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Morpheus ©

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  1. "J.K. Rowling, famosissima autrice di una delle saghe letterarie più belle di ogni tempo che han emozionato dagli anni 90 sino ad oggi intere generazioni con le avventure di Harry Potter, ci ha in questa uscita raccontato una grande verità. Analizzandola nel dettaglio, ci parla della vera e propria essenza della speranza dandoci il pensiero che, oltre il buio, c’è sempre non l’auspicio bensì la certezza della presenza della luce. No, non è un racconto di fantasia del mago più famoso della storia… Sebbene un pizzico di magia nel mondo dello sport ce la mettiamo sempre e non per allungare il discorso ma perché realmente risiede nelle corde dell’animo all’interno di ognuno di noi, ma di risveglio delle emozioni che da qualche anno ha colpito il nostro ciclismo italiano. Chi vi scrive è cresciuto con la vera e propria essenza del ciclismo che fece per anni ed anni sussultare battiti cardiaci a ogni scatto, ossia Marco Pantani: quando scattava Marco si fermava ogni cosa in Italia, qualsiasi cosa cui eravamo intenti a realizzare in modo tale da apprezzare la magnificenza non solo del gesto tecnico ma anche dello sforzo di uno straordinario ed inarrivabile atleta che ha segnato lo sport italiano. Accendeva non solo la passione, ma la luce. Poi però questa luce più bella è andata perduta con la sua tragica scomparsa. Il sottoscritto e molti come dissero un giorno di tanto tempo fa che si sarebbe chiusa la saracinesca su questo sport. Nulla aveva più senso ed è stato come vedere appassire improvvisamente una rosa che fino a poco prima brillava di luce propria. Quante volte, in questo contesto, abbiamo detto “mai più”?. Tante. Troppe. Ed era vero. Ed era purtroppo infinitamente giusto. Buio, incredibile ed irrefrenabile. Lungo come un tunnel di una ferrovia, infinito come un mare ad agosto privo però di lucentezza e di vita. Tutto era diventato sbiadito, non interessante. Mancava decisamente il fattore pulsante che tastasse il perno delle sensazioni più profonde che rappresenta, per ogni appassionato, la vera e propria chiave di volta nel profondo amore verso uno sport. Ma questa strana pazza e spesso imprevedibile vita, però, poi finisce per sorprenderti sempre, e ti mette sulla scena un piccolo ragazzo (Nel mio caso, compaesano puro) di 182cm per 64kg di peso proveniente da Messina. Pare che lo chiamino “Lo Squalo dello Stretto”, perché ha una caparbietà talmente incredibile di azzannare le gare e mozzare il fiato degli avversari in salita in alcune competizioni dove, quando cominciano a girargli le gambe non ce ne sta più per nessuno." Continua su: http://discesalibera.org/2018/04/05/il-raggio-di-sole-del-ciclismo-italiano-vincenzo-nibali/
  2. . ............. Qual. Campionati Del Mondo Francia 2019 (1° Giornata Gironi Ritorno): MOLDAVIA - ITALIA STADIO "STADIONUL CPSM" - Vadul lui Vodâ, venerdì 06/04/2018 - Ore 12:00 Qui la cronaca del match e i commenti
  3. Stasera è l'ennesima conferma che non raggiungerà quel livello che tutti si auspicano. Molti di suoi pari età han già fatto la differenza, lui è rimasto sempre al punto di partenza. Mi spiace ma rimarrà un eterno incompiuto.
  4. Barzagli e Buffon dovrebbero capire quando sia il momento di passare la mano. Mobbasta.
  5. ............... UEFA Champions League (Andata quarti di finale): JUVENTUS - REAL MADRID STADIO "ALLIANZ STADIUM" - Torino, 03/04/2018 - Ore 20:45 Qui le vostre pagelle
  6. ............... SERIE A TIM (31° giornata): BENEVENTO - JUVENTUS STADIO "C. VIGORITO" Benevento, sabato 07/04/2018 - Ore 15:00 Qui il preview del match ----------------------------------------------------------------------- V I N C E R E ! ! !
  7. ............... SERIE A TIM (31° giornata): BENEVENTO - JUVENTUS STADIO "C. VIGORITO" Benevento, sabato 07/04/2018 - Ore 15:00 Qui la cronaca del match
  8. ............... SERIE A TIM (31° giornata): BENEVENTO - JUVENTUS STADIO "C. VIGORITO" Benevento, sabato 07/04/2018 - Ore 15:00 Qui i vostri commenti post-partita
  9. 56 - UEFA Champions League (Andata quarti di finale) STADIO "ALLIANZ STADIUM"- Torino, 03/04/2018 .... ......... JUVENTUS - REAL MADRID 0-3 Un interminabile applauso. È questa l'immagine che l'Allianz Stadium lascia al termine della partita contro il Real Madrid. Ed è un tributo doveroso ad una squadra che ha lottato per oltre un'ora alla pari contro un avversario straordinario e si è arresa solo ai numeri di magia di un fenomeno come Cristiano Ronaldo, anche lui giustamente e lungamente applaudito. Il portoghese apre i conti immediatamente e nella ripresa, quando la Juve sembrava davvero ad un passo dal pareggio, li chiude con una prodezza da cineteca. L'espulsione di Dybala e il 3-0 di Marcelo fanno il resto e, per quanto ci sia ancora il ritorno da giocare, spingono decisamente il Real verso le semifinali. La sentenza di Ronaldo arriva al primo pallone giocato in area dagli spagnoli: Marcelo indovina il corridoio per servire Isco sulla sinistra e il traversone rasoterra trova il movimento perfetto del portoghese, che di prima intenzione batte Buffon, dopo neanche tre minuti. Subire un gol così in fretta può avere due effetti: o abbatte il morale, oppure, paradossalmente, permette di perdere ogni remora e di giocare a viso aperto. La Juve sceglie la seconda opzione. Dybala combina bene con Khedira, ma Sergio Ramos mura il sinistro, poi è Higuain a servire Bentancur a centro area, la cui conclusione e respinta da Marcelo. La qualità del palleggio madridista è impressionante e i bianconeri devono avere la giusta dose di pazienza per recuperare palla e, a quel punto, per evitare il pressing altissimo della squadra di Zidane. La Juve comunque è in partita: aggressiva e ordinata ha il solo difetto di commettere qualche errore di precisione negli ultimi metri, ma nonostante questo va vicinissima al pareggio appena dopo il 20', quando Higuain devia al volo la punizione di Dybala e Navas trova un riflesso prodigioso per respingere la conclusione ravvicinata. È insidioso anche il rasoterra dal limnite di De Sciglio, sul quale almeno tre bianconeri non riescono ad arrivare per deviare in porta. Il Real però è infido: sembra sonnecchiare, a volte appare anche in difficoltà, ma quando attacca è terribile e anche se l'azione sembra finita, Kross riesce a tirare fuori dal cilindro un sinistro violento, che si stampa in pieno sulla traversa. La Juve insiste e meriterebbe di andare al riposo sul pareggio, ma anche la sforbiciata di Dybala, nel finale di tempo, termina alta di poco. Si riparte e la Juve spinge al massimo e attacca con la bava alla bocca, cercando il recupero palla già nella metà campo spagnola, rischiando però su un diagonale di Ronaldo a lato. Dybala sfiora il palo con una punizione deviata dalla barriera, ma è sempre la stella del portoghese a brillare: su una sua ripartenza Chiellini anticipa l'uscita di Buffon e permette all'attaccante di arrivare sul pallone. Il tocco a centro area trova Lucas Vasquez che piazza il destro, ma Buffon recupera la posizione e respinge. L'azione non è finita però, perché Carvajal rimette in mezzo e Ronaldo si coordina per la rovesciata, arrivando a colpire il pallone altissimo e piazzandolo nell'angolino. È un capolavoro e l'Allianz Stadium non può che applaudire. Come se non bastasse, due minuti dopo Dybala, già ammonito, entra duro su Carvajal e rimedia il secondo giallo, lasciando i compagni in dieci. Allegri cambia poco dopo, inserendo Mandzukic e Matuidi al posto di Asamoah e Douglas Costa, ma certo, ora il rischio di subire ancora è altissimo e Marcelo piazza il terzo gol al 27', triangolando con Ronaldo, superando Buffon con un pallonetto e spingendo in rete da due passi. Peccato. Peccato davvero. Perché fino alla seconda prodezza di Ronaldo la Juve era non solo in partita, ma avrebbe meritato ben altra sorte. Contro Il Real però ogni minimo errore rischia di costare carissimo. E i bianconeri hanno pagato un prezzo altissimo. RETI: Ronaldo 3' pt e 19' st, Marcelo 27' st JUVENTUS Buffon; De Sciglio, Barzagli, Chiellini, Asamoah (24' st Mandzukic); Khedira (30' st Cuadrado), Bentancur; Douglas Costa(24' st Matuidi), Dybala, Alex Sandro; Higuain A disposizione: Szczesny, Lichtsteiner, Rugani, Marchisio Allenatore: Allegri REAL MADRID Navas; Carvajal, Ramos, Varane, Marcelo; Kroos, Casemiro, Modric (37' st Kovacic); Isco (30' st Asensio); Benzema (14' st Lucas Vasquez), Ronaldo A disposizione: Casilla, Vallejo, Theo Hernandez, Bale Allenatore: Zidane ARBITRO: Çakır (TUR) ASSISTENTI: Duran (TUR), Ongun (TUR) QUARTO UFFICIALE: Eyisoy (TUR) ARBITRI D'AREA: Göçek (TUR), Şimşek (TUR) AMMONITI: 26' pt Bentancur, 45' pt Dybala, 10' st Ramos, 21' st Dybala, 43' st Kovacic ESPULSI: 21' st Dybala http://www.juventus.com/it/news/news/2018/match-juventus-real-madrid-uefa-champions-league.php
  10. Sloane Stephens, con un match intelligente, di contenimento e contrattacco, ha vinto l’edizione 2018 del Miami Open. Tanti, troppi gli errori di Jelena Ostapenko, che ha scelto la tattica del “fuori tutto” come sempre, ma è incappata in una brutta giornata a livello di percentuali. Continua la striscia di finali vinte nel circuito maggiore per la statunitense, siamo a 6 su 6. Dopo aver conquistato, entrambe un po’ a sorpresa, ma assolutamente con merito, il primo titolo Slam l’anno scorso (Roland Garros Jelena, US Open Sloane), Ostapenko e Stephens, alla prima finale Premier Mandatory, erano alla caccia di un titolo pesante che ne rilanciasse la stagione. Non si erano mai affrontate in precedenza. Solo break a inizio match, con le giocatrici alla risposta che aggrediscono l’avversariatogliendole il tempo in uscita dal servizio e prendendo il controllo degli scambi, fino al 2-2. Una piccola contestazione, in cui Stephens chiama in ritardo il challenge che non le viene concesso, scatena il pubblico, che si mette ad applaudire ogni errore di Ostapenko. Decisamente, non un modello di comportamento gli spettatori di Crandon Park questa settimana. Jelena, però, non è la tipa giusta da far arrabbiare: la sua reazione è annullare una palla break, e poi tenere il primo turno di battuta nel match con due gran vincenti, volée e poi lungolinea di dritto. 3-2 per lei, tocca a Sloane scuotersi e provare a essere maggiormente propositiva ed efficace al servizio, fondamentale che anche in semifinale contro Azarenka le aveva dato dei problemi. Brava Stephens a “mettersi in moto” a sua volta, a tenere anche lei, e a portarsi 3-3. Gli errori da parte di tutte e due continuano a essere molti, però, è comprensibile la tensione della finale. Una grandissima difesa di Sloane, che da metri fuori dal campo controlla con il dritto in chop una sequenza di botte di Ostapenko, per poi incassarne l’errore lungolinea, manda la statunitense avanti 4-3 con un ennesimo break di vantaggio. “Devi accelerare sul 100% delle palle, e convivere col fatto che ne sbaglierai qualcuna“, sono i consigli di David Taylor per Jelena al cambio campo. “Gli errori che stai facendo adesso sono perchè rallenti, non cambiare in lungolinea troppo presto, ma quando lo fai, devi accelerare“. Nel frattempo, Stephens allunga sul 5-3, per poi trovarsi a servire per il primo set sul 5-4. E qui le trema evidentemente il braccio, con un doppio fallo seguito da un gratuito di rovescio che regalano il controbreak a Ostapenko, tutto da rifare, 5-5. Onestamente, non è una gran partita, le ragazze danno l’impressione di “sentire” molto l’importanza del risultato. Ancora break subito da Jelena, è il quarto, poco dopo altro doppio falo su break point per Sloane, quarto servizio ceduto anche per lei, siamo 6-6. Quantità di gratuiti a parte, il canovaccio tattico ormai è chiaro: Ostapenko spinge e si prende i rischi, Stephens corre e contiene appoggiandosi. Per quanto conservativa, la strategia paga, consegnando 4 set point alla statunitense, che trasforma l’ultimo, grazie al rovescio di Jelena che finisce in rete. Nel torneo, è il primo tie-break perso dalla lettone (5 vinti su 5 finora), e il primo vinto da Sloane (uno perso finora). Speriamo che il livello salga, però. Gli spettatori, che ovviamente tifano per la tennista di casa, sono comiunque felici. “Sei troppo passiva sul dritto“, dice coach Kamau Murray a Sloane. “Gioca più servizi al corpo per disturbarle lo swing in risposta, cerca la prima palla in campo, e gioca aggressiva sulle seconde“. Per Ostapenko, sono 23 gli errori di dritto commessi finora. Nel secondo set, la musica all’inizio non cambia: break e controbreak in avvio, con Jelena che continua a tirare forte, ma a sbagliare tanto. Dall’altra parte, una ottima Stephens sembra però entrata bene nel ritmo della partita, tiene due servizi, brekkando ancora due volte l’avversaria (siamo a 7 break subìti, e due turni di battuta salvati dalla lettone, decisamente troppo anche per la WTA). Arriva l’impietoso ma giusto 5-1, l’impressione è che ormai non ci sia molto da fare per Jelena, ma una Sloane così è veramente difficilissima da sfondare di potenza. L’ultimo game è una formalità, con tre match point consecutivi, e l’ennesimo dritto largo di Ostapenko che decreta la fine del torneo. 25 vincenti, 48 errori sono un’enormità per lei, non si vince mai con numeri simili. Dall’altra parte, 6 vincenti, 21 errori, non esaltante come tabellino, ma oggi è bastato, giusto così. Primo premier mandatory per Sloane, che diventerà 9 WTA, e bel rientro nel tennis che conta dopo un lungo periodo di appannamento. “A volte sono stata troppo aggressiva quando non era il caso“, ammette Jelena dopo il match. “Poi nel secondo set avrei dovuto avanzare di più in campo, credo sia per questo che ho perso. Sloane si è mossa benissimo, ha cambiato il ritmo, ha variato il servizio, è una grande giocatrice. Non ho ancora pensato al Roland Garros, non voglio crearmi troppe aspettative per la stagione sulla terra rossa, per non mettermi ulteriore pressione addosso. Voglio solo giocare una partita alla volta“. “Sapevo che avrei dovuto correre molto sulle palle che arrivavano“, spiega una raggiante Sloane.“Questo è un posto speciale per me, sono cresciuta giocando qui, e sono felice di essere l’ultima a vincere qui. Mi mancherà. Ma la novità del trasferimento è stimolante, sono sicura che sarà una gran cosa per il torneo, gli impianti saranno fantastici. Dopo l’infortunio al piede, le mie prospettive sono cambiate, sono entrate nella mia vita altre cose, il lavoro a tennis Chanmel, il finire la scuola, mi sono resa conto che non era mica finito tutto, ci sono altre cose oltre al tennis. Sarà bellissimo vedermi nella top-10 lunedì, c’è voluto davvero molto tempo per arrivarci. Quando ero più giovane il mio coach di allora Jessie Smatt mi chiamava “diesel”, è venuto a vedermi al primo turno, io ho continuato a vincere, ed è venuto a tutti i match. Qui le iguane giganti sono una cosa speciale, e anche i gelati di Ben&Gerry, tante cose che mi mancano quando vado via. Non vedo l’ora di giocare sulla terra, è la mia superficie preferita, sono 3 anni che non vengo a Roma!“. https://www.ubitennis.com/blog/2018/03/31/miami-ostapenko-fallosa-stephens-fa-sua-miami/
  11. 12 - RONDE van VLAANDEREN - TOUR des FLANDERS - Belgio (ME - 1.UWT) (01/04) N. TERPSTRA (NED) - Quick-Step Floors Niki Terpstra ha compiuto un vero e proprio passo nel mito del ciclismo: ha pedalato nella storia, ha incantato nei luoghi dove il tempo si è fermato, ha fatto la differenza nelle corse più antiche e che rievocano corse e momenti epici. Dopo l’apoteosi alla Parigi-Roubaix del 2014, oggi l’olandese ha vestito i panni del Leone delle Fiandre e da vero indomabile ha conquistato la prima Ronde della carriera: la doppietta vincente nelle due gare della Settimana Santa del ciclismo proietta il 33enne tra i grandi delle Classiche del Nord e lo consacra anche tra i miti del pedale arancione visto che i Paesi Bassi non festeggiavano sul traguardo di Oudenaarde addirittura dal 1986 con Adrie van der Poel. La gamba dell’uomo della Quick-Step Floors è semplicemente sembrata la migliore, è stato l’unico che ci ha provato in maniera convincente e si è imposto in solitaria con pieno merito, creando un grande dispiacere al pubblico di casa che ha dovuto assistere al sigillo di un grande rivale nella corsa belga per eccellenza. Niki Terpstra ha letto la corsa in modo encomiabile, la sua tattica è stata perfetta e il suo approccio all’ultima parte di gara ha sorpreso tutti gli altri grandi favoriti della vigilia: ha capito che la sparata di Vincenzo Nibali in uscita dal Kruisberg andava seguita, non ha forzato nel tentativo di rientrare subito sui tre fuggitivi, ha cambiato improvvisamente il ritmo sull’ultimo Kwaremont e ha gestito il finale con grande brillantezza.
  12. 11 - DWARS DOOR WLAANDEREN A TRAVERS la FLANDRE - Belgio (ME - 1.UWT) (25/03) Y. LAMPAERT (BEL) - Quick-Step Floors Yves Lampaert vince ancora alla Attraverso le Fiandre – Dwars Door Vlaanderen 2018. Clima e percorso da vero Belgio, tattica di squadra perfetta: con il dorsale numero 1 sulla schiena, il belga della Quick-Step Floors ha confermato la vittoria dello scorso anno a soli quattro giorni dal Giro delle Fiandre. Inizio di corsa ad altissime andature, ma per i primi 100 chilometri, di fatto, il gruppo è rimasto compatto, nonostante si sia allungato in diverse fasi. I primi ad attaccare e prendere vantaggio sono stati Luke Rowe (Team Sky) e Tony Martin, che pur in momentI diversi hanno preso un buon margine iniziale per poi essere riassorbiti dal gruppo. La corsa, però, si è accesa in maniera definitiva a 53 chilometri dal traguardo sull’attacco del ceco Zdenek Stybar (QuickStep Floors), cui ha provato a rispondere senza successo Alejandro Valverde (Movistar), prontamente ripreso dal resto del gruppo. Su queste accelerazioni, però, il gruppo si è assottigliato in maniera decisa, fino a che davanti sono rimasti solamente una decina di uomini che hanno riassorbito Stybar, con tutti i big della vigilia presenti in questo drappello. https://www.oasport.it/2018/03/attraverso-le-fiandre-2018-yves-lampaert-concede-il-bis-la-quick-step-floors-non-sbaglia-mai2/
  13. Yves Lampaert vince ancora alla Attraverso le Fiandre – Dwars Door Vlaanderen 2018. Clima e percorso da vero Belgio, tattica di squadra perfetta: con il dorsale numero 1 sulla schiena, il belga della Quick-Step Floors ha confermato la vittoria dello scorso anno a soli quattro giorni dal Giro delle Fiandre. Inizio di corsa ad altissime andature, ma per i primi 100 chilometri, di fatto, il gruppo è rimasto compatto, nonostante si sia allungato in diverse fasi. I primi ad attaccare e prendere vantaggio sono stati Luke Rowe (Team Sky) e Tony Martin, che pur in momentI diversi hanno preso un buon margine iniziale per poi essere riassorbiti dal gruppo. La corsa, però, si è accesa in maniera definitiva a 53 chilometri dal traguardo sull’attacco del ceco Zdenek Stybar (QuickStep Floors), cui ha provato a rispondere senza successo Alejandro Valverde (Movistar), prontamente ripreso dal resto del gruppo. Su queste accelerazioni, però, il gruppo si è assottigliato in maniera decisa, fino a che davanti sono rimasti solamente una decina di uomini che hanno riassorbito Stybar, con tutti i big della vigilia presenti in questo drappello. Tiesj Benoot (Lotto Soudal) e Greg Van Avermaet (Bmc) sono riusciti ad avvantaggiarsi sul resto del gruppo, ma il lavoro della QuickStep Floors e della LottoNL-Jumbo ha neutralizzato anche il tentativo del tandem belga. Sul pavé, poco dopo, Sep Vanmarcke (LottoNL-Jumbo) e Yves Lampaert (QuickStep Floors) se ne sono andati sfruttando le pietre, raggiunti poco dopo da Mike Teunissen (Sunweb), Mads Pedersen (Trek-Segafredo) ed Edvald Boasson Hagen(Dimension Data): questo quintetto ha preso margine sugli inseguitori, guadagnando oltre 40” sugli altri big. Negli ultimi 5 chilometri si sono scatenati gli attacchi, dopo che Vanmarcke aveva alzato il ritmo sull’ultimo tratto di pavé mettendo in fila indiana tutti gli altri. Il quintetto, però, è rimasto compatto fino all’ultimo chilometro: a 800 metri dal traguardo Lampaert si è trovato davanti con una decina di metri di vantaggio su tutti gli altri e ha deciso di attaccare. In breve ha messo da parte un margine sufficiente per andare a confermarsi al primo posto. Seconda posizione per Teunissen, che ha vinto la volata dei battuti, mentre Vanmarcke si è dovuto accontentare della terza piazza, pur destando ottime sensazioni in vista dei prossimi appuntamenti. A seguire Boasson Hagen e Pedersen, mentre Stybar ha chiuso sesto battendo Benoot in una volata a due dopo che si erano avvantaggiati sugli altri inseguitori. 12esimo Gianni Moscon (Team Sky), il migliore degli italiani. https://www.oasport.it/2018/03/attraverso-le-fiandre-2018-yves-lampaert-concede-il-bis-la-quick-step-floors-non-sbaglia-mai2/
  14. Alejandro Valverde conquista la 98ma edizione del Giro di Catalogna, mettendo così il suo terzo sigillo nella corsa iberica dopo quelli dello scorso anno e del 2009. L’Embatido ha gestito alla perfezione la tappa finale, riuscendo a mantenere il vantaggio in classifica generale. Sul traguardo di Barcellona esulta invece il britannico Simon Yates, che con una grande azione nel finale riesce ad anticipare il gruppo e conquistare la vittoria in solitaria. Fin dalla partenza si susseguono scatti e controscatti in testa, ma il gruppo mantiene un ritmo indiavolato e va ad annullare nel giro di pochi chilometri tutti i tentavi. Il gruppo entra così compatto nel circuito finale, dove ripartono di nuovo gli attacchi. A due giri dal termine si forma un quartetto al comando con Simon Yates e Carlos Verona (Mitchelton-Scott), Marc Soler (Movistar) e Matej Mohoric (Bahrain). Questi corridori guadagnano subito diversi secondi di vantaggio, con il gruppo lanciato a tutta nell’inseguimento. In questa fase concitata di gara avviene una caduta nelle prime posizioni che costringe al ritiro Egan Bernal (Team Sky), che si trovava al secondo posto in classifica generale. Sull’ultimo passaggio sulla salita del Montjuic arriva l’azione decisiva con Simon Yates che sferra l’attacco e se ne va. Marc Soler prova a tenere il suo ritmo, ma senza successo. Yates riesce così a guadagnare una decina di secondi di vantaggio, che sarà poi sufficiente per andare a conquistare la vittoria in solitaria sul traguardo di Barcellona. Secondo posto invece per Soler a 13”, mentre il gruppetto dei migliori arriva a 18”, con Pierre Latour (AG2R La Mondiale) che vince lo sprint per la terza piazza. In classifica generale arriva la doppietta per la Movistar, con il successo di Alejandro Valverde davanti al colombiano Nairo Quintana a 29″. Completa il podio Latour a 47” a pari di Yates, ma il francese diventa terzo per una migliore somma di piazzamenti. Chiude la top 5 un altro corridore della Movistar: Soler a 1’10”, tra i più brillanti in questa settimana. https://www.oasport.it/2018/03/giro-di-catalogna-2018-alejandro-valverde-conquista-la-corsa-ultima-tappa-a-simon-yates-che-vince-in-solitaria-a-barcellona/
  15. ............... UEFA Champions League (Andata quarti di finale): JUVENTUS - REAL MADRID STADIO "ALLIANZ STADIUM" - Torino, 03/04/2018 - Ore 20:45 Qui il preview del match --------------------------------------------------------------- V I N C E R E ! ! !
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