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andrea

Tifoso Juventus
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  1. https://x.com/DAZN_IT/status/1911759810661409157?t=Upc9vfRhVKNBZ7YyNps7hA&s=19
  2. andrea

    EL PENTAPLETE

    Al Meazza un cammino top In Coppa imbattuti da 14 gare L’Inter è imbattuta da 14 partite casalinghe di Champions: 12 vittorie e 2 pareggi. Quella nerazzurra è la striscia aperta più lunga di gare interne senza ko, dopo aver interrotto proprio la serie di 22 gare del Bayern all’Allianz Arena nei quarti di andata.
  3. Bianconeri, ritorno al futuro Da Chiellini allo sponsor Jeep E riecco lo scopritore di Yildiz di Filippo Cornacchia · 15 apr 2025 La Champions prima di tutto. John Elkann, dopo l’esonero di Thiago Motta di fine marzo e l’immediato aumento di capitale da 15 milioni (con la possibilità di arrivare a 110 a fine estate), ha mandato un segnale forte. Nessun ridimensionamento e nuove risorse per costruire una Signora più forte, anche grazie al ritorno di Jeep come sponsor di maglia: la trattativa è ai dettagli. Il nipote dell’Avvocato Agnelli – ad di Exor, la cassaforte del club bianconero – vuole riportare la Juventus dove merita. E punta a farlo anche in fretta insieme all’ad Maurizio Scanavino. Al cambio in corsa in panchina (da Motta a Tudor) probabilmente ne seguiranno altri, anche a livello dirigenziale. Rinfrescata o una nuova rivoluzione? Tutto (o quasi) dipenderà dal traguardo Champions. Tanto che ai piani alti del club nessuno si sbilancia su quello che succederà oltre giugno. L’impressione è che il quarto posto porterebbe come minimo a una riorganizzazione dell’area sportiva con qualche aggiustamento. Mentre senza l’Europa che conta finirebbe in discussione anche la posizione di Cristiano Giuntoli. In attesa di capire come terminerà il campionato – negli ambienti juventini la fiducia è segnalata in crescita grazie alla cura Tudor – alla Continassa sottotraccia sono già iniziate le grandi manovre. A prescindere dal futuro di Giuntoli, tanto Giorgio Chiellini quanto Francesco Calvo – entrambi già in società - avranno un ruolo più operativo anche nell’area sportiva. Ma non saranno gli unici “innesti”. Prende quota, infatti, l’idea di rinforzare l’area mercato/scouting con il ritorno di Matteo Tognozzi, che in passato è stato una delle braccia operative dell’ex ds bianconero Federico Cherubini, ora ad del Parma. Tognozzi non esclude a priori Giuntoli e nemmeno Pompilio e Stefanelli, gli uomini di maggior fiducia del dt. Il talent scout di Pisa ha da poco terminato l’esperienza da dirigente del Granada, ma alla Continassa viene tuttora ricordato per il contributo nelle trattative per i giovani Kenan Yildiz e Dean Huijsen, poi finalizzate da Cherubini. Il numero dieci turco nel 2022 è arrivato a Torino gratis dopo lo svincolo dal Bayern e in questo momento, nonostante gli oltre duecento milioni investiti sul mercato tra estate e inverno, è l’elemento di maggior valore della rosa di Igor Tudor. Yildiz, cresciuto con il mito di Alessandro Del Piero, piace ai tifosi e pure a Elkann, che nelle scorse settimane ha assistito dal vivo alla magia della stellina contro il Genoa. Tognozzi, capo scout nell’era Cherubini e in precedenza (con Paratici) responsabile degli osservatori delle giovanili (seconda squadra e Primavera), a Torino ha lasciato anche altri buoni ricordi. A partire appunto da quel Dean Huijsen che qualcuno inizia a rimpiangere in società. Il difensore classe 2005 è stato ceduto al Bournemouth per 15,2 milioni più bonus e una percentuale sulla futura rivendita. Il valore del centrale, fresco di convocazione nella Spagna, è schizzato in Premier League: tanto che diverse big (Real Madrid, Chelsea e Manchester United) stanno pensando di pagare la clausola da 50 milioni.
  4. Una lacrima sul viso No, non è Bobby Solo https://www.dagospia.com/cronache/lacrima-viso-ti-spedisce-in-carcere-e-arrestato-in-bulgaria-daniel-431113
  5. https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/inchiesta-ultras/2024/10/02-133587413/_l_inter_indusse_in_errore_la_commissione_antimafia_duplice_atteggiamento_
  6. andrea

    EL PENTAPLETE

    Con il Mondiale possono fare poker
  7. https://www.dagospia.com/sport/le-squadre-italiane-sembrano-ferrari-serbatoio-vuoto-l-analisi-dell-ex-430909
  8. La leggenda di Monzeglio domani a Coverciano 9 apr 2025 Un ter­zino azzurro con un pal­ma­rès pesan­tis­simo, impre­zio­sito dai Mon­diali vinti nel 1934 e 1938 e dallo scu­detto con il Bolo­gna nel cam­pio­nato 1928-1929. Eppure la parte più signi­fi­ca­tiva della vita di Eraldo Mon­ze­glio (19061981) non è legata al cal­cio, quanto a un pezzo della sto­ria d’ita­lia che attra­versa guerra civile e Libe­ra­zione. Dive­nuto il suo «uomo di fidu­cia», Mon­ze­glio seguì Mus­so­lini a Salò. Qui però man­tenne pode­rosi con­tatti con la Resi­stenza che gli con­sen­ti­rono di sal­vare dalla morte nume­rosi par­ti­giani. Di tutto ciò si par­lerà domani (ore 15) al Museo del Cal­cio di Cover­ciano (Firenze), in viale Aldo Palaz­ze­schi 20. L’occa­sione è la pre­sen­ta­zione di una bio­gra­fia dedi­cata a Mon­ze­glio — «Il ter­zino e il Duce», Sol­fe­rino, nella foto — e scritta dal gior­na­li­sta del Cor­riere della Sera Ales­san­dro Ful­loni. Sul palco, ci saranno Mat­teo Marani, pre­si­dente della Lega Pro e della Fon­da­zione Museo del Cal­cio, e Renzo Uli­vieri, pre­si­dente dell’asso­cia­zione ita­liana alle­na­tori. Modera Daniele Dal­lera, del Cor­riere della Sera. La vita di Mon­ze­glio è una spe­cie di spy-story: a villa Tor­lo­nia insegnò a gio­care a ten­nis al Duce e durante la guerra fu volon­ta­rio in Rus­sia. Ma dopo l’8 set­tem­bre — lo rac­con­tano le testi­mo­nianze ine­dite ripor­tate nel libro — spese la sua vici­nanza a Mus­so­lini per sal­vare «molte vite». Di tutto que­sto non rac­contò mai nulla, nono­stante le insi­stenze di certi can­tori dello sport come Gino Palumbo e Anto­nio Ghi­relli. Finita la guerra, allenò, tra l’altro, Como, Pro Sesto, Napoli (sette anni sulla pan­china azzurra, record ancora imbat­tuto), Samp, Monza e Juve. La Feder­cal­cio lo ha inse­rito nella sua «Hall of Fame», con Pozzo, Bear­zot e tutte le leg­gende azzurre.
  9. «La Juve con Igor ha ritrovato il cuore Motta lasciato solo» L’ex bianconero: «Il croato può andare in Champions e restare anche in futuro. Scudetto? Servono 3 colpi» di Filippo Cornacchia TORINO · 9 apr 2025 Tonali è un top e vale una follia di mercato da parte della Juve Rimpianti Szczesny e Huijsen? No, io non avrei ceduto Fagioli e Danilo «Igor ha ridato il cuore alla Juventus e la scossa può portare in Champions». Gianluca Zambrotta non è stupito dell’effetto Tudor, piuttosto non ha ancora capito del tutto l’esonero di Thiago Motta. Il terzino dell’Italia campione del mondo di Marcello Lippi – 297 presenze in bianconero – è stato compagno del croato alla Juventus e dell’italo-brasiliano al Barcellona. ► Daniel Fonseca e Fabio Capello hanno detto che non si sarebbero mai immaginati Tudor allenatore per come lo avevano conosciuto da giocatore a Torino. È sorpreso anche lei? «Diciamo che Igor era uno di quelli che all’epoca si faticava a immaginare con un futuro in panchina. Però era un ragazzo sveglio e attento, non a caso Lippi spesso dalla difesa lo avanzava a centrocampo. Se non sei intelligente, difficilmente guidi la mediana di uno squadrone come era la nostra Juventus. E poi era sempre sorridente, uno di compagnia: capitava anche a me di uscire con lui, Montero e i sudamericani. Adesso questo entusiasmo lo trasmette alle sue squadre. Non sono stupito della scossa che ha dato Igor, ha sempre fatto la differenza in corsa». ► Cosa l’ha colpita della nuova Juventus di Tudor? «Igor ha giocato molto sugli stimoli, infatti a Roma si è vista una squadra con un atteggiamento diverso, più aggressiva. La Juventus ha giocato con il cuore». ► Aver ritrovato lo spirito basterà ai bianconeri per tagliare il traguardo della qualificazione in Champions? «Spero e penso di sì. La lotta per il terzo e il quarto posto è una bella bagarre. Ma se la Juventus sabato batte il Lecce, poi dipenderà tutto da lei visto che Atalanta e Bologna si sfidano tra loro in questo weekend. Sono ottimista per i bianconeri. Anche perché il Bologna, seppur in gran forma, almeno sulla carta ha un calendario più complicato. L’effetto della scossa di Tudor può arrivare fino alla fine». ► E lo scudetto chi lo vince? «Può succedere di tutto, ma vedo un pizzico avvantaggiato il Napoli: Conte non ha le Coppe e difficilmente sbaglia». ► A proposito di Conte: fosse nella Juventus la prossima stagione punterebbe sul ritorno dell’ex capitano o darebbe una occasione a Tudor in caso di qualificazione in Champions? «Antonio è un top, ma bisognerà capire pure se e come potrà lasciare il Napoli. Ma se Igor dovesse raggiungere la Champions e disputare un buon Mondiale per Club, una chance di guidare la Juventus dall’inizio la meriterebbe. Senza contare gli aspetti economici: sicuramente Tudor avrebbe costi inferiori rispetto a quelli di altri allenatori». ► Il buon inizio di Tudor le ha fatto digerire meglio l’addio di Motta? «L’ho detto e lo ripeto: io non avrei esonerato Thiago perché il progetto era triennale. Il club gli aveva chiesto di qualificarsi in Champions e il quarto posto era distante soltanto un punto, quindi alla portata. Per Motta hanno pesato le eliminazioni dalle Coppe e i 7 gol tra Atalanta e Fiorentina, ma alla fine ha pagato lui anche per Giuntoli. Se scegli un allenatore giovane come Thiago, devi sostenerlo. L’impressione, invece, è che ad un certo punto sia mancato il supporto della dirigenza». ► Ha sentito Motta dopo l’esonero? «No, ma sono convinto ripartirà presto e alla grande. Resta un ottimo allenatore e farà una gran carriera». ► È più sorpreso della rinascita di Nico Gonzalez o dell’astinenza da gol di Kolo Muani e Vlahovic? «Mi stupisce che non segni Vlahovic, che considero un grande centravanti. Dusan ha sempre fatto gol e sono convinto ricomincerà in fretta, magari già sabato con il Lecce. Tudor, oltre che un ottimo tecnico, è un eccellente motivatore e toccherà le corde giuste con il serbo». ► Per il dopo Vlahovic, che non rinnova il contratto (scadenza 2026), Giuntoli ha messo nel mirino Osimhen: qual è il nove più forte dei due? «In questo momento, anche solo guardando i gol, Osimhen ha qualcosa in più: sta segnando moltissimo anche nel Galatasaray. Ma come valore assoluto, Vlahovic e Osimhen si equivalgono». ► Quanti colpi servono alla Juventus per tornare a lottare per lo scudetto nel 2025-26? «Almeno uno per reparto, ma di qualità, perché la squadra attuale vale più dei punti che ha in classifica. La penso così anche per il Milan». ► I bianconeri devono avere più rimpianti per i 22 gol di Kean con la Fiorentina, per Szczesny decisivo nel Barcellona o per Huijsen venduto al Bournemouth per 15,3 milioni e ora nel mirino del big europee per 50? «Io non avrei venduto... Fagioli, che a Firenze sta disputando un campionato straordinario come Kean. E andava tenuto anche un senatore come Danilo. Entrambi andavano trattati in maniera diversa dalla società». ► Tra le priorità dei bianconeri c’è anche quella di rafforzare lo zoccolo duro italiano: Tonali vale una follia di mercato? «Sì, perché è un centrocampista importante e lo sta dimostrando anche in Premier. Concordo sull’esigenza di rafforzare il nucleo italiano: è una componente che alla lunga migliora tanto il club quanto la Nazionale». ► Chiellini, già in società, è destinato ad avere una maggiore operatività nella Juventus del futuro: lei in che ruolo vedrebbe l’ex difensore? «Giorgio deve avere una posizione chiave perché ha spessore e senso di appartenenza. Può diventare per la Juventus quello che Paolo Maldini è stato per il Milan scudettato di Pioli. Un punto di riferimento per giocatori e società».
  10. andrea

    EL PENTAPLETE

    Rice in carriera non aveva mai segnato su punizione
  11. Quindi per vivere tranquilli gli conviene fischiare contro le concorrenti del Napoli
  12. andrea

    EL PENTAPLETE

    Quest'anno erutta di nuovo il vulcano islandese, scommettiamo?
  13. andrea

    EL PENTAPLETE

    Non è che Ancelotti viene esonerato durante il viaggio di ritorno a Madrid?
  14. https://x.com/sportface2016/status/1909656045733265618?t=RhFpS_QxwyZFrcbVDKmFiw&s=19
  15. andrea

    EL PENTAPLETE

    Al Mondiale in finale contro il Mozumbo
  16. andrea

    EL PENTAPLETE

    È l'anno delle melme
  17. andrea

    EL PENTAPLETE

    Quanti giocatori del Bayern si infortuneranno durante la partita?
  18. https://x.com/napolista/status/1909139921710760412?t=ybwL5o6mFelFjDTYlWttWw&s=19
  19. di Francesco Velluzzi · 6 apr 2025 Per tutti è il «Barone Causio», ma a lui piace più «Brazil». Per chi è stato campione negli anni Settanta e Ottanta i soprannomi affibbiati dai grandi giornalisti dell’epoca erano un vezzo. Un modo per rimarcare la definizione di grande giocatore. Franco Causio stella lo è stata davvero. E quel che dà più l'idea di cosa abbia fatto in tanti anni di calcio ad alti livelli è la dimostrazione d’affetto che riceve ogni volta che va in Brasile, il suo secondo paese, visto che da 35 anni convive con Andreja che gli ha regalato il figlio Gianfranco, oggi trentaduenne. «Sono appena tornato da Rio. Ed è proprio così. In spiaggia, quando gioco a foot volley, mi trattano ancora da star. Per i brasiliani aver battuto una delle loro nazionali più forti al Mondiale del 1982 rappresenta un grande onore. Che ci riconoscono». ► E lei quando giocava aveva movenze da brasiliano: corsa, numeri, gol, dribbling,. «L’arte del dribbling la imparai da Helmut Haller alla Juve. Lo ammiravo quando saltava gli avversari come birilli». ► La Juve è stata la sua vita. Ci arrivò da Palermo, ma di gavetta ne ha fatta. A 16 anni era già fuori di casa a San Benedetto del Tronto, dopo aver esordito in serie C a 15 anni col suo Lecce, il club della città natale. «Giocai tre partite con Reggina, Samb e Chieti. La prima squadra protestava perché non prendeva i soldi. Toccò a noi giovani. allenati da Attilio Adamo. L’uomo che mi portò alla Sambenedettese. Che fu la mia fortuna. Papà diede ad Attilio l’autorizzazione. Giocai in C nel girone C: campi in terra battuta in cui mettevano le strisce un’ora prima della partita. Mi sono formato. Alberto Eliani ci faceva allenare in spiaggia. Andai bene. Così cominciai la serie dei provini nelle grandi squadre. Bologna, Fiorentina, Inter e Torino. Qui il vice di Nereo Rocco era Enzo Bearzot, quello che, poi, per me fu quasi un padre. Era quasi fatta col Toro, ma Rocco disse che ero magro. Mi giocai l’ultima carta a Forlì, al provino della Juve. In 20 minuti segnai un paio di gol. Ero a Lecce quando arrivò il telegramma. Preso. Ripartii daccapo: sveglia alle 7, messa, scuola, educazione, regole, comportamento, rispetto verso gli altri e verso i tifosi. Ho imparato tutto. Mi mandarono in prestito alla Reggina e al Palermo, per la prima volta in A. E da lì mi ripresero». ► Piaceva all’avvocato Gianni Agnelli. «Perché ero estroso, fantasioso. La mattina mi chiamava: «Causio, dormiva? L’ho svegliata?». Veniva a pranzo a Villar Perosa. Accanto a lui ho visto persone davvero molto importanti a livello internazionale. Un grande che non ti metteva mai in difficoltà». ► Con una grande guida calcistica, Giampiero Boniperti. «Era lui il vero capitano. Noi eravamo tutti al servizio della squadra e di un solo capo: lui». ► Amici veri: da Dino Zoff all’indimenticato Gaetano Scirea. «Dire amici è poco. Non c’era gelosia, eravamo tutti uniti. E in Nazionale eravamo noi, tanti della Juve. Dopo più di 40 anni abbiamo ancora la chat. Quel mondiale del 1982 ha unito un’Italia che era in crisi di governo con Spadolini. Con il presidente Sandro Pertini collante di tutto». ► E chi la dimentica la partita a scopone, con Zoff, Bearzot e appunto Pertini. Ha fatto il giro del mondo. Non ne potrà più pure lei... «Macché. E’ un ricordo fantastico. Vincemmo pure lì. Io, con Bearzot, contro Zoff e Pertini. Quello resta il Mondiale per eccellenza per tanti italiani. Io, oltre alla partita in aereo, ho il ricordo di quando Bearzot mi mandò in campo a due minuti dalla fine in finale. La cosa più bella. Mi ha fatto tornare in Nazionale. Mi incitò quando scelsi l’Udinese nel 1981». ► Perché alla Juve dopo 11 anni non c’era più posto. E con Giovanni Trapattoni non fu un idillio. «Preferì Fanna e Marocchino. A 30 anni per lui ero anziano. Non sarei mai andato via dalla Juve. Accettai Udine; a Tarvisio in ritiro tiravo io il gruppo. Feci tre anni straordinari, riprendendomi l’azzurro. Giocando con Zico, stupendo». ► Ha duellato con le stelle Platini e Maradona e vissuto Zico e Rummenigge. Chi il più grande? «Diego, scontato, vinceva le partite da solo. Gli altri erano fuoriclasse, ma lui era unico». ► C’è stato pure un anno all’Inter. «Mi vollero e io da bambino amavo Jair, il brasiliano. Mi chiamavano così a Lecce. Ho coronato un sogno. La Juve mi rivoleva, ma c’era ancora quel tecnico che non aveva avuto fiducia in me». ► Le elenco un po’ di definizioni su di lei, oltre a Barone e Brazil: machiavellico, geniale, estroso, ammaliante, elegante, vincente. Quale preferisce? «Vincere è l’unica cosa che conta. Come ho scritto nel mio libro. Barone mi piace, comunque, anche se a Lecce sono un po’ tutti baroni. Amavo vestire bene, elegante, mi è sempre piaciuto». ► Perché si è fermato a Udine? «Dopo il ritorno a Lecce nell’86 pensavo di aver smesso. Un giorno andai a trovare Gianpiero Marchetti ed Enzo Ferrari. Mi convinsero ad accettare la Triestina, giocai lì. Poi ho fatto il dirigente e il commentatore tv. la cosa che più mi piaceva. Un gran rapporto con Massimo Corcione a Sky. Così sono rimasto in Friuli, città che era serena. Ora Andreja ha un po’ di saudade. Vado e vengo dal Brasile che era nel mio destino. Quando conobbi mia moglie a Rio, dove andai 35 anni fa per una partita, rimasi 4 mesi prima di rientrare. A 70 anni ho finito di lavorare. Ma se mi chiamano per parlare alle persone vado ancora con gran piacere.
  20. andrea

    Franco Causio

    di Francesco Velluzzi · 6 apr 2025 Per tutti è il «Barone Causio», ma a lui piace più «Brazil». Per chi è stato campione negli anni Settanta e Ottanta i soprannomi affibbiati dai grandi giornalisti dell’epoca erano un vezzo. Un modo per rimarcare la definizione di grande giocatore. Franco Causio stella lo è stata davvero. E quel che dà più l'idea di cosa abbia fatto in tanti anni di calcio ad alti livelli è la dimostrazione d’affetto che riceve ogni volta che va in Brasile, il suo secondo paese, visto che da 35 anni convive con Andreja che gli ha regalato il figlio Gianfranco, oggi trentaduenne. «Sono appena tornato da Rio. Ed è proprio così. In spiaggia, quando gioco a foot volley, mi trattano ancora da star. Per i brasiliani aver battuto una delle loro nazionali più forti al Mondiale del 1982 rappresenta un grande onore. Che ci riconoscono». ► E lei quando giocava aveva movenze da brasiliano: corsa, numeri, gol, dribbling,. «L’arte del dribbling la imparai da Helmut Haller alla Juve. Lo ammiravo quando saltava gli avversari come birilli». ► La Juve è stata la sua vita. Ci arrivò da Palermo, ma di gavetta ne ha fatta. A 16 anni era già fuori di casa a San Benedetto del Tronto, dopo aver esordito in serie C a 15 anni col suo Lecce, il club della città natale. «Giocai tre partite con Reggina, Samb e Chieti. La prima squadra protestava perché non prendeva i soldi. Toccò a noi giovani. allenati da Attilio Adamo. L’uomo che mi portò alla Sambenedettese. Che fu la mia fortuna. Papà diede ad Attilio l’autorizzazione. Giocai in C nel girone C: campi in terra battuta in cui mettevano le strisce un’ora prima della partita. Mi sono formato. Alberto Eliani ci faceva allenare in spiaggia. Andai bene. Così cominciai la serie dei provini nelle grandi squadre. Bologna, Fiorentina, Inter e Torino. Qui il vice di Nereo Rocco era Enzo Bearzot, quello che, poi, per me fu quasi un padre. Era quasi fatta col Toro, ma Rocco disse che ero magro. Mi giocai l’ultima carta a Forlì, al provino della Juve. In 20 minuti segnai un paio di gol. Ero a Lecce quando arrivò il telegramma. Preso. Ripartii daccapo: sveglia alle 7, messa, scuola, educazione, regole, comportamento, rispetto verso gli altri e verso i tifosi. Ho imparato tutto. Mi mandarono in prestito alla Reggina e al Palermo, per la prima volta in A. E da lì mi ripresero». ► Piaceva all’avvocato Gianni Agnelli. «Perché ero estroso, fantasioso. La mattina mi chiamava: «Causio, dormiva? L’ho svegliata?». Veniva a pranzo a Villar Perosa. Accanto a lui ho visto persone davvero molto importanti a livello internazionale. Un grande che non ti metteva mai in difficoltà». ► Con una grande guida calcistica, Giampiero Boniperti. «Era lui il vero capitano. Noi eravamo tutti al servizio della squadra e di un solo capo: lui». ► Amici veri: da Dino Zoff all’indimenticato Gaetano Scirea. «Dire amici è poco. Non c’era gelosia, eravamo tutti uniti. E in Nazionale eravamo noi, tanti della Juve. Dopo più di 40 anni abbiamo ancora la chat. Quel mondiale del 1982 ha unito un’Italia che era in crisi di governo con Spadolini. Con il presidente Sandro Pertini collante di tutto». ► E chi la dimentica la partita a scopone, con Zoff, Bearzot e appunto Pertini. Ha fatto il giro del mondo. Non ne potrà più pure lei... «Macché. E’ un ricordo fantastico. Vincemmo pure lì. Io, con Bearzot, contro Zoff e Pertini. Quello resta il Mondiale per eccellenza per tanti italiani. Io, oltre alla partita in aereo, ho il ricordo di quando Bearzot mi mandò in campo a due minuti dalla fine in finale. La cosa più bella. Mi ha fatto tornare in Nazionale. Mi incitò quando scelsi l’Udinese nel 1981». ► Perché alla Juve dopo 11 anni non c’era più posto. E con Giovanni Trapattoni non fu un idillio. «Preferì Fanna e Marocchino. A 30 anni per lui ero anziano. Non sarei mai andato via dalla Juve. Accettai Udine; a Tarvisio in ritiro tiravo io il gruppo. Feci tre anni straordinari, riprendendomi l’azzurro. Giocando con Zico, stupendo». ► Ha duellato con le stelle Platini e Maradona e vissuto Zico e Rummenigge. Chi il più grande? «Diego, scontato, vinceva le partite da solo. Gli altri erano fuoriclasse, ma lui era unico». ► C’è stato pure un anno all’Inter. «Mi vollero e io da bambino amavo Jair, il brasiliano. Mi chiamavano così a Lecce. Ho coronato un sogno. La Juve mi rivoleva, ma c’era ancora quel tecnico che non aveva avuto fiducia in me». ► Le elenco un po’ di definizioni su di lei, oltre a Barone e Brazil: machiavellico, geniale, estroso, ammaliante, elegante, vincente. Quale preferisce? «Vincere è l’unica cosa che conta. Come ho scritto nel mio libro. Barone mi piace, comunque, anche se a Lecce sono un po’ tutti baroni. Amavo vestire bene, elegante, mi è sempre piaciuto». ► Perché si è fermato a Udine? «Dopo il ritorno a Lecce nell’86 pensavo di aver smesso. Un giorno andai a trovare Gianpiero Marchetti ed Enzo Ferrari. Mi convinsero ad accettare la Triestina, giocai lì. Poi ho fatto il dirigente e il commentatore tv. la cosa che più mi piaceva. Un gran rapporto con Massimo Corcione a Sky. Così sono rimasto in Friuli, città che era serena. Ora Andreja ha un po’ di saudade. Vado e vengo dal Brasile che era nel mio destino. Quando conobbi mia moglie a Rio, dove andai 35 anni fa per una partita, rimasi 4 mesi prima di rientrare. A 70 anni ho finito di lavorare. Ma se mi chiamano per parlare alle persone vado ancora con gran piacere».
  21. Qual è il colmo per Bonolis? https://www.fanpage.it/sport/calcio/davide-bonolis-diventa-a-sorpresa-un-calciatore-della-juventus-creators-lhai-gia-detto-a-papa/
  22. l'Inter riuscirà a guadagnare punti anche dopo un pareggio di M***A
  23. «Nella mia Juve ci stava solo Yildiz Roma, super Svilar» Il doppio ex Don Fabio “gioca” la sfida dell’Olimpico: «Domani allenerei più i bianconeri, occhio a Vlahovic» Cassano top, ma lunatico. Mi imitava benissimo, ma mi fece infuriare per le patatine Una pizza me la gioco sulla Juve in Champions di Filippo Cornacchia TORINO 5 apr 2025 Ranieri è come De Chirico, un grande pittore sottovalutato Tudor giocatore particolare, non lo immaginavo allenatore Alla Roma anche grazie a Gaucci. Sensi mi portò a cena in Vaticano «Ranieri è come De Chirico, un grande pittore un po’ sottovalutato. Mentre la scelta di Tudor ricorda la rinascita del figurativo nell’arte contemporanea, che nel caso della Juventus è il richiamo al dna del club». Quando non guarda una partita, è facile trovarlo in giro per mostre. Fabio Capello ama l’arte almeno quanto il calcio e in carriera ha fatto collezione di trofei, quadri e campioni tra Milan, Juventus, Roma, Real Madrid... ► Se domani le offrissero per 90’ una delle due panchine dell’Olimpico, sceglierebbe quella della Roma o della Juventus? «In questo momento mi intrigherebbe maggiormente la Juventus, a me piacciono le sfide. Ranieri ha già vinto la sua, la Roma è in viaggio. Tudor, invece, è in fase di ripartenza». ► Lei è passato dalla Roma alla Juventus prima da giocatore e poi da allenatore. Se ci ripensa? «Mi viene in mente come arrivai alla panchina giallorossa. Un giorno incontro Gaucci, all’epoca presidente del Perugia: “Fabio, perché non vai ad allenare la Roma?” Gli dico che non ho il numero di Sensi e me lo dà subito lui. Poi con Sensi ci siamo trovati su tutto. Al di là dello scudetto, a Sensi sarò sempre grato per quando portò me e mia moglie a cena in Vaticano. Però…». ► Però… «Mi spiace non averlo salutato quando ho lasciato la Roma per andare ad allenare la Juventus. È successo tutto velocemente: non mi sentivo più felice in giallorosso e quando i bianconeri mi hanno chiamato ci siamo accordati da un giorno all’altro». ► La sfida tra Roma e Juventus che ricorda meglio? «Il 2-2 a Torino del maggio 2001, quello decisivo per la vittoria dello scudetto. Ricordo certe sensazioni di campo come avessimo giocato ieri: Totti era un po’ stanco e lo cambiai con Nakata. E poco prima avevo sostituito Delvecchio con Montella. Rischiai e andò bene: dal 2-0 per la Juve al 2-2 grazie ai gol del giapponese e di Vincenzo». ► Tudor o Ranieri: chi si qualifica per la Champions? «Una pizza la giocherei sulla Juve perché ho la sensazione che i bianconeri non abbiano ancora mostrato tutte le risorse. Thiago Motta chiedeva di eseguire il compitino e l’impressione è che la squadra alla fine sia andata in confusione. Ma resto convinto che Koopmeiners non possa essere la controfigura del bel giocatore ammirato nell’Atalanta di Gasperini». ► Perché Ranieri è speciale? «Perché non si inventa nulla, cerca le cose semplici e logiche: motiva e mette in campo i migliori nei ruoli adatti per esaltarne le caratteristiche. E dà fiducia anche ai giocatori fischiati dal pubblico». ► Tudor è stato un suo difensore alla Juventus: se lo sarebbe immaginato in panchina? «No. Igor mi ha stupito e sono contento per lui. Da giocatore forse non l’ho capito abbastanza, c’è da dire che in quel ruolo avevo Thuram e Cannavaro». ► Legrottaglie ha raccontato: “Se a Tudor venivano i 5 minuti in allenamento, si toglieva la casacca e tornava negli spogliatoi da solo”. «Era un ragazzo attento, professionale e anche un po’ particolare. Ma con me non si è mai permesso di lasciare il campo. Gli sarebbe costato troppo, anche a livello economico… (risata). Non sono molti quelli che mi hanno mancato di rispetto». ► È stato Cassano il più duro da gestire? «Antonio era un talento fantastico e avrebbe potuto giocare in tutte le migliori squadre del mondo, anche nella Juventus. Era solo un po’ lunatico e in certe giornate… Cassano mi imitava benissimo, era anche divertente. Quando mi ha fatto infuriare alla Roma non era quello il motivo». ► Cioè? «Aveva ordinato le patatine fritte a tavola. Una ragazzata, ma io ero intransigente su queste cose». ► Della Roma di Ranieri chi avrebbe trovato spazio nella squadra dello scudetto 2001? «Dybala e Svilar, gran portiere». ► E della squadra di Tudor nella sua Juventus 2004-06? «In campo, nessuno. In squadra soltanto Yildiz, che ha qualcosa di diverso. È un Kandinsky: chi ha questi quadri se li tiene stretti perché il loro valore cresce sempre. Fossi nella Juventus, farei lo stesso». ► Tra Roma e Juve c’è un mediano che le ricorda il “Puma” Emerson, suo pretoriano in giallorosso, bianconero e anche al Real Madrid? «L’unico che mi ricorda Emerson è… Ederson dell’Atalanta. Il Puma era favoloso: a Roma si ruppe i legamenti in allenamento e dopo 5 mesi era già in campo». ► Dovbyk (16 gol) o Vlahovic (14) come nove per una sua squadra? «Perché dovrei prendere uno dei due? Ma fossi nella Roma, farei attenzione a Vlahovic domani: il serbo può essere l’uomo decisivo. Lui o Koopmeiners, che prima o poi deve tornare quello vero. Tra i giallorossi punto su Svilar». ► Tudor lo vede come traghettatore o anche come allenatore per la Juventus del futuro? «Impossibile dirlo ora, peseranno i risultati». ► Fosse in Ranieri quale tecnico sceglierebbe per il post… Ranieri? «Un allenatore esperto che sappia anche ascoltare Ranieri e da questo punto di vista Pioli potrebbe essere un’ottima scelta. Stefano ha vinto lo scudetto con il Milan».
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