carta costituzionale del 1791. L'impatto di questa elencazione di principi fu innovatore e rivoluzionario allo stesso tempo. Sei settimane dopo la presa della Bastiglia e sole tre settimane dopo l'abolizione del feudalesimo, la Dichiarazione attuò uno sconvolgimento radicale della società come mai era avvenuto nei secoli precedenti. Il primo diritto è il principio di uguaglianza di fronte alla giustizia, agli impieghi pubblici e al fisco, che scrive la parola fine ai privilegi e agli abusi delle classi più elevate. Altro diritto basilare riconosciuto a tutti i cittadini è la libertà di pensiero, d'opinione, di stampa, d'espressione unitamente al diritto alla proprietà, ritenuta sacra e inviolabile. La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino d'altro canto non fu un episodio casuale e gran parte del contenuto della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino è confluito a sua volta nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.
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    Le notti bianche di Dostoevskij Bellissimo
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    Sulla base degli episodi favorevoli e contrari che abbiamo avuto nelle passate stagioni guardati in modo sereno ed imparziale sono sempre convinto che il VAR alla fine darà ragione a noi. Chi se lo prenderà in saccoccia sarà il milan in primis e poi il napoli. Roma ed inter alla fine ci vanno in pareggio
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    25 AGOSTO 1944 Liberazione di Parigi Sfilata sugli Champs-Élysées. La Liberazione di Parigi durante la seconda guerra mondiale avvenne il 25 agosto 1944 al termine della battaglia di Normandia e costituì un momento di grande importanza militare e politica simboleggiando la disfatta tedesca sul fronte occidentale e la fine dell'occupazione della Francia. L'operazione, pianificata e condotta in fretta dopo vivaci discussioni tra i capi alleati, venne effettuata principalmente dai reparti meccanizzati francesi della 2e division blindée del generale Philippe Leclerc, come fortemente richiesto dal generale Charles de Gaulle ai dirigenti politico-militari anglo-americani per ragioni di prestigio e per segnalare la rivincita e la rinascita della Francia. I tedeschi, in ritirata disordinata dopo la catastrofe della sacca di Falaiese, non opposero forte resistenza. Gli ordini di Hitler erano la distruzione dei ponti e monumenti di Parigi, la feroce soppressione di qualsiasi resistenza da parte della popolazione, fino all'ultimo uomo. L'obbiettivo era di creare una seconda "Stalingrado" sul fronte occidentale e immobilizzare così diverse divisioni alleate. Ma il generale Von Choltitz, comandante militare della città, non mostrò alcuna volontà di attuarli. La guarnigione tedesca infatti, costituita da soli 20.000 uomini, era scarsamente attrezzata, ed era un miscuglio eterogeneo di vari tipi di unità (ad esempio unità amministrative) dal basso valore di combattimento; gli 80 carri armati a disposizione (alcuni risalenti all'estate 1940) come ad esempio il Renault FT-17 (con l'intenzione di utilizzarli a Parigi nel combattimento urbano che avrebbe dovuto avere luogo contro gli Americani) erano per l'epoca assolutamente obsoleti, così come diversi pezzi di artiglieria. A seguito della rapida avanzata degli Alleati su Parigi, la Gendarmeria e la Polizia iniziarono a lottare contro la guarnigione tedesca in città, seguiti, il 16 agosto dai lavoratori della posta. In breve si unirono anche altri operai, che, attraversando la città, segnarono l'inizio dell'insurrezione generale il 18 agosto, giorno nel quale a tutti i parigini venne ordinata la sollevazione contro le forze naziste e collaborazioniste. In breve vennero issate delle barricate e iniziarono una serie di violenti scontri, che ebbero il loro culmine il 22 agosto. Panther Ausf. G Alle ore 14.30 del 25 agosto ebbe luogo un improvviso combattimento proprio al centro di Parigi; un carro tedesco Panzer V Panther (qui sopra raffigurato) sbucò da Place de la Concorde e aprì il fuoco contro i tank-destroyers M10 del RBFM (Regiment blindée des Fusiliers Marines) arrivati a Place de l'Etoile. Quattro cacciacarri M10 si schierarono sugli Champs-Élysées e spararono al Panther fermo accanto all'Obelisco in Place de la Concorde danneggiandone i cingoli e immobilizzandolo. Il Panther però era ancora in grado di rispondere al fuoco con il cannone da 75 mm. A questo punto apparvero su Place de la Concorde, provenienti da Rue de Rivoli, i carri M4 Sherman (rappresentato qui di seguito) di una sezione del 501° Regimemt des Chars de Combat; il sergente Bizien, sullo Sherman Douaumont, colpì frontalmente senza effetto il Panther, quindi decise di speronarlo. Lo Sherman urtò violentemente il carro tedesco, il sergente Bizien uscì dal carro e catturò l'equipaggio tedesco, mettendo fine al clamoroso scontro. Uno Sherman M4A3E8 Contravvenendo all'ordine diretto di Hitler per una resistenza ad oltranza e nell'eventuale distruzione della città in caso di abbandono, il General der Infanterie Dietrich von Choltitz si arrese il 25 agosto. Lo stesso giorno, Charles de Gaulle, leader delle forze della Francia Libera, si trasferì dal Ministero della Guerra, in rue San-Dominique, per tenere un discorso alla popolazione dall'Hôtel de Ville. Il discorso venne seguito, il giorno seguente, 26 agosto 1944, dalla parata della vittoria lungo gli Champs-Élysées, la sicurezza era garantita dagli uomini della Nona compagnia della divisione blindata del generale Leclerc, compagnia costituita da repubblicani spagnoli espatriati, seguito da una nuova parata della 28ª Divisione di fanteria USA il 29 agosto, quando ormai la città era completamente liberata. Una stima parla di 1.500 membri della Resistenza francese e di civili morti durante i combattimenti per la liberazione della città e di 3.200 morti e 12.800 prigionieri da parte tedesca. Il 60º anniversario, nel 2004, venne celebrato con due parate militari con veicoli d'epoca, una rappresentante la Francia, e l'altra gli Stati Uniti.
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    Il 24 AGOSTO 1862 La lira diventa moneta nazionale Vittorio Emanuele II: 1 lira del 1863. La lira (simbolo: L., comunemente anche ₤ o LIT) è stata la valuta italiana dal conseguimento dell'unitá nazionale nel 1861 fino all'introduzione dell'euro, cessando definitivamente di avere corso legale il 28 febbraio 2002. A poco più di un anno dall'Unità d'Italia, la lira diventa moneta nazionale, con la firma da parte di Vittorio Emanuele II della legge n. 788 che introduce l’unificazione monetaria. Il 24 agosto 1862 venne emanato il decreto che stabilì la messa fuori corso di tutte le altre monete circolanti nei vari stati preunitari entro la fine dell'anno. Nel marzo 1979 entrò in vigore il Sistema monetario europeo (SME) e nacque l'ECU (unità di conto europea), a cui parteciparono le monete di Germania, Francia, Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Lussemburgo. La fluttuazione delle monete venne limitata al 2,25% a eccezione della lira che beneficiò della banda allargata al 6%. La lira rimase nello SME fino al 1992, quando due formidabili attacchi speculativi da parte del finanziere George Soros, costrinsero la sterlina britannica e la lira ad uscire dallo SME. La lira rientrerà nello SME il 25 novembre 1996, col cambio di 990 Lire per un marco tedesco. Il 1º gennaio 1999 entrò in vigore l'euro, il cui tasso di cambio irrevocabile con la lira fu fissato il giorno precedente. Da quel momento la lira rimase in vigore solo come espressione non decimale dell'euro, anche se monete e banconote continuavano ad essere denominate in lire. Da quella data, invece, per tutte le forme di pagamento "non-fisiche" (trasferimenti elettronici, titoli, ecc.), si adottò solo l'euro. Il 1999 fu anche l'ultimo anno in cui la zecca coniò ed emise le monete per la comune circolazione in lire. Il tasso di conversione irrevocabile fu di 1.936,27 lire italiane per 1 euro. Il 1º gennaio 2002, con l'entrata in circolazione delle monete e banconote in euro, si aprì una fase di doppia circolazione: le monete e banconote in lire vennero ritirate definitivamente il 1º marzo 2002. Inizialmente era stato fissato in 10 anni il termine per la prescrizione; di conseguenza le monete e banconote ancora in corso legale all'introduzione dell'euro potevano essere ancora cambiate presso le filiali della Banca d'Italia fino al 29 febbraio 2012. Tuttavia, la manovra del governo Monti decretò la prescrizione immediata delle monete e banconote al 7 dicembre 2011 (Art. 26 del D.L. 201/2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 284 del 6 dicembre 2011). Tale norma è stata poi dichiarata incostituzionale dalla sentenza n. 216 del 7 ottobre 2015 della Corte Costituzionale, riaprendo di fatto i termini per il cambio. Repubblica Italiana: 1 lira del 1954 Ultima lira di carta dello Stato Italiano (1944) Moneta da 50 lire 500 lire bimetalliche 5 lire del 1966 10 lire del 1975 100 lire del 1957 200 lire del 1978 Banconota da 500 lire emesso dal 1974 al 1979 La banconota da 10.000 lire "Alessandro Volta" emessa dal 1984 al 1998 La banconota da 500.000 lire
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    Il 23 AGOSTO 1927 Sacco e Vanzetti vengono condannati a morte Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco in manette. Ferdinando Nicola Sacco (Torremaggiore -FG-, 22 aprile 1891 – Charlestown, 23 agosto 1927) e Bartolomeo Vanzetti (Villafalletto -CN-, 11 giugno 1888 - Charlestown, 23 agosto 1927) sono stati due attivisti e anarchici italiani. Sacco di professione faceva l'operaio in una fabbrica di scarpe, mentre Vanzetti, che gli amici chiamavano Tumlin, dopo aver a lungo girovagato negli Stati Uniti facendo i più svariati lavori, rilevò da un italiano un carretto per la vendita del pesce. Fece questo lavoro per pochi mesi. I due vennero arrestati, processati e giustiziati sulla sedia elettrica negli Stati Uniti negli anni venti, con l'accusa di omicidio di un contabile e di una guardia del calzaturificio «Slater and Morrill» di South Braintree. Sulla loro colpevolezza vi furono molti dubbi già all'epoca del loro processo; a nulla valse la confessione del detenuto portoghese Celestino Madeiros, che scagionava i due. I due furono uccisi sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927 nel penitenziario di Charlestown, presso Dedham. Alla base del verdetto di condanna, a parere di molti, vi furono da parte di polizia, procuratori distrettuali, giudice e giuria pregiudizi, una forte volontà di perseguire una politica del terrore suggerita dal ministro della giustizia Palmer e culminata nella vicenda delle espulsioni. Sotto questo aspetto, Sacco e Vanzetti venivano considerati due agnelli sacrificali, utili per testare la nuova linea di condotta contro gli avversari del governo. Erano infatti immigrati italiani con una comprensione imperfetta della lingua inglese; erano inoltre note le loro idee politiche radicali. Il giudice Webster Thayer li definì senza mezze parole due "bastardi anarchici". Il Governatore del Massachusetts Alvan T. Fuller, che avrebbe potuto impedire l'esecuzione, rifiutò infine di farlo, dopo che un'apposita commissione da lui istituita per riesaminare il caso riaffermò le motivazioni della sentenza di condanna. Si trattava di un periodo della storia statunitense caratterizzato da un'intensa paura dei comunisti, la paura rossa del 1917-1920. Né Sacco né Vanzetti si consideravano comunisti ed inoltre Vanzetti non aveva nemmeno precedenti con la giustizia, ma i due erano conosciuti dalle autorità locali come militanti radicali che erano stati coinvolti in scioperi, agitazioni politiche e propaganda contro la guerra. Quando il verdetto di morte fu reso noto, si tenne una manifestazione davanti al palazzo del governo, a Boston. La manifestazione durò ben dieci giorni, fino alla data dell'esecuzione. Il corteo attraversò il fiume e le strade sterrate fino alla prigione di Charlestown. La polizia e la guardia nazionale li attendevano dinanzi al carcere e sopra le sue mura vi erano mitragliatrici puntate verso i manifestanti. Il caso di Sacco e Vanzetti scosse molto l'opinione pubblica italiana di allora e anche il governo fascista prese posizione e si mosse attivamente a sostegno dei due connazionali, nonostante le loro idee politiche. Anche Benito Mussolini riteneva il tribunale statunitense «pregiudizialmente prevenuto» nel giudicare Sacco e Vanzetti e, a partire dal 1923 fino all'esecuzione della condanna a morte nel 1927, i funzionari del Ministero degli Esteri, l'ambasciatore italiano a Washington e il Console italiano a Boston operarono presso le autorità degli Stati Uniti per ottenere prima una revisione del processo e poi la grazia per i due italiani. Lo stesso Mussolini un mese prima dell'esecuzione scrisse direttamente una lettera in cui chiedeva all'ambasciatore statunitense a Roma Henry Fletcher di intervenire presso il Governatore del Massachussets per salvare la vita dei due condannati a morte. Il 23 agosto 1927 alle ore 00:19, dopo sette anni di udienze, i due uomini vennero uccisi sulla sedia elettrica a distanza di sette minuti l'uno dall'altro (prima toccò a Sacco, poi a Vanzetti). La loro esecuzione innescò rivolte popolari a Londra, Parigi e in diverse città della Germania. Una bomba di probabile matrice anarchica, nel 1928 devastò l'abitazione del giudice Webster Thayer, il responsabile della condanna di Sacco e Vanzetti; il giudice era assente e la bomba non colpì l'obiettivo, ferendo però la moglie e una domestica. I corpi dei due anarchici furono cremati e le due urne contenenti le ceneri furono trasportate da Luigina Vanzetti in Italia, dove sono custodite nei cimiteri dei loro comuni d'origine: Torremaggiore per Sacco e Villafalletto per Vanzetti. I due comuni hanno dedicato ciascuno una via ai due anarchici. e una scuola a Bartolomeo Vanzetti. Nel 2016 Amnesty International ha lanciato una campagna per i diritti umani nel mondo, in memoria di Sacco e Vanzetti e caratterizzata dalla canzone Here's to You dedicata da Joan Baez ai due anarchici nel 1971. Il 23 agosto 1977, esattamente 50 anni dopo l'esecuzione, il governatore del Massachussets Michael Dukakis emanò un proclama che assolveva i due uomini dal crimine, affermando: «Io dichiaro che ogni stigma e ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti». Questa dichiarazione non significò però il riconoscimento dell'innocenza dei due italiani (negli ultimi cento anni, nessun condannato a morte statunitense è stato riabilitato dopo l'esecuzione). Oggi, 90 anni dopo, li ricordiamo ancora. Sacco e Vanzetti si ritenevano vittime del pregiudizio sociale e politico. Vanzetti, in particolare, ebbe a dire rivolgendosi per l'ultima volta al giudice Thayer: « Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — non augurerei a nessuna di queste ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui sono colpevole. Sto soffrendo perché sono un anarchico, e davvero io sono un anarchico; ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano [...] se voi poteste giustiziarmi due volte, e se potessi rinascere altre due volte, vivrei di nuovo per fare quello che ho fatto già. » (dal discorso di Vanzetti del 9 aprile 1927, a Dedham, Massachusetts)
  50. 1 point
    Un nuovo topic con notizie del passato giorno per giorno. Spero che piaccia.
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