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andrea

Tifoso Juventus
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  1. Parla Campedelli Il Chievo non era la Juve. L’ex presidente commenta la sanzione ai bianconeri Francesco Gottardi · 31 mag 2023 Venezia. Due pesi e due misure. Ma nessun rancore. “Anzi: sono contento per la Juventus”, dice al Foglio Luca Campedelli, il fu artefice del miracolo Chievo Verona. “Anche se me l’hanno ammazzato”. Il club gialloblù fu radiato dal calcio nel 2021 per inadempienze tributarie. Quello bianconero invece oggi si è rifugiato nel patteggiamento per la manovra stipendi. “Di fatto, se la caverà con una piccola multa: direi risibile rispetto alle casse societarie”: 718mila euro a fronte di 400 milioni di fatturato. “Ne consegue, evidentemente, che ognuno può stringere accordi al di fuori del vincolo federale senza problemi. E così si giustifica questo tipo di operazioni”. Tutti contenti, insomma. I bianconeri, definito pure il caso plusvalenze, possono finalmente chiudere i procedimenti sportivi a loro carico. “Il calcio italiano ritrova serenità”, dichiara Gabriele Gravina, numero uno della Figc. “E la giustizia sportiva si è dimostrata veloce, puntuale e rigorosa”. Ora spiegatelo a Campedelli. “Il mio Chievo? È stato buttato in pasto ai leoni. Ma neanche, dritto nella spazzatura senza una reale motivazione. Stiamo ancora aspettando risposta sulla norma che fin qui ci ha condannato”. E si sa quanto si possono dilungare le battaglie legali. “Nel frattempo, mi sembra che il calcio italiano sia andato avanti lo stesso: se va bene a loro, va bene a tutti”. Senza la Juventus però, avanti non si andrebbe. “Un tifoso su tre è bianconero: non mi pare il caso di rinunciare a una società così importante. L’ha detto anche Gravina, che bisogna tutelare il brand Juve”. E quindi, passino le discrepanze in aula. Anche nei confronti della medesima società: la mano di piuma sull’inchiesta stipendi sembra quasi voler compensare il caos che negli ultimi mesi ha travolto casa Juve. Tra dirigenti indagati, ricorsi e controricorsi. Con ripercussioni sulla classifica della squadra di Allegri – punti sottratti, restituiti e ritolti – e sul benessere dell’intera Serie A. Complice la lacuna normativa sulle plusvalenze. “Questa svolta non mi sorprende”, continua l’imprenditore. “L’avevo previsto. Ai miei amici juventini l’avevo pure detto, che sarebbe finita così. Nel complesso, l’intera vicenda lascia perplessi”. Qui Campedelli spezza una lancia in favore dei bianconeri. “Le plusvalenze si realizzano sempre in due: come si fa a condannare la Juve e non le altre società coinvolte? Fermo restando che per me non era neanche da processare”. Il vecchio patron del Chievo era stato buon profeta: mentre la sua creatura falliva, i grandi club continuavano a sopravvivere sommersi di debiti. Non solo in Italia. Si pensi ai guai del Barcellona. A quelli del Manchester City, accusato di ripetute violazioni delle norme finanziarie federali. Eppure in finale di Champions League. “Nonostante tutto, questo sport mi manca”, ammette Campedelli. “Vicino a Verona c’è una squadra di amici con cui mi trovo bene. Vogliamo ripartire da lì: anche se la categoria è bassa non mi interessa”. Un’alternativa alla Clivense dell’ex bandiera Pellissier, fresca di risalita in Serie D? “Sì. Non sarà una replica dei miei gialloblù, ma qualcosa di significativo rispetto a quel che è stata la mia storia nel Chievo”. Dai dilettanti ai preliminari di quella stessa Champions. “L’unico mio appunto al calcio di oggi è il Var: sono fermamente contrario alla tecnologia”. Non si tratta di un commento di circostanza. Proprio contro la Juve, nel 2013 il Chievo uscì sconfitto per un gol regolare annullato. E in tutta risposta Campedelli andò a consolare l’arbitro a fine partita, tra gli applausi delle istituzioni. Quel Chievo, quella sorprendente provinciale, ancora piaceva a tutti. “Almeno sul campo, cerchiamo di mantenere i valori di un tempo. Ma per il resto il calcio si evolve: dal punto di vista economico e gestionale non può restare fermo”. Anche alla giustizia non resta che adattarsi.
  2. Quante parole, bastava dargli del c****to
  3. La Juve non è andata in B, quindi il calcio è morto dice il Cervo
  4. IL BARCELLONA, IL CASO ARBITRI E LA JUVE: L’UEFA SIA EQUANIME di SEBASTIANO VERNAZZA · 29 mag 2023 Unite dal progetto Superlega e dalle disavventure giudiziarie: il curioso caso di Juventus e Barcellona. I guai juventini sono noti, plusvalenze e manovra stipendi, e hanno già prodotto una penalizzazione corposa, meno dieci, nel campionato di Serie A. Il Barcellona da mesi è nel mirino per il cosiddetto caso Negreira, la giustizia penale spagnola indaga per tentata corruzione. Ricapitoliamo per sommi capi. Tra il 2001 e il 2018, il Barça avrebbe versato circa sette milioni di euro a José Maria Enriquez Negreira, ex arbitro e tra il 1994 e il 2018 vicepresidente dell’organismo arbitrale spagnolo. Lo avrebbe fatto con fatturazioni a società di proprietà dell’interessato e per lavori e consulenze improbabili. Lo stesso Negreira ha detto che il Barcellona pagava per garantirsi “arbitraggi neutrali”. Javier Tebas, presidente della Lega, è stato durissimo: «Un danno grave alla reputazione del calcio spagnolo». Sul caso lavora la procura di Barcellona, in sede di giustizia penale. Per la giustizia sportiva spagnola il caso è caduto in prescrizione: in patria il Barcellona non rischia né retrocessioni né penalizzazioni, e questa è la prima e forse unica grande differenza con lo “Juve-gate”. Per il resto, l’accostamento ci sta e chiama in causa l’Uefa, che ha aperto indagini su ambedue le vicende. Il ragionamento è elementare: se l’Uefa userà il pugno duro escludendo la Juve dalle coppe europee, come non aspettarsi altrettanto con il Barcellona, una volta che in Spagna si arriverà a sentenza sul pasticciaccio Negreira, o forse prima, se ai giudici Uefa basterà il materiale probatorio prodotto dai magistrati inquirenti catalani? Non sarebbe accettabile fare figli e figliastri. Se fioccheranno sanzioni, dovranno essere comminate a tutti, al di là del paracadute della prescrizione sportiva in ambito nazionale. Le accuse e i presunti reati non sono uguali, si differenziano molto. Un conto è truccare bilanci, un altro corrompere arbitri. Se si guarda allo sport in purezza, la seconda ipotesi di colpa è più grave. A meno che dietro le quinte non sia in atto qualcosa d’altro. In aprile i media spagnoli hanno raccontato che Joan Laporta è volato a Lubiana, in Slovenia, per incontrare Aleksander Ceferin, presidente dell’Uefa. Laporta avrebbe negato qualunque responsabilità del Barcellona nella questione: nessuna corruzione arbitrale. Un’autodifesa informale e un po’ irrituale, ma il Barça appartiene all’élite del calcio mondiale e il suo presidente può permettersi di accorciare le distanze. Ricapitolando e concludendo: un mese fa Laporta ha parlato con Ceferin; nei giorni scorsi il tribunale di Barcellona ha accolto la richiesta del Real Madrid di costituirsi parte civile nel “procedimento Negreira”. Due fatti in apparenza scollegati e a pensare male si fa peccato, però... Il Real Madrid, come noto, è il motore principale del progetto Superlega, a cui sono rimasti agganciati soltanto Barcellona e Juve. Qui entriamo nel campo delle ipotesi e delle congetture: la “grana Negreira” non avrà incrinato il trio dei superleghisti? Il Barcellona non starà pensando oggi alla propria ragion di Stato?
  5. Quindi è cuckhold, non c****to ne parlavano giusto qualche giorno fa alla Zanzara
  6. Poi quando il calciomercato riguarderà Mutandari si riempiranno le pagine dei giornali
  7. Voglio vedere Giuntoli quando alla festa partirà il coro "Chi non salta juventino è"
  8. Le altre squadre sapevano che al 99% sarebbe bastato arrivare quinti per andare in Champions, capirai che problemi
  9. Ho scoperto adesso che dicono che la notizia è stata inventata da Fanpage
  10. La figlia si laurea, ma il padre andrà a vedere la Roma https://www.dagospia.com/rubrica-30/sport/magica-roma-ldquo-mercoledi-mi-laureo-ma-mio-padre-non-ci-354718.htm
  11. Quella pace tra Adl e gli ultras mi sembrava strana https://www.dagospia.com/rubrica-30/sport/quot-domani-quot-sgancia-bomba-patto-de-laurentiis-ultras-cui-354728.htm
  12. Ci rendiamo conto che finora l'attacco più deciso a chi ci vuole sotterrare (Figc, UEFA, giornali, ecc...) è stato quello di Lapo alla Cristillin?
  13. https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/lsquo-gnazio-russa-mejo-ragionier-filini-ndash-presidente-354707.htm
  14. Il centrocampo dell'Inter non è inferiore a quello del City (Massimo Mauro, adesso)
  15. Di Lello qualche anno fa parlava di Juventus e ndrangheta https://m.calciomercato.com/news/di-lello-commissione-antimafia-report-e-esposto-piu-agnelli-di-m-50435
  16. Di Lello qualche anno fa, indovinate per chi dice di tifare https://m.calciomercato.com/news/di-lello-commissione-antimafia-report-e-esposto-piu-agnelli-di-m-50435
  17. Leggete cosa ha detto ieri Marco Di Lello, procuratore della Figc Indovinate dove è nato... https://www.ilfoglio.it/lettere/2023/05/26/news/il-perfetto-manifesto-della-grande-farsa-della-giustizia-sportiva-5308840/
  18. Un lettore scrive alla giornalaccio rosa, leggete la risposta I MERITI DELLA JUVE E LA NASCITA DI UNA NUOVA ERA DEL CALCIO ITALIANO di FRANCO ARTURI · 26 mag 2023 Tutti addosso alla Juventus: ma proprio non abbiamo combinato niente di buono noi bianconeri? Fulvio Accesini Credo che il quesito meriti una risposta onesta e affermativa. La Juventus, anche di questi tempi, conserva importanti meriti. Ne individuo tre principali. Il primo è aver costruito il proprio impianto di proprietà, pur se un po’ sottodimensionato rispetto ai grandi club d’Europa: da questo punto di vista la società è avanti anni e anni rispetto alle principali concorrenti italiane. Il secondo è la cura del vivaio e dei giovani, che si è notata anche in questa stagione: da Fagioli a Miretti, da Iling a Soulé, da Kean a tre elementi importanti e di un passato non lontano, come Marchisio, Giovinco e De Ceglie. Solo il Milan negli ultimi 20 anni (ma non di recente) ha saputo produrre altrettanto bene. Il terzo punto di grande contenuto etico è la coerenza e la durezza con le quali il club ha preso più volte la distanza dalla frangia esagitata degli ultrà: gli episodi a proposito sono stati tanti. Ci vuole coraggio, anche personale, per questi comportamenti virtuosi, che non sono poi molto diffusi nel nostro calcio. Naturalmente i pregi elencati non diminuiscono per nulla la gravità dei comportamenti, improntati all’arroganza, che le dirigenze Juve hanno mostrato dal 2006 a oggi, con una serie senza precedenti di condotte censurabili. Ed è soltanto una fuga dalla realtà sostenere che quest’anno senza la penalizzazione la Juve sarebbe seconda sul campo: se quella rosa, che ti conferisce il piazzamento, è stata costruita anche sulla slealtà e su magheggi di bilancio, come stanno dimostrando sentenze in serie, non ha proprio senso essere orgogliosi di quel secondo posto, come Allegri continua a fare. Ma temo che sia proprio questa la tossina letale che tradisce spesso la Juve: quel considerare la vittoria «l’unica cosa che conta». Un vero e proprio antivalore, l’anticamera di errori in serie. Mi auguro proprio che, una volta passata la tempesta in atto, su tutti i fronti ancora aperti, non sentiremo più parlare per sempre di dimissioni in blocco di dirigenti della Juve e di processi a suo carico. Tuttavia, questo avrà un prezzo: la «normalizzazione» del club, dal punto di vista del fatturato. Dubito, anche a causa di una probabile assenza dalle coppe europee, che la Juve possa continuare a permettersi un monte-ingaggi doppio o più di quelli del Milan, della Roma o del Napoli, per non parlare di Lazio e Fiorentina, ottenendone, almeno da un paio di stagioni in qua, risultati scadenti. Da questo punto di vista può essere che l’intero calcio italiano stia entrando in una nuova epoca, nella quale mancherà la (o le) società-faro. Quattro scudettate diverse nelle ultime quattro stagioni sono un segnale già importante: non accadeva da vent’anni. L’abilità sul mercato, soprattutto dei giovani, la qualità e la modernità del gioco, la voglia di stupire sapendo di non essere sconfitti in partenza costituiranno i nuovi asset per sognare. E, anche grazie al Var, se lo potranno permettere molti, se non tutti. Tanti alibi cadranno uno dopo l’altro: là fuori non c’è più Mangiafuoco.
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