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Morpheus ©

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  1. Si ritira uno degli attaccanti che ha iniziato questo ciclo vincente che dura anche oggi. Tanti goal, Gioia, emozioni e trofei. Grazie di tutto Alessandro, per sempre nella nostra storia soprattutto per quella Gemma sotto il cielo di Roma. Con il numero 32.
  2. Parlare di Deborah Compagnoni oltre a essere un piacere, è anche un privilegio enorme perché si va a ritroso nel tempo menzionando una delle pagine più belle dello sci alpino olimpico, mondiale, e a tinte azzurre. Tra le tante vittorie ottenute in carriera, senza tirare in ballo un curriculum spaventoso dal punto di vista dei trionfi arpionati nel corso degli anni, sicuramente la vittoria dell’oro a cinque cerchi in super-g ai Giochi invernali di Albertville nel lontano 1992, ha un certo peso perché rappresenta il primo vero e proprio apripista per la fuoriclasse di Bormio che centra il primo vero acuto della sua vita sportiva arrivato dopo la prima vittoria in Coppa del Mondo a Morzine, sempre in Francia sempre in super-g sebbene, dopo qualche ora si passò dal paradiso all’inferno. Una gara interpretata magistralmente dove Deborah pone un vero e proprio affresco sulle nevi transalpine non sbagliando praticamente nulla andando a sigillare con il metallo più prezioso una prestazione solidissima e autorevole che la spedisce direttamente nell’Olimpo dello sport bianco e che dà la consapevolezza allo sci azzurro di avere, dopo Alberto Tomba, un’altra freccia nella sua faretra in una fucina di campioni assolutamente di pregevolissima fattura. Continua su: http://discesalibera.org/2020/05/04/memories-albertville-il-primo-acuto-olimpico-di-deborah-compagnoni/
  3. Quando ripensiamo ad Alberto Tomba e ai Giochi Olimpici di Calgary, ripensiamo non soltanto alla gloria e all’immensità ottenuti in quel frangente, ma anche dell’importanza che in quel momento ricopriva nel nostro paese lo sci alpino attraverso uno degli interpreti più fieri della storia di questo sport. Quando era impegnato nella sua discesa e nel tentativo di rimonta per il titolo olimpico in slalom speciale, si stoppa il collegamento con il Teatro Ariston per assistere alla manche numero due decisiva per l’oro, con Alberto che non si fa trovare impreparato e segna uno dei suoi primi rilevanti successi per la sua carriera, scrivendo una pagina indelebile dello sport in generale; l’Italia è ai suoi piedi, il teatro stesso si alza tutto in piedi in tripudio consapevole di aver assistito ad un assolo incredibile a testimonianza dell’importanza magnificente dell’atleta azzurro. Continua su: http://discesalibera.org/2020/04/29/quando-tomba-stoppo-sanremo-e-conquisto-la-vetta-a-cinque-cerchi/
  4. “Alberto per vincere deve battere i migliori.” Questo lunedì’ lo iniziamo parlando di una delle imprese sportive sulle nevi più importanti di tutti i tempi, ossia quando Alberto Tomba riuscì a sfatare il tabù iridato e sul bianco della Sierra Nevada andrò a prendersi il primo dei due ori iridati in quella rassegnata ai Campionati del Mondo datati 1996. Quando era in vena di imprese memorabili, il nostro Albertone non deludeva mai le attese ed esattamente come una bomba di emozioni, andava sempre a squarciale il cielo del nostro animo riempiendolo d’oro, elemento di pregio e di gloria che spesso e volentieri ha costellato la sua incredibile carriera contrassegnandolo come uno dei più grandi sportivi dello sci di ogni epoca. Alberto Tomba era in testa in sede di prima frazione su Kaelin con 65 centesimi di vantaggio, ma siccome nello sport e nello sci alpino in particolare, il pericolo è sempre dietro l’angolo, dopo pochi secondi dallo start al cancelletto di partenza in seconda manche “la bomba” si salva per il rotto della cuffia prendendo una spigolata che per un pelo non lo ha sdraiato, rimanendo in piedi da grande Campione con la C maiuscola e riprendendo la gara esattamente come pochi eletti avrebbero fatto gestendo una situazione sul filo del rasoio. Continua su: http://discesalibera.org/2020/04/27/memories-alberto-e-il-gigante-iridato-di-sierra-nevada-nel-1996/
  5. n questo periodo di pausa viste le stagione concluse in ambito invernale, è sempre bello destreggiarsi nella scrittura menzionando atlete ed atleti che, inequivocabilmente nel corso del tempo e con il susseguirsi delle varie esperienze storico-reali che scorrono come le acque di un fiume nel corso dello stesso, hanno scritto pagine di storia indelebili nel grande cerchio dello sport: oggi è il turno di una splendida artista dello sci alpino, la cui sala dei trofei è abbondante, e che in questo scorrere si è guadagnata l’entrata nella sala delle migliori atlete di sempre: Michaela Dorfmeister. Michaela Dorfmeister è stata per tutto il tempo in cui è rimasta ai vertici dello sci alpino, un’atleta semplicemente straordinaria. Ha segnato un’autentica decade di successi e tra le velociste è stata colei che riusciva ad interpretare i tracciati con un’autentica determinazione di rara fattura. Era davvero una tornado che sapeva vincere e far emozionare tutti gli appassionati: Michaela aveva quelle caratteristiche tipiche dei grandi campioni, ossia sapeva isolarsi dal resto del mondo e lasciar parlare sempre i fatti che, come nel suo caso, ponevano solide fondamenta su un talento posseduto già di suo in via assolutamente straordinaria. La qualità della sua sciata era davvero da mozzare il fiato: rapida, veloce, precisa, e calcolatrice al millimetro delle curve e sempre attenta ai dettagli: un falco prestato alle piste da sci, che metteva nel mirino la preda del cronometro, e aggrediva i tracciati con una voglia sempre presente come se fosse la prima volta in cui si scendeva giù dal cancelletto di partenza. E siccome il talento e la voglia di non mancano mai di brillare all’interno delle stelle dello sport, l’anno suo ritiro, il 2006, è stato quello che le ha dato le più grandi soddisfazioni.: già, perché proprio mentre ci si preparava ad appendere gli scarponi al chiodo, Michaela andò a vincere ben due titoli con i cinque cerchi nell’ambito delle strepitose vittorie in discesa libera e nel super-g nei nostri Giochi Olimpici del 2006 situati in quel di Torino 2006; e non solo, perché quelle due specialità a lei tanto care le valsero la conquista anche delle due sfere di cristallo di specialità. A dimostrazione della sua grandezza. A dimostrazione che si possa raggiungere l’apice anche verso la fine scrivendo un finale all’altezza della sua grandezza come un capolavoro cinematografico che, dopo i titoli di coda, riserva ancora quella gemma finale. Continua su: http://discesalibera.org/2020/04/24/michaela-dorfmeister-la-regina-daustria/
  6. Decidere il momento in cui lasciare la propria passione che col tempo è diventata il proprio lavoro, per la vita di un atleta è sempre il passo più complicato; ma tutte le cose nel corso della nostra esistenza come iniziano poi finiscono, ma non deve esserci tristezza quando hai dato praticamente tutto mi hai reso felice e fieri milioni di appassionati; è il caso delle sorelle Elena e Nadia Fanchini che oggi hanno annunciato l’addio alle competizioni. Esempio di garbo e di gentilezza, fattori che le hanno sempre contraddistinte all’unisono con forza e tecnica, le sorelle Elena e Nadia si sono sempre destreggiate come un vero e proprio esempio di determinazione e di mentalità vincente all’interno del circuito dello sci alpino, ambito intercontinentale che le han viste protagoniste da tanto tempo sino a farle diventare delle autentiche veterane del circo bianco. Stimatissime dalle colleghe, Elena lascia con una medaglia d’argento ai Campionati del Mondo di Bormio, in casa, nel 2005 in discesa libera, disciplina che le ha regalato due sorrisi in Coppa del Mondo sempre nello stesso anno a Lake Louise, e a Cortina d’Ampezzo dieci anno dopo; Nadia invece vanta due medaglie iridate entrambe in discesa libera, una d’argento a Schladming nel 2013, e l’altra di bronzo in Val-d’Isère nel 2009, mentre in Coppa del Mondo due successi anche per lei rispettivamente in super-g e in discesa libera a Lake Louise nel 2008 e a La Thuile nel 2016, ultimo successo in casa Fanchini. Continua su: http://discesalibera.org/2020/04/22/le-sorelle-fanchini-lasciano-lo-sci-alpino/
  7. La stagione che si è conclusa purtroppo in anticipo un paio di settimane fa causa pandemia del Covid19, è stata a dir poco entusiasmante senza dubbio ma, parimenti, è stata la prima dopo tanti anni senza Marcel Hirscher ritiratosi da Campione in carica al termine di quella precedente, e ci è mancato. Pesantemente. Quando sei stato artefice della stesura di pagine di storia incredibili che hanno travalicato il senso dello sci alpino confinando in discorsi agonistici generali, quando ti sei guadagnato col sudore del lavoro e con la dote di un talento unico al mondo la sedia accanto ai più grandi sportivi di sempre nella sala dei GOAT dei vari sport, quando dall’alto di due titoli olimpici (combinata e slalom gigante a Pyeongchang 2018), cinque titoli iridati individuali (slalom speciale a Schladming 2013, combinata a Vail/Beaver Creek 2015, slalom gigante e slalom speciale a Sankt Moritz 2017, slalom speciale a Åre 2019) e due a squadre (gara a squadre a Schladming 2013 e a Vail/Beaver Creek 2015), tre ori iridati juniores, otto Coppe del Mondo generali consecutive e dodici di specialità (sei di slalom gigante e sei di slalom speciale), e una Coppa Europa generale puoi essere considerato tranquillamente il più grande sciatore di sempre, è assolutamente scontato e palese che l’eredità sarebbe stata pesantissima per tutti e, da un punto di vista focalizzato sull’ottica personalistica, la sua presenza sulle nevi più importanti del mondo è mancata pesantemente. Continua su: http://discesalibera.org/2020/04/20/we-miss-you-marcel/
  8. 2020 anno da gettare veramente, è stato trovato morto il giornalista Franco Lauro, solo 58 anni pare per infarto Tante avventure anche con il basket commentate da lui in RAI Riposi in pace, condoglianze ai suoi cari
  9. All’interno del mondo dello sport ci sono degli atleti i quali, al di là del tempo che passa, aldilà dei notevoli infortuni patiti, al di là di ogni cosa, rimangono sempre in prima linea per amore della propria passione e della professione che, col tempo, hanno modellato a loro immagine e somiglianza in ordine di grandezza per farla entrare nell’appendice più prestigiosa del libro dello sport mondiale, raccontandoci delle storie meravigliose. La storia che ci menziona Anna Veith, è di quelle dolci e speciali, la storia di una atleta straordinaria che ha saputo resistere al massimo contro molte sfortune fisiche che le sono occorse nell’arco della sua carriera, e che ha sempre fatto emozionare tanti, forse tutti coloro che l’hanno sempre ammirata e vista all’opera in ogni start dai cancelletti che ci hanno sempre menzionato un po’ di tutti coloro che hanno intrapreso lo sci alpino; non importa se hai vinto praticamente tutto quasi quello che c’era da vincere, non importa se gli anni passano e magari lo smalto non è più quello di una volta, non importa se il tuo corpo è stato segnato da tanti infortuni, ciò che importa è che se hai la forza mentale che possiede questa ragazza qui, puoi andare sempre lontano e puoi coltivare prima nel cuore e poi nei tuoi muscoli, quelle certezze che ti sussurrano sempre che c’è ancora margine per sognare, per fermare il tempo, per scrivere la storia e, perché no, che il meglio magari debba ancora venire. Continua su: http://discesalibera.org/2020/04/14/anna-veith-la-guerriera-austriaca-sempre-in-prima-linea/
  10. Quando pensiamo a campionesse contemporanee del calibro di Julia Mancuso, Lindsay vonn, Mikaela Shiffrin tanto per citarne tre tra l’altro tutte a stelle e strisce, cominciamo a incantarci al solo pensare delle imprese sportive che han posto in essere vista la magnificenza che han sempre messo nell’ambito delle loro prestazioni; andando però più indietro nel tempo, il punto di riferimento femminile per lo sci alpino è stata una sciatrice assolutamente formidabile che è a cavallo degli anni 70 che è riuscita a conquistare tutto quello che c’era da vincere scrivendo pagine indelebili nello sport invernale: parliamo naturalmente di Annemarie Moser-Pröll. Questa atleta austriaca aveva una capacità di lettura nelle sue gare praticamente unica al mondo. La freddezza con la quale riusciva a trovare l’exploit nelle sue prestazioni lasciava senza fiato chiunque, tanto che l’appellativo di “Signora dello sci” glielo si venne ad attribuire senza alcun tipo di problema in pochissimo tempo dai suoi esordi.Annemarie fece parte di una generazione che in voce polivalenza ha sempre avuto una parte enorme nella specialità dello sci alpino: sebbene lei fosse agile in tutte le specialità, era proprio la discesa che la emozionava e riusciva a farle esaltare tutte le sue doti: scendeva giù con una cattiveria e una determinazione tale da mangiarsi ogni mm di neve che scorreva sotto i suoi sci, le 36 salite sul gradino più alto del podio in 62 podi sono state autentica sinfonia sportiva di “Beethoveniana” memoria: un missile battente bandiera austriaca che ha incantato l’intero globo, quel globo che fece sue molte volte sotto forma di cristallo dove poteva rispecchiare la soddisfazione presente nel profondo del suo intenso sguardo, dopo un’altra vittoria che andava a confermare la sua immensa grandezza. Continua su: http://discesalibera.org/2020/04/10/il-mito-femminile-dello-sci-alpino-annemarie-moser-proll/
  11. Velocità. Quando si parla di sci alpino è un fattore abbastanza comune visto che è il cardine fondamentale sul quale si fonda l’intera disciplina a prescindere dalle specialità, ma Pirmin Zurbriggen è stato davvero un atleta estremamente veloce oltre che straordinario. Quando pensi a Zurbriggen ti viene immediatamente il risalto il fattore veloce perché tra i vari medagliati alpini, lui è stato tra i migliori di sempre ad utilizzare la stessa nella condizione di eccellenza. È stato davvero un fulmine. La sua tecnica era talmente eccelsa che lo ha portato lontano nell’esercizio del suo mestiere andando a conquistare un titolo ai Giochi Olimpici, ben quattro Campionati del Mondo, e un quattro che ritorna preponderante in quanto in sede di overall per il circuito intercontinentale di Coppa del Mondo dove vanno annoverate anche ben nove di specialità. Qualche giorno fa abbiamo scritto di polivalenza menzionando la straordinaria carriera di Marc Girardelli, suo autentico rivale in quel fantastico sci alpino made anni 80, ecco Zurbriggen è stato un altro che è riuscito a fare altrettanto spaziando dal super-g allo slalom, dal super-g al gigante, con una tecnica infinita e un classe che gli ha permesso di andare lontano essendo menzionato tra i più grandi atleti di sempre. Continua su: http://discesalibera.org/2020/04/08/pirmin-zurbriggen-la-scheggia-elvetica/
  12. Nella storia infinita dello sci alpino, ci sono dei nomi che sono andati ben al di là dallo svolgimento dell’attività di scriventi in sede di albi d’oro in quanto, fortissimamente, sono andati altresì al segnare delle vere e proprie epoche sportive facendo sognare milioni di appassionati andando ad infiammare le competizioni dando vita ad uno spettacolo unico tra rivalità e talenti sopraffini: Marc Girardelli è stato uno di questi. Il buon Marc, nativo di Lustenau in Austria ha sempre gareggiato però dopo i 13 anni compiuti sotto la bandiera lussemburghese dando al piccolo stato europeo le soddisfazioni più grandi che ci potevano essere sulla neve; Girardelli è stato un simbolo immenso tra le nevi e tra i più polivalenti di ogni epoca: la sua elasticità, la sua forza, gli ha permesso di essere uno dei pochi atleti nella storia a vincere in ogni segmento di gara alpina prevista dal calendario, il primo a riuscirci nell’arco di una stagione tra il 1988 e il 1989. Se provassimo a chiudere gli occhi e provassimo a ritornare indietro nel tempo, riscopriremmo di certo un’epoca meno tecnologica ma dove la poesia del gesto atletico era il connettore principale per tutti i principali appassionati sportivi, non soltanto invernali, e quello di Girardelli era l’esemplificazione della perfezione di un paio di sci agganciati ai piedi: la rivalità con Zurbriggen, la sua forza mentale, la sua capacità di essere un vero e proprio innovatore nel suo mestiere con una tempra praticamente unica al mondo: una miriade di infortuni che non hanno mai minato le sue certezze basate su un lavoro perfetto come dei fiori di loto nel lontano Sol Levante e su una capacità di autocontrollo rara al giorno d’oggi: sapeva sempre tirare fuori il coniglio dal cilindro quando tutto sembrava difficile da raggiungere, sapeva sorprendere oltre che incantare, elemento comune alle perle sportive. Avete presente quando vi propinano la frase, “si cade per imparare a rimettersi in piedi”? Beh questa è la vita sportiva di un campione enorme come Girardelli, che è caduto più volta e si è rialzato praticamente vincendo quasi tutto quello che c’era da vincere. Un simbolo, un monumento che limitare allo sci alpino sarebbe anche offensivo oltre che riduttivo. Continua su: http://discesalibera.org/2020/04/06/nel-nome-del-campione-marc-girardelli/
  13. Altro ritiro eccellente nell’ambito dello sci alpino: anche l’azzurra Johanna Schnarf, a 35 primavere e dopo parecchi infortuni ha deciso di appendere gli sci al chiodo e terminare così la sua carriera agonistica. Johanna per tanto tempo è stata un punto di riferimento all’interno della Nazionale azzurra femminile dall’alto della sua esperienza, attraverso una lunghissima carriera con più di 16 anni nel massimo circuito intercontinentale nelle specialità veloci. Johanna, nativa di Bressanone, vanta due podi in Coppa del Mondo conquistata in discesa libera a Crans Montana nel 2010 e in super-g Cortina d’Ampezzo nel 2018; è mancata sempre la zampata finale quasi sempre per un soffio, ma Johanna ha dimostrata sempre di essere sul pezzo grazie ad una grandissima tecnica e a un talento sopraffino cercando sempre il risultato migliore in ogni condizione. Ricordiamo anche la belle vittoria datata 2006 in Coppa Europa in discesa libera ad Haus che permise all’atleta azzurra di salire sul gradino più alto del podio per la prima volta in carriera. Come dimenticare la sua meravigliosa prestazione agli ultimi Giochi Olimpici di PyeongChang nel 2018 quando, nella gara di super-g, chiuse in quinta posizione sfiorando un’oro che sarebbe stato a dir poco leggendario per soli 16 centesimi da una gara pazzesca portata a casa da Ester Ledecká chiudendo in quarta posizione ai piedi del podio che distava soltanto 5 centesimi. Continua su: http://discesalibera.org/2020/04/03/johanna-schnarf-lascia-lo-sci-alpino/
  14. Cinque stelle extra-lusso e 110 e lode con tanto di bacio accademico: questo in buona sintesi il giudizio emergente nella stagione appena conclusasi purtroppo, come sappiamo in anticipo causa Covid-19, in voce corrispondente alle prestazioni di Corinne Suter. La bella atleta elvetica classe 1994, ha saputo tirar fuori il meglio di se stessa timbrando puntualmente il suo appuntamento con il salto di qualità in una stagione che non soltanto l’ha vista finalmente protagonista con il gradino più alto del podio, ma che le ha dato la possibilità di portarsi a casa anche trofei di rilevanza di primo livello: due sono state le vittorie che le han dato la possibilità di affacciarsi sul balcone dell’élite dello sci internazionale, quella Altenmarkt-Zauchensee l’11 gennaio 2020 in discesa libera, e quella in super-g a Garmisch il 9 di febbraio; in mezzo tante belle prestazioni e una battaglia serratissima con Federica Brignone per la conquista delle sfere di cristallo di specialità, coppa che sono andata alla nativa di Svitto entrambe con quella di discesa davanti alla campionessa olimpica di super-g Ledecká con 155 punti di margine, e l’altra di super-g con soli 19 davanti alla nostra fuoriclasse valdostana che, a fine stagione, ha scritto una indelebile pagina di storia andandosi a prendere la Coppa del Mondo overall, una classifica generale che ha visto Suter chiudere ai margini del podio definitivo, in quarta posizione dietro Brignone, Vlhová, e Shiffrin, ma che fa segnare comunque il miglior risultato in carriera. Una ragazza perennemente sorridente ma con un talento e un fuoco dentro innato, che già in passato aveva dato prova delle sue qualità con due titoli mondiali juniores sempre nelle due specialità veloci, e una spinta ulteriore vista nell’ultima rassegna iridata ad Åre nel 2019 quando sfiorò la vittoria in discesa libera prendendosi l’argento, e il bronzo in super-g. Continua su: http://discesalibera.org/2020/03/31/corinne-suter-la-regina-della-velocita-alpina-2019-20/
  15. Tra le liete notizie che questa trionfale stagione di sci alpino al femminile ci ha regalato, indubbiamente l’esplosione e la conseguente collocazione nell’elite del circo bianco da parte di Marta Bassino rappresenta indubbiamente una parte da leone.Sin dall’inizio delle competizioni, si è visto immediatamente il cambio di passo della sciatrice piemontese volta, con determinazione, ad alzare sempre più l’asticella alla ricerca della miglioria delle proprie performance: a partire trionfo nel gigante di Killington il 30 scorso, le prestazioni son andate di pari passo con il crescendo della fiducia e con il duro lavoro dalla stessa posto in essere per affinare una tecnica elegante che già portava in dote; prestazioni a dir poco di livello impeccabile che l’han vista salire sul podio nel parallelo al terzo posto in casa al Sestriere e, soprattutto, nella trasferta a Bansko in terra bulgara per ben due volte in due giorni consecutivi, attraverso i secondi posti ottenuti rispettivamente in discesa libera e in super-g dimostrando anche la sua polivalenza sia sul tecnico che sul veloce, dei risultati straordinari che le valgono il primato di prima sciatrice italiana in grado di salire sul podio in cinque diverse specialità oltre che la soddisfazione di aver chiuso al quinto posto in classifica generale. Continua su: http://discesalibera.org/2020/03/30/la-stagione-magica-dellitalia-alpina-porta-la-firma-anche-di-marta-bassino/
  16. Lo sci alpino la prossima stagione sarà decisamente meno ricco di talento, in quel del femminile: sono di questi giorni gli annunci ufficiali dei ritiri dalle competizioni agonistiche da parte di Nina Haver-Löseth e di Tina Weirather. Annunci a sorpresa per le sciatrici rispettivamente battenti bandiera della Norvegia e del Liechtenstain che attraverso i loro profili social decidono di dar notizia della loro appesa degli sci al chiodo dopo carriere ricche di soddisfazioni. La prima ad annunciare è stata Nina Haver-Löseth, specialista in tecnico, che dopo l’infortunio patito lo scorso anno era in questa stagione ritornata alle competizioni agonistiche con un ottimo stato di forma arrivando a concludere le sue performance molte volte tra le primissime posizioni nelle graduatorie; ricca di talento e di scorrevolezza, la bella Nina conclude la sua storia d’amore con il circo bianco con due trionfi nel circuito di Coppa del Mondo, uno in slalom speciale a Santa Caterina Valfurva in terra italiana, un’Italia a lei vicina dove ha celebrato le sue nozze, e l’altro in slalom parallelo a Stoccolma, cui bisogna aggiungere il bronzo olimpico nella gara a squadre agli ultimi Giochi Olimpici a PyeongChang nel 2018. Mercoledì scorso invece è stata la velocità Tina a dire stop alla sua carriera a soli 30 primavere collezionate in sede di carta d’identità: Tina Weirather negli ultimi è stata una delle atlete più talentuose in discesa libera e in supergigante con un palmares di assoluto prestigio che ci racconta di ben 9 vittorie (1 in discesa libera, 7 in supergigante, 1 in slalom gigante) in Coppa del Mondo, un circuito internazionale che l’ha vista prevalere sulle sue avversarie nella classifica di super-g per due volte di fila nel 2017 e nel 2018 portandosi a casa due sfere di cristallo prestigiosissime: veloce, agile, ed estremamente tecnica, Weirather ha saputo fare la voce grossa anche in ottica olimpica con il bronzo nel super-g a PyongChang nel 2018, e in sede iridata con l’argento sempre nella stessa specialità ai Campionati del Mondo di Sankt Moritz nel 2017. Continua su: http://discesalibera.org/2020/03/27/sci-alpino-il-ritiro-di-nina-haver-loseth-e-di-tina-weirather-che-lasciano-le-competizioni-alpine/
  17. Stina Nilsson non lascia, anzi, raddoppia: agli sci decide di affiancare la carabina ed approdare, quindi di conseguenza, all’interno del mondo del biathlon dicendo addio ai percorsi dei fondisti. Una notizia che arriva a sorpresa tramite i suoi canali social dove afferma chiaramente che l’idea che aveva, come progetto per il futuro, era quella di continuare a gareggiare nel fondo per altri due anni sino ai prossimi Giochi Olimpici per poi appendere gli sci al muro, tuttavia il recente l’infortunio le ha regalato tempo per meditare su a questa importante decisione per la sua vita agonistica, e il richiamo e il fascino che ha sempre avuto per il tiro alla fine hanno avuto il sopravvento. Stina Nilsson quindi che approda nel circuito femminile biathleta dominato da due anni a questa parte da una sontuosa Dorothea Wierer e che, pur dovendo naturalmente imparare molte cose come lei stessa ha affermato in ottica di tiro, si presenta con un palmares vincente ottemperato in quel dello sci di fondo con la classe 1993 nativa di Malung contente il titolo olimpico nella sprint a PyeongChang nel 2018, i due titoli iridati conquistati nella sprint a squadre e nella staffetta entrambe a Seefeld in Tirol ai Mondiali del 2019, un 2019 che le ha regalato anche la Coppa del Mondo di sci di fondo di specialità sprint all’interno di un circuito internazionale che l’ha vista salire sul gradino più alto del podio 15 volte (12 individuali, 3 a squadre) per una totalità di 31 podi complessivi. Continua su: http://discesalibera.org/2020/03/23/stina-nilsson-lascia-il-fondo-e-passa-al-biathlon/
  18. Occorre essere sinceri, in giorni come questi la voglia di scrivere è davvero ai minimi storici per le preoccupazioni che concernono noi e le persone a noi più care, vicine o lontane, in merito all’emergenza globale del Covid-19; tuttavia, chi vi scrive, pensa che occorre cercare quantomeno di ripartire regalandosi un paio di sorrisi e una buona dose di emozioni come “medicine” che ci diano, in un modo o nell’altro, la forza di andare avanti e pensare positivo: lo sport ci viene in aiuto e la figura di Roland Fischnaller ne è parte integrante per la giornata di oggi. Chi vi scrive, quando sente il nome Roland, pensa subito al celebre personaggio dell’opera massima di Stephen King, “La Torre Nera”, dove Roland di Gilead era un pistolero leggendario che negli 8 tomi dell’opera letteraria condusse una lotta infinita contro le forze del male assieme alla sua compagnia; qui, naturalmente, non abbiamo ambientazioni né fantasy né degne di far-west, ma il coraggio in senso sportivo non manca in quanto Fischnaller rappresenta una delle vette più alte del panorama sportivo italiano e mondiale. Roland è un atleta a dir poco straordinario, con una passione per lo snowboard innata che scorre nelle sue vene sin da ragazzo e che, fino ad oggi con una cultura del lavoro minuziosa e straordinaria, lo ha portato a perseguire i più importanti traguardi sportivi facendosi beffe di ostacoli e carte di identità mantenendo sempre altissima la sua asticella e la su competitività: tra i più importanti interpreti dello snowboard parallelo mondiale, dal 1999 è un assoluto punto di riferimento nel circuito intercontinentale, e ha scritto delle pagine di storia indelebili. Continua su: http://discesalibera.org/2020/03/19/roland-fischnaller-il-guerriero-di-bressanone-che-incanta-il-mondo-da-21-anni/
  19. La notizia risale a mezz'ora fa, Brady a 43 anni lascia i Patriots dopo una dinastia incredibile e probabilmente irripetibile per la squadra di New England e per tutti. Il GOAT però non cambia casacca e pare potrà continuare a giocare parlando al momento con Tampa Bay e i Charg. Non avrei mai pensato di vedere un simbolo dello sport in generale con una maglia diversa da quella bianca e blu di foxborough. Che anno di merda, forever a Pats
  20. Nel momento probabilmente più difficile per il nostro paese e non solo dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, è difficile trovare degli spunti positivi in un periodo il quale, sinceramente, alle volte stentiamo a credere che si sia verificato e che abbia coinvolto tutta l’umanità. Tuttavia, anche nel più duro nonché doloroso dei momenti, si possono trovare degli spunti di riflessione importanti che danno un pizzico di speranza e un grandissimo sorriso a tutti noi per guardare avanti, ed è ancora lo sport che viene il soccorso a tenderci una mano auspicandoci un futuro assolutamente migliore: nel caso specifico è bello poter ricondursi alle imprese che in questi giorni hanno portato a termine le nostre donne all’interno degli sport invernali nei circuiti di Coppa del Mondo: pensiamo ad Arianna Tricomi che per la terza volta consecutiva ha portato a casa il Freeride World Tour compiendo un’impresa che non è mai riuscita a nessun atleta nella storia, a Federica Brignone che come detto ha vinto per la prima volta nella storia del nostro sport azzurro la Coppa del Mondo generale di sci alpino, all’impresa indelebile di Dorothea Wierer che per la seconda volta consecutiva porta a casa la sfera di cristallo generale al culmine di una stagione che l’ha vista trionfare per ben due volte anche campionati iridati di Anterselva, alla sontuosa Michela Moioli che vince per la terza volta in carriera la Coppa del Mondo di snowboardcross dedicando la sua impresa straordinaria a tutta l’Italia e anche al suo comune di Alzano fortemente colpito dall’emergenza del coronavirus come tutto l’hinterland bergamasco. E senza di certo dimenticare neanche le imprese di Valentina Greggio che ha concluso la sua stagione in seconda posizione nella generale nello sci di velocità, uno sci di velocità che ci ha regalato anche il sorriso di Simone Origone che ribadisce di essere il più vincente atleta nelle discipline invernali con la 12ma Coppa del Mondo, un qualcosa di altamente leggendario ed irripetibile, e quello di un meraviglioso Roland Fischnaller che a 39 primavera suona la carica portandosi la Coppa del mondo di parallelo nello snowboard. Continua su: http://discesalibera.org/2020/03/16/sorelle-ditalia/
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