-
Numero contenuti
143184 -
Iscritto
-
Ultima visita
-
Days Won
37
Tipo di contenuto
Profilo
Forum
Calendario
Tutti i contenuti di Socrates
-
ELIO DE SILVESTRO Nazione: Italia Luogo di nascita: Formia (Latina) Data di nascita: 10.03.1993 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2011 al 2012 Esordio: 15.07.2011 - Amichevole - Selezione Val Susa-Juventus 1-12 Ultima partita: 23.07.2011 - Amichevole - Juventus-Sporting Lisbona 1-2 0 presenze - 0 reti
-
NOVELLI https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1949-1950 Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1949 al 1950 Esordio: 21.08.1949 - Amichevole - Cremonese-Juventus 1-4 0 presenze - 0 reti
-
MILOS KRASIC GIUSEPPE GATTINO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL NOVEMBRE 2010 Le belle storie, diceva un grande scrittore americano, si raccontano da sole. E quella di Milos Krasić è davvero una bella storia. Venticinque anni compiuti il primo novembre (anniversario della Juventus, bella coincidenza), una Coppa Uefa, due campionati, quattro coppe e tre supercoppe di Russia nel CSKA Mosca, il posto fisso nella nazionale serba e un sogno perseguito con tenacia: giocare nella Juventus. Oggi che quel sogno è una felice realtà la storia di Milos sembra ancora più bella e ancora più facile da raccontare. La rapidità con cui si è inserito in squadra e la forza con cui ha conquistato gli juventini lasciano pensare che il ragazzo di Kosovska Mitrovica sia destinato a far parlare di sé ancora per molto tempo. – Milos ti aspettavi un inizio così devastante? «Sinceramente no. Sapevo di arrivare in una grande squadra, con tanti giocatori importanti, però non potevo sperare di cominciare così. Ma se mi sono inserito in fretta e bene non è solo per merito mio: devo ringraziare i compagni, l’allenatore e i dirigenti, che mi hanno messo nelle condizioni per esprimermi al meglio. E poi la gente: che mi ha sostenuto in modo straordinario ancora prima di scendere in campo». – C’è da chiedersi se ci sia un segreto di questo tuo primo periodo in bianconero, perché è difficile ricordare un giocatore straniero che si sia inserito così bene e così in fretta nella Juve. «No, non c’è nessun segreto. È tutto molto semplice: lavoro tanto, mi impegno in allenamento e ho voglia di giocare. In campo metto tutto me stesso, in ogni pallone che tocco. D’altronde so di essere stato scelto per rinforzare la squadra e che l’investimento su di me è stato importante. Cerco solo di restituire alla Juventus la fiducia che mi ha dato». – Quello che ha colpito subito di te e che ti ha fatto apprezzare dai tifosi, prima ancora che scendessi in campo, è stata la voglia di venire a Torino e di indossare questa maglia. Sappiamo che hai anche rinunciato a una parte dell’ingaggio pur di venire alla Juve... «C’erano altre richieste, è vero. Ma a me interessava solo venire qui. È anche vero che ho rinunciato a una parte dei soldi che avrei guadagnato per agevolare l’accordo tra Juve e CSKA, ma sono convinto che ne valesse la pena e sono contento di aver fatto questa scelta. Per realizzare i propri sogni ci vuole determinazione». – Hai voluto la Juventus più di ogni altra cosa, in un momento in cui non ti mancavano le proposte di altri club. Ma che cosa significava per te questa squadra? «La Juventus è la più grande società italiana. È una squadra che ha vinto tantissimi titoli e che ha l’ambizione e i mezzi per vincere tutto: in Italia e in Europa. La Juventus, poi, è la squadra dove gioca Alessandro Del Piero, un calciatore che sono felice di aver conosciuto, con cui è bello giocare e dal quale penso di poter imparare tanto». – Dalle aspettative alla realtà: la Juve è come te l’aspettavi? «Sì, è proprio come la immaginavo: un grande club, con un grande pubblico, una grande organizzazione che nasce da una società seria, che ha tradizione e passione. Qui c’è tutto per mettere noi giocatori nelle condizioni per dare il massimo. È un sogno, il mio sogno. E voglio viverlo fino in fondo». – Tu volevi la Juve, i tifosi vogliono battere l’Inter. Che cosa hai provato a giocare il “derby d’Italia” a San Siro? «È stata una grande partita, giocata in un’atmosfera fantastica: non vedevo l’ora di scendere in campo e di giocare contro l’Inter. Abbiamo giocato bene e ce l’abbiamo messa tutta per vincere. Un’esperienza straordinaria». – Per te quella partita è stata anche l’occasione per incontrare il capitano della tua nazionale. Che rapporto hai con Stanković e che cosa ti ha detto della tua scelta? «Dejan mi ha aiutato nei primi giorni in Italia e mi ha fatto i complimenti per l’inizio di campionato. Anche lui ha notato i progressi della Juventus e mi ha detto che a Milano ci rispettano molto perché si sono accorti che siamo un bel gruppo, in grado di dare filo da torcere a tutti. Per il resto con lui ho il rapporto che si ha con il proprio capitano di Nazionale, di stima e amicizia». – Ti conoscevamo come uomo di fascia, capace di saltare l’uomo e arrivare facilmente al cross. Non ci aspettavamo i gol, che invece sembrano arrivare più facilmente del previsto. L’impressione di molti è che tu sia un attaccante aggiunto più che un centrocampista. «Sono un centrocampista, non ho dubbi. Ovviamente, sono molto contento di aver segnato, ma il mio mestiere è far segnare gli altri. Non è retorica: mi interessa che la squadra funzioni e il mio obiettivo personale è mettere gli attaccanti nelle condizioni di fare gol. Se poi mi capita di buttarla dentro, meglio». – Delneri è un allenatore che chiede ai giocatori la massima diligenza tattica. Che impressione hai avuto in questi primi mesi di lavoro? «È vero, il mister ci chiede di dedicare la massima attenzione alla tattica, al modo di stare in campo e ai movimenti senza palla. Lo sapevo, perché seguivo il calcio italiano e perché prima di arrivare a Torino mi ero documentato. In ogni caso con lui mi trovo benissimo: il suo sistema di gioco è perfetto per le mie caratteristiche e non è cambiato molto rispetto a come giocavo a Mosca o in Nazionale». – A proposito di Nazionale: la scorsa estate hai giocato il Mondiale. Al di là dell’esito negativo per la Serbia, che esperienza è stata? «È stato un grande spettacolo: il Mondiale è il posto dove tutti vorrebbero essere. È stata un’esperienza umana e professionale importante, che mi ha permesso di confrontarmi con grandi campioni in un contesto unico. Dal punto di vista del risultato la delusione è stata pesante, perché sono convinto che la Serbia avesse le carte in regola per fare meglio. Ci è mancata un po’ di fortuna e, alla fine, non abbiamo passato il turno per un gol di scarto, in un girone impegnativo che comprendeva Australia, Germania e Ghana». – In Sud Africa la delusione è stata solo sportiva. A Genova, invece, tu e i tuoi compagni avete vissuto un episodio particolarmente triste del calcio europeo. Che cosa ti ha lasciato quell’esperienza? «Quella notte sono tornato a Torino con un sentimento di strazio nel cuore. Come tutti i miei compagni, volevo solo giocare una bella partita in uno stadio pieno di gente entusiasta. Volevamo vivere uno spettacolo di sport. E invece...». – Ti aspettavi che potessero accadere fatti del genere? «No, non me l’aspettavo io e non se l’aspettavano nemmeno i miei compagni. In ogni caso, secondo me non c’è nessuna relazione tra quegli episodi e il calcio. Purtroppo noi giocatori non eravamo in grado di fermare quella gente: ci abbiamo provato, invitandoli alla calma, ma come si è visto è stato del tutto inutile». – Pensi che quegli incidenti possano alimentare un’immagine negativa del tuo Paese in Europa, e in Italia in particolare? «Certo non è stata una buona pubblicità per la Serbia. Ma si è trattato di un fatto isolato: non ricordo episodi analoghi in occasione di partite della nostra Nazionale e sono sicuro che se gli italiani verranno in Serbia a sostenere gli azzurri non si ripeteranno altri episodi del genere. Il nostro è un paese moderno e ospitale, che non può essere rappresentato dalla gente che a Genova ha impedito che giocassimo la partita». – Dal tuo arrivo hai calamitato l’attenzione dei media: te lo immaginavi? «Sapevo che in Italia il calcio è un fenomeno seguitissimo e immaginavo che giocando alla Juve i giornalisti si sarebbero occupati di me. È inevitabile e la cosa non mi dà problemi, anzi: fa parte del mio lavoro ed è giusto che i giornalisti facciano il loro». – Veniamo agli affetti: da pochi giorni la tua famiglia ti ha raggiunto a Torino e puoi goderti la piccola Mila. «Sì, sono arrivate mia figlia Mila, nata alla fine di settembre, e mia moglie Miriana: con lei ci siamo conosciuti a Novi Sad, la sua città, durante un torneo di calcetto. Io ho vissuto e giocato a lungo a Novi Sad, dove sono ancora iscritto alla facoltà di Management dello sport. Non so se riuscirò a finire gli studi, ma sarei felice di farcela». – Alla Juve hai l’esempio di Giorgio Chiellini: si è appena laureato. «Complimenti a Giorgio, cercherò di imitarlo». – Facciamo un passo indietro: che cosa ti hanno lasciato i cinque anni trascorsi a Mosca? «Nel periodo trascorso al CSKA mi sono tolto grandi soddisfazioni sportive, in un calcio che sta crescendo e in un campionato sempre più competitivo: ho vinto quattro campionati e una Coppa Uefa. Successi che vogliono dire molto e che mi legheranno sempre a Mosca. Per quanto riguarda la città e la sua gente, mi rimarranno sempre nel cuore: una bellissima esperienza, che penso potrà aiutarmi anche qui a Torino a dare il meglio di me». – Che cos’è l’Italia per un ragazzo serbo della tua età? «Un grande paese, aperto, con tanta cultura e ricco di umanità. La gente è accogliente, ti fa sentire il suo affetto. Torino, poi, mi ha stupito per la bellezza e per l’ospitalità che non immaginavo. E poi da voi si mangia bene: sono goloso di pasta, cucinata in qualunque modo». – Milos Krasić fuori campo: musica, cinema, playstation. E poi? «E poi calcio. Per quanto riguarda la musica ascolto soprattutto cantanti serbi, Raznatović o Goran Bregović, che forse da voi è il nostro artista più apprezzato. Al cinema mi piacciono soprattutto i thriller, ma anche i film di Kusturica. In ogni caso non ho molti hobby: penso al calcio e provo a portare avanti gli studi». – Milos, tu vieni da una terra che negli ultimi vent’anni ha vissuto conflitti terribili. Che segni ti hanno lasciato quelle vicende? «Per fortuna nessuno: durante la guerra ero piccolo e ricordo poco di quei giorni. Certo, ne parlo con i miei genitori e mi auguro che non si ripetano quelle situazioni. Oggi la Serbia è uno stato giovane, in crescita, e credo che per i giovani ci possano essere buone prospettive. Dobbiamo lavorare tutti insieme in questo senso». 〰.〰.〰 Il debutto avviene il 29 agosto a Bari. Due settimane più tardi, nella partita casalinga contro la Sampdoria, fornisce l’assist per il gol di Marchisio. Si ripete anche sette giorni dopo a Udine, mandando in rete prima Quagliarella e poi Marchisio. Ribattezzato immediatamente dai tifosi bianconeri Furia Serba (per via della sua zazzera bionda che ricorda tanto Pavel Nedved), Krasić è imprendibile per qualsiasi difensore avversario. La sua velocità e il suo dribbling secco, infatti, lo trasformano in un’arma devastante per la squadra di Delneri. Il 26 settembre, realizza una tripletta nella partita casalinga vinta col Cagliari. «Siamo un grandissimo gruppo, giochiamo l’uno per l’altro e questa è la nostra forza. Per me segnare 3 gol ha rappresentato una grandissima emozione», confessa Milos. «Krasić come Nedved? – dichiara Delneri – Mah, io non voglio essere dipendente da nessuno, voglio che la Juve diventi squadra. Lui è un componente importante, ma è uno del gruppo». Anche a Chiellini piace il nuovo Nedved: «La capigliatura lo fa sembrare Pavel e i paragoni si sprecano, ma Milos ha caratteristiche diverse. Si è integrato alla grande, speriamo continui così perché sta facendo una bella differenza». Meno di un mese dopo, il 21 ottobre, entra in campo nel secondo tempo durante la trasferta di Europa League contro il Salisburgo segnando, su assist di De Ceglie, il primo gol nelle coppe europee con la maglia bianconera. Tutto sembra andare per il meglio, la Juventus ha trovato il top-player che le può permettere il salto di qualità, ma il destino è in agguato. Il 24 ottobre, nella trasferta di Bologna, a circa metà del primo tempo, il serbo si procura un rigore (che sarà poi sbagliato da Iaquinta). Il giudice sportivo ritiene che si tratti di simulazione e lo squalifica due giornate per condotta antisportiva. È la svolta negativa: da questo momento per gli arbitri è un simulatore! Sintomatica è la partita casalinga contro l’Udinese: due fallacci da rosso diretto ai suoi danni, commessi dai difensori friulani, sono completamente ignorati dall’arbitro! «Sono distrutto», racconta agli amici che lo sentono e vedono assai provato da questa vicenda. Anche i compagni, a partire da Del Piero, raccontano di un Milos demoralizzato al pensiero che possa circolare un’opinione sbagliata di lui. Il 4 novembre, nella partita casalinga di Europa League contro il Salisburgo, si procura uno stiramento al muscolo della coscia sinistra. Ritorna in campo a diciassette giorni dall’infortunio, realizzando il gol del 2-0 nella vittoria in trasferta sul Genoa del 21 novembre e causando l’autorete del vantaggio bianconero. Il momento di gloria massimo per Krasić è il 12 dicembre: la Juventus affronta la Lazio, all’Olimpico di Torino. La squadra bianconera ha assolutamente necessità dei tre punti, ma l’avversario è molto ostico. Chiellini porta in vantaggio la Juventus dopo soli due minuti di gioco, ma l’entusiasmo dura poco perché Zarate riesce a pareggiare poco dopo. A pochi secondi dal termine della contesa, Milos recupera un pallone servitogli da Sissoko, salta netto un paio di avversari e riesce a infilare il pallone nella porta laziale, grazie anche alla complicità del portiere Muslera. Paradossalmente, questo gol anziché rilanciare il serbo, ne decreta il suo canto del cigno. Da quel momento, Krasić subisce un’involuzione vertiginosa e, del magnifico e devastante giocatore della prima parte del campionato, non rimane che il ricordo. Termina la sua prima stagione in bianconero con 41 presenze e 9 gol. In estate arriva Antonio Conte sulla panchina bianconera. Il mister leccese schiera, inizialmente, la squadra con il 4-2-4, modulo che dovrebbe esaltare le capacità e le caratteristiche di Krasić. Invece, il giocatore risponde con prestazione altamente imbarazzanti e Conte non può fare altro che accantonare la Furia Serba, in chiare difficoltà sia dal punto di vista tattico che mentale. Trova il suo primo e unico gol in occasione di Catania-Juve, complice un errore del portiere Andujar. Il 2 agosto 2012 è definitivamente ceduto alla squadra turca del Fenerbahçe. «Ho iniziato bene alla Juventus, abbiamo giocato una bella annata. Per me è stata una stagione buona, poi non voglio tornare su vecchi discorsi con Conte: è un allenatore perfetto, è il numero uno. Alla Juventus, però è cambiato tutto la seconda stagione e nel 3-5-2 non mi trovavo, forse anche per colpa mia. Quando non si gioca si dà sempre colpa all’allenatore ma voglio assumermi anche le mie responsabilità. Quando un giocatore si allena bene, allora gioca; se non giocavo, evidentemente c’è stato qualche motivo». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/milos-krasic.html
-
MILOS KRASIC https://it.wikipedia.org/wiki/Miloš_Krasić Nazione: Serbia Luogo di nascita: Kosovska Mitrovica (Kosovo) Data di nascita: 01.11.1984 Ruolo: Ala Altezza: 185 cm Peso: 72 kg Nazionale Serbo Soprannome: Il Nuovo Nedved Alla Juventus dal 2010 al 2012 Esordio: 29.08.2010 - Serie A - Bari-Juventus 1-0 Ultima partita: 24.01.2012 - Coppa Italia - Juventus-Roma 3-0 50 presenze - 10 reti 1 scudetto Miloš Krasić (Kosovska Mitrovica, 1º novembre 1984), è un ex calciatore serbo, di ruolo centrocampista. Dopo gli esordi al Vojvodina, si trasferisce al CSKA Mosca, vincendo due campionati (2005 e 2006), quattro coppe (2005, 2006, 2008 e 2009), quattro supercoppe nazionali (2004, 2006, 2007 e 2009) e la Coppa UEFA 2004-2005. Nel 2012, da riserva, si aggiudica uno scudetto con la Juventus, per poi vestire i colori di Fenerbahçe, Bastia e Lechia Danzica a fine carriera. Nazionale serbo, con l'Under-21 ha partecipato a tre fasi finali del campionato europeo, perdendo due finali (2004 e 2007) e arrivando al terzo posto nel 2006. Ha partecipato alle Olimpiadi 2004 con la selezione olimpica della Serbia-Montenegro. Miloš Krasić Krasić con la nazionale serba nel 2009. Nazionalità Jugoslavia Serbia e Montenegro (2003-2006) Serbia (dal 2006) Altezza 185 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º dicembre 2018 Carriera Giovanili 1998-1999 Rudar Kos. Mitrovica 1999-2001 Vojvodina Squadre di club 2001-2004 Vojvodina 78 (8) 2004-2010 CSKA Mosca 150 (26) 2010-2012 Juventus 50 (10) 2012-2013 Fenerbahçe 14 (0) 2013-2014 → Bastia 18 (2) 2014-2015 Fenerbahçe 0 (0) 2015-2018 Lechia Danzica 86 (8) Nazionale 2004-2007 Serbia U-21 5 (0) 2006-2011 Serbia 46 (4) Palmarès Europei di calcio Under-21 Argento Germania 2004 Bronzo Portogallo 2006 Argento Olanda 2007 Biografia Ha due fratelli calciatori, Bojan e Ognjen, ed è cugino di Marko Krasić, anche lui calciatore professionista. Caratteristiche tecniche Esterno d'attacco velocissimo dotato di una forte progressione con la quale superava gli avversari, bravo negli inserimenti in spazi stretti, da giovane era anche veloce nell'andare alla conclusione e forte atleticamente, possedendo una buona abilità tecnica e precisione nel crossare. Gioca prevalentemente con il piede destro, cercando di usare il meno possibile il sinistro. Indisciplinato tatticamente, a causa delle sue sofferenze tattiche, è divenuto una comparsa nella sua seconda stagione alla Juventus, con l'arrivo di Conte. Preferisce essere schierato sulla fascia destra dove, grazie alla sua rapidità, riesce a saltare l'avversario per poi crossare o addentrarsi nell'area di rigore avversaria e rendersi di conseguenza pericoloso. Non poteva giocare sia sulla fascia sinistra sia su quella destra. Una volta arrivato in Italia alla Juventus, è stato subito etichettato come il "nuovo Nedved" per il look simile, la provenienza dall'est Europa, il ruolo e la grande facilità di corsa. Con l'approdo nel campionato polacco, Krasić si adatta a giocare da centrocampista centrale. Carriera Club Gli inizi Cresce nel settore giovanile della squadra della sua città, il Rudar Kosovska Mitrovica. Nel 1999, all'età di quattordici anni, si trasferisce al Fudbalski klub Vojvodina, con cui rimane fino al 2004, diventandone il capitano. Con la maglia del Vojvodina Novi Sad ha totalizzato in tutto 77 presenze e 7 gol (tutti in campionato). CSKA Mosca Krasić nel 2008 con la maglia del CSKA Mosca Nel gennaio del 2004 si trasferisce in Russia, al CSKA Mosca, con cui vince due campionati russi (2005 e 2006), altrettante Coppe di Russia (2005 e 2006), tre Supercoppe di Russia (2004, 2006, 2007) e il primo trofeo internazionale nella storia del club: la Coppa UEFA 2004-2005. In sette stagioni con la maglia del CSKA Mosca ha totalizzato 150 presenze e 26 gol in campionato, 51 presenze e 5 gol fra Champions League e Coppa UEFA, 23 presenze e 2 gol nella Coppa di Russia e 5 presenze nella Supercoppa di Russia per un totale di 229 presenze e 33 gol. Il 29 dicembre 2009 è stato anche eletto miglior calciatore serbo dell'anno, dopo aver segnato nello stesso anno 13 gol. Juventus Il 21 agosto 2010 viene ufficializzato il suo trasferimento in Italia alla Juventus per 15 milioni di euro. Il debutto nel campionato arriva il 29 agosto seguente nella trasferta persa contro il Bari (1-0), alla 1ª giornata. Il 26 settembre, alla 5ª giornata, realizza una tripletta nella partita casalinga vinta contro il Cagliari (4-2), trovando così i primi gol in bianconero. Meno di un mese dopo, il 21 ottobre, entra in campo nel secondo tempo durante la trasferta di Europa League contro il Salisburgo (1-1) segnando, su assist di Paolo De Ceglie, il primo gol nelle coppe europee con la maglia bianconera. Nel corso della stagione subisce una squalifica di due giornate per condotta antisportiva e uno stiramento che lo costringerà a restare fuori per circa un mese. Conclude la sua prima stagione in bianconero con 33 presenze e 7 gol in campionato, 2 presenze e un gol in Coppa Italia e 6 presenze e un gol in Europa League per un totale di 41 presenze e 9 gol, giocando da protagonista in positivo la prima parte di stagione, e calando di condizione fisica nella seconda parte, anche perché veniva dalla stagione solare del campionato russo. La stagione successiva non riesce a imporsi come titolare poiché il nuovo tecnico, Antonio Conte, cambia modulo, passando dal 4-4-2 al 3-5-2 e preferendo altri esterni migliori dal punto di vista tattico rispetto al serbo. Trova il primo (e unico) gol stagionale in occasione di Catania-Juventus (1-1), complice un errore del portiere Mariano Andújar. Il 6 maggio 2012 conquista lo scudetto con la maglia bianconera con una giornata d'anticipo. Termina la stagione con sole 7 presenze. Fenerbahçe e prestito al Bastia Krasić con la maglia del Fenerbahçe nel 2013. Il 2 agosto 2012 il Fenerbahçe comunica di aver acquistato il giocatore per 7 milioni di euro con un contratto quadriennale da 2,3 milioni a stagione più 12.500 euro come bonus-partita. Arrivato in Turchia, Krasic non riesce a rendere quanto sperato, complice un infortunio procuratosi nel match di ritorno contro lo Spartak Mosca, valido per i preliminari di Champions League. Tornato dall'infortunio non riesce a imporsi nuovamente tra i titolari a causa di una forma fisica non al meglio e di varie incomprensioni con l'allenatore Aykut Kocaman. Durante la stagione colleziona 21 presenze, una rete (in Türkiye Kupası contro il Göztepe) e due assist. Il 30 agosto 2013 passa ai francesi del Bastia con la formula del prestito. Il 4 ottobre seguente realizza la sua prima rete con la nuova maglia, nella vittoria per 4-1 contro il Lorient. Torna a segnare il 1º dicembre nella partita contro l'Evian (2-0). Chiude l'annata con 21 presenze tra campionato e coppe, realizzando due gol. A fine stagione quindi ritorna al Fenerbahçe. Ritornato al Fenerbahçe dopo il prestito al Bastia, non rientrando nei piani del tecnico İsmail Kartal viene messo fuori rosa e aggregato alla squadra riserve del club turco. Lechia Gdańsk Il 30 agosto 2015 viene acquistato dal Lechia Gdańsk, squadra militante nel massimo campionato polacco, con cui firma un contratto triennale. Il primo dicembre 2018, rimasto svincolato, si ritira dal calcio. Nazionale Nel 2004 ha partecipato ai campionati europei Under-21 con la nazionale di calcio della Serbia e Montenegro Under-21, arrivando in finale, ma perdendo contro l'Italia. Ha fatto parte all'edizione del 2006, dove giunge fino alle semifinali della competizione. Ha partecipato anche ai campionati europei Under-21 del 2007 con la nazionale serba Under-21, con cui ha raggiunto la finale, persa contro i Paesi Bassi. Ha fatto parte della spedizione serbo-montenegrina all'Olimpiade di Atene 2004. Nel corso delle qualificazioni agli Europei del 2008 ha fatto il debutto con la nazionale maggiore. Viene anche convocato per i Mondiali del 2010 in Sudafrica dove scende in campo in tutte e tre le partite, ma la sua nazionale viene eliminata al primo turno. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato russo: 2 - CSKA Mosca: 2005, 2006 Coppa di Russia: 4 - CSKA Mosca: 2004-2005, 2005-2006, 2007-2008, 2008-2009 Supercoppa di Russia: 4 - CSKA Mosca: 2004, 2006, 2007, 2009 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2011-2012 Türkiye Kupası: 1 - Fenerbahçe: 2012-2013 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - CSKA Mosca: 2004-2005 Individuale Calciatore serbo dell'anno: 1 - 2009
-
NICCOLÓ GIANNETTI MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL SETTEMBRE 2010 Da infallibile cecchino della retroguardia bianconera, a elemento di punta (in tutti i sensi) della nuova Primavera di Giovanni Bucaro. Una metamorfosi curiosa, la sua. «In due stagioni ho affrontato la Juventus da avversario in cinque occasioni, mettendo a segno quattro reti. E ora, ovviamente, cercherò di fare altrettanto quando incontrerò il mio Siena». E già, perché Niccolò Giannetti, promettentissimo attaccante classe 1991 nato e cresciuto (calcisticamente e non) nella città del Palio, è uno dei più attesi rinforzi della Primavera edizione 2010-11. Che ha attinto a piene mani proprio dal settore giovanile della società toscana. «Con me sono arrivati a Torino anche il centrocampista austriaco Buchel, mio coetaneo, e Spinazzola, un esterno di attacco del ‘93 che lo scorso anno giocava con gli Allievi Nazionali. Siamo un bel gruppetto, ve lo assicuro: i tre anni trascorsi insieme hanno cementato tra noi un ottimo rapporto sia in campo che fuori. Grazie a loro non avvertirò la solitudine e la lontananza da casa. Anche perché sino ad ora non mi sono mai mosso dalla mia città se non per le trasferte». C’è sempre una prima volta, specie se si vuoi far carriera nel calcio che conta. «Diciamo che sarà un ottimo banco di prova: a 19 anni era venuta l’ora di fare un’esperienza diversa, anche se a Siena ci stavo benissimo e non solo per il fatto che vivevo con la mia famiglia». Composta, questo lo aggiungiamo noi, dal padre che lavora in un’azienda privata, dalla madre casalinga e da una sorella di dieci anni più vecchia di Niccolò. Il neo bianconero si racconta con poche e semplici parole, in linea con il personaggio. «Sono nato il 12 maggio 1991 e quest’anno ho conseguito la maturità scientifica, nel pieno rispetto dei tempi. Non ho ancora deciso (ma devo sbrigarmi, perché il tempo stringe!) se mi iscriverò o meno all’università. Al massimo salterò un anno, se mi accorgerò che il calcio mi lascia poco tempo libero. Mi piacerebbe fare scienze motorie per stare vicino al mondo dello sport, la cosa che in assoluto m’interessa di più. Altrimenti dovrò trovare qualche passatempo “torinese”: a Siena ero abituato a uscire con gli amici di una vita, qui si tratta di ricominciare tutto da capo. Che tipo sono? Uno tranquillo, al momento senza fidanzata e senza troppi grilli per la testa». Torniamo per un attimo alla stagione scorsa: si direbbe quasi che Niccolò avesse il dente avvelenato nei confronti della Juve. «Nego nella maniera più assoluta! E non perché adesso indosso questa maglia. Innanzitutto per i risultati, visto che in campionato l’anno passato abbiamo messo insieme un solo punto in due incontri. Poi, a essere sincero, per me i bianconeri sono sempre stati avversari al pari di tutti gli altri. Magari solo un po’ più stimolanti, visto che contro una squadra con questo nome si è indotti a dare il massimo. Però, se non li avessi “impallinati” quattro volte, forse ora non mi troverei qui a rilasciare un’intervista al giornale ufficiale della società». Fortunatamente il vizio del gol Giannetti non ce l’ha solo quando vede bianconero. «Tra campionato e Torneo di Viareggio, nelle due stagioni sin qui disputate con la Primavera, ho realizzato 32 reti. Il mio ruolo è quello di prima punta, ma all’occorrenza posso essere impiegato anche come secondo attaccante o come esterno. Mi piace fare movimento, ma me la cavo piuttosto bene soprattutto nell’area piccola. Calcio preferibilmente di destro, ma anche il sinistro non è malaccio, così come il colpo di testa». E si arriva così al matrimonio con la Juve, il desiderio di molti, se non di tutti. «Ho letto la notizia sui giornali: all’inizio non ci volevo credere, anche perché personalmente non ne sapevo nulla, nessuno mi aveva avvisato della possibilità di vestire la casacca bianconera. Poi, dopo qualche giorno, finalmente è arrivata una telefonata del Siena, che mi invitava a recarmi a Torino per un importante colloquio con la nuova società. Il presente è storia recente. Se me lo aspettavo? Assolutamente no, anche perché ormai pensavo che mi avrebbero mandato a fare esperienza in Serie C. Comunque ho accettato subito e con entusiasmo, ci mancherebbe altro…». Magari anche per realizzare il classico sogno nel cassetto. «Lo scorso anno niente esordio in Serie A, ma soltanto una panchina in Coppa Italia contro il Grosseto. Quest’anno spero vivamente che vada meglio, cioè di giocare qualche minuto con la Prima Squadra. Ma il mio obiettivo, sia ben chiaro, è innanzitutto quello di fare bene con la Primavera sia a livello personale, sia a livello di squadra: credo di poter dire che abbiamo i mezzi per competere con successo in tutte le manifestazioni in cui saremo impegnati, ossia campionato, Coppa Italia e Torneo di Viareggio». Tutto è nuovo per Niccolò, a Torino. «Non conoscevo mister Bucaro, ho cominciato ad apprezzarlo in ritiro. Il 4-4-2 che utilizza si sposa bene con le mie caratteristiche. Adesso tocca a me far bene e lasciar spazio ai fatti, più che alle parole». Che, nel suo caso, si chiamano gol. 〰.〰.〰 Niccolò scenderà in campo una manciata di volte in Europa League contro Salisburgo e Manchester City e in campionato nel match casalingo contro il Bari. E proprio contro gli inglesi realizzerà la prima e unica rete in maglia bianconera, prima di essere trasferito al Gubbio. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/niccolo-giannetti.html
-
NICCOLÓ GIANNETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Niccolò_Giannetti Nazione: Italia Luogo di nascita: Siena Data di nascita: 12.05.1991 Ruolo: Attaccante Altezza: 181 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 04.11.2010 - Europa League - Juventus-Salisburgo 0-0 Ultima partita: 16.01.2011 - Serie A - Juventus-Bari 2-1 3 presenze - 1 rete Niccolò Giannetti (Siena, 12 maggio 1991) è un calciatore italiano, attaccante della Carrarese. Niccolò Giannetti Giannetti con la maglia del Cagliari nel 2017 Nazionalità Italia Altezza 181 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Carrarese Carriera Giovanili 20??-2010 Siena 2011 → Juventus Squadre di club 2009-2010 Siena 0 (0) 2010-2011 → Juventus 3 (1) 2011-2012 → Gubbio 7 (0) 2012 → Südtirol 13 (2) 2012-2013 → Cittadella 21 (5) 2013-2014 Siena 17 (7) 2014-2015 Spezia 38 (12) 2015-2017 Cagliari 40 (10) 2017 → Spezia 9 (1) 2017-2018 Cagliari 8 (0) 2018-2019 → Livorno 25 (8) 2019-2021 Salernitana 22 (2) 2021 → Pescara 8 (0) 2021- Carrarese 10 (3) Nazionale 2009 Italia U-18 1 (0) 2009 Italia U-19 1 (0) 2009-2010 Italia U-20 5 (1) 2011 Italia U-21 1 (0) Caratteristiche tecniche Attaccante moderno che fa dell'intelligenza e della duttilità tattica le sue caratteristiche principali. A suo agio nell'attaccare la profondità, possiede buon feeling con il gol. Carriera Club Siena e i prestiti Cresciuto nel Siena, segna 15 reti in 25 incontri nel campionato Primavera 2009-2010. Passa alla Juventus nell'estate 2010, coinvolto in uno scambio di prestiti. Fa il suo debutto da professionista proprio col club torinese, nella partita di Europa League contro il Salisburgo (0-0) il 4 novembre 2010, subentrando a Simone Pepe; nella stessa competizione segna il suo unico gol in bianconero, il 16 dicembre seguente a Torino contro il Manchester City (1-1). Debutta in Serie A il 16 gennaio 2011 nel match contro il Bari. Nel corso della stessa stagione, con la maglia della formazione Primavera juventina, mette a segno 9 gol in 17 partite. Dopo esser rientrato al Siena per fine prestito, viene nuovamente ceduto nel luglio 2011, questa volta al Gubbio club neopromosso in Serie B con cui disputa 7 partite senza andare a segno. Nel gennaio 2012 passa al Südtirol, club di Lega Pro Prima Divisione. Esordisce con la nuova squadra il 6 febbraio 2012; mette a segno due gol nella seconda metà della stagione contro Prato e Latina. Il 31 agosto 2012 fa ritorno in B venendo prelevato in prestito dal Cittadella. Debutta col club veneto il 9 settembre 2012 nella partita Crotone-Cittadella (3-1). Mette a segno i suoi primi gol con la maglia granata, nonché i primi in serie cadetta, nella partita Spezia-Cittadella (0-3) del 27 ottobre seguente, durante la quale va a segno con una doppietta. Nell'estate 2013 viene confermato nella rosa del Siena e gioca pertanto con la squadra della sua città. Nella stagione 2013-2014 in serie B mette a segno il suo primo gol (primo anche con la prima squadra del Siena) l'8 settembre 2013 contro il Bari, la squadra contro cui aveva esordito in Serie A. Spezia e Cagliari Il 31 gennaio 2014, dopo aver segnato 7 gol in 17 partite col Siena, passa in compartecipazione allo Spezia Calcio. Con la formazione ligure mette a segno 12 reti nell'arco di una stagione e mezza. Il 25 luglio passa a titolo definitivo al Cagliari, neoretrocesso in Serie B, firmando un contratto di quattro anni. Contribuisce alla promozione in Serie A con 10 gol. L'anno seguente gioca 11 partite nella massima competizione non riuscendo a segnare alcun gol. Il 31 gennaio 2017, nell'ultimo giorno della finestra di mercato invernale e contestualmente al rinnovo di contratto col club sardo, ritorna allo Spezia in prestito secco fino alla fine della stagione. Cagliari e Livorno Nella stagione 2017-2018 resta nella rosa del Cagliari, ma non riesce a ritagliarsi uno spazio importante, disputando solamente 8 presenze in serie A. Il 26 luglio 2018 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto al Livorno neopromosso in serie B, con il quale esordisce in Coppa Italia il 5 agosto nella partita con la Casertana vinta ai calci di rigore, realizzando una rete. Il 22 settembre segna la prima rete in campionato con i toscani, realizzando il gol del pareggio in casa del Cosenza. Chiude la stagione con 8 gol in campionato e la salvezza dei labronici. Salernitana Il 17 luglio 2019 viene ufficializzata la cessione a titolo definitivo alla Salernitana, in Serie B. Esordisce l'11 agosto nella sfida contro il Catanzaro, valevole per il secondo turno di Coppa Italia, in cui segna una doppietta nella vittoria per 3-1. Prestito al Pescara Il 1º febbraio 2021 viene ceduto a titolo temporaneo al Pescara, ma a causa della retrocessione in Serie C dei delfini, rientra a Salerno. Nazionale L'8 febbraio 2011 esordisce nella nazionale Under-21 italiana nel match amichevole vinto 1-0 contro l'Inghilterra disputato ad Empoli. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Cagliari: 2015-2016
-
Domenico Maggiora - Calciatore E Allenatore Giovanili
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
DOMENICO MAGGIORA GIANNI GIACONE SU “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 1974 Ci sono numerosi modi di scoprire, talenti pedatori giovinetti: un tempo i «cercatori» si sguinzagliavano per i campetti di periferia o per i prati della provincia, armati di pazienza e taccuino, e adocchiato il ragazzino ad hoc lo segnalavano al club per cui lavoravano. Oppure lo cartellivano immediatamente, tra una pedata e l’altra. Oggi è invece più diffuso il reclutamento dei giovanissimi, e con i NAG gran parte del colorito e romanticheggiante mondo dei talent’s scouts e dei mediatori vari ha cessato di esistere. La scoperta di talenti, tuttavia, anche se rarefatta e occasionale anziché fatta su ordinazione e sistematicamente, avviene ancora. Può persino accadere che il soggetto in questione, anziché nel campetto di periferia, si riveli al tecnico e al supporter nella ben più ufficiale cornice dello Stadio Comunale: è il caso (lungo, lunghissimo preambolo per arrivarci) di Domenico Maggiora, praticamente nato e cresciuto nel NAG bianconero, epperò rivelatosi improvvisamente come ragazzo di talento e di avvenire in occasione della Finale del Campionato Primavera ‘71-72 tra Juventus e Roma, in un caldo pomeriggio di giugno con sole battente e mercurio impazzito nelle colonnine dei termometri. Torniamo a quella partita, che assegna alla Juve lo scudetto «minore» proprio all’indomani della vittoria del «quattordicesimo» assoluto, perché la ricordiamo perfettamente nei contorni che la segnarono, e perché effettivamente Maggiora Domenico, numero dieci di maglia, mai visto giocare prima, ci impressionò alquanto. La Juve vinse due a zero, c’era Alessandrelli portiere paratutto, e Chiarenza stoccatore temuto, e Balestro «libero» alla Bill e dunque bravo due volte. Ma c’era soprattutto Maggiora, presente in ogni angolo del campo e più che mai nelle azioni dei due gol, entrambi realizzati da lui, con gran sfoggio di capocciate dalle traiettorie secche e perentorie. Il secondo, in particolare, fu una grossa cosa, con volo sul pallone a mezza altezza e palla imprendibile per Quintini portiere giallorosso. Considerata l’età del protagonista dell’impresa, diciassette anni a quel tempo, era almeno prematuro dare giudizi definiti e dettagliati: e difatti nessuno ne diede, limitandosi i più a imprimersi il nome di Maggiora nella memoria, non si sa mai... Di lì all’esordio in Prima Squadra, avvenuto nel maggio scorso, in occasione della gara di Coppa Italia con la Reggiana, di tempo ne passa quanto basta per far sì che il Nostro accumuli presenze nella Nazionale «juniores» e si segnali a Vycpalek per una eventuale candidatura a rincalzo di valore, se non di esperienza. Juve-Reggiana, molti lo ricorderanno certamente, finisce in parità, uno a uno, è la vigilia dell’ultima giornata di Campionato, quella che darà ai bianconeri il quindicesimo scudetto: segna, massì, Maggiora, con stangata dal limite che manda in visibilio la folla di amici accorsi a vedere Domenico al grande appuntamento del debutto. Il resto è storia di oggi: Maggiora, da quest’anno, fa parte della «rosa» di prima squadra, e prima o poi un posto dovrebbe trovarlo. «Non c’è fretta, sarebbe assurdo se a diciannove anni ne avessi – dice – vorrei restare in bianconero per un anno o due ancora così, di rincalzo, nel “giro” dei titolari. E poi si vedrà se sarò migliorato da meritare il “salto” o se dovrò farmi le ossa altrove». – Raccontaci quando hai cominciato a pensare al pallone. «Piuttosto tardi, direi; verso i quattordici anni, giocando in una squadretta di un Oratorio Salesiano. La Juve è venuta subito dopo». – Quale ruolo ritieni più adatto alle tue possibilità? Centrocampista? Mezzapunta? «Penso di andare bene come mediano-mezz’ala, anche se ho già giocato con posizioni e compiti disparati. Vycpalek, con la Reggiana, mi diede il quattro e mi fece fare il mediano di spinta: la cosa non mi dispiace. Infatti, non mi sembra di avere le doti della mezza punta, visto che mi manca un po’ la velocità di base e che anche lo scatto lascia un po’ a desiderare. Però, sotto porta, con la “Primavera” sono riuscito spesso a farmi valere, di piede e soprattutto con i colpi di testa». – Come ti sei trovato, nel passare dalla «Primavera» all’ambiente della Prima Squadra? «Il passo è stato fin troppo lungo, per me. A diciannove anni, non posso certo dire di avere alle spalle una grande esperienza: una dozzina di partite con la Nazionale “juniores”, che non è poco ma nemmeno poi molto. Tuttavia, dopo le preoccupazioni dei primi giorni, devo dire che ora sono pienamente soddisfatto: tutti i compagni mi hanno aiutato e mi aiutano, e a stare con loro ho tutto da guadagnare, visto che da loro posso imparare moltissimo. Capello, per esempio, ha cercato e cerca di migliorarmi, dandomi dei suggerimenti preziosi. Non mi resta che prendere un po’ di qui e un po’ di là: un giovane non potrebbe desiderare di meglio che avere vicino simili campioni, per imparare in fretta i segreti del mestiere». – Pensi di dovere qualcosa a qualcuno in particolare, per la tua rapida «ascesa» alla Prima Squadra? «Devo qualcosa praticamente a tutti gli allenatori che mi hanno seguito, e in modo tutto particolare al signor Bizzotto, che mi ha spronato a fare le cose che mi riuscivano meno bene, a migliorare i miei difetti, che insomma mi ha dato un carattere che prima non avevo». – C’è un modello nella tua attività di calciatore? «Sì, e si chiama Johan Cruyff: è il mio idolo da sempre, ho persino litigato per colpa sua, vedendo alla TV la finale di Coppa dei Campioni dell’anno scorso, tra la Juve e l’Ajax. Non è che tifassi per lui, ma quasi». – Qual’è la tua opinione sulle Frontiere chiuse per i calciatori stranieri? «Il veto di importazione significa innanzitutto rialzo dei prezzi dei nostri giocatori, e poi, secondo me, minori possibilità per noi giovani di confrontarsi, di imparare dai campioni di altri paesi e altre scuole. Comunque, ho troppa poca esperienza per avere un’opinione precisa». – Abbiamo accennato prima ai pregi e difetti di Maggiora: vogliamo essere più precisi? «Pregi, è difficile. Vediamo, il colpo di testa; a qualunque altezza arrivi il pallone, è la mia specialità. Difetti: manco di continuità, non ho l’abitudine di giocare la palla a distanza, faccio “gioco corto” insomma. Inutile dire che faccio e farò di tutto per migliorarmi...». E chiudiamo qui. Il tempo lavora per Domenico Maggiora, classe ‘55, e dunque in età tra le più verdi. L’interessato non ha fretta: non ne abbia neppure il tifoso. Prima o poi, di lui sentiremo parlare più spesso. Se son rose... 〰.〰.〰 Nella stagione 1973-74, nonostante l’ottimismo del giocatore, Maggiora disputerà solamente il secondo tempo della partita di Coppa Italia contro il Palermo, in sostituzione di Musiello. Match giocato il 12 dicembre e terminato con la secca sconfitta bianconera per 0-2. Poi un lungo girovagare: Varese, quindi per sei stagioni a Roma e, infine, Sampdoria, Cagliari e Catania. Ritorna alla Juventus nella veste di allenatore delle giovanili. «Il mio cuore è sempre rimasto a Torino – confessa – la Juve coincide praticamente con tutta la mia vita dai quattordici anni in avanti: è stata una scuola, una guida, una famiglia. Se sono diventato calciatore prima e allenatore poi, lo devo soprattutto ai colori bianconeri, il massimo in Italia per competenza e organizzazione: qui, dove gli obiettivi sono di regola estremamente stimolanti, si arriva sempre prima degli altri e si semplificano tutti i problemi. Detta così, sembra la solita frase di circostanza. Invece bisogna viverci dentro, per rendersene pienamente conto: di mio, cerco di trasmettere ai ragazzi quanto mi è stato insegnato in tutti questi anni. Grazie a mio zio, che da piccolo mi portava in curva, mi considero innanzitutto un tifoso che ha realizzato il sogno di giocare in bianconero a livello giovanile. Quindi era naturale che, durante i due anni di prestito a Varese, cullassi il desiderio di tornarci: però, una volta che le cose hanno preso una piega diversa, ho fatto come nulla fosse. Così, quando dovevo affrontare la Juve, per me cambiava poco: da giocatore non ho mai avuto bisogno di stimoli particolari per dare il massimo. Comunque mi faceva piacere vincere, perché era ed è sempre la squadra da battere, la grande rivale che raramente hai la fortuna di mettere sotto. E quando non me la ritrovavo di fronte, una volta rientrato nello spogliatoio la prima cosa che facevo era quella di domandare che risultato avesse fatto». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2010/10/domenico-maggiora.html -
ARMAND TRAORÉ Nasce a Parigi, l'8 ottobre 1989. Approda a Torino il 31 agosto 2010 con la formula del prestito oneroso; all'Arsenal viene versata la somma di 600.000 euro. Il francese eredita la maglia numero 17 ereditata David Trézéguet passato in estate all'Hercules di Alicante. L'11 settembre seguente, durante un allenamento, si procura una lesione muscolare di primo grado del muscolo bicipite femorale sinistro, che lo costringe a stare fuori dal campo per almeno quattro settimane. Quando sembra vicino il suo rientro in campo, a metà ottobre, subisce un nuovo infortunio che lo costringe ad un altro mese di stop. Smaltiti i problemi fisici, debutta in bianconero nella sfida con la Roma del 13 novembre, entrando al 45' al posto di Fabio Grosso. Il 2 dicembre viene schierato titolare nella sfida di European League contro i polacchi del Lech Poznan (1-1). Si infortuna nuovamente a gennaio nella trasferta di Marassi contro la Sampdoria (terminata poi 0-0) dopo appena 30 secondi dall'inizio dell'incontro, riportando uno stop di circa tre settimane. Rientra dopo l'infortunio nella gara casalinga del 5 marzo contro il Milan (0-1), disputando una buona gara. Il 22 giugno 2011 la Juventus non esercita il diritto di riscatto ed Armand ritorna all'Arsenal. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/armand-traore.html
-
ARMAND TRAORÉ https://it.wikipedia.org/wiki/Armand_Traoré Nazione: Senegal Luogo di nascita: Parigi Data di nascita: 08.10.1989 Ruolo: Difensore Altezza: 185 cm Peso: 77 kg Nazionale Francese Under-21 e Senegalese Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 13.11.2010 - Serie A - Juventus-Roma 1-1 Ultima partita: 15.05.2011 - Serie A - Parma-Juventus 1-0 12 presenze - 0 reti Armand Traoré (Parigi, 8 ottobre 1989) è un ex calciatore francese naturalizzato senegalese, di ruolo difensore. Armand Traoré Nazionalità Senegal Altezza 185 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2020 Carriera Giovanili 1996-1999 FC Suresnes 1999-2004 RC Paris 2004-2005 Monaco 2005-2006 Arsenal Squadre di club 2006-2008 Arsenal 3 (0) 2008-2009 → Portsmouth 19 (1) 2009-2010 Arsenal 9 (0) 2010-2011 → Juventus 12 (0) 2011 Arsenal 1 (0) 2011-2016 QPR 86 (2) 2016-2018 Nottingham Forest 30 (0) 2018 → Cardiff City 4 (1) 2018-2019 Çaykur Rizespor 0 (0) 2019-2020 Cardiff City 0 (0) Nazionale 2007-2008 Francia U-19 4 (0) 2008-2010 Francia U-21 5 (0) 2011-2018 Senegal 7 (0) Caratteristiche tecniche Giocava come difensore, laterale sinistro. Carriera Club Arsenal Traoré con la maglia dell'Arsenal nel 2008 Traoré arrivò all'Arsenal il 1º agosto 2006, dopo alcuni anni di giovanili in Francia, nel Racing Parigi e nel Monaco. Nonostante fosse membro della squadra delle riserve, con 6 presenze nel campionato riserve 2005-2006, giocò la partita al nuovo Emirates Stadium, il 22 luglio 2006 contro l'Ajax; la partita, fra l'altro, era anche il match d'addio di Dennis Bergkamp. Il mese successivo, figurava nei 18 convocati per la sfida di Champions League contro la Dinamo Zagabria, assistendo alla partita dalla panchina. Nella stagione 2006-2007, Traorè debuttò in Coppa di Lega inglese il 24 ottobre, nel match valido per il terzo turno contro il West Bromwich, entrando al minuto 24 minuto al posto di Emmanuel Adebayor. Per il resto della stagione giocò soprattutto in Coppa di Lega, partendo titolare nelle partite contro Everton, Liverpool, Tottenham (in semifinale), e nella finale contro il Chelsea, persa dall'Arsenal per 2-1. La stagione seguente non cominciò bene per il franco-senegalese. Andando ad assistere a White Hart Lane al match Tottenham-Arsenal, entrò nello stadio con un tirapugni, venendo per questo arrestato. Riguardo al prosieguo di stagione, partì titolare in FA Cup contro il Burnley (venendo sostituito da Justin Hoyte al 71') ed esordì in Premier League il 5 aprile, contro il Liverpool. Nelle ultime partite della stagione, poi, fu usato con frequenza maggiore, nella posizione di esterno sinistro di centrocampo e ala. Il 4 agosto firma un lungo prolungamento del contratto con i Gunners. Portsmouth e ritorno all'Arsenal Prima di diventare punto fermo della prima squadra dell'Arsenal, però, Traoré decide di trascorrere un anno in prestito al Portsmouth, per accumulare l'esperienza necessaria. Nella stagione con i Pompeys colleziona 19 presenze e, il 18 maggio, segna anche il suo primo gol in Premier, in un 3-1 casalingo contro il Sunderland. Traoré in azione ai Gunners nel 2010 Per la stagione 2009-2010 Traoré torna all'Arsenal, e gioca subito nella partita vinta per 2-0 contro il West Bromwich in Coppa di Lega, giocando 69 minuti prima di essere sostituito da Nacer Barazite. Grazie al contemporaneo infortunio di Gaël Clichy e Kieran Gibbs, Traorè diventa terzino sinistro titolare. Comincia la propria nuova avventura contro il Sunderland, per poi giocare anche partite con "Big" come Chelsea (3-0 per i Blues) e Liverpool (2-1 per i Gunners). Anche Traoré, dopo un po' di tempo, s'infortuna, ma recupera in breve tempo, tornando in un vittorioso 3-0 contro l'Aston Villa. Ha giocato ancora contro Everton e Bolton, per poi essere sostituito dal guarito Clichy. Juventus Il 31 agosto 2010 si trasferisce alla Juventus con la formula del prestito oneroso; all'Arsenal viene versata la somma di 600.000 euro. L'11 settembre seguente, durante un allenamento, si procura una lesione muscolare di primo grado del muscolo bicipite femorale sinistro, che lo costringe a stare fuori dal campo per quattro settimane; quando sembrava prossimo al rientro in campo, a metà ottobre, subisce un nuovo infortunio che lo costringe a un ulteriore mese di stop. Smaltiti i problemi fisici, viene convocato per la prima volta in occasione della sfida con la Roma del 13 novembre, nella quale debutta in bianconero subentrando al 45' a Fabio Grosso. Il 2 dicembre viene schierato titolare nella sfida di UEFA Europa League contro i polacchi del Lech Poznań (1-1). Si infortuna nuovamente a gennaio nella trasferta di Marassi contro la Sampdoria (terminata poi 0-0) dopo appena 30 secondi dall'inizio dell'incontro, riportando uno stop di circa 3 settimane. Rientra dopo l'infortunio nella gara casalinga del 5 marzo 2011 contro il Milan (0-1), chiudendo poi la sua stagione a Torino con 10 presenze in Serie A e 2 in Europa League. Secondo ritorno all'Arsenal, QPR e Nottingham Forest Il 22 giugno 2011 Traoré ritorna a vestire nuovamente la maglia dell'Arsenal, con cui il successivo 28 agosto gioca all'Old Trafford la sfida di Premier League contro il Manchester United. Due giorni dopo si trasferisce al Queens Park Rangers, rimanendo con i londinesi per cinque stagioni. Il 29 luglio 2016 passa al Nottingham Forest. Cardiff City Il 2 febbraio 2018 passa in prestito fino al termine della stagione al Cardiff City. Il 13 febbraio torna al gol a distanza di quattro anni dall'ultima volta, segnando nel 2-0 casalingo contro il Bolton. Il 6 maggio, grazie al pareggio ottenuto contro il Reading, conquista la promozione in Premier League. Çaykur Rizespor ed il ritorno al Cardiff Terminato il prestito al Cardiff, fa ritorno al Nottingham Forest per essere ceduto a titolo definitivo ai turchi del Çaykur Rizespor con i quali il 20 luglio 2018 firma un contratto di due anni con opzione per il terzo. Senza mai scendere in campo in campionato, il 15 gennaio 2019, per rispettare le regole sul numero di giocatori stranieri iscritti nella squadra, il club annuncia di aver tentato di venderlo ma non sono arrivate offerte; quindi per sopperire ai termini di regolamento, viene fatto allenare con la squadra U21, risolvendo il contratto il 31 luglio 2019. Rimasto svincolato, l'8 novembre 2019 fa il suo ritorno al Cardiff City siglando un contratto a breve termine, che lo ha lasciato libero il 7 gennaio 2020, senza mai aver giocato. Nazionale Traoré ha giocato nell'Under-19 francese, fallendo però nel raggiungere gli Europei Under-19 a causa di una sconfitta contro i pari età dell'Italia. Armand, comunque, ha giocato da titolare tutte e tre le partite del girone di qualificazione. Il 13 novembre 2008 è stato chiamato per la prima volta nell'Under-21, in un'amichevole contro la Danimarca. Il match finì 1-0 per i galletti, e Traorè giocò 73' prima di essere sostituito. Il 10 agosto 2011 sceglie la cittadinanza senegalese e viene convocato dal CT Amara Traoré per la partita persa per 2 a 0 contro il Marocco.
-
Paul Pogba non è più un giocatore della Juventus
Socrates ha risposto al topic di Morpheus © in Archivio Calciomercato
Lui alla sua etá naturalmente pensa al mondiale con la Francia. Ma nel suo entourage ci sono persone meno giovani che dovrebbero fargli capire che Paul ha degli obblighi anche nei confronti della Juventus che é quella che gli paga il suo lauto stipendio. -
Gigi Peronace - Dirigente
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
GIGI PERONACE https://it.wikipedia.org/wiki/Gigi_Peronace Nazione: Italia Luogo di nascita: Soverato (Catanzaro) Data di nascita: 29.11.1925 Luogo di morte: Roma Data di morte: 29.12.1980 Ruolo: Dirigente Alla Juventus dal 1948 al 1959 Luigi "Gigi" Peronace (Soverato, 29 novembre 1925 – Roma, 29 dicembre 1980) è stato un dirigente sportivo, calciatore e scopritore di talenti italiano. Fu cementatore dei rapporti calcistici tra Italia e Inghilterra. Calabrese di Soverato (provincia di Catanzaro), dopo aver studiato e vissuto a Torino intraprende l'attività di dirigente trasferendosi in Inghilterra negli anni sessanta e diventando l'anello di congiunzione tra il calcio del Belpaese e quello britannico; a lui si deve l'arrivo in Italia di campioni come John Charles, Denis Law, Jimmy Greaves, Joe Baker e Liam Brady. Luigi Peronace Peronace (a destra) assieme a Billy Wright e Giampiero Boniperti nel 1965 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 1945 Carriera Squadre di club 1944-1945 Reggina Carriera Gli esordi Al termine del secondo conflitto mondiale, Peronace giocò come portiere nella Reggina nella stagione 1944-1945; si dilettava inoltre a organizzare partite amichevoli di calcio tra militari inglesi e australiani, e squadre locali calabresi. Nel 1960, in seguito ad un lungo periodo di lavoro trascorso nella Juventus (1948-1959) quale stretto collaboratore dell'allenatore gallese Jesse Carver, Peronace fu nominato dirigente del Torino: nel 1961, da direttore sportivo dei granata, curò personalmente l'arrivo dei giocatori Denis Law e Joe Baker. Successivamente, nel 1966, lasciò il Torino per seguire Umberto Agnelli, che nel frattempo era stato nominato Presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, e fu nominato segretario della FIGC. Il periodo inglese Intanto, Peronace si era trasferito a Londra ove, negli anni sessanta e anni settanta, divenne il punto di riferimento del calcio italiano nel panorama calcistico inglese, stringendo forti legami con personaggi come Sir Matt Busby, storico manager del Manchester Utd, e Lord Dennis Follows, capo esecutivo dell'English Football Association. Grazie a Peronace nacque il Torneo anglo-italiano, la cui prima edizione si svolse nel 1970; tale competizione, dopo la sua prematura scomparsa, è stato intitolata alla sua memoria (edizioni dal 1982 al 1986). Il periodo della Nazionale Collaborò con Azeglio Vicini alla creazione della squadra Under 21 della Nazionale di Calcio; ebbe un ruolo determinante sia nell'elezione di Artemio Franchi alla presidenza della UEFA, sia nella nomina di Enzo Bearzot a commissario tecnico, nel 1976, anno in cui divenne l'accompagnatore della Nazionale italiana (chiamato da Franco Carraro); durante il Mondiale di Argentina 1978, oltre a essere direttore generale della Nazionale di calcio, svolse il ruolo di capo delegazione della squadra azzurra; a lui si devono, inoltre, la creazione della squadra del Resto del Mondo e l'organizzazione dell'incontro con l'Argentina, che fu battuta a Buenos Aires con il punteggio di 2-1: nella squadra creata da Peronace in tale occasione, furono convocati Michel Platini e Zbigniew Boniek, i cui nominativi furono segnalati dallo stesso al presidente della Juventus, Giampiero Boniperti. La scomparsa Nel dicembre del 1980, dopo gli Europei di Calcio, Peronace si trovava a Roma in ritiro con la Nazionale, ormai in partenza per il Mundialito del 1981: morì, all'età di 55 anni, tra le braccia di Enzo Bearzot, a causa di un arresto cardiaco; il suo posto venne ricoperto dal già campione azzurro Gigi Riva. Peronace può considerarsi precursore e inventore della figura del procuratore di calcio a 360 gradi e del Football Manager, ruolo completamente sconosciuto prima degli anni ottanta. -
Francesco Marino - Dirigente
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
FRANCESCO MARINO https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Marino_(calciatore_1961) Nazione: Italia Luogo di nascita: Cerisano (Cosenza) Data di nascita: 28.08.1961 Ruolo: Osservatore Altezza: 181 cm Peso: 74 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2013 Francesco Marino (Cerisano, 28 agosto 1961) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Francesco Marino Marino al Cosenza nel 1988 Nazionalità Italia Altezza 181 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1994 Carriera Squadre di club 1979-1982 Spezzano ? (?) 1982-1993 Cosenza 251 (6) 1993-1994 Matera 28 (1) Carriera Giocatore Nel ruolo di terzino destro, inizia tra i dilettanti dello Spezzano Albanese per poi passare nel 1982 al Cosenza in Serie C1, squadra con cui si svolge la quasi totalità della sua carriera di calciatore. Con i rossoblu, infatti, disputa in tutto undici campionati di cui cinque in Serie B, ottenendo la promozione nella serie cadetta nella stagione 1987-88 sotto la guida tecnica di Gianni Di Marzio. Nella storia del club silano è il quarto calciatore, dopo Marulla, De Rosa e Del Morgine, per numero di presenze con la casacca rossoblu, in tutto 251 di cui 142 in Serie B. Nel 1993 termina la sua esperienza di calciatore con il Cosenza per concludere la carriera in Serie C1 con il Matera. Ha esordito in Serie B l'11 settembre 1988 in Cosenza-Genoa 0-0 Dirigente È stato direttore sportivo del Cosenza e in seguito osservatore per la Juventus. Nel luglio 2013 il presidente del Cosenza, Eugenio Guarascio, gli assegna per una stagione il ruolo di direttore generale. Palmarès Coppa Anglo-Italiana: 1 - Cosenza: 1983 -
Giorgio Perinetti - Dirigente
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
GIORGIO PERINETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Perinetti Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 17.01.1951 Ruolo: Responsabile del settore giovanile Alla Juventus dal 1998 al 2000 Biografia Vedovo di Daniela Logiudice (deceduta il 5 giugno 2015 all'età di 49 anni), ha due figlie: Chiara ed Emanuela. Carriera A 21 anni, nel 1972, entra a far parte dello staff dirigenziale della Roma, dapprima in qualità di responsabile del settore giovanile, quindi di direttore sportivo. Il 14 novembre 1987 si trasferisce al Napoli come capo degli osservatori e responsabile del settore giovanile. L’anno successivo divenne direttore sportivo; è lui a comunicare a Maradona la prima squalifica per l'uso di cocaina, nel 1991. Il 17 novembre 1992 già in rotta con il presidente Corrado Ferlaino si dimette dall’incarico, causato anche dall’esonero di Claudio Ranieri e dall’arrivo di Ottavio Bianchi sulla panchina partenopea. Nel 1993, passa al Palermo. Lasciata la società in cui ha avuto una delle esperienze migliori, nel 1995 è nuovamente alla Roma e nel 1998 si ricongiunge con Moggi alla Juventus, ricoprendo l'incarico di responsabile del settore giovanile. L’11 febbraio 2000 rassegna le dimissioni al club bianconero. Nel 2000, dopo un mese al Como, passa nuovamente al Palermo, chiamato dal presidente Franco Sensi che già lo aveva avuto in giallorosso. Conquista un'altra promozione in Serie B e una salvezza l'anno successivo. Il 30 giugno 2002 scaduto il contratto rimane sempre ai rosanero per seguire la transazione tra Franco Sensi e Maurizio Zamparini. Il 23 luglio con l’arrivo della nuova presidenza termina il suo ruolo. Rimane alcuni mesi ancora alla Roma. Il 29 dicembre torna al Napoli come direttore sportivo. Il 1º giugno 2004 dopo che i partenopei hanno ottenuto la salvezza e prima del fallimento della società si dimette. Dopo si trasferisce come direttore sportivo al Siena, in Serie A. Con i toscani centra tre salvezze consecutive e l’11 giugno 2007 risolve consensualmente il contratto. Il giorno seguente passa al Bari, che contribuisce a riportare in Serie A nel 2009 e a far ottenere il decimo posto l'anno seguente. Il 7 maggio 2010 il presidente del Siena Massimo Mezzaroma annuncia che dalla stagione 2010-2011 Perinetti tornerà ad essere il direttore sportivo della società toscana. La conferma dell'addio arriva proprio da Perinetti, ringraziando Bari con una nota sul suo blog. L'annuncio ufficiale della società biancorossa, che comunica la fine del rapporto di lavoro, arriva il 10 maggio. Due giorni dopo viene presentato ufficialmente dal club toscano. Il 23 aprile 2012 il Palermo di Maurizio Zamparini annuncia ufficialmente il suo arrivo a partire dalla stagione 2012-2013 come vicepresidente esecutivo, qualora dovesse liberarsi dal Siena. Il 16 maggio seguente rescinde consensualmente il contratto con la società in scadenza nel 2013, mentre il 7 giugno viene annunciato come nuovo Direttore Generale dell'Area Sportiva, carica che sotto la gestione di Zamparini non era mai stata di nessuno. Il 28 settembre a seguito dell'arrivo di Pietro Lo Monaco come amministratore delegato dei rosanero, Perinetti lascia l'incarico rinunciando a due dei tre anni di contratto complessivi, definendo questa «la decisione più triste della mia vita». Il 6 febbraio 2013, a seguito delle dimissioni di Lo Monaco, viene richiamato da Zamparini in seno alla società rosanero, presenziando alla conferenza stampa di presentazione del tecnico Alberto Malesani che ha sostituito l'esonerato Gian Piero Gasperini. Il suo ingresso ufficiale nel consiglio di amministrazione della società avviene il 20 febbraio. Nonostante il campionato si sia concluso con la retrocessione del club siciliano nella seconda serie nazionale, il 2 luglio seguente rinnova per un altro anno il contratto col Palermo, diventando il Responsabile dell'Area Tecnica; la società si riserva il diritto d'opzione per il rinnovo del contratto di un ulteriore anno. A fine stagione il Palermo ottiene la promozione in Serie A con cinque giornate d'anticipo e Perinetti vince il premio come miglior direttore sportivo della Serie B durante il "Gran Galà Top 11 Serie B". All'indomani della chiusura del campionato del Palermo è stato annunciato che il suo contratto in scadenza il 30 giugno 2014 non sarà rinnovato, pertanto l'opzione viene fatta scadere. Il 24 luglio 2015 viene ingaggiato dal nuovo Venezia come direttore sportivo, portando la squadra dapprima in Lega Pro, quindi in Serie B. Lascia la squadra veneta il 6 ottobre 2017, risolvendo in maniera consensuale il contratto che sarebbe scaduto nel giugno seguente. L’11 ottobre 2017 viene nominato nuovo direttore generale del Genoa. Nel giugno 2019 lascia i rossoblu. Il 27 luglio 2020 viene nominato nuovo direttore sportivo del Brescia, neoretrocesso in Serie B. Si dimette il giorno 29 maggio 2021. Il 1º luglio seguente torna per la terza volta a Siena come direttore sportivo, lasciando l'incarico il 23 dicembre seguente, dopo una prima parte di stagione negativa in Serie C. L'11 giugno 2022 fa ritorno al Brescia, sempre in B, dove viene nominato direttore dell'area tecnica. Carriera in sintesi 1986-1987: Roma - Direttore sportivo 1987-1988: Napoli - Direttore area scouting 1988-1992: Napoli - Direttore sportivo 1993-1995: Palermo - Direttore sportivo 1995-1998: Roma - Direttore sportivo 1998-2000: Juventus - Coordinatore vivaio 2000-2002: Palermo - Direttore sportivo 2002-2004: Napoli - Direttore sportivo 2004-2010: Bari - Direttore sportivo 2010-2012: Siena - Direttore sportivo 2013-2014: Palermo - Direttore tecnico 2015-2017: Venezia - Direttore sportivo 2017-2019: Genoa - Direttore generale 2020-2021: Brescia - Direttore sportivo lug.- dic.2021: Siena - Direttore sportivo 2022-: Brescia - Direttore tecnico -
MANUEL GIANDONATO Ci sono annate certamente non particolarmente felici ma che portano anche segnali incoraggianti. Se prendiamo come esempio la stagione con Delneri in panchina, balza subito all’occhio il deludentissimo settimo posto. Ma uno sguardo più attento può cogliere alcuni aspetti positivi. Intanto, si sono create le basi della Juve che vincerà negli anni a venire (con gli acquisti di Pepe, Bonucci, Barzagli, Matri, Quagliarella, Storari) e si è regalato la possibilità a qualche giovinotto di iniziare la propria carriera professionistica: Ekdal, Sørensen, Liviero, Giannetti, Cammilleri, Boniperti, Libertazzi, Buchel. Tutti faranno più o meno bene lontano da Torino, così come Manuel Giandonato (che, in verità, aveva esordito l’anno precedente a Livorno) che, in quella stagione, scenderà in campo una manciata di volte (in Europa League contro Sturm Graz e Salisburgo e in campionato contro Parma e Chievo da titolare) prima di essere trasferito al Lecce. GIANLUCA DI MARZIO.COM DEL 2 NOVEMBRE 2018 Una pennellata o un colpo di scalpello. Un centrocampista e un artista non sono così diversi. A volte dipingi, altre scolpisci. Il giovane Michelangelo, futuro top player di pittura e scultura, alla fine del ‘400 prese una tavola e realizzò un quadro. Lo chiamarono la “Madonna di Manchester”, perché lì fu esposto per la prima volta. Eterea, spiazzante e incompiuta. Non aveva ancora compiuto vent’anni. A Old Trafford, Manuel Giandonato entrò con la sfrontatezza dei suoi 19 anni. E a dieci minuti dalla fine, disegnò una parabola perfetta su punizione. Inattesa e imparabile. Era il maggio del 2011. Del Piero lo applaudì, Ferguson pure. La Juventus vinse 2-1 grazie a quella prodezza. «Sentii il rumore del palo e poi il boato del pubblico. Un applauso spontaneo dello stadio. Era solo un’amichevole per l’addio al calcio di Neville, ma fu pazzesco. Venne anche Beckham a stringermi la mano» racconta oggi. Artista o centrocampista. Bel dilemma, a guardare i disegni di Manuel. «Lo faccio da sempre, è la mia passione. Vado a mano libera, prendendo spunto soprattutto dalla pop art. Adoro Andy Warhol. Magari dovesse andare male col calcio, mi metto a fare l’artista di strada...». In attesa che un Giandonato sia quotato come un Banksy, il pallone rimane ancora al centro della sua vita. Oggi il ragazzo di Chieti gioca nella Fermana. Domenica scorsa ha segnato il rigore decisivo per espugnare Pordenone. Vittoria e secondo posto, proprio dietro i neroverdi. «Una battaglia, ma siamo stati tosti. E alla fine abbiamo anche sistemato lo spogliatoio, pulendo tutto. Una società seria si vede anche da queste cose». Applausi. Certo che da quella notte a Manchester ne è passato di tempo: sette anni e dodici maglie diverse. Una valigia troppe volte in mano e qualche treno perso «perché a volte ho sbagliato scelta e altre chi poteva aiutarmi non l’ha fatto». Passo indietro. Chi era prima di Old Trafford? Una speranza nella Juve che stava rinascendo, con esordio nel febbraio del 2010 in una Livorno che sarebbe poi diventata tappa cruciale. «Zaccheroni era appena subentrato a Ciro Ferrara. Mi portò in panchina un po’ per caso. Felipe Melo si fece espellere. Non mi stavo neanche scaldando. Ricordo che il mister si girò verso la panchina e disse al vice “chiama Giandomenico”. Toccava a me, anche col nome storpiato. Entrai al posto di Del Piero. Io manco me ne accorsi, me lo disse mio padre la sera. Non feci danni». Fu la sola presenza di quella stagione. L’anno dopo, con Delneri in panchina, ne vennero altre. Compresa la prima da titolare, a Verona contro il Chievo. Iniziata bene, ma finita con un rosso. «Feci un fallo per fermare un contropiede. Dovevo farlo, altrimenti sarebbero andati in porta. Almeno fu memorabile. Il mio compagno delle giovanili Belcastro – oggi all’Imolese – fu profetico. Prima della partita mi disse che per essere ricordati alla prima serve un gol o un’espulsione. Purtroppo non segnai». Un infortunio al ginocchio purtroppo bloccò la sua stagione. Dopo l’ebbrezza di Old Trafford, in estate arrivò Antonio Conte. Manuel iniziò la preparazione con il gruppo che iniziava la risalita verso la gloria. «Si capiva che stava nascendo qualcosa di grande. A fine mercato, ero in bilico fra rimanere o andare in prestito. Scelsi Lecce. Forse fu una decisione prematura ma sfido chiunque a rifiutare una serie A a vent’anni». Otto presenze, una retrocessione e via al giro d’Italia. Tante tappe in salita e qualche foratura di troppo. «Feci un grave errore ad andare nella Juve Stabia. Braglia mi distrusse psicologicamente, fu il mio anno peggiore. A Salerno vincemmo il campionato ma Menichini, subentrato a Somma, mi relegò in fondo alla panchina. Era un problema di ruolo e di età: difficilmente si fidavano a mettere un giovane davanti alla difesa, in una posizione cruciale. Però quella era la mia posizione naturale e lì gioco ancora». Qualcuno iniziò a capirlo. «A Catanzaro iniziò la mia carriera, con Sanderra allenatore». Poi vennero Padova e Lanciano, ma soprattutto nell’estate del 2016 arrivò il Livorno. «Un’esperienza che mi ha fatto crescere sotto ogni punto di vista, con una tifoseria che mi ha aperto il cuore e tante divergenze con la società». Un’altalena di sentimenti. L’inizio da protagonista, la rottura del crociato, il desiderio di forzare i tempi, il rientro nei playoff con la Reggiana. «La società voleva che andassi via, ma l’unica proposta era da una serie B portoghese. E se fosse andata male? Chi mi riprendeva in Italia? Ho scelto di restare». Nuovo anno, nuovo inizio. Tutto bene fino a dicembre. Squadra in testa, poi la rottura con la dirigenza. «Volevano che andassi alla Lucchese. Rifiutai e mi misero fuori rosa». Giandonato assiste inerme alle sconfitte dei suoi compagni. Poi il reintegro a furor di popolo, con l’apoteosi nella partita più importante. «Maglia da titolare contro il Pisa. Il Siena ci aveva appena scavalcato in classifica. Vincemmo 2-0. Metà promozione la guadagnammo quel giorno». L’altra metà arrivò in casa con la Carrarese, ma «il giorno che ricorderò sempre pensando a Livorno è il ritorno allo stadio dopo la sconfitta nei playoff con la Reggiana. I tifosi ci applaudirono, capendo che avevamo dato tutto. A Livorno sono così, sanno riconoscere il cuore». Un cuore che non è bastato per guadagnarsi la conferma in B. «Ero svincolato, a lungo ho sperato nel rinvio del campionato. Poi è arrivata la chiamata della Fermana. Pochi chilometri da San Benedetto, dove vivo con la mia compagna Vanessa – conduttrice di un programma televisivo sull’Ascoli – e nostro figlio Cristian. Sentivo che era la scelta giusta. I fatti ora lo dimostrano». Lo dicono anche i numeri: 17 punti in 9 giornate e secondo posto solitario nel girone B. Una lettera che inizia a diventare un pensiero stupendo. «Siamo lì, ma l’obiettivo è la salvezza. Siamo uno spogliatoio di amici con un allenatore – Flavio Destro – capace di semplificarci al massimo i compiti in campo. Una brava persona, cosa che non guasta mai». Una guida e un esempio, soprattutto per Manuel che a 27 anni inizia a buttare un occhio sul futuro. «Fare l’allenatore non mi dispiacerebbe per niente». E il pittore? «C’è tempo anche per quello. A proposito, sto studiando i ritratti». Se adesso facesse il suo, avrebbe un sorriso vero. Molto più di quella smorfia della Gioconda. Un’espressione più simile alla Madonna di Manchester. Finalmente compiuta. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/manuel-giandonato.html
-
MANUEL GIANDONATO https://it.wikipedia.org/wiki/Manuel_Giandonato Nazione: Italia Luogo di nascita: Casoli (Chieti) Data di nascita: 10.10.1991 Ruolo: Centrocampista Altezza: 188 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano B Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2011 Esordio: 06.02.2010 - Serie A - Livorno-Juventus 1-1 Ultima partita: 15.05.2011 - Serie A - Parma-Juventus 1-0 5 presenze - 0 reti Manuel Giandonato (Casoli, 10 ottobre 1991) è un calciatore italiano, centrocampista dell'Olbia. Manuel Giandonato Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Olbia Carriera Giovanili ????-2003 Casoli 2003-2004 Virtus Lanciano 2004-2005 Pescara 2005-2011 Juventus Squadre di club 2009-2011 Juventus 5 (0) 2011-2012 → Lecce 8 (0) 2012-2013 → Vicenza 13 (1) 2013 → Cesena 13 (0) 2014 Parma 0 (0) 2014 → Juve Stabia 10 (0) 2014-2015 → Salernitana 12 (0) 2015 → Catanzaro 12 (2) 2015-2016 Padova 8 (0) 2016 → Virtus Lanciano 11 (0) 2016-2018 Livorno 36 (0) 2018-2019 Fermana 31 (3) 2019-2020 Piacenza 9 (0) 2020- Olbia 54 (1) Nazionale 2007 Italia U-16 4 (0) 2007 Italia U-17 6 (0) 2009 Italia U-18 2 (0) 2010 Italia U-19 1 (0) 2010 Italia U-20 1 (0) 2010 Italia U-21 1 (0) 2012 B Italia 2 (1) Biografia Il padre Mario è stato giocatore ed allena in Serie D. Carriera Club Inizi e giovanili Dopo i primi calci al pallone a Casoli, disputa un campionato Giovanissimi nel Lanciano. Nella stagione 2004-2005 passa ai Giovanissimi del Pescara. Dal 2005 fa parte delle giovanili della Juventus con le quali vince il Torneo di Viareggio 2010. Debutto in prima squadra e l'esperienza in A con il Lecce Debutta in prima squadra in Serie A il 6 febbraio 2010 all'84' di Livorno-Juventus (1-1). Nella stagione seguente, il 26 agosto entra all'85' di gara nel ritorno del play-off di Europa League contro gli austriaci dello Sturm Graz; il 4 novembre successivo gioca da titolare nella medesima competizione nella sfida interna contro il Salisburgo venendo poi sostituito al 51'. Il 19 dicembre gioca la sua seconda partita in Serie A, la prima del nuovo campionato, in Chievo Verona-Juventus (1-1), iniziando da titolare e venendo espulso al 52'. Torna a giocare in occasione della partita persa 1-0 contro il Parma giocata il 15 maggio 2011 schierato da titolare ma sostituito nel secondo tempo. Conclude la sua seconda stagione con 4 presenze: 2 in Serie A e 2 in Europa League. Nel maggio 2011, nel match di addio di Gary Neville, tra Juventus e Manchester United ,segna un gol su punizione all'Old Trafford. Il 31 agosto 2011, ultimo giorno di calciomercato, passa in prestito al Lecce insieme al suo compagno di squadra Cristian Pasquato. Termina la stagione con 8 presenze in Serie A. Alla fine del prestito ritorna alla Juve. I prestiti a Vicenza, Cesena, Juve Stabia, Salernitana e Catanzaro Il 28 agosto 2012 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino e contro opzione al Vicenza, in serie B. Il 31 gennaio 2013, dopo essere rientrato dal prestito al Vicenza, viene ceduto sempre in prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino e contro opzione al Cesena. A fine stagione non viene riscattato dalla società romagnola e rientra per fine prestito alla Juventus; il 3 settembre 2013 rescinde il contratto con la società bianconera e rimane svincolato. Il 16 gennaio 2014 firma un contratto con il Parma, che lo gira subito in prestito alla Juve Stabia in prestito con diritto di riscatto e contro-riscatto in favore della società emiliana. Il 6 agosto 2014 passa alla Salernitana in prestito con diritto di riscatto. Il 19 gennaio 2015 si trasferisce, sempre in prestito, al Catanzaro. Padova, Virtus Lanciano e Livorno Il 30 luglio firma un contratto biennale con il Padova. Il 1º febbraio 2016 passa a titolo temporaneo alla Virtus Lanciano, club di Serie B. Dopo essere stato convocato per la partita di Coppa Italia contro il Seregno, il 20 agosto 2016 viene ceduto a titolo definitivo al Livorno. Dopo aver collezionato 12 presenze con la squadra toscana, il 6 novembre si infortuna gravemente al ginocchio sinistro, riportando la rottura completa del menisco e la lesione del legamento crociato anteriore, subendo uno stop forzato di oltre cinque mesi. Torna in campo il 22 aprile 2017, nella partita pareggiata per 0-0 a Piacenza. Nazionale Ha giocato in tutte le rappresentative nazionali giovanili dall'Under-16 all'Under-21. L'11 novembre 2010 riceve la sua prima convocazione in Under-21 da parte del nuovo commissario tecnico Ciro Ferrara in vista dell'amichevole contro i pari età della Turchia del 17 novembre (vittoria azzurra per 2-1), nella quale debutta scendendo in campo a partire dal secondo tempo. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2010 Competizioni nazionali Serie C: 1 - Livorno: 2017-2018 (girone A)
-
LORENZO ARIAUDO Il post Calciopoli non è sempre stato fortunato, ma ha permesso di lanciare giovani che hanno avuto alterne fortune lontano da Torino. Come la stagione 2008-09, iniziata con Ranieri e terminata con Ciro Ferrara in panchina, che ha visto indossare la maglia bianconera (oltre ai già “esperti” Giovinco, Marchisio e De Ceglie) a giovani virgulti di nome Castiglia, Ekdal, Immobile, Esposito, Daud. Fra questi c’è anche Lorenzo Ariaudo, prestante difensore torinese, che esordisce in Prima Squadra dopo aver percorso tutta la trafila delle giovanili bianconere. Per lui, solo sei presenze, e il trasferimento al Cagliari. DAVIDE FANTINO, “HURRÀ JUVENTUS” MAGGIO 2009 «Abbiamo vinto tre o quattro a zero, non ricordo esattamente». Lorenzo Ariaudo si presenta all’incontro, dopo una partita di recupero del campionato Primavera, con una disarmante affermazione che ne mostra subito la semplicità, il gusto per il gioco. Come quando al campetto con gli amici non si tiene il conto del numero di goal fatti. Nel ruolo di difensore centrale è stato poco impegnato nella partita in questione e, in effetti, nel 3-0 finale balla un calcio di rigore sbagliato che avrebbe portato il conto totale delle reti realizzate a quattro. Ariaudo, colonna della Primavera in testa al suo girone con un buon margine sulle inseguitrici, ha già totalizzato alcune significative presenze con la prima squadra, che gli hanno permesso di timbrare il cartellino in tutte le manifestazioni ufficiali: una in Champions League, due in Coppa Italia e un paio in campionato, tra cui l’ultimo derby giocato e vinto, grazie anche a una sua prestazione molto autorevole nella mezzora finale in cui è stato chiamato in causa al posto di Jonathan Zebina. Lorenzo Ariaudo si affaccia in Prima Squadra sulla traccia percorsa con successo da giocatori diventati oramai punti fermi del gruppo di Ranieri, come Sebastian Giovinco e Claudio Marchisio. Insieme a lui cresce la linea verde della Juve con Daud, Immobile e gli altri under. «Finalmente anche nel nostro campionato si comincia a dare fiducia ai giovani, così come avviene da tempo all’estero. Per non parlare di quello che sta facendo l’italiano Macheda al Manchester United. Vuoi dire che anche noi possiamo iniziare presto a far parte delle rose principali». Ma per questa stagione c’è qualcosa di importante da afferrare e stringere proprio con i compagni della Primavera. «L’obiettivo dell’anno è vincere lo scudetto che manca da troppi anni a una società importante come la Juventus. Non possiamo e non dobbiamo accontentarci del Torneo di Viareggio conquistato a febbraio. Diversa l’ottica se si parla di prima squadra. Lì spero di riuscire a fare più presenze possibili, di dimostrare sempre di più il mio valore e dare all’allenatore la sensazione di poter contare in ogni momento su di me». Prima dell’esordio in campionato allo stadio Olimpico contro la Lazio, le parole più significative te le ha dette Tiago. «Mi ha preso da parte nello spogliatoio e mi ha detto: “Sai qual è la differenza tra giocare nella Primavera e in prima squadra? Nessuna”. Mi ha dato fiducia. Certo, è più facile pensarlo dopo anni di grandi sfide!». In campo hai imparato in fretta a destreggiarti con i big. «Mi hanno aiutato molto soprattutto Chiellini e Legrottaglie, dandomi preziosi consigli. Giocando nel loro stesso reparto è più facile capirsi». Come è nata la passione per il calcio? «Mio padre non è un appassionato, non ha mai fatto pressione perché diventassi calciatore, sarebbe contrario allo stile della mia famiglia. E invece a casa se ne sono trovati ben due di calciatori. Mio fratello, che è più grande di qualche anno, all’inizio sembrava più forte di me, poi le cose sono cambiate. Lui gioca in Promozione». Un fatto di testa riuscire a sfondare. «Non bisogna mai mollare, sul fisico si può lavorare anno dopo anno, sulla tattica e sulla tecnica anche, con gli allenamenti e gli insegnamenti. Ma se la mente non è forte è difficile riuscire a raggiungere gli obiettivi». Quando è convocato con la prima squadra, Ariaudo è uno dei veterani del gruppo. Undici stagioni in maglia bianconera, dai Pulcini fino all’esordio nel turno preliminare di Champions League il 26 agosto nel match con l’Artmedia Bratislava. Dopo i primi calci nel CBS è iniziata la trafila in maglia bianconera. «È stato un percorso non soltanto sportivo. Ti insegna a vivere. Stare fuori casa per periodi lunghi ti fa crescere come uomo. È la prima cosa che ti dicono quando cominci. Ma non è stato tutto rose e fiori, negli Allievi Nazionali, ad esempio, sono finito addirittura in tribuna. È stato un brutto momento, poi è scattato qualcosa e con l’allenatore Schincaglia, nella formazione Berretti, ho trovato posto e soddisfazioni». Una maglia l’ha già conquistata anche nella rappresentativa nazionale Under 21. Inizialmente era stato chiamato nel gruppo sperimentale, ma si è subito conquistato il posto e l’attenzione di mister Casiraghi già per questo ciclo, che culminerà con le finali del campionato europeo. «Ho segnato all’esordio contro l’Olanda dopo circa un quarto d’ora dall’ingresso in campo. All’inizio il goal non mi era stato assegnato, poi ho fatto notare che io non segno mai… Alla fine è stata fatta giustizia!». Sei consapevole dei rischi che si corrono quando si comincia a frequentare i vertici del calcio? «Certo, bisogna soprattutto evitare di montarsi la testa, avanzare con calma». Sei pronto a discutere il tuo futuro più prossimo con la società? «So che esiste l’eventualità di fare un anno in prestito da qualche parte. Ma questo verrà valutato insieme al club a giugno. Io vorrei giocare nella Juventus, squadra per cui tifo da sempre e che reputo la più affascinante al mondo». Qual è il tuo sogno? «Vincere la Champions League, uno di quegli obiettivi che valgono una carriera intera». Il goal che ti piacerebbe realizzare? «Mi piacerebbe molto segnare in un derby». Oltre che a te stesso, a chi auguri un futuro radioso nel calcio? «Ai miei compagni della Primavera. Penso che Daud abbia già dimostrato di avere delle grandi potenzialità. Tutti insieme, comunque, siamo un grande gruppo di giocatori. Anche Immobile e Yago, ad esempio, hanno ottime possibilità per il futuro». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/lorenzo-ariaudo.html
-
LORENZO ARIAUDO https://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Ariaudo Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 11.06.1989 Ruolo: Difensore Altezza: 189 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2010 Esordio: 26.08.2008 - Champions League - Artmedia Petrzalka-Juventus 1-1 Ultima partita: 26.04.2009 - Serie A - Reggina-Juventus 2-2 6 presenze - 0 reti Lorenzo Ariaudo (Torino, 11 giugno 1989) è un calciatore italiano, difensore dell'Alessandria. Lorenzo Ariaudo Nazionalità Italia Altezza 189 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Alessandria Carriera Giovanili C.B.S. Scuola Calcio 1998-2009 Juventus Squadre di club 2008-2010 Juventus 6 (0) 2010-2014 Cagliari 69 (1) 2014-2015 Sassuolo 14 (0) 2015 → Genoa 0 (0) 2015-2016 Sassuolo 4 (0) 2016 → Empoli 5 (0) 2016-2021 Frosinone 144 (6) 2022- Alessandria 1 (0) Nazionale 2009-2010 Italia U-21 10 (1) Caratteristiche tecniche Ricopre il ruolo di difensore centrale, è un mancino naturale. Caratteristiche che lo contraddistinguono sono l'attenzione e l'anticipo. Nella Nazionale Under-21 veniva spesso impiegato nel ruolo di terzino sinistro. Carriera Club Juventus Cresce calcisticamente nel settore giovanile Juventus. Fa tutta la trafila nelle squadre giovanili, iniziando dai Pulcini fino alla Primavera. Vince un Campionato Allievi nel 2005-2006 ed una Supercoppa Primavera nel 2007. Nel 2008 viene aggregato alla prima squadra, il suo esordio assoluto arriva il 26 agosto, quando disputa gli ultimi minuti della gara di ritorno del terzo turno preliminare di Champions League contro l'Artmedia Bratislava. Il 14 gennaio 2009 gioca la sua prima partita da titolare in Coppa Italia in Juventus-Catania (3-0), valevole per gli ottavi della competizione, ed il 18 gennaio esordisce in Serie A a 19 anni, scendendo in campo, sempre da titolare, allo stadio Olimpico di Roma nella gara Lazio-Juventus (1-1). Nello stesso mese di febbraio vince, con la formazione Primavera, il Torneo di Viareggio 2009. Il 31 agosto la sua cessione in prestito al Cagliari salta in quanto le società non riescono a depositare in tempo il contratto. Rimasto quindi alla Juventus, nella prima parte della stagione 2009-2010 il tecnico Ciro Ferrara non lo impiega in nessuna partita ufficiale. Cagliari Il 2 gennaio 2010, alla riapertura del mercato invernale, passa in prestito con diritto di riscatto al Cagliari. Esordisce in maglia rossoblù il 21 febbraio 2010 nell'incontro casalingo contro il Parma terminato 2-0 in favore dei sardi. Conclude la stagione totalizzando 9 presenze in campionato. Il 21 giugno 2010 il Cagliari annuncia di avere acquistato la metà del suo cartellino. Il 31 gennaio 2011 viene riscattato interamente dal Cagliari nell'operazione che porta Alessandro Matri alla Juventus. Realizza il suo primo gol in Serie A il 2 maggio 2012 nel match a porte chiuse contro il Genoa disputatosi al neutro di Brescia terminato 2-1 per i liguri, insaccando con un colpo di testa al 13º minuto la rete del momentaneo pareggio. Sassuolo Il 4 gennaio 2014 viene ceduto a titolo definitivo al Sassuolo per 800.000€, dove sceglie di indossare la maglia numero 6. Fa il suo esordio con la maglia del Sassuolo il 12 gennaio 2014 nella partita contro il Milan, vinta dalla formazione neroverde per il risultato di 4-3. Prestito al Genoa Il 30 gennaio 2015, insieme al compagno Leonardo Pavoletti, si trasferisce al Genoa con la formula del prestito; sceglie la maglia numero 41. Purtroppo nella sua avventura in terra ligure non avrà modo di giocare nemmeno una partita con la maglia dei Grifoni a causa di un infortunio rimediato in allenamento. Sassuolo Nella stagione 2015-2016 ritorna al Sassuolo, dove però trova poco spazio nella difesa neroverde. Totalizza fino a gennaio 3 presenze da titolare. Prestito all'Empoli Il 1º febbraio 2016 viene girato in prestito all'Empoli. Frosinone il 25 agosto 2016 viene ufficializzato il suo trasferimento a titolo definitivo al Frosinone dove per la prima volta in carriera si ritrova a giocare in Serie B. Torna in Serie A con il Frosinone nella stagione 2018-2019, facendo il suo debutto stagionale nella gara esterna contro la Roma terminata 4-0 in favore dei giallorossi. Con i ciociari il calciatore disputerà 154 presenze mettendo a segno in totale 7 reti, fino al termine del campionato 2020-2021. Alessandria Dopo essere rimasto svincolato per quasi otto mesi, il 25 febbraio 2022 viene tesserato dall'Alessandria, con cui si lega fino al termine della stagione. Nazionale Il 25 marzo 2009 esordisce in Nazionale Under-21, con il tecnico Casiraghi, entrando nel secondo tempo della partita Austria-Italia (2-2) e realizzando una rete. Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Allievi: 1 - Juventus: 2005-2006 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2007 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2009
-
LORENZO DEL PRETE https://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Del_Prete Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 12.01.1986 Ruolo: Difensore Altezza: 180 cm Peso: 77 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2005 al 2006 e dal 2018 al 2019 (Under23) Esordio: 17.08.2005 - Amichevole - Juventus-Juve Primavera 0-1 0 presenze - 0 reti Lorenzo Del Prete (Roma, 12 gennaio 1986) è un calciatore italiano, difensore del Novara FC. Lorenzo Del Prete Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Novara FC Carriera Giovanili 19??-2002 Monterotondo 2002-2006 Juventus Squadre di club 2006-2007 → Pizzighettone 26 (0) 2007-2008 → Lanciano 27 (0) 2008-2009 Siena 5 (0) 2009-2010 → Frosinone 31 (0) 2010-2011 → Pescara 14 (0) 2011-2012 → Nocerina 9 (1) 2012-2013 Novara 15 (0) 2013-2014 → Crotone 57 (1) 2014-2015 Perugia 17 (2) 2015 Catania 9 (0) 2015-2018 Perugia 76 (4) 2018-2019 Juventus U23 27 (1) 2019-2020 Trapani 15 (0) 2020-2021 Foggia 15 (1) 2022- Novara FC 0 (0) Caratteristiche tecniche Nasce calcisticamente come attaccante, ma negli anni ha arretrato il proprio raggio d'azione essendo adattato nel giocare come esterno di centrocampo e poi successivamente come terzino su entrambe le fasce; può essere schierato occasionalmente anche da difensore centrale. Carriera Inizia la sua carriera tra le file del Monterotondo, disputando il campionato di Serie D. Qui viene notato dagli osservatori della Juventus, i quali lo portano a Torino. Coi bianconeri gioca nel settore giovanile, senza mai debuttare in prima squadra. Gioca le sue prime due annate tra i professionisti con le maglie di Pizzighettone e Lanciano, in Serie C1. L'8 luglio 2008 passa in comproprietà al Siena. Coi toscani esordisce in Serie A il 31 agosto seguente, nella prima giornata di campionato, in occasione della trasferta di Bergamo persa 1-0 contro l'Atalanta. In tutta la stagione disputa 5 incontri in massima serie. Il 2 luglio 2009, dopo essere stato riscattato dal club senese, viene dirottato in prestito al Frosinone, disputando 31 gare in Serie B con la casacca dei ciociari. Il 15 luglio 2010 passa al Pescara, con la formula del prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino. A fine stagione non viene riscattato dagli abruzzesi e fa quindi ritorno a Siena, dove viene inizialmente convocato per il ritiro estivo; tuttavia il 25 agosto 2011 passa alla Nocerina, ancora in prestito. Poche settimane dopo, il 29 ottobre realizza con la maglia rossonera il suo primo gol da calciatore professionista, nel match vinto per 4-2 sulla Sampdoria. Il 20 luglio 2012 si trasferisce a titolo definitivo al Novara. Rimane in Piemonte sino al 22 gennaio 2013, quando si accasa in prestito al Crotone dove conclude il campionato; a fine stagione, viene prolungato il prestito in Calabria anche per l'annata successiva in cui sigla il suo primo gol in rossoblù contro il Bari, aprendo le marcature nella trasferta vinta 2-1 dai crotonesi. Il 18 luglio 2014 il suo cartellino è acquistato dal Perugia, neopromosso in cadetteria. Debutta coi grifoni il 23 agosto successivo, nel terzo turno di Coppa Italia contro lo Spezia, mentre l'esordio in campionato avviene il 29 dello stesso mese nella sfida interna col Bologna, fornendo nell'occasione al compagno di squadra Verre l'assist per il vantaggio biancorosso; il 7 settembre, nella trasferta di campionato a Bari, sigla la sua prima rete in maglia perugina che vale il 2-0 finale. Dopo un semestre in Umbria, nella sessione invernale di mercato passa a titolo definitivo al Catania, sempre in serie cadetta, dove tuttavia rimane solo sei mesi poiché, nella successiva estate, viene riacquistato ancora dal Perugia. Il 3 febbraio 2016, con il ritiro del compagno di squadra Gianluca Comotto dall'attività agonistica, diventa ufficialmente il nuovo capitano dei grifoni; ruolo che mantiene fino all'estate 2018, quando si svincola dalla società umbra. Il 9 ottobre 2018 torna dopo dodici anni alla Juventus, aggregandosi come fuoriquota nella Juventus U23, neonata seconda squadra bianconera militante in Serie C. Il 16 agosto 2019 viene acquistato dal Trapani, tornando così nella seconda serie a distanza di una stagione; rimane con gli amaranto per il successivo campionato, svincolandosi nell'estate 2020. Dopo qualche mese d'inattività, il 31 ottobre dello stesso anno si accorda a stagione in corso con il Foggia, in Serie C. A fine stagione, dopo aver collezionato una rete in 16 presenze, rimane nuovamente svincolato; una situazione che si protrare per alcuni mesi, prima di accordarsi il 1º aprile 2022 col Novara FC militante in Serie D. Palmarès Campionato Primavera: - 1 Juventus: 2005-2006
-
MARCO GORZEGNO https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Gorzegno Nazione: Italia Luogo di nascita: Cuneo Data di nascita: 09.06.1981 Ruolo: Difensore Altezza: 188 cm Peso: 83 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 1998 al 1999 e dal 2000 al 2001 0 presenze - 0 reti Marco Gorzegno (Cuneo, 9 giugno 1981) è un calciatore italiano, difensore del Cuneo Football Club. Marco Gorzegno Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Cuneo Football Club Carriera Squadre di club 1998-1999 Juventus 0 (0) 1999-2000 → Cuneo 32 (7) 2000-2001 Juventus 0 (0) 2001-2002 → Torres 26 (2) 2002-2003 → Prato 30 (2) 2003-2006 AlbinoLeffe 49 (3) 2006-2008 Spezia 79 (8) 2008-2009 Brescia 25 (4) 2009-2010 → Sassuolo 24 (1) 2010-2012 Empoli 43 (1) 2012-2013 Juve Stabia 14 (1) 2014-2015 Carrarese 28 (3) 2015-2016 Cuneo 23 (1) 2016-2017 Fossano ? (?) 2017-2018 Cavese 1 (0) 2018-2019 Tuttocuoio 11 (0) 2019-2020 Cuneo ? (?) Nazionale 2000 Italia U-20 3 (1) Caratteristiche tecniche Marco Gorzegno nasce come difensore laterale sinistro ma gioca abitualmente anche nel ruolo di esterno di centrocampo. Carriera Cresciuto nelle giovanili della Juventus, dagli esordienti alla Primavera , Gorzegno fa tutta la trafila del settore giovanile bianconero. Viene ceduto in prestito al Cuneo in Serie D dove si rende protagonista di un'ottima annata (1998/99). Torna alla Juventus, che lo inserisce nella propria rosa per la stagione 1999-00 e 2000/2001 , senza esordire, giocando due stagioni nella primavera raggiungendo la nazionale U 20. Nel 2001/02 viene ceduto in prestito Torres in Serie C1, mentre l'anno successivo veste la maglia del Prato. Il salto di categoria avviene con l'acquisto da parte dell'AlbinoLeffe nella stagione 2003-04, società nella quale resta fino al Gennaio 2006 quando verrà ceduto allo Spezia. Dopo la retrocessione e il fallimento della squadra ligure, viene acquistato dal Brescia, nel quale gioca la stagione 2008-09. Il 7 agosto 2009 viene acquisito in prestito con diritto di riscatto dal Sassuolo. Finito il prestito torna a Brescia, ma viene nuovamente prestato in Serie B, all'Empoli. In Toscana gioca 27 partite, e a fine stagione, scaduto il suo contratto, rimane svincolato a parametro zero. Il 24 ottobre 2011 torna ufficialmente ad Empoli, firmando un contratto annuale. Al termine della stagione rimane svincolato. Il 23 luglio 2012 si accasa alla Juve Stabia. Nel febbraio 2014, passa alla Carrarese a parametro zero. Nell'estate del 2015 torna nella "sua" Cuneo, da capitano, per affrontare la stagione in Lega Pro. Nel settembre del 2016, dopo essere rimasto senza contratto, firma un contratto con il Fossano Calcio, squadra che partecipa al campionato di Eccellenza in Piemonte. Nella stagione 2019/20 viene tesserato dal Cuneo Football Club, neonata società del capoluogo fondata per riempire il vuoto lasciato dal Cuneo in via di fallimento, dove gioca come difensore centrale nel campionato di Terza Categoria. Palmarès Club Competizioni nazionali Serie C1: 1 - Spezia: 2005-2006 Supercoppa di Lega di Serie C1: 1 - Spezia: 2006
-
ANDREA GENTILE https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Gentile_(calciatore) Nazione: Italia Luogo di nascita: Aosta Data di nascita: 09.02.1980 Ruolo: Centrocampista Altezza: 170 cm Peso: 68 kg Nazionale Italiano Under-16 Soprannome: - Alla Juventus dal 1997 al 1998 e dal 1999 al 2000 0 presenze - 0 reti Andrea Gentile (Aosta, 9 febbraio 1980) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Andrea Gentile Nazionalità Italia Altezza 170 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2014 Carriera Giovanili 1995-1998 Juventus Squadre di club 1997-1998 Juventus 0 (0) 1998-1999 Valle d'Aosta 26 (0) 1999-2000 Juventus 0 (0) 2000-2002 Brescello 59 (3) 2002-2003 Triestina 25 (1) 2003-2004 Messina 31 (2) 2004-2005 Arezzo 35 (4) 2005-2006 Torino 7 (0) 2006-2007 Crotone 19 (0) 2007 Monza 11 (0) 2007-2009 Padova 36 (1) 2010 Olbia 7 (2) 2010-2011 Canavese 18 (0) 2011-2012 Cuneo 28 (2) 2013-2014 Vallée d'Aoste 17 (0) Nazionale 1995 Italia U-15 2 (0) 1995-1996 Italia U-16 3 (0) Carriera Club Cresciuto nelle giovanili della Juventus, debutta nel Valle d'Aosta Calcio in Serie D nel 1998. Tornato alla Juventus, nel 2000 passa al Brescello. Dal 2002 al 2007 gioca in Serie B per Triestina, Messina, Arezzo, Torino, Crotone. A gennaio 2007 viene ceduto al Monza. Nel campionato 2007-2008 passa al Padova dove segna una rete nella prima giornata di campionato contro il Monza, sua ex squadra. Alla fine della stagione 2008-2009 rimane senza squadra. Il 3 marzo 2010 il giocatore si aggrega al club dell'Olbia. Nell'estate 2010 passa alla Canavese in Seconda Divisione e nell'estate del 2011 raggiunge Ezio Rossi all'A.C. Cuneo 1905 campione d'Italia dilettanti con il quale partecipa in maniera fattiva al torneo di Seconda Divisione, conquistando la promozione in Prima Divisione, dopo i trionfali play off vinti contro la Virtus Entella. Nella stagione 2012-2013 rescinde il contratto e annuncia di voler smettere di giocare a calcio. A gennaio 2013 inizia ad allenarsi con il Vallée d'Aoste, per il quale firma fino a fine stagione. Il 30 giugno 2013 rimane svincolato e il 22 luglio seguente parte per il ritiro a Coverciano dei calciatori svincolati sotto l'egida dell'Associazione Italiana Calciatori. Firma un nuovo contratto con il Vallée d'Aoste il 30 agosto 2013. Vanta 117 presenze e 7 gol in Serie B. Nazionale Vanta 5 presenze nelle nazionali minori. Due presenze con la Nazionale Under-15 nel 1995 e tre presenze con la Nazionale Under-16 tra il 1995 e il 1996.
-
EDOARDO BRAIATI https://it.wikipedia.org/wiki/Edoardo_Braiati Nazione: Italia Luogo di nascita: Ferrara Data di nascita: 25.03.1980 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Under-18 Soprannome: - Alla Juventus dal 1997 al 1998 0 presenze - 0 reti Edoardo Braiati (Ferrara, 25 marzo 1980) è un calciatore italiano, centrocampista della Portuense. Edoardo Braiati Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Portuense Carriera Squadre di club 1996-1997 SPAL 4 (0) 1997-1998 Juventus 0 (0) 1998-1999 SPAL 3 (0) 1999-2000 Saronno 30 (2) 2000 Atletico Catania 0 (0) 2000-2006 Novara 165 (10) 2006-2009 Pisa 99 (3) 2009-2011 Vicenza 35 (1) 2011 Pistoiese 6 (0) 2012-2014 SPAL 27 (1) 2014-2015 Portuense ? (?) 2015-2016 Copparese ? (?) 2016-2017 Portuense ? (?) Nazionale 1998 Italia U-17 1 (0) 1998 Italia U-18 3 (0) Carriera Dopo aver iniziato nella SPAL, è passato alla Juventus in Serie A senza riuscire mai ad esordire nella prima squadra, all'epoca allenata da Marcello Lippi. Ha giocato per sei stagioni nel Novara con cui ha ottenuto una promozione dalla Serie C2 nel 2002-2003, collezionando in totale 165 presenze e 10 gol in gare di campionato. Ha poi conquistato un'altra promozione con il Pisa, vincendo i play-off di Serie C1 durante la stagione 2006-2007, e con la stessa squadra toscana (con cui ha esordito in Serie B il 9 settembre 2007 nella partita Cesena-Pisa 1-2) ha sfiorato la promozione in Serie A nell'annata successiva sotto la guida di Gian Piero Ventura. Nel Pisa ha indossato anche la fascia di capitano durante la stagione 2008-2009 culminata però nella retrocessione della squadra toscana. Dall'estate 2009 milita tra i cadetti con il Vicenza. Segna il suo primo gol in maglia biancorossa il 19 novembre 2010 in occasione del derby vinto 2-1 contro il Padova. Il 7 settembre 2011 rescinde consensualmente il suo contratto con la società biancorossa, per poi firmare il 27 settembre seguente un contratto con la Pistoiese, società militante in Serie D dove rimane fino al Dicembre 2011. Nell'estate 2012 fa ritorno alla SPAL, appena ripartita dalla Serie D. Complessivamente ha disputato 103 presenze in Serie B segnando 2 reti. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia Serie C: 1 - SPAL: 1998-1999
-
LAMBERTO PIOVANELLI 4 miliardi e mezzo (di lire) e... nemmeno una partita ufficiale con la Juventus – si legge su Gianlucadimarzio.com del 5 novembre 2019 –. Succedesse ora, faremmo trasmissioni intere per capirne motivi e retroscena. Invece, accadde nel 1991, storia ormai di 28 anni fa. Lamberto Piovanelli segnava a raffica con il Pisa, tanto da diventarne oggi attaccante del secolo, votato proprio ieri sera al Teatro Verdi da giornalisti e tifosi. Il suo presidente, Romeo Anconetani è già un precursore all’epoca: dalle prevendite dei biglietti alle intermediazioni su acquisti e cessioni di giocatori, dai treni speciali al sale scaramantico dietro le porte, un fiuto innato per i talenti. E Piovanelli ha, aveva, qualcosa di speciale. Alto ma non forte di testa, tecnicamente abile, moderno nei movimenti, il classico giocatore di manovra. Tanto che Lucescu lo prova anche centrocampista centrale proprio in Coppa Italia (novembre 1990) contro la Juve di Maifredi, lì scattò il colpo di fulmine. «Un mese dopo circa – ci racconta Piovanelli – mi convocano in nazionale per gli infortuni di Baggio e Mancini. Ricordo ancora la data, 21 dicembre. Anconetani mi organizza (lui, eh!) un volo privato per raggiungere Cipro e i miei nuovi compagni azzurri. Sull’aereo, mi dicono di scegliere. Juve o Fiorentina. Io sono viola dentro, nato e cresciuto a Firenze, mi sono valorizzato nel Castelfiorentino giocando con Spalletti al fianco. Eppure non me la sento di essere o provare a essere profeta in patria, nella mia città. Penso alle possibili pressioni sulla mia famiglia, nonostante sia proprio Mario Cecchi Gori in persona a volermi. Così, scelgo la Juve, non l’avessi mai fatto». Nel frattempo s’infortuna pure, ma i bianconeri lo prendono comunque. É Montezemolo a forzare, pretende Piovanelli alla Juve. 4 miliardi e mezzo, boom. E allora, perché non giocherà mai una partita con quella maglia? Le figurine Panini, solo qualche amichevole, stop. Zero di zero. Perché in società è tornato Boniperti, che mette una croce sull’acquisto dei suoi predecessori. «Mi volevano mandare a Reggio Emilia, scambiare con Ravanelli. Mi davano qualsiasi cifra, mi impuntai». No alla Reggiana, niente. E niente Juve lo stesso. Fino a una chiamata di Moggi, che non è ancora ufficialmente della Juve, ma ne fa lo stesso il mercato. E lo spedisce dove Lamberto chiede di andare, ovvero di nuovo all’Atalanta dov’era già stato a inizio carriera. Va in prestito, prima di essere letteralmente regalato al Verona nel 1992. Nemmeno una lira di cartellino, quei 4 miliardi e mezzo spesi solo un anno prima letteralmente in fumo. «Al Bentegodi parto bene con Reja, poi arriva Mutti e si porta Inzaghi da Piacenza. Pippo segna... segna a raffica pure in allenamento, fine dei giochi per me». A Perugia, poi segna ancora e si diverte un anno, ma non è più il Piovanelli di prima. Tra infortuni e altro, smette presto, a soli 31 anni, ma oggi è ancora l’attaccante più amato nella storia del Pisa. Infatti vive qui, si sveglia e guarda la sua Torre, ama il buon cibo e si vede. I chili sono aumentati, si fa fatica a riconoscerlo, anche per quei capelli grigiastri e la barba incolta. Sorride sempre, si gode la sua bella famiglia, ma ripensa spesso a quella maglia un po’ maledetta che non gli ha certamente rubato il cuor. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/05/lamberto-piovanelli.html
-
LAMBERTO PIOVANELLI https://it.wikipedia.org/wiki/Lamberto_Piovanelli Nazione: Italia Luogo di nascita: Firenze Data di nascita: 26.06.1964 Ruolo: Attaccante Altezza: 184 cm Peso: 78 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1991 al 1992 Esordio: 18.08.1991 - Amichevole - Juventus-Juve Primavera 3-0 Ultima partita: 15.10.1991 - Amichevole - Monza-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti Lamberto Piovanelli (Firenze, 26 giugno 1964) è un ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Lamberto Piovanelli Lamberto Piovanelli con la maglia del Pisa (1989) Nazionalità Italia Altezza 184 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1995 Carriera Giovanili Castelfiorentino Squadre di club 1983-1985 Castelfiorentino 57 (20) 1985-1986 Atalanta 12 (0) 1986-1991 Pisa 132 (40) 1991 Juventus 0 (0) 1991-1992 Atalanta 16 (3) 1992-1993 Verona 23 (4) 1993-1994 → Perugia 18 (9) 1994-1995 Verona 5 (1) Carriera Spese gran parte della sua carriera tra Atalanta, Pisa ed Hellas Verona. Esordì in Serie A tra le file dell'Atalanta, che lo prelevò dal Castelfiorentino, formazione di Serie D. Dopo poco più di un anno a Bergamo, venne ceduto al Pisa, in Serie B, aiutando i toscani a conquistare la promozione nel massimo campionato: il suo gol siglato a Cremona il 21 giugno 1987, all'ultima giornata, è decisivo per il salto di categoria. Nella Serie A 1990-1991, nonostante un infortunio lo tenne lontano dai campi per un lungo periodo, segnò 8 reti in 16 incontri disputati, numeri che gli valsero la convocazione in Nazionale per l'incontro del 22 dicembre 1990 Cipro-Italia a Limassol, valevole per le qualificazioni agli Europei del 1992 (partita nella quale non scese in campo), ma che non furono sufficienti per la salvezza dei nerazzurri. Ha detenuto per quasi vent'anni il record di gol in una stagione con la maglia del Pisa in Serie B (18 nell'annata 1989-1990), prima di essere scavalcato dal bomber argentino José Ignacio Castillo nel 2008. Nell'estate 1991 fu acquistato dalla Juventus per 4 miliardi di lire, ma, complice il perdurare dell'infortunio non fu mai schierato in prima squadra e a novembre fu ceduto nuovamente all'Atalanta. Concluse la sua carriera nell'Hellas Verona (in Serie B). In carriera ha complessivamente totalizzato 97 presenze e 16 reti in Serie A. Dopo il ritiro Fino ad inizio 2009 ha fatto il commentatore per l'emittente televisiva pisana Canale 50 in una trasmissione sul Pisa, oltre ad aver avviato da anni un'attività commerciale di abbigliamento sportivo nella stessa città toscana. Torna nel mondo del calcio nel 2009: il 19 aprile viene nominato dal Presidente del Pisa, Luca Pomponi, nuovo Team Manager della squadra toscana, incarico che manterrà fino al fallimento della società nel luglio successivo. Successivamente allena i Giovanissimi B del Ponsacco. Dal 2019 gestisce un parcheggio privato nei pressi dell'aeroporto e un'enoteca panetteria a Pisa. Palmarès Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie C1: 1 - Perugia: 1993-1994 (girone B)
-
Benedetto Giuseppe Gola - Calciatore e Dirigente/Allenatore
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
BENEDETTO GIUSEPPE GIOVANNI GOLA https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Gola_(calciatore) https://it.wikipedia.org/wiki/Benedetto_Gola Nazione: Italia Luogo di nascita: Chieri (Torino) Data di nascita: 28.12.1904 Luogo di morte: Castellamonte (Torino) Data di morte: 10.11.1988 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: Bené Alla Juventus dal 1927 al 1928 Esordio: 12.02.1928 - Campionato Divisione Nazionale - Juventus-Livorno 2-1 Ultima partita: 15.07.1928 - Campionato Divisione Nazionale - Bologna-Juventus 0-2 7 presenze - 0 reti Dirigente della Juventus 1934-1935 Benedetto Giuseppe Gola (Chieri, 28 dicembre 1904 – Castellamonte, 10 novembre 1988) è stato un calciatore italiano, di ruolo difensore, ingegnere e dirigente sportivo italiano. Benedetto Giuseppe Gola Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1937 Carriera Squadre di club1 1925-1927 Chieri ? (?) 1927-1928 Juventus 7 (0) 1928-1930 Vomero 9 (1) 1930-1931 Derthona 31 (4) 1931-1933 Sampierdarenese 46 (2) 1933-1936 Atalanta 41 (2) 1936-1937 Chieri ? (?) Carriera Ha giocato 7 gare di campionato con la maglia della Juventus, classificatasi al terzo posto nel girone finale della Divisione Nazionale 1927-1928. Giocò con il Chieri nella stagione 1936-1937. È stato il dirigente della Juventus che coadiuvò l'allenatore Carlo Bigatto a partire dalla nona giornata del campionato di Serie A 1934-1935, che si concluse con la vittoria del settimo scudetto da parte della squadra piemontese, l'ultimo titolo del ciclo di cinque scudetti consecutivi. -
FRANCESCO AUDISIO https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Audisio Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 23.12.1901 Luogo di morte: Saluzzo (Cuneo) Data di morte: 08.01.1992 Ruolo: Ala Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1923 al 1924 Esordio: 14.10.1923 - Prima Divisione - Livorno-Juventus 3-2 Ultima partita: 30.03.1924 - Prima Divisione - Juventus-Padova 3-0 19 presenze - 2 reti Francesco Giuseppe Luigi Audisio (Torino, 23 dicembre 1901 – Saluzzo, 8 gennaio 1992) è stato un calciatore italiano, di ruolo ala. Francesco Audisio Nazionalità Italia Calcio Ruolo Ala Carriera Squadre di club 1922-1923 US Torinese 21 (1) 1923-1924 Juventus 19 (2) 192?-1928 Cuneo ? (?) Carriera Fece il suo esordio con la Juventus contro il Livorno, il 14 ottobre 1923 in una sconfitta per 3-2, dove segnò il suo primo gol in bianconero. La sua ultima partita fu contro il Padova il 30 marzo 1924, in una vittoria per 3-0. Nella sua unica stagione bianconera collezionò 19 presenze e 2 reti. Nel 1927 si trasferì a Saluzzo, dove collaborò alla nascita di una casa d'arte, che erediterà alla morte del proprietario.
