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andrea

Tifoso Juventus
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  1. https://x.com/a_crosta/status/1903846012763963767?t=4nwDMisOjQ8Dncy5m0tLDg&s=19
  2. intervista a Massimo Mauro «Signora fallimento totale» «Dato a Giuntoli troppo potere Errori anche suoi» di Filippo Cornacchia · 25 mar 2025 Conte il sogno per il futuro? La Juventus è casa sua, lo vedrei bene Yildiz non lo venderei mai, in futuro bisogna ripartire dai più forti A Tudor chiedo corsa e punti Champions Ma ora hanno più responsabilità i giocatori Del ciclo Motta salvo l’idea, però la realizzazione è stata fallimentare La società andrà rinforzata in estate Chiellini? È uomo Juve e di valore «Thiago Motta lo avrei mandato via prima, ma le colpe non sono soltanto le sue. Tutto il progetto si è rivelato un fallimento totale». Massimo Mauro, sul tetto del mondo con la Juventus nel 1985, gira pagina, un po’ come ha fatto il club bianconero nei giorni scorsi con la chiamata di Igor Tudor e il cambio di panchina a nove giornate dalla fine del campionato. ► Lei era uno dei più ottimisti in agosto. Eppure… «Salvo l’idea estiva di Giuntoli e Thiago Motta di voler provare a vincere con un gioco diverso, ma la realizzazione è stata un fallimento totale. La lezione è che alla Juventus bisogna assecondare di più la storia. Sarri ha vinto lo scudetto ed è stato mandato via dopo un anno; Pirlo è stato esonerato dopo il quarto posto e la doppietta Coppa Italia-Supercoppa. E ora Thiago non ha finito il campionato». ► Si trovasse al posto di Giuntoli in questo momento? «Sarei quello più deluso di tutti. Thiago Motta è stata una sua scelta e mandandolo via si è trovato a dover ammettere uno sbaglio. Però...». ► Però… «Penso che l’errore sia stato più di conduzione che di uomini». ► Cosa intende dire? «Che è stato dato troppo potere a un’unica persona. Giuntoli, di fatto, in questi mesi ha avuto tutta la Juventus in mano" ► C’è chi dice che era dai tempi del presidentissimo Boniperti che non si vedeva alla Juventus un uomo solo al comando di tutto. Concorda? «No. Neanche Boniperti comandava da solo e lo dico per esperienza personale. Era un presidente che si confrontava tantissimo con Trapattoni e anche con noi giocatori. Alla Juventus è sempre stato così: non c’è mai stata una persona sola che aveva tutto in mano. A prescindere dall’allenatore del futuro, la società andrà rinforzata». ► Pensa a Chiellini? «Sicuramente Giorgio è un uomo Juve e una persona di grande valore». ► Alla luce di questa annata, da chi ripartirebbe in estate? «Alla Juventus bisogna puntare su gestione, grandi giocatori e vittorie». ► Tudor è stato ingaggiato come traghettatore, ma il grande sogno per il 2025-26 resta il ritorno di Conte in bianconero. Sensazioni? «La Juve è la casa di Antonio, certo che lo vedrei bene. Ma Conte ha dimostrato di saper ottenere risultati un po’ ovunque in Italia e in Europa». ► Che cosa salva dell’era Thiago Motta? «Non si può dire che Thiago sia stato fortunato, soprattutto con i pesanti infortuni iniziali: Bremer su tutti. A Motta ne sono capitate di tutti i tipi. I primi responsabili sono i giocatori». ► Il cambio di allenatore è sufficiente per riattivare i giocatori? «Quando cambi un tecnico, soprattutto alla Juventus dove è successo poche volte nella storia, il boato è enorme. E mi aspetto che questo rumore smuova i giocatori. Adesso sono loro ad avere le maggiori responsabilità, non Tudor». ► La convince Tudor come soluzione d’emergenza per agganciare il quarto posto Champions? «È un allenatore che mi sembra abbia fatto quasi sempre bene in corsa. E conosce la Juventus. Mi sarebbe piaciuto anche Roberto Mancini, uno che ha vinto ovunque». ► Se incrociasse Tudor per strada, cosa gli chiederebbe? «Di portare corsa, entusiasmo e i punti per arrivare in Champions League. Sono fiducioso, anche perché peggio di così non può andare alla Juventus. A Tudor direi un’altra cosa: mi raccomando, ora fai assumere ai giocatori le proprie responsabilità». ► Da chi si aspetta di più in queste ultime nove partite? «Dagli italiani. Penso a Di Gregorio, Gatti, Cambiaso, Locatelli. E ci metto anche Yildiz, che è alla Juventus da un paio di anni e quindi lo considero un po’ italiano». ► Basta la cura Tudor per rilucidare Cambiaso, Yildiz e Vlahovic? «Spero di sì, anche perché rappresentano un capitale per il club. Cambiaso e Yildiz sono i giocatori più preziosi della Juventus, ma entrambi sono stati ereditati dalla precedente dirigenza. Idem Vlahovic, che va rivalutato in fretta. Guardate cosa è successo a Kean in pochi mesi e con un po’ di fiducia in più. Il rischio è che succeda la stessa cosa con Vlahovic». ► Arrivare o no in Champions League condizionerà anche il mercato e le cessioni dei bianconeri. Lei sacrificherebbe Yildiz? «No, io i giocatori forti me li terrei e ripartirei da loro». ► Cambiando discorso: è sempre convinto che sarà l’Inter a vincere lo scudetto o ha una nuova favorita? «L’ho detto in estate e lo ribadisco: l’Inter ha qualcosa in più delle concorrenti a livello di rosa e resto convinto che conquisterà anche questo campionato. La stagione del Napoli resta da 10, già così. Se arrivasse anche lo scudetto sarebbe da 10 e lode».
  3. Il costo dell’addio PIANO JUVE IN SALITA CESSIONI A GIUGNO O RICAPITALIZZAZIONE di Marco Iaria · 25 mar 2025 L’esonero di Motta porta a una spesa extra di 15 milioni sul bilancio 2024-25 che doveva registrare una perdita contenuta. Exor valuta alternative L’esonero di Thiago Motta inciderà pesantemente sul conto economico 2024-25, perché il club dovrà accantonare a bilancio l’intero compenso pattuito per i restanti due anni di contratto, oltre a pagare ovviamente le ultime mensilità di questa stagione: pur ipotizzando il mantenimento dei benefici del Decreto Crescita goduti da Motta, parliamo di 13-14 milioni per gli emolumenti dell’intero staff tecnico, a cui si aggiunge lo stipendio di Tudor e dei suoi collaboratori (attorno a 1 milione lordo fino a giugno), per un totale di 14-15 milioni. Una spesa non prevista. Una spesa che complica i piani societari. L’obiettivo In discussione non è il progetto di risanamento nel medio termine. Stiamo parlando di una spesa “una tantum” che, a regime, non va a incrementare il costo annuo della squadra, a meno che la Juve non decida l’anno prossimo di affidarsi a un allenatore più caro di Thiago Motta, cioè dallo stipendio superiore ai 3,5 milioni netti dell’italo-brasiliano. Nel frattempo, però, c’è un nodo più urgente da sciogliere, con vista sul 30 giugno. Dopo l’ultimo aumento di capitale da 200 milioni del 2024, Exor ha imposto l’autosufficienza, nell’ambito di un business plan che dovrebbe portare all’utile entro il 2026-27. Per mantenersi in linea la Juventus si è posta un obiettivo per l’esercizio 2024-25: contenere la perdita entro i 32 milioni. Al 30 giugno 2024, assorbendo gli apporti di equity e il deficit 202324 di 199 milioni, il patrimonio netto di Juventus Fc (quindi non il bilancio consolidato ma quello separato, rilevante ai fini civilistici) era pari a 42 milioni, con il capitale sociale a quota 15 milioni. Di conseguenza, al 30 giugno 2025 la perdita non potrà erodere più di un terzo del capitale sociale (quindi 5 milioni) se si vorrà evitare un’ulteriore ricapitalizzazione. Obiettivo possibile solo registrando una perdita massima di 32 milioni, tale da abbattere fino a 27 milioni di riserve e un terzo, non di più, del capitale sociale. L'attuale bilancio beneficia del ritorno in Champions (almeno 65 milioni di premi Uefa) e del gettone del Mondiale per club (18-20). In assenza del main sponsor (nel 2023-24 Jeep versò 38 milioni), si sono incrementati i proventi da stadio e attività correlate e sono raddoppiati gli introiti del player trading, da 34 a 67 milioni, cui aggiungere 14 milioni di plusvalenze quasi certe per i riscatti di Rovella e Pellegrini da parte della Lazio. Il cambio di gestione di merchandising/licensing, affidato a Fanatics, comporta un miglioramento della redditività di un paio di milioni. Sul fronte dei costi sono proseguiti i tagli, attorno a 2530 milioni, tra stipendi e ammortamenti. Tutto sommato, il miglioramento della dinamica costi-ricavi, rispetto al 2023-24, si poteva stimare in oltre 150 milioni. I calcoli La società puntava a sfruttare la finestra del mercato di giugno per arricchire la raccolta del player trading e contenere la perdita al 30 giugno nel range dei 32 milioni. I costi-extra del cambio tecnico, quantificabili in 14-15 milioni, alzano l’asticella della campagna trasferimenti pre-Mondiale: serviranno proventi aggiuntivi per almeno 30 milioni, anche perché la squadra è uscita anzitempo sia dalla Champions sia dalla Coppa Italia. Insomma, non basterà qualche cessione di contorno. A meno che Exor non decida di riaprire il portafogli avallando un nuovo aumento di capitale. Sono riflessioni delicate, che tengono conto da un lato delle aspettative degli azionisti di una holding internazionale e dall’altro della specificità dell’asset Juventus, che finanziariamente vale poco nella galassia Exor (l’1,4% del valore complessivo delle partecipazioni) ma sentimentalmente e “politicamente” vale tanto. In queste ore la proprietà ragiona anche sulla strategia migliore da adottare per il club: va bene la sostenibilità, va bene l’azione di tagli, ma esse non possono prescindere dalla presenza continuativa in Champions, e quest’ultima è strettamente connessa alla competitività della rosa. I sacrifici sul mercato difficilmente si conciliano con le ambizioni sportive.
  4. https://x.com/DIABOLIK_7/status/1904269292415136091?t=vBC492psV1lyV-AeOowMPQ&s=19
  5. https://x.com/accountparodia/status/1903815113557111149?s=19
  6. «JUVE STAI UNITA» «È molto difficile ma dai giorni bui si esce in gruppo» L’ex difensore : «È fondamentale l’apporto dei tifosi, ma devi sforzarti ed essere tu a tirarli dalla tua parte» di Guendalina Galdi · 23 mar 2025 Pazienza e risultati: solo così si ribaltano situazioni non semplici La colpa non è mai di una singola persona, ma ha svariate nature La pressione nei top club è normale: va gestita e questa gestione passa dalla compattezza del gruppo di lavoro in generale e della squadra Andrea Barzagli è una delle «Legends» della Juventus che ha partecipato all’Infinity League, l’evento calcistico di nuova generazione che mixa spettacolo calcistico e innovazione. Ha giocato in un’arena, il Bmw Park di Monaco di Baviera, insieme ad altri ex bianconeri, ma nella spensieratezza di una giornata di un calcio mai visto ma non meno intrigante il pensiero è andato anche alla Juventus attuale, quella di un Thiago Motta in bilico e che deve raggiungere quel quarto posto obiettivo minimo per non etichettare questa stagione, e più in generale il nuovo progetto nato l’estate scorsa, come un fallimento. «Per me la Juve significa tanto, è stato il club dove ho giocato di più e che mi ha fatto cambiare a livello mentale, la squadra che mi ha dato la possibilità di vivere un calcio di élite e con la quale ho vinto tanto. C’è un legame fortissimo per tutto quello che abbiamo vissuto insieme e per quello che abbiamo collezionato in bacheca». ► Le dispiace vedere una Juve così in difficoltà adesso? «È un periodo difficile. Ci sono però secondo me momenti in cui le grandi squadre hanno bisogno di passare attraverso le difficoltà. È dura, perché c’è sempre questa idea che le big debbano sempre e comunque essere competitive e hanno sempre l’obbligo di vincere. Ma anche questo fa parte del calcio e della crescita». ► Come può uscirne questa Juve? «È complicato. Devi avere la voglia di compattarti e di conquistare qualche risultato positivo che ti possa dare la scossa giusta. Ma non è scontato, perché quando le cose non vanno bene sai che devi faticare molto di più rispetto a quando tutto fila liscio. È difficile pensare che sia una cosa che si risolva da un momento all’altro. Ci vuole pazienza e soprattutto ci vogliono i risultati per ribaltare un po’ questa situazione non semplice». ► È la ‘condanna’ delle grandi: la pazienza finisce presto… «Quando arrivi a giocare in certe squadre non c’è mai tempo, né pazienza appunto. E si vuole subito che la squadra, magari anche nuova, arrivi immediatamente ai risultati sperati. È normale che sia così e che ci sia questa grande pressione. Va gestita e questa gestione passa dalla compattezza del gruppo di lavoro in generale e della squadra. Non è semplice ma se vieni in società così, grandi, come la Juventus, ci arrivi anche per affrontare sfide di questo tipo. E alla fine è anche questo il bello di essere in un top club. Se vieni scelto, evidentemente pensano che tu possa rappresentare la squadra per poterla portare subito in alto ma a volte qualcosa non va e non è colpa di una singola persona ma i problemi sono svariati». ► Dopo la pausa la Juve torna a giocare a Torino, contro il Genoa, di nuovo davanti al proprio pubblico che non vede dallo 0-4 contro l’Atalanta. «L’apporto dei tifosi è fondamentale però devi mettere in conto anche che devi tu cercare di trascinarli dalla tua parte. Non è facile in questo momento. Molto dipenderà dallo spirito e da come scenderanno in campo. Da fuori è tutto facile, dentro a volte è complicatissimo gestire certe pressioni». ► Un Barzagli, in difesa e nello spogliatoio, servirebbe a questa Juve… «Non è tanto il singolo che cambia una situazione né uno da solo può dare la svolta. Quando le cose non vanno è coinvolto tutto il gruppo, nessuno escluso. Ed è difficile uscirne singolarmente. Dai momenti più duri ne esci quando si riesce a creare qualcosa che porti a un risultato positivo. Questo è l’unico modo». ► Parole sicure, da veterano: ora lei è tornato in Germania a giocarsi l’Infinity League, format che incarna la Next Gen del football firmato Dazn, stavolta da «leggenda» bianconera in una squadra composta da Trezeguet, Marchisio, Matri, Pepe, una rappresentanza femminile e di creator bianconeri, e con Pessotto nelle vesti di allenatore. «Ero venuto qui nel 2024 con il Wolfsburg, già conoscevo il torneo e come funziona. È molto bello e interattivo. È futuristica ma è un’idea viva più che mai già oggi. Un mix piacevole per trascorrere una giornata di svago». ► Quanto la diverte questo connubio intrattenimento e calcio? «Vissuto dopo il ritiro è veramente piacevole perché culturalmente noi non abbiamo questo concetto di festa, e poi il calcio così è diverso dal professionismo ma per i tifosi non è che sia meno coinvolgente, anzi. È interessante e da portare avanti, se avessi giocato qua quando stavo bene magari mi sarei divertito di più ma mi godo questa giornata durante la quale ho anche incontrato tanti giocatori che ho affrontato da avversari in carriera». ► Ha parlato a lungo con Cambiasso prima della partita. «Sì, di padel… e della differenza rispetto a questo sport. Noi siamo logorati dal lavoro che abbiamo fatto. Abbiamo di tutto e di più, siamo infiammati, magari anche mezzi rotti e allenarsi è fondamentale. Però c’è una cosa che non cambia mai ed è la voglia di dare sempre e comunque il massimo. Anche su un campo così».
  7. Contrordine https://x.com/AlfredoPedulla/status/1903528178074706288?t=PSa3vFl2DbogoKgXOc_TqA&s=19
  8. Praticamente con il Genoa andrebbe in panchina un allenatore esonerato? RIDICOLI!!!
  9. In attacco servono gol Osimhen resta il sogno della nuova Signora Vlahovic verso l’addio, Kolo Muani in bilico Il nigeriano ha già dato la sua disponibilità di Matteo Nava · 21 mar 2025 L’ingaggio Victor guadagna 17,5 milioni lordi, ma i bianconeri possono sfruttare il Decreto Crescita Strada in salita Nessun contatto tra Juve e Napoli, che preferirebbe cedere l’attaccante a un club estero Verona, Empoli, Atalanta, Fiorentina: nelle ultime quattro partite, il piatto degli attaccanti piange. Dal gol decisivo di Dusan Vlahovic a Cagliari dello scorso 23 febbraio, quasi un mese fa, la Juventus non è più riuscita a segnare una rete con le punte. Nei quattro impegni citati il serbo e Randal Kolo Muani hanno sommato ben 450 minuti – 113’ il primo e 337’ il secondo -, ma nessuno dei due ha esultato. Se è vero che la pausa per le nazionali è il momento perfetto per liberarsi dalle tossine e pensare con calma al ritorno della Serie A, allo stesso modo i tre giorni di riposo concessi ai calciatori da oggi a domenica lasciano anche spazio alla dirigenza per fare un bilancio, che nel reparto offensivo è a dir poco negativo. E prelude a una possibile rivoluzione nel prossimo futuro. Un taglio col passato A oggi i centravanti nella rosa di Thiago Motta sono tre, ma per semplicità di analisi si può escludere Arkadiusz Milik che ancora non ha esordito in stagione per l’infinito problema al ginocchio sinistro – operato due volte nel 2024 – e con il quale verrà probabilmente trovato un accordo per una separazione in estate, anticipata rispetto alla scadenza del contratto nel 2026. Ne restano due, quindi, che però nel 20252026 potrebbero essere entrambi altrove costringendo il direttore tecnico Cristiano Giuntoli a una doppia caccia ai sostituti. Anche Vlahovic è in scadenza nel 2026 e dal 1° luglio comincerà a guadagnare 12 milioni di euro netti annui (24 lordi), quanto nessuno in Serie A: una cifra insostenibile per la Signora che – alla luce del suo rifiuto a un rinnovo a cifre ridotte – lo porterà a una cessione in estate. Kolo Muani è invece sia legato al futuro di Motta, che a gennaio lo ha convinto ad accettare il prestito, sia alla qualificazione in Champions League dei bianconeri: senza il pass per la massima competizione europea, la Juventus sarebbe molto meno appetibile per il francese e lo stesso club avrebbe un budget notevolmente minore per intavolare una trattativa con il Paris Saint-Germain. In questo scenario, è logico che in casa bianconera si sia già proiettati all’attacco che sarà. V come Victor Il reparto avanzato della Juventus va quindi rifatto e il grande obiettivo del d.t. Giuntoli è Victor Osimhen, la punta di diamante dello scudetto del Napoli nel 2022-2023. Considerando che il nazionale nigeriano guadagna 17,5 milioni di euro lordi all’anno e che è blindato da una clausola rescissoria da 75 milioni di euro, valida solo per l’estero, l’operazione non è facile. Il più grande fattore di ottimismo per l’uomo mercato bianconero è aver già incassato una sorta di disponibilità di massima del calciatore nigeriano che gradirebbe Torino come destinazione, mentre le criticità sono legate soprattutto al fatto che saranno tanti i club in corsa, con il Psg in prima fila. Al momento non c’è alcuna trattativa tra Juventus e Napoli e sarà tutt’altro che semplice convincere Aurelio De Laurentiis a cedere Osimhen ai rivali bianconeri, ma nel calciomercato può sempre accadere di tutto e il d.t. bianconero Giuntoli non ha intenzione di rinunciare al suo sogno senza provarci. Anche lo stipendio del centravanti attualmente in prestito al Galatasaray è pesante, ma il 26enne di Lagos beneficia ancora degli effetti del Decreto Crescita e quindi il suo ingaggio rappresenta un nodo secondario, non insormontabile.
  10. https://x.com/f_bamba/status/1902695984917782863?t=GFlZdPPFXlCBf58aJfnPsw&s=19
  11. https://www.dagospia.com/media-tv/la-kings-league-e-orrore-aldo-grasso-stronca-torneo-calcio-creato-da-428465
  12. Dagospia FLASH! COSA CI FACEVANO IERI SERA A CENA AL "THE WILDE" A MILANO IL PRESIDENTE DELLA FEDERCALCIO GRAVINA CON IL PRESIDENTE DELL'INTER MAROTTA, IL RESPONSABILE DELL'UFFICIO LEGISLATIVO DELLA FIGC VIGLIONE E L'AVVOCATO DEL CLUB NERAZZURRO ANGELO CAPELLINI? AH, NON SAPERLO MA GLI JUVENTINI SARANNO CONTENTI...
  13. Dagospia FLASH! COSA CI FACEVANO IERI SERA A CENA AL "THE WILDE" A MILANO IL PRESIDENTE DELLA FEDERCALCIO GRAVINA CON IL PRESIDENTE DELL'INTER MAROTTA, IL RESPONSABILE DELL'UFFICIO LEGISLATIVO DELLA FIGC VIGLIONE E L'AVVOCATO DEL CLUB NERAZZURRO ANGELO CAPELLINI? AH, NON SAPERLO MA GLI JUVENTINI SARANNO CONTENTI...
  14. andrea

    Sergio Brio

    «Il Trap mi diceva che i rigori li sapevo tirare meglio di Platini Quante botte e insulti con Pruzzo, ora siamo diventati buoni amici» Sergio Brio: io un picchiatore? Fui espulso solo una volta Venni morso in campo da un cane poliziotto romanista di Luca Bergamin · 20 mar 2025 Sergio Brio, lei è uno dei sei soli giocatori viventi ad avere vinto tutte le massime competizioni per squadre calcistiche di club. E adesso, a 67 anni di età, è tornato sui banchi di scuola. Perché? «Dopo la carriera di calciatore professionista, quella di allenatore e venti anni da commentatore televisivo, mi sono messo a studiare per diventare mental coach. Mi sono accorto, infatti, di essere portato per coniugare i concetti di leadership, spogliatoio, aiuto reciproco alla vita aziendale. Io non ci penso proprio a fare il pensionato, sono uno che non molla mai. Non mi reggevo più in piedi e ho scelto di farmi mettere due protesi alle cartilagini delle ginocchia contemporaneamente, nel corso di una sola operazione». Arti usurati? Non era lei quello che nella Juventus, insieme con Claudio Gentile, dava le botte? «Le botte negli anni Ottanta e Novanta si davano e prendevano, era un calcio più fisico e più tecnico di quello odierno. Potrebbe sembrare un paradosso ma è così». Brio, quale rapporto avrebbe avuto con la Var, la Video assistant referee? «Avrei cambiato il metodo di marcare e comunque con il libero dietro lo stopper, non eri mai l’ultimo uomo prima del portiere, mentre adesso si sta tutti in linea. In ogni modo io sono stato espulso una sola volta, contro il Napoli per una presunta gomitata rifilata a Salvatore Bagni. Non lo avevo toccato. Il presidente Boniperti mi disse che ero caduto nel tranello del centrocampista partenopeo». Ci si reclama sempre innocenti, poi invece se ci fosse stata la Var già allora... «L’avvocato Chiusano studiò le immagini televisive, come se avesse una sua Var, fece ricorso ed ebbi una giornata di sconto sulle due di squalifica che mi erano state comminate. Comunque dagli spalti, in cui mi ero seduto dopo l’uscita dal campo, assistetti a una magica rete di Maradona all’incrocio dei pali». A Brio stinco di santo non crede nessuno nemmeno dopo trenta anni. «Non lo ero, però non ero nemmeno un picchiatore. Anche Franco Baresi che passava per un difensore dallo stile perfetto si aiutava con tutti i mezzi possibili per fermare gli attaccanti. La forza fisica è una cosa, la cattiveria un’altra». Le piace il calcio di oggi? «Sinceramente, davanti allo schermo mi addormento, queste partite sono alquanto noiose. Mi viene sempre da ripensare a quando Boniperti sostituì in un colpo solo Capello e Anastasi con Boninsegna e Benetti perché voleva giocatori più coriacei». Altre differenze che fanno pendere la bilancia dalla parte del suo calcio anni Ottanta? «Per noi la società di calcio veniva prima di tutto, la maglia era sacra, i calciatori arrivavano dopo. Adesso prevale un individualismo esasperato». Qual è l’attaccante che a lei invece non perdonava nulla? «Van Basten per me è stato il più grande di tutti. Era bravo sia di destro che di sinistro, non si faceva mai anticipare. Dopo quindici minuti di partita mi dicevo: “Sergio, questo non lo fermerai mai”. Non ero in grado di capire se convenisse spostarlo da un lato all’altro in base al piede meno talentuoso come si faceva di solito». Anche «Spillo» Altobelli la fece ammattire parecchio. «Un’estate ero a Forte dei Marmi con la famiglia. Non esistevano i telefonini, solo un apparecchio fisso nel chiosco dei gelati lontano trecento metri dal mare. Vedo il bagnino venirmi incontro per avvertirmi che Boniperti desiderava parlarmi. In quel tragitto fui attraversato da cattivi pensieri perché il Presidente di solito chiamava solo per comunicarti che ti aveva venduto. Alzai la cornetta e lui mi disse: “Sergio, ho preso Altobelli così non ti segna più davanti agli occhi...”». Anche lei è stato un bomber, ha segnato 24 reti da professionista. «Sono di più se aggiungiamo la Coppa Italia e la finale della Coppa Intercontinentale a Tokyo, in quella gara marcai Borghi destinato al Milan. Mi ricordo ancora il percorso di avvicinamento al dischetto, quelli sono momenti in grado di cambiare una carriera, una vita. Sbagli un rigore e lo rivedi nella testa finché campi». Avere Gaetano Scirea alle spalle voleva dire dormire sonni più tranquilli? «Un giocatore semplicemente perfetto. Un uomo taciturno, serissimo: quando parlava, però, tutti si zittivano. La sua tecnica era finissima. Non venne mai espulso». Scirea-Brio sono stati più forti di Baresi-Costacurta? «Io non posso dirlo. Ho le mie idee in merito...». Lei aveva più tecnica e forza di Billy, almeno questo si può dire? «Idem come sopra. Io ho avuto la fortuna di incrociare il mio destino con quello di Giovanni Trapattoni che, tornando ad esempio alla finale della Coppa Intercontinentale, ebbe il coraggio di dirmi che ero il rigorista più bravo, addirittura più di Michel Platini. Il Trap ti trasmetteva una fiducia pazzesca in te stesso, bastava averlo in panchina e tu davi il doppio». Ci racconti la sua infanzia leccese fiabesca. «I miei genitori erano entrambi parrucchieri, vivevamo di fronte al Convitto Palmieri, dove adesso c’è il museo dedicato a Carmelo Bene. Trascorrevo tutte le ore della giornata a giocare a pallone tra le colonne di quel porticato in stile neoclassico. Per mia fortuna, sopra la nostra casa, abitava il portiere del Lecce che mi raccomandò ai responsabili del settore giovanile, lo stesso in cui si era formato Franco Causio». Anche un telegramma di suo padre le ha segnato la carriera. «A 17 anni mi avevano già ceduto per 400 mila lire al Calimera in Prima Categoria, però papà mandò una lettera per bloccare il trasferimento. Poco dopo mi fecero esordire in serie C, Azeglio Vicini mi convocò nella selezione giovanile, e da lì tutti mi volevano. Soprattutto il Milan era insistente. Ho avuto una botta di fortuna, quell’anno ero ripetente a scuola. Sarei diventato contabile. Invece nell’arco di poche settimane mi ritrovai ad allenarmi con i giocatori che collezionavo nelle figurine». Racconti la firma dei contratti con Boniperti. «In un giorno, durante il ritiro di Villar Perosa, faceva firmare praticamente a tutti un contratto in bianco, nel quale la cifra non era indicata. Si entrava a turno in una stanzetta convertita a ufficio, talmente invasa dal fumo che quasi non riconoscevi il viso del Presidente. E poi lui ci consigliava di sposarci presto ma al tempo stesso raccomandava alle nostri mogli di essere sessualmente morigerate nei nostri confronti. Io feci subito un figlio». Lei è stato l’unico calciatore della storia a venire azzannato da un cane poliziotto a Roma. «Sotto di un gol, pareggiò Platini e poi segnai io. Mentre stavo guadagnando la via degli spogliatoi, Prandelli mi avvisa che Giampiero Galeazzi voleva intervistarmi. Sotto la curva sud allora c’erano gli spogliatoi, con un tendone sopra per proteggere gli atleti dal lancio di oggetti. Mi si avvicina un poliziotto con un cane che portava al collo un fazzoletto giallorosso. Lo vedevo che tirava verso di me, ma il poliziotto lo teneva per il guinzaglio. A un certo punto, lo lascia andare. Io avevo appena fatto a scarpate in campo con Pruzzo e ho dovuto rifilarne anche a quell’animale che nel frattempo mi aveva morsicato facendomi sanguinare. Poi il medico sociale dovette cercare il militare per verificare se avesse fatto l’antirabbica altrimenti avrei dovuto saltare l’imminente match con l’Aston Villa per l’assunzione del vaccino contenente sostanze vietate dall’antidoping». Con Pruzzo siete stati protagonisti di duelli rabbiosi. Era proprio odio il vostro? «Lui era un giocatore che rimproverava anche i suoi compagni se non gli passavano la palla. Prendeva a male parole anche me. Scontri duri, epici. Adesso siamo amici».
  15. Senza Champions cambierà tutto Yildiz, Cambiaso e prestiti a rischio Non solo Vlahovic: se fallirà il 4º posto il club dovrà cedere i gioielli Si allontanano Kolo Muani e Conceiçao di Fabiana Della Valle TORINO · 19 mar 2025 L’estate scorsa è stata rivoluzione, con 9 giocatori arrivati alla corte della Signora (a cui se ne sono aggiunti altri 4 a gennaio). La prossima si rischia il bis, più per necessità che per volontà. Tutto dipenderà dal piazzamento finale: nei piani della Juventus a fine stagione basterà aggiungere due-tre giocatori di ottimo livello per aumentare il livello di competitività e tornare a sognare lo scudetto, ma lo scenario è destinato a cambiare drasticamente nel caso in cui la squadra fallisse la qualificazione alla prossima Champions League. In ballo ci sono 60 milioni che sono vitali per il club, anche per impostare la prossima annata. Senza Europa più importante si rischia di andare incontro a un ridimensionamento significativo, con cessioni illustri per sostenere il mercato in entrata e riscatti molto più difficili. Sacrificio Yildiz In cima alla lista dei partenti c’è Dusan Vlahovic: l’attaccante serbo ha il contratto in scadenza nel 2026 e non ha intenzione di rinnovarlo. La Juventus non può permettersi di perderlo a zero e gli ha già fatto capire con i fatti (mettendolo ripetutamente in panchina) che senza prolungamento finirà fuori dal progetto. A maggior ragione senza Champions, con uno stipendio da 12 milioni già difficilmente sostenibile adesso, che diventerebbe impossibile senza gli introiti garantiti dalla competizione più importante. L’attacco è il reparto dove si rischia di cambiare di più, perché senza Coppa Kenan Yildiz diventerebbe ancora più sacrificabile. Il numero 10 turco sta bene a Torino e non vorrebbe andarsene, ma il club potrebbe essere costretto a utilizzarlo per fare cassa, essendo uno dei giocatori con più mercato: Yildiz è arrivato a zero e sarebbe una plusvalenza pura per la Signora, che conta di incassare 70-80 milioni. Infine Arek Milik, ancora ai box dopo l’infortunio estivo: per lui zero minuti finora e un contratto fino al 2026, difficile immaginare che il club punti su di lui. Diversa la situazione di Randal Kolo Muani, che è in prestito: l’idea iniziale di Giuntoli era quella di provare a trattenerlo con un nuovo prestito con riscatto nel 2026, ma senza Champions la Juventus diventerebbe molto meno appetibile per il francese e il club farebbe fatica a impegnarsi per un riscatto da 40-45 milioni. I prestiti Kolo non è il solo in questa situazione: in prestito sono arrivati anche Francisco Conceiçao (dal Porto), Renato Veiga (dal Chelsea) e Pierre Kalulu (dal Milan) e il terzo è quello che ha più possibilità di essere riscattato (cifra fissata a 14 milioni più bonus) a prescindere dal piazzamento finale. La mancata Champions rimetterebbe in discussione anche l’acquisto di Conceiçao, che sembrava cosa fatta: 30 milioni diventerebbero un investimento impegnativo. Quanto all’ultimo arrivato Veiga, dipenderà dal rendimento e dalla richiesta del Chelsea. Cambiaso e i flop Oltre a Yildiz, tra i sacrificabili c’è Andrea Cambiaso, già a gennaio corteggiato dal City, altro giocatore che potrebbe portare nelle casse bianconere un bel gruzzoletto (circa 60 milioni): senza Champions diventerà impossibile trattenerlo. A rischio ci sono anche alcuni acquisti estivi che hanno deluso le aspettative: primo tra tutti Douglas Luiz, acquistato per 50 milioni dall’Aston Villa. La Juventus proverà a trovare acquirenti in Premier, dove ha avuto un rendimento sicuramente migliore. Stagione flop anche per Nico Gonzalez, 33 milioni pagati alla Fiorentina tra prestito e obbligo di riscatto: come Douglas potrebbe partire, mentre Teun Koopmeiners nonostante le tante prestazioni negative è considerato un investimento da proteggere e su cui insistere. Sotto osservazione Lloyd Kelly, arrivato dal Newcastle a gennaio per una ventina di milioni: con i rientri di Bremer e Cabal senza il doppio impegno in difesa non potranno restare tutti.
  16. https://www.ilnapolista.it/2025/03/pigi-battista-entro-in-sciopero-juventus-finche-ci-sara-thiago-motta-giuntoli-e-un-incompetente-deve-andarsene/
  17. https://www.dagospia.com/sport/stampa-elkann-editoriale-tranchant-marco-tardelli-rifila-calcione-thiago-428189
  18. https://www.dagospia.com/sport/elkann-si-e-rotto-balle-giuntoli-motta-pensa-dare-ruolo-dg-chiellini-vuol-428172
  19. "Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?". Ha scelto una famosa citazione di Cicerone il CEO di Tether Paolo Ardoino per commentare la disfatta della Juventus contro la Fiorentina, arrivata questa sera a una settimana di distanza da quella altrettanto rovinosa patita contro l'Atalanta.
  20. Anche La Stampa scarica Motta https://www.dagospia.com/sport/thiago-motta-avrebbe-dovuto-dimettersi-come-fece-lippi-stampa-elkann-428065
  21. Momblano dice che l'idea di Giuntoli per il prossimo anno è Pioli
  22. https://x.com/JuventuSenegal/status/1898911746900848956?t=o3yLktCR3LhmkAKohxGqpw&s=19
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