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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. NICOLAS ANELKA https://it.wikipedia.org/wiki/Nicolas_Anelka Nazione: Francia Luogo di nascita: Le Chesnay Data di nascita: 14.03.1979 Ruolo: Attaccante Altezza: 185 cm Peso: 80 kg Nazionale Francese Soprannome: Il Muto - Le Sulk (Il Broncio) Alla Juventus dal 2012 al 2013 Esordio: 12.02.2013 - Champions League - Celtic Glasgow-Juventus 0-3 Ultima partita: 08.05.2013 - Serie A - Atalanta-Juventus 0-1 3 presenze - 0 reti 1 scudetto Campione d'Europa 2000 con la nazionale francese Nicolas Sébastien Anelka (Le Chesnay, 14 marzo 1979) è un allenatore di calcio ed ex calciatore francese, di ruolo attaccante. Con la nazionale francese ha vinto il Campionato europeo nel 2000 e la Confederations Cup nel 2001. Nicolas Anelka Anelka con la maglia del Chelsea nel 2010 Nazionalità Francia Altezza 185 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 1º gennaio 2016 - giocatore Carriera Giovanili 1983-1993 Trappes St. Quentin 1993-1995 INF Clairefontaine 1995-1996 Paris Saint-Germain Squadre di club 1996-1997 Paris Saint-Germain 10 (1) 1997-1999 Arsenal 65 (23) 1999-2000 Real Madrid 19 (2) 2000-2002 Paris Saint-Germain 39 (10) 2002 → Liverpool 20 (4) 2002-2005 Manchester City 89 (37) 2005-2006 Fenerbahçe 39 (14) 2006-2008 Bolton 53 (21) 2008-2012 Chelsea 125 (38) 2012-2013 Shanghai Shenhua 22 (3) 2013 Juventus 3 (0) 2013-2014 West Bromwich 12 (2) 2014-2015 Mumbai City 13 (2) Nazionale 1995-1997 Francia U-18 21 (12) 1997-1998 Francia U-20 10 (4) 1998-2010 Francia 69 (14) Carriera da allenatore 2012-2013 Shanghai Shenhua 2014-2015 Mumbai City 2017-2018 Roda JC Assistente 2018-2019 Lilla Giovanili Palmarès Europei di calcio Oro Belgio-Paesi Bassi 2000 Confederations Cup Oro Corea del Sud-Giappone 2001 Biografia Nel 2013 ha assunto il nome arabo di Abdul-Salam Bilal dopo essersi convertito all'Islam. La piattaforma Netflix, gli dedica un documentario sulla sua vita calcistica. Viene pubblicato il 5 agosto 2020. Caratteristiche tecniche Attaccante dotato di grande ritmo e capacità realizzative, giocava prevalentemente da seconda punta di movimento a supporto di un centravanti ma poteva essere impiegato in tutti i ruoli dell'attacco; non era raro vederlo partire da lontano agendo sulla linea dei centrocampisti e sacrificandosi nel lavoro di copertura. L'allenatore Carlo Ancelotti ai tempi del Chelsea lo ha definito una seconda punta rapida capace di integrarsi alla perfezione con il più possente Didier Drogba. Sempre Ancelotti lo ha descritto inoltre come un attaccante completo, un eccellente finalizzatore che si muove molto bene sul campo, dotato di buona elevazione e con grandi qualità tecniche. Lo stesso Anelka, in un'intervista al sito ufficiale del Chelsea il 19 agosto 2010, ha spiegato come con i Blues sia maturato come giocatore, abbandonando il ruolo di attaccante puro per diventare un attaccante di supporto e giocare in libertà svariando a sinistra, a destra o dietro al centravanti principale. Carriera Club Paris Saint-Germain e Arsenal A 16 anni inizia la sua carriera a Parigi con il Paris Saint-Germain, con cui disputa due stagioni nella Ligue 1. Nel febbraio del 1997, a 18 anni, viene acquistato dal club londinese dell'Arsenal per una somma pari a circa 500.000 sterline. Sotto la nuova direzione tecnica di Arsène Wenger segna il suo primo gol per l'Arsenal contro il Manchester United nella vittoria casalinga per 3-2. Durante la stagione 1996-1997 non gioca con continuità in prima squadra, mentre in quella successiva disputa molte più partite, anche a causa di una lunga serie di infortuni sofferti dall'attaccante Ian Wright. Con l'Arsenal ottiene il double vincendo sia la Premier League sia la FA Cup. Nella stagione 1998-1999 vince il PFA Young Player of the Year Award; la sua squadra non riesce a ripetersi in Premier League. Durante la sua esperienza con l'Arsenal, Anelka colleziona 72 presenze in prima squadra e 17 presenze con la squadra delle riserve, segnando 27 gol. Real Madrid e il ritorno al Paris-Saint Germain Anelka si trasferisce al Real Madrid il 2 agosto 1999 per 22,3 milioni di sterline. Guidato da Vicente del Bosque, arriva a ricevere una squalifica di quarantacinque giorni per essersi rifiutato di allenarsi con la squadra per tre giorni. Il 5 gennaio 2000 realizza la prima rete della storia della Coppa del mondo per club FIFA, segnando il gol di apertura nel successo per 3 a 1 contro i sauditi dell'Al-Nassr. A fine torneo, chiuso dalle merengues al secondo posto, risulta con 3 reti il capocannoniere insieme a Romário. Nel finale di stagione realizza gol decisivi per la vittoria della Champions League conquistata in finale ai danni del Valencia. Nel 2000 firma un nuovo contratto col Paris Saint-Germain, il club che lo aveva lanciato nel calcio professionistico, dopo una transazione pari a 20 milioni di euro. L'allenatore Luis Miguel Fernández lo esclude spesso dalla rosa dei titolari. Prestito a Liverpool e Manchester City Dopo due anni e mezzo, Anelka torna in Premier League: nel dicembre del 2001 passa in prestito al Liverpool fino alla fine della stagione. Aiuta la sua squadra a raggiungere il secondo posto in Premier League segnando gol decisivi; al termine la società guidata dall'allenatore Gérard Houllier decide di non riscattarlo acquistando al suo posto un suo futuro compagno di squadra nel Bolton, El Hadji Diouf. Il 24 maggio 2002 passa al Manchester City per 13 milioni di sterline pagati dal manager Kevin Keegan, al tempo record per il club biancoblu. Nella sua prima stagione al Manchester City è il capocannoniere della squadra con 14 gol, tra cui uno negli ultimi minuti nel derby di Manchester, e uno contro l'Arsenal, sua ex squadra, segnando il gol vittoria dopo aver battuto un calcio di rigore. Nella sua seconda stagione al Manchester City è ancora capocannoniere con 25 gol. Inizia la stagione 2004-2005 segnando un gol contro il Chelsea. Fenerbahçe Nel gennaio del 2005 passa per 7 milioni di sterline alla compagine turca del Fenerbahçe. Anelka aiuta la sua squadra a vincere la Süper Lig, giocando anche in Champions League. Anelka disputa con il Fenerbahçe due stagioni, totalizzando 57 presenze e 16 gol. Bolton Wanderers Il 25 agosto 2006 il Bolton acquista il giocatore con un contratto quadriennale, per la somma record per il club di 8 milioni di sterline. Anelka fa il suo debutto con il Bolton contro il Watford il 9 settembre 2006. Termina la stagione 2006-2007 da capocannoniere della squadra con 11 gol. Nel mese di gennaio 2007 dichiara di essere disposto a lasciare il Bolton per un ritorno all'Arsenal, sua ex squadra, promettendo in un secondo momento di rimanere al Bolton nel luglio 2007, dopo aver parlato col manager Sammy Lee. Pur disputando una negativa prima parte di stagione nel 2007-2008, il 30 agosto firma un rinnovo quadriennale fino al 2011. Chelsea Anelka in riscaldamento al Chelsea L'11 gennaio del 2008 il Chelsea acquista il cartellino del giocatore per una somma vicina ai 15 milioni di sterline con quattro anni di contratto. Anelka debutta il giorno successivo contro il Tottenham Hotspur e segna i primi gol con la nuova maglia in FA Cup contro il Wigan Athletic due settimane più tardi (1-2 per i Blues il finale). A Mosca, nella notte tra il 21 e il 22 maggio 2008, Anelka è insieme al compagno John Terry uno dei due giocatori a sbagliare il proprio calcio di rigore nella finale di Champions League, trofeo che viene assegnato al Manchester United. Nella stagione 2008-2009, anche a causa dell'infortunio di Didier Drogba, Anelka viene utilizzato con maggiore continuità, riuscendo a conseguire il titolo di capocannoniere della Premier League con 19 reti. Nella stagione 2009-2010, con l'arrivo di Carlo Ancelotti sulla panchina londinese, contribuisce alla vittoria della Premier League e della FA Cup con 17 gol complessivi nelle due manifestazioni. Il 24 giugno del 2010 rinnova il contratto con il Chelsea fino al 2012. Shanghai Shenhua Anelka a Shanghai Il 12 dicembre 2011, lo Shanghai Shenhua, squadra militante nella Chinese Super League, annuncia l'ingaggio del giocatore francese a partire dal gennaio 2012. Il giocatore firma un contratto di 10,6 milioni di euro l'anno per due stagioni. L'11 aprile 2012 diventa giocatore-allenatore della squadra firmando un contratto biennale da 10 milioni di euro a stagione. Viene sostituito come allenatore il 30 maggio seguente da Sergio Batista. In totale con la squadra cinese gioca 27 partite e segna 4 gol. Juventus Il 30 gennaio 2013 viene acquistato dalla società italiana della Juventus (che lo corteggiava fin dai tempi dell'Arsenal) a parametro zero. Sceglie la maglia nº 18 e viene inserito nella lista per la fase finale di Champions League. Il 12 febbraio fa il suo esordio con la maglia bianconera nella gara di andata degli ottavi di finale di UEFA Champions League giocata a Glasgow contro il Celtic, subentrando all'86' minuto a Mirko Vučinić e diventando il calciatore ad aver giocato con più maglie diverse nella massima competizione europea (sei squadre diverse) insieme a Zlatan Ibrahimović. Il 16 febbraio successivo, nella partita persa 1-0 all'Olimpico contro la Roma, debutta nel campionato italiano, subentrando ad Arturo Vidal al 71'. Il 5 maggio, grazie alla vittoria interna della Juventus sul Palermo per 1-0, vince – con tre giornate d'anticipo – il campionato italiano. Complessivamente con la maglia della Juventus gioca solamente 3 partite. West Bromwich Albion Il 4 luglio 2013 viene acquistato a parametro zero dagli inglesi del West Bromwich Albion firmando un contratto annuale da 5 milioni di sterline. Il 22 agosto lascia l'allenamento dei Baggies e annuncia la volontà di ritirarsi dal calcio giocato. Alla base della clamorosa decisione ci sarebbe la recente scomparsa del suo procuratore Eric Manasse. Il 28 agosto rettifica la sua decisione e presta disponibilità anche per la partita della domenica successiva contro lo Swansea. Il 28 dicembre va a segno per la prima volta con la maglia del West Browmich Albion, con una doppietta nel 3-3 esterno contro il West Ham, diventando così il nono giocatore ad andare a segno con sei maglie diverse in Premier League. Dopo la realizzazione della seconda rete festeggiò eseguendo il gesto della quenelle, evocativo di antisemitismo e razzismo. Per tale ragione è stato squalificato per cinque giornate dalla Football Association, che lo ha anche condannato a pagare una sanzione pecuniaria di 80.000 sterline ed a frequentare un corso obbligatorio di educazione. L'esecuzione del gesto ha avuto come conseguenza per il West Bromwich la perdita dello sponsor da parte di Zoopla, società del settore immobiliare specializzata nell'intermediazione, fondata da Alex Chesterman, di religione ebraica, che ha annunciato la rottura del rapporto con il club alla fine della stagione. Il 14 marzo 2014 annuncia tramite il suo account di Twitter la rescissione del suo contratto con il West Bromwich a causa di alcuni dissidi causati dalla squalifica. Il club ha però annunciato di non aver ricevuto comunicazioni formali circa la rescissione del contratto di Anelka, ritenendo poco professionale il comportamento del giocatore. Il giorno seguente, tuttavia, anche la squadra inglese ha annunciato la rescissione del suo contratto. Atlético Mineiro e Mumbai City Il 6 aprile seguente viene annunciato il suo ingaggio da parte dell'Atlético Mineiro. Dopo una settimana dall'annuncio il giocatore non si è presentato in ritiro e così il 16 aprile il suo contratto è stato rescisso, rimanendo nuovamente svincolato. Il 15 settembre dello stesso anno il giocatore firma con il Mumbai City, club del neonato campionato indiano. Al termine del campionato totalizza un bottino di 2 gol in 7 presenze rimanendo svincolato. Dopo alcuni mesi passati senza nessuna chiamata da alcuna squadra annuncia il suo ritiro dal calcio giocato all'età di 35 anni. Direttore sportivo dell'Hussein Dey e ritorno al Mumbai City A marzo 2015 trova un accordo come d.s. e uomo immagine dell'Hussein Dey, club della massima serie algerina. Il 26 aprile si è reso protagonista dell'ennesima follia facendo a pugni al termine dell'allenamento con l'allenatore del club Meziane Ighil cavandosela solo con una multa da parte della società. Il 3 luglio seguente viene reso ufficiale il suo ritorno al Mumbai City per la seconda edizione della Indian Super League, questa volta anche in veste di allenatore, tornando ad allenare dopo l'esperienza del 2012 allo Shanghai Shenhua. A febbraio 2021, viene definito l'accordo che lo farà diventare direttore sportivo del Hyères Football Club, che al suo arrivo, militava nel National 2 (4ª divisione del campionato francese) Nazionale Gioca con la Nazionale giovanile francese ai Mondiali di calcio nel 1997, poi, nel 1998, debutta nella Nazionale maggiore il 21 aprile contro la Svezia. Non partecipa a Francia '98 ma entra a far parte della rosa per Euro 2000 e per la Confederations Cup 2001. Dal 2002 al 2005 Anelka non viene mai schierato in Nazionale a causa di dissapori con Roger Lemerre e Jacques Santini; con l'avvento sulla panchina francese di Raymond Domenech ritorna a vestire la maglia dei bleus, per una serie di amichevoli. Nel 2006 non viene inserito nella lista dei 23 convocati da Domenech per i Mondiali di Germania; quando Djibril Cissé è costretto a dare forfait a causa di un infortunio grave a tibia e perone, l'allenatore francese preferisce convocare il giocatore del Lione Sidney Govou. Nelle partite di qualificazione ad Euro 2008 viene inserito nuovamente nel giro della Nazionale, partendo spesso come titolare. Viene anche inserito nella lista dei convocati della Francia per Euro 2008. È presente nella lista dei 23 convocati di Domenech per il Mondiale 2010 in Sudafrica, lista dalla quale sarà epurato all'indomani della sfida contro il Messico (persa con il risultato di 0-2), ufficialmente per delle offese al CT. Dopo i Mondiali la commissione disciplinare della FFF ha squalificato il giocatore per diciotto partite della Nazionale, in seguito al suo comportamento in occasione degli stessi. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa di Lega francese: 2 - Paris Saint-Germain: 1994-1995, 1996-1997 Supercoppa francese: 1 - Paris Saint-Germain: 1995 Campionato inglese: 2 - Arsenal: 1997-1998 - Chelsea: 2009-2010 Coppa d'Inghilterra: 3 - Arsenal: 1997-1998 - Chelsea: 2008-2009, 2009-2010 Charity/Community Shield: 3 - Arsenal: 1998, 1999 - Chelsea: 2009 Campionato turco: 1 - Fenerbahçe: 2004-2005 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2012-2013 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 2 - Real Madrid: 1999-2000 - Chelsea: 2011-2012 Coppa Intertoto UEFA: 1 - Paris Saint-Germain: 2001 Nazionale Campionato d'Europa: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Confederations Cup: 1 - Corea del Sud-Giappone 2001 Individuale Giovane dell'anno della PFA: 1 - 1999 Squadra dell'anno della PFA: 2 - 1999, 2009 Capocannoniere della Campionato mondiale per club: 1 - 2000 (3 gol) Giocatore del mese della Premier League: 2 - febbraio 1998, novembre 2008 Capocannoniere della Premier League: 1 - 2008-2009 (19 gol)
  2. JORGE ANDRADE Nasce a Lisbona, il 9 aprile 1978 e inizia la carriera nelle file dell’Estrela Amadora. Nella stagione 1999-2000 è notato dal Porto, che lo acquisisce nell’estate seguente. Giocando come centrale di difesa nei Dragoni matura le sue doti di forza, equilibrio, passo e distribuzione di palla, tanto da esordire con la nazionale nel novembre 2001. Dopo la sfortunata avventura al Mondiale del 2002, è acquistato dal Deportivo la Coruña e, durante la permanenza in Spagna, subisce il primo grave infortunio al ginocchio sinistro: il 5 marzo 2006 si procura la rottura del tendine rotuleo nella gara contro il Barcellona che lo tiene lontano dai campi per nove mesi. Nonostante questo, è corteggiato in varie occasioni da numerosi club, tra cui Chelsea, Liverpool, Manchester United, Barcellona e Valencia. Alla fine a spuntarla è la Juventus, che lo acquista a titolo definitivo nel luglio del 2007, pagandolo dieci milioni di euro.Il 23 settembre, al nono minuto del secondo tempo della partita Roma-Juventus, si infortuna di nuovo molto gravemente: la diagnosi parla di rottura totale della rotula del ginocchio sinistro, infortunio simile a quello del 2006, che lo costringe a uno stop di quattro mesi. Nonostante il primo intervento chirurgico effettuato a Marsiglia, a marzo è nuovamente operato allo stesso ginocchio a Cascais, vicino Lisbona. Il rientro in campo, inizialmente previsto per gennaio, è spostato all’inizio della successiva stagione, cosa che gli impedisce di partecipare agli Europei in Svizzera e Austria. La prima stagione in bianconero si conclude, quindi, dopo appena quattro partite.Comincia il campionato successivo con tante speranze, ma l’11 luglio 2008, nel corso della preparazione estiva bianconera a Pinzolo, si procura un nuovo infortunio allo stesso ginocchio con recidività della frattura della rotula sinistra che lo costringe a subire un nuovo intervento. All’inizio di aprile del 2009, la Juventus e Andrade raggiungono un accordo per risolvere consensualmente il rapporto e «definire amichevolmente i procedimenti pendenti avanti il Collegio Arbitrale della Lega Calcio. Il calciatore sarà, quindi, sciolto dal suo tesseramento con la Juventus e potrà proseguire la sua carriera professionistica con altri club. La Juventus augura ad Andrade i migliori successi per il suo futuro professionale, sia a livello di club che di rappresentative nazionali».LORIS GHERRA, “HURRÀ JUVENTUS” DEL SETTEMBRE 2007Era il punto fermo che mancava. Il regista della difesa, il centrale di esperienza e qualità che la Juventus stava cercando nel ruolo che la critica considerava decisivo per il ritorno in Serie A. Ventinove anni, forte di oltre cinquanta presenze in Nazionale, Jorge Manuel Almeida Gomes Andrade è l’uomo in più della retroguardia di Ranieri. Un giocatore di livello internazionale, che si è aggregato al gruppo con l’umiltà di un ragazzino, ma che in campo ha subito preso il comando delle operazioni davanti a Buffon. “Hurrà” ha incontrato Jorge in un giorno di agosto, tra un’amichevole e un allenamento, per conoscerlo e presentarlo ai lettori. Ne viene fuori il ritratto di un ragazzo semplice, di un giovane che al primo posto mette la famiglia e la fede e che ha voglia di vivere questa nuova esperienza per scrivere pagine importanti nella storia della Juventus.Jorge, com’è nata la tua passione per il calcio? «Mio padre, Manuel, da giovane giocava nell’Estrella da Amadora, quand’era in Terza Divisione. Era bravo, ma i soldi non bastavano per mantenere la famiglia e così dovette lasciare il calcio. Ma la sua passione per il calcio ci ha accompagnato per tutta la nostra infanzia. A otto anni io, a undici mio fratello, siamo entrati nella squadra giovanile della sua squadra e da lì è iniziata la mia carriera. Nel 2000 sono andato al Porto: lì sono rimasto due anni, poi è arrivato il Deportivo La Coruña».E ora la Juventus… «Quando sono passato al Porto e poi in Spagna al Deportivo, ho sempre sognato di giocare all’estero in una squadra conosciuta in tutto il mondo e forte di grandi campioni. La Juventus è un gigante del caldo mondiale e per me è un motivo di orgoglio vestire la casacca bianconera».In Portogallo hai tua moglie e due bambini. «Sì, mi sono sposato nel 2000 con Sara e nel 2003 abbiamo avuto due gemelli, Tiago e Lucas. Mi hanno seguito a La Coruña e ora aspettano che mi sistemi a Torino per raggiungermi. Da quando sono qui ho già avuto comunque occasione di andarli a trovare due volte».Come ti trovi in Italia? «Benissimo. Conosco poco dell’Italia: Torino e Milano perché ci sono stato a giocare. Ma spero presto di visitare Roma e andare a San Pietro per vedere il Papa. La mia famiglia è molto cattolica ed io credo in Dio e nella Chiesa. La mia fede mi ha sempre dato molta forza, anche nel calcio. E poi, passando dal sacro al profano, c’è la cucina: qui in Italia è straordinaria. La adoro, non vedo l’ora di scoprirne i segreti».Del resto sei un po’ in famiglia anche qui, Tiago è un tuo compagno di Nazionale e il mister Ranieri allenava in Spagna e parla spagnolo. «Con Ranieri mi sono subito trovato bene, è un ottimo allenatore. L’ho incontrato più volte quando allenava il Valencia. Tiago poi è un amico, ci conosciamo da tanto tempo, abbiamo giocato molte partite insieme in Nazionale e sono contento sia anche lui qui, alla Juventus. Sì, è importante avere in squadra altri compagni che arrivano da fuori, fa sentire meno isolati. Ma soprattutto è ancora più importante trovare un allenatore con un’esperienza internazionale, perché riesce a capire i problemi che si possono avere quando si giunge in un posto nuovo, in un paese diverso, con una lingua differente».Che ricordi hai della Juventus come avversaria? «La mia prima volta contro la Juve era fissata per la sera del 12 settembre 2001: era Porto-Juventus, una partita di Champions. Poi accadde l’imprevedibile: l’attacco alle Torri, la tragedia di New York. La gara fu rimandata di un mese e finì 0-0. Poi, il 23 ottobre a Torino, perdemmo 3-1 con goal di Del Piero, Montero e Trézéguet e uno di Clayton. Per me fu una grande emozione scendere in campo contro una squadra blasonata come la Juventus. Con il Deportivo l’ho incontrata altre tre volte, sempre in Champions».E ora cosa ti auguri per il tuo futuro bianconero in questa stagione 2007-08? «Dopo le vicende dell’anno scorso, essere tornati in Serie A è uno stimolo in più per la squadra, per dimostrare al mondo che la Juventus è tornata fra le grandi ed è tornata per vincere. Per me è bello e importante iniziare a giocare qui a Torino proprio nell’anno del riscatto e contribuire al successo bianconero nel campionato italiano».Rui Barros, Paulo Sousa e Dimas: tre portoghesi che prima di te e Tiago hanno giocato nella Juventus. Che ricordo hai di loro? «Dimas me lo ricordo nell’Estrella, quando io ero nelle giovanili e lui giocava in prima squadra. Rui Barros e Paulo Sousa mi sono stati molto vicini in questi anni in Nazionale, mi hanno insegnato molto. È un motivo di orgoglio in più indossare la maglia bianconera che hanno indossato prima di me».Il calcio portoghese è in un periodo di grande crescita, sono molti i nazionali che, come te, giocano all’estero. «Sì, siamo in tanti, sparsi per tutta Europa, nelle file di squadre importanti. Giocare in team di valore credo che, indirettamente, farà crescere il prestigio della Nazionale portoghese, perché porteremo l’esperienza acquisita sui campi italiani, inglesi, tedeschi».Per concludere, quali sono gli hobby di Andrade, qual è un tuo mito dello sport? «Nel tempo libero mi piace navigare su Internet e ascoltare musica. Che genere? Un po’ di tutto, dipende dal momento e dall’umore. Poi adoro seguire il tennis in televisione. Il mio idolo nel calcio è Luis Figo, che forse è stato l’idolo di molti portoghesi della mia generazione che amano il pallone. Non vedo l’ora di affrontarlo in campionato, il 4 novembre. E di tenerlo lontano dall’area». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2009/08/andrade.html
  3. JORGE ANDRADE https://it.wikipedia.org/wiki/Jorge_Andrade Nazione: Portogallo Luogo di nascita: Lisbona Data di nascita: 09.04.1978 Ruolo: Difensore Altezza: 184 cm Peso: 74 kg Nazionale Portoghese Soprannome: Otello - Geo Alla Juventus dal 2007 al 2009 Esordio: 25.08.2007 - Serie A - Juventus-Livorno 5-1 Ultima partita: 23.09.2007 - Serie A - Roma-Juventus 2-2 5 presenze - 0 reti Jorge Manuel Gomes de Andrade (Lisbona, 9 aprile 1978) è un ex calciatore portoghese, di ruolo difensore. Jorge Andrade Jorge Andrade con la maglia del Deportivo Nazionalità Portogallo Altezza 184 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2009 Carriera Giovanili Estrela Amadora Squadre di club1 1997-2000 Estrela Amadora 53 (3) 2000-2002 Porto 52 (3) 2002-2007 Deportivo La Coruña 123 (2) 2007-2009 Juventus 5 (0) Nazionale 2001-2008 Portogallo 51 (3) Palmarès Europei di calcio Argento Portogallo 2004 Carriera Club Inizia la carriera nelle file della Estrela Amadora e nella stagione 1999-2000 viene notato dal Porto, che lo acquisisce nell'estate seguente. Giocando come centrale di difesa nei Dragoni matura le sue doti di forza, equilibrio, passo e distribuzione di palla, tanto da esordire con la nazionale nel novembre 2001. Dopo la sfortunata avventura al Mondiale del 2002, viene prelevato dal Deportivo la Coruña per 10 milioni di euro e durante la permanenza in Spagna subisce il primo grave infortunio al ginocchio sinistro: il 5 marzo 2006 si procura la rottura del tendine rotuleo nella gara contro il Barcellona che lo tiene lontano dai campi per nove mesi. È poi la Juventus che lo acquista a titolo definitivo nel luglio del 2007, pagandolo 10 milioni di euro. Il 23 settembre al 9º minuto del secondo tempo della partita Roma-Juventus (2-2), s'infortuna di nuovo molto gravemente: la diagnosi successiva riscontra la rottura totale della rotula del ginocchio sinistro, infortunio simile a quello del 2006, che lo costringe a uno stop di quattro mesi. Nonostante il primo intervento chirurgico effettuato a Marsiglia, a marzo viene nuovamente operato allo stesso ginocchio a Cascais, vicino a Lisbona. Il rientro in campo, inizialmente previsto per gennaio, viene spostato all'inizio della successiva stagione, cosa che gli impedisce di partecipare agli Europei in Svizzera e Austria. La prima stagione in bianconero si conclude dopo appena quattro partite. L'11 luglio 2008, nel corso della preparazione estiva bianconera a Pinzolo, si procura un nuovo infortunio allo stesso ginocchio con una diagnosi di recidività della frattura della rotula sinistra che lo costringe a subire un nuovo intervento. L'8 aprile 2009 viene annunciata la rescissione del contratto che lo lega alla Juventus. Dopo l'esperienza il difensore portoghese ha provato a tornare nel mondo del calcio, in Brasile, Inghilterra e Stati Uniti, ma visti gli scarsi risultati il difensore ha deciso di terminare la sua carriera professionistica a 32 anni. Nazionale Esordisce nella Nazionale lusitana nell'aprile del 2001 contro la Francia. Partecipa alla spedizione portoghese ai Mondiali del 2002 e all'Europeo del 2004, perso in casa contro la Grecia. Gli infortuni al ginocchio sinistro gli impediscono di essere arruolabile per i Mondiali del 2006 e gli Europei del 2008. Palmarès Coppa di Portogallo: 1 - Porto: 2000-2001 Supercoppa di Portogallo: 1 - Porto: 2000-2001 Supercoppa di Spagna: 1 - Deportivo la Coruna: 2002
  4. SERGIO BERNARDO ALMIRÓN A ventisette anni quasi compiuti – scrive Fabio Ellena su “Hurrà Juventus” del luglio 2007 – una fetta importante della sua vita l’ha passata qui. In Italia è giunto nel 2001, ingaggiato dall’Udinese che lo prelevò giovanissimo dal Newell’s Old Boys, una delle formazioni sudamericane più note, in cui anche suo padre ha lasciato un segno, oltre a quello del Mondiale 1986 con Maradona. Udine e Verona sono state tappe per la sua crescita, fino alla consacrazione a Empoli: una promozione, una salvezza e una storica qualificazione Uefa, conquistate anche con i suoi goal. Come quello rifilato a Buffon nel 2006, al Delle Alpi: «Me lo ricordo bene, non capita tutti i giorni di fare goal a Gigi. A fine partita, mi ha fatto piacere anche sapere che temeva le mie punizioni». Ora, per questi calci piazzati, a esultare vogliono essere i tifosi bianconeri. E l’argentino con loro: «Voglio mostrare a tutti il mio valore, sono pronto ad affrontare ogni difficoltà. Ce la metterà tutta, come ho sempre fatto. È un nuovo punto di partenza della mia carriera, lo aspettavo da tempo». Con questo biglietto da visita, per Almirón sarà facile entrare in sintonia con i compagni e con Ranieri. Nella nuova squadra ritroverà un vecchio amico: «Ho già giocato con Iaquinta a Udine, gli altri li conosco per averli affrontati in questi anni. Arrivo in una grande squadra, con tanti campioni e anch’io dovrò dare il mio contributo. Il mister? Non ci siamo ancora conosciuti, ci siamo visti recentemente, nell’ultima giornata di campionato, quando con l’Empoli abbiamo giocato a Parma. Insomma, contro Ranieri ho finito un’avventura e con Ranieri ne inizio un’altra». Centrocampista centrale dotato di buona visione del gioco e di un ottimo destro dalla media distanza, è considerato dalla maggior parte degli addetti ai lavori come l’erede naturale di Verón, al quale assomiglia molto anche fisicamente. Le sue prime parole in bianconero sono molto timide: Sergio ha la piena fiducia dell’allenatore bianconero Ranieri, che gli consegna le chiavi del centrocampo. Maglia numero 4 sulle spalle, Almirón inizia l’avventura juventina con buon piglio, realizzando anche una rete, nella partita di Coppa Italia vinta contro il Parma. Sembrano tutte rose e fiori ma dopo qualche partita, Sergio mostra notevoli limiti caratteriali e la maglia bianconera comincia a pesargli più del dovuto. «Forse non sono ancora pienamente maturo per una squadra come la Juventus, ma spero che i campioni mi possano aiutare e insegnare tutto ciò che dovrò imparare nei prossimi mesi», ammette. L’esplosione di Nocerino e l’importanza tattica di Zanetti, lo confinano alla panchina; è rispolverato da Ranieri in occasione della partita di Coppa Italia nella sua Empoli, ma Almirón fallisce nuovamente, macchiandosi di un’espulsione all’inizio del secondo tempo. L’avventura bianconera di Sergio termina qui; un’apparizione negli ultimi minuti contro la Sampdoria e, il 24 gennaio 2008, la Juventus lo cede in prestito ai francesi del Monaco. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/11/sergio-bernardo-almiron.html
  5. SERGIO BERNARDO ALMIRÓN https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Bernardo_Almirón Nazione: Argentina Luogo di nascita: Santa Fe Data di nascita: 07.11.1980 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 82 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2007 al 2008 Esordio: 25.08.2007 - Serie A - Juventus-Livorno 5-1 Ultima partita: 20.01.2008 - Serie A - Juventus-Sampdoria 0-0 11 presenze - 1 rete Sergio Bernardo Almirón (Santa Fe, 7 novembre 1980) è un dirigente sportivo ed ex calciatore argentino con passaporto italiano. Sergio Bernardo Almirón Almirón in allenamento col Catania al centro sportivo Torre del Grifo Village. (2011) Nazionalità Argentina Altezza 180 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2017 Carriera Giovanili 1997-1998 Newell's Old Boys Squadre di club 1998-2001 Newell's Old Boys 15 (1) 2001-2003 Udinese 15 (0) 2003-2004 → Verona 16 (1) 2004-2007 Empoli 95 (18) 2007-2008 Juventus 11 (1) 2008 → Monaco 11 (2) 2008-2009 → Fiorentina 11 (0) 2009-2011 Bari 52 (5) 2011-2015 Catania 81 (9) 2015 Akragas 7 (0) 2017 Acireale 2 (0) Carriera Newell's Old Boys e Udinese Figlio d'arte (il padre, Sergio Omar Almirón, era stato campione del mondo con la Nazionale argentina nel 1986), nasce nel 1980 a Santa Fe de la Vera Cruz. La sua carriera calcistica però comincia a 18 anni a Rosario nelle file del Newell's Old Boys, squadra con cui anche il padre calciatore aveva debuttato. Tra il 1998 e il 2001, Almirón colleziona quindici presenze nel campionato argentino, attirando le attenzioni dell'Udinese, in quel momento a caccia di nuovi talenti in Sud America (alcuni di questi furono i cileni David Pizarro e Alexis Sánchez e il colombiano Cuadrado). Con la maglia della squadra friulana, l'argentino esordisce nella Serie A italiana il 23 settembre 2001, nell'incontro vinto dalla sua squadra a Perugia per 2-1. Il prestito al Verona Nella sua carriera si registra nell'annata 2003/04 anche una stagione nelle file del Verona in Serie B in prestito. Empoli In Serie B ha disputato anche il suo primo campionato con la maglia dell'Empoli (in comproprietà per 500 000 euro), con la quale ha subito conquistato la Serie A. Rinnovata la comproprietà con l'Udinese, il giocatore è rimasto a Empoli dove ha collezionato 37 presenze e 6 gol. A giugno 2006 l'Empoli riscatta l'altra metà del giocatore per 1,7 milioni di euro. L'Empoli nella stagione 2006/07 conquista la storica qualificazione alla Coppa Uefa e ciò fa nutrire un certo interesse delle principali squadre europee verso il giocatore. Juventus e il prestito al Monaco Nella serata del 21 giugno 2007 ha sottoscritto un contratto quinquennale con la Juventus per il costo di 9 milioni di euro. Parte come pedina fondamentale nell'undici titolare di Ranieri ma non riesce poi a confermarsi tale nei mesi successivi, collezionando prestazioni poco convincenti e mettendo a segno soltanto un gol in Coppa Italia su calcio di punizione. La sua ultima partita da titolare avviene il 6 dicembre 2007 contro la sua ex Empoli, nell'andata di ottavi di finale di Coppa Italia. Almiròn fallisce l'ennesima prova in una stagione inconcludente: si fa espellere al minuto 61 lasciando in dieci la sua squadra e permettendo ai toscani di consolidare la vittoria per 2 reti a 1. Gioca la sua ultima partita stagionale per alcuni minuti il 24 gennaio 2008 contro la Sampdoria, ma pure qui il giocatore convince poco. Nel corso della seconda parte della stagione, difatti, l'allenatore della formazione torinese lo relega in panchina e gli preferisce l'esperto Cristiano Zanetti e il nuovo talento Nocerino. A causa delle prestazioni sotto le aspettative e una condotta in campo non sempre attenta e disciplinata, il 24 gennaio 2008 la Juventus lo cede in prestito fino a giugno ai francesi del Monaco. Con la squadra del Principato, in Ligue 1, colleziona 11 presenze e 2 reti. In prestito alla Fiorentina Nell'estate 2008 torna alla Juventus, ma, non rientrando nei piani della società bianconera, il 5 agosto 2008 si trasferisce alla Fiorentina in prestito oneroso di 500 000 euro con diritto di riscatto della comproprietà fissato a 4,5 milioni di euro. In maglia viola non riesce però ad incidere, riuscendo a totalizzare solamente 11 presenze in campionato, che non sono sufficienti a valergli la riconferma. Con la Fiorentina disputa 5 partite in Champions League e 1 in Europa League. Bari La squadra viola non riscatta il giocatore che torna alla Juventus per poi, il 20 agosto 2009, venire girato in prestito al Bari neopromosso in Serie A. Con i biancorossi disputa un ottimo campionato, mettendo anche a segno 5 goal, alcuni dei quali decisivi per il risultato finale in un'apprezzata stagione in massima serie per i pugliesi. Nell'estate del 2010 il club barese riscatta la metà del cartellino del calciatore, ma la stagione 2010-2011 si rivela travagliata anche per l'argentino, fermo più volte per infortunio. Il Bari retrocede in B. Catania Il 26 agosto 2011 viene ufficializzato il suo trasferimento a titolo definitivo per 400 000 euro al Catania con un contratto triennale valido fino al 30 giugno 2014. È stato presentato ufficialmente alla stampa il 31 agosto insieme ai nuovi compagni Nicola Legrottaglie e Gonzalo Bergessio. L'11 settembre 2011 Almirón esordisce contro il Siena, alla seconda giornata di campionato, dopo che la prima era saltata per lo sciopero. Il 15 ottobre 2011, alla settima giornata di campionato, segna il suo primo gol con la maglia etnea rimettendo in parità la partita contro l'Inter, che sarà poi vinta dai rosazzurri per 2-1. Il 18 novembre 2012 realizza la sua prima doppietta in Serie A con la maglia del Catania in Catania-Chievo (2-1). Il 28 giugno 2013, dopo una trattativa durata per mesi, rinnova il suo contratto con il Catania fino al 2015. Almiron resta a giocare con il Catania anche nella stagione di Serie B 2014-2015 dove colleziona 6 presenze, di cui l'ultima il 17 gennaio 2015 nella sconfitta pesante per 3-0 contro il Lanciano, che corrisponde anche alla sua ultima presenza in Serie B. Il 23 febbraio 2015 risolve il suo contratto con la società siciliana, chiudendo l'esperienza con i rossazzurri dopo tre anni e mezzo. Akragas e Acireale Da svincolato, il 7 agosto 2015 sigla un contratto con l'Akragas neopromosso in Lega Pro, campionato nel quale non ha mai giocato, restando così in Sicilia. Tra i fattori che hanno spinto il centrocampista ad accettare l'offerta c'è anche il rapporto di amicizia con l'allenatore ed ex compagno di squadra Nicola Legrottaglie. Il 15 dicembre seguente, dopo aver collezionato sette presenze in campionato e 2 (con tre reti segnate) in Coppa Italia Lega Pro, rescinde con la società agrigentina, restando però all'interno del club come coordinatore dell'area tecnica. Il 26 settembre 2017 torna a giocare, venendo tesserato dall'Acireale, militante in Serie D. Il 10 novembre viene data notizia che egli passa a ricoprire il ruolo di responsabile dell'area tecnica della squadra siciliana. Palmarès Campionato italiano di Serie B: 1 - Empoli: 2004-2005
  6. CHRISTIAN ABBIATI Ha la miglior media di goal subiti tra tutti i portieri – scrive Mario Bruno su “Hurrà Juventus” del marzo 2006 – di Serie A (nello specifico, sette reti incassate nell’arco di sedici partite, media 0,437). Christian Abbiati, il portiere che il Milan ha prestato con gesto “caspita, complimenti” alla Juventus a causa del maxi guaio nato dallo scontro tra Kaká e Buffon, storia del Trofeo Berlusconi di fine agosto 2005. Super Gigi se ne uscì con la spalla lussata, da operare ad ogni costo, con una prognosi per il recupero di un centinaio di giorni e con tutte le pacchetto-complicazioni del caso (perché un portiere lo si ritrova non soltanto quando è OK dal punto di vista fisico ma anche e soprattutto quando sente di nuovo dentro di sé il ruggito del leone.E ci vuole tempo per ridare al felino tutta la sua famelica attitudine) e alla Juve giunse così quest’omone dal viso proprio buono, 191 centimetri compatti e compassati, che aveva, se vogliamo, le stesse problematiche che ha dovuto metabolizzare Super Gigi al momento del suo ritorno da leader: ritrovare cioè la certezza del ruolo (visto che al Milan era il numero due da quasi tre anni) e non solo la sicurezza, sostenuta dal ruggito del leone al quale facevamo riferimento prima.Ma Abbiati è, diamine, un felino vero, e applicandosi con umiltà e dedizione, ha ritrovato rapidamente se stesso, arrivando a un traguardo di numeri e di qualità ben superiori a ogni previsione, ciò che porta il mister Capello ad applaudirne l’efficienza: «Christian finora ha fatto cose superlative, è stato bravissimo».Tutto vero, come ha dimostrato proprio qualche giorno prima di essere intervistato, a Roma in Coppa Italia, quando ha preso una palla impossibile che il mezzo televisivo ha documentato in modo esemplare nella sua incredibile difficoltà, vale a dire, calcio di punizione sul vertice sinistro, fuori area e strepitosa battuta di Totti che di esterno sinistro riesce ad aggirare la barriera, ciò che si tramuta in un missile terra-aria stracoperto ma Christian ha capito tutto e volando sulla propria destra, in volo cieco, riesce a deviare la sfera con la mano destra, a un palmo dal palo, mettendo clamorosamente in calcio d’angolo: semplicemente incredibile.Dopo aver giocato ininterrottamente, e con ottimi risultati, da settembre a gennaio, ora Buffon si è ristabilito. Come vivi questa nuova situazione? «Ma va bene così – spiega – a me piace tanto giocare, fare il mio mestiere in modo continuo, essere lì confrontarmi con le mie cose, a ragionare su quanto sono stato in grado di dare, a studiare cosa posso avere sbagliato, i particolari che potrei ancora migliorare. Io ho investito da sempre su di me, con la coscienza di essere una persona che sa stare al proprio posto, che sa attendere la propria occasione e che ha la coscienza di quanto deve fare, per cui, avere trovato questa Juve e questo gruppo fantastico lo considero un’esperienza veramente probante, indipendentemente dai numeri e dalle partite giocate. Con Gigi ci frequentavamo, così, da persone che si stimano ancor prima di indossare la stessa maglia, e ora più che mai ci capiamo e ci apprezziamo, perché sappiamo entrambi quale ruolo dobbiamo sostenere e tra di noi c’è soltanto lealtà e coerenza».Abbiati è bello carico della sua esperienza in bianconero. «Vivere in questa Juve mi ha ridato spinta, mi sento rigenerato: ho ritrovato la miglior parte di me, ed ho pure ritrovato la maglia della Nazionale. Ci terrei moltissimo a vincere qualcosa con questi ragazzi, perché penso che tutti noi abbiamo scritto una storia che merita di essere ricordata, anche con il mio nome».Abbiati a Torino vive sostenuto dalla sobrietà che gli appartiene da sempre. La sua è, infatti, una vita misurata. È nato ad Abbiategrasso, la sua città è Milano, calcisticamente la squadra più lontana da casa nella quale aveva militato era sino a ieri il Borgosesia e ora è la Juventus, ma sotto la Mole Christian sta a modo suo, in un alloggio ammobiliato, ma sempre con il piede pronto a schiacciare l’acceleratore per tornare a casa, dove lo attendono Stefania e Giulia. «Non è stato possibile trasferirsi a Torino con la famiglia – spiega – perché Giulia è iscritta alla scuola americana. Allora viaggio un po’, vado e torno. E quando sono a casa, il mio piacere più profondo è quello di andare a recuperare Giulia quando esce da scuola. Al mattino, invece, preferisco dormire».Giulia è il sogno nel cassetto del gigante buono. «Una bella principessa – e per Giulia, Christian si comporta come tutti i padri del mondo, devoto al punto tale – da andare in montagna con lei e con la mamma. Siamo stati in Austria ma, giuro, non mi sono divertito, perché non amo la neve, io sono un tipo da mare».Forse anche per questo, se non ci fosse stato il gran pasticcio di Genova retrocesso in Serie C, lui sarebbe stato il portierone del “Grifone”? «Direi che il mare, in quel tipo di scelta, non c’entrava: Genova l’avevo scelta perché la consideravo una situazione ideale per ripartire, una squadra cioè capace di restituirmi serenità. Saremmo cresciuti insieme senza particolari pressioni: l’obiettivo era quello di ritrovare l’urlo del leone a piccoli passi. E invece è venuta fuori questa storia tutta diversa, dove la pressione è un elemento fondamentale di ogni giornata, perché quando giochi in queste grandi squadre hai l’obbligo di non sbagliare, mai».E tu non hai sbagliato praticamente nulla. C’è qualcosa che ti rimproveri? «Il goal subito a Monaco contro il Bayern, in Champions League: una rete che non potrò mai dimenticare e che ho rivisto decine di volte a casa, con le cassette. Io faccio sempre così, dopo ogni partita mi studio da cima a fondo per capire meglio il mio operato, per rendermi conto dove devo migliorare, per scoprire a freddo qual è stato il pensiero dominante che mi ha portato a scegliere questa anziché quella situazione. Ebbene, quella rete di Monaco la mando negli archivi personali senza averci capito un granché, perché era evidente che lui avrebbe tirato su questo benedetto palo di sinistra, lo avevo fotografato in un amen, ma nel momento del tiro sono rimasto imbambolato ed ho solo deviato goffamente la palla in rete, con una gamba. Per quale motivo non ho reagito? Per quale motivo non sono stato in grado di respingere quel tiro fragile? Non lo saprò mai, perché non sono riuscito a ritrovare dentro di me la chiave di quell’errore».Un trofeo con la Juventus e magari anche la convocazione in Nazionale? «Su questo concetto ho due ragionamenti dominanti. Il primo è che Lippi ha sempre scelto altri atleti e che è solito confermare le proprie scelte. La seconda rispecchia invece la mia prestazione nel ritorno in azzurro: ho giocato due partite, buone. E considerando anche la mia forma attuale, che posso dire? Spero proprio di trovare uno spazio nella squadra che punterà ai Campionati del Mondo».Non siamo certo noi che possiamo dire come finirà questa storia, ma se le storie frequentate dai personaggi buoni hanno pieno diritto di finire bene, non si capisce per quale motivo questo gigante buono non dovrebbe raccogliere buone cose dopo aver seminato bene: dunque, Christian Abbiati vincitore con la Juventus e in azzurro, compagno di venture di Super Gigi: diteci voi, per quale motivo non dovrebbe finire così questa storia?Nonostante l’ottimismo di Christian e del giornalista della testata ufficiale juventina, Abbiati non parteciperà ai vittoriosi Mondiali tedeschi, nonostante con ventisette presenze e con grandi prestazioni, sia un sicuro protagonista dello scudetto bianconero.Al termine della stagione, il portierone ritorna al Milan con qualche rimpianto di troppo: «L’anno alla Juventus ha sancito la mia rinascita come portiere; avevo chiuso a Milanello con un disastro, mi allenavo poco e male, con Capello sono risorto. Mi sono guadagnato sul campo lo scudetto che poi, quelli dell’Inter, mi hanno tolto. Capello impone regole ferree, disciplina da caserma e non guarda in faccia nessuno. Fa giocare chi merita». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/07/christian-abbiati.html
  7. CHRISTIAN ABBIATI https://it.wikipedia.org/wiki/Christian_Abbiati Nazione: Italia Luogo di nascita: Abbiategrasso (Milano) Data di nascita: 08.07.1977 Ruolo:Portiere Altezza: 191 cm Peso: 92 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2005 al 2006 Esordio: 28.08.2005 - Serie A - Juventus-Chievo 1-0 Ultima partita: 14.05.2006 - Serie A - Reggina-Juventus 0-2 27 presenze - 17 reti subite 1 scudetto Christian Abbiati (Abbiategrasso, 8 luglio 1977) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere. Durante la sua militanza nel Milan ha conquistato tre scudetti (1998-1999, 2003-2004, 2010-2011), una Coppa Italia (2002-2003), due Supercoppe italiane (2004, 2011), una Champions League (2002-2003) e una Supercoppa europea (2003). Con la Juventus ha vinto lo scudetto 2005-2006. Portiere titolare dell'Italia Under-21 campione d'Europa nel 2000, nello stesso anno ha disputato i Giochi olimpici di Sydney. Conta inoltre 4 presenze nella nazionale maggiore, con cui ha preso parte, da riserva, al campionato d'Europa 2000 – concluso al secondo posto –e al campionato del mondo 2002. È il portiere con più presenze nella storia del Milan. Christian Abbiati Abbiati al Milan nel 2008 Nazionalità Italia Altezza 191 cm Peso 92 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 1º luglio 2016 Carriera Giovanili 1988-1990 Aurora OSGB 1991-1992 Atletic Trezzano 1992-1993 Assago 1993-1994 Corsico Squadre di club 1994-1995 Monza 1 (-1) 1995-1996 → Borgosesia 29 (-27) 1996-1998 Monza 51 (-58) 1998-2005 Milan 110 (-124) 2005-2006 → Juventus 27 (-17) 2006-2007 → Torino 36 (-42) 2007-2008 → Atlético Madrid 21 (-28) 2008-2016 Milan 171 (-138) Nazionale 1998-2000 Italia U-21 16 (-12) 2000 Italia olimpica 4 (-3) 2000-2007 Italia 4 (-3) Europei di calcio Argento Belgio-Paesi Bassi 2000 Europei di calcio Under-21 Oro Slovacchia 2000 Caratteristiche tecniche Molto dotato sul piano fisico, Abbiati è stato un portiere affidabile, sicuro nelle uscite e longevo. Carriera Club Gli inizi Abbiati ha iniziato a giocare nel 1988 all'età di 11 anni nell'Aurora OSGB, formazione parrocchiale della città di Abbiategrasso, per poi passare all'Atletic Trezzano, all'Assago e dopo due anni al Corsico. Prelevato dal Monza nel 1994, ha disputato una sola partita in campionato, il 30 dicembre 1994 (Modena-Monza 1-0), prima di essere mandato a giocare nel Borgosesia. Dopo un avvio incerto è riuscito a conquistare anche la maglia della nazionale Dilettanti, della nazionale militare e dell'Under-20 di Serie C. Nel febbraio del 1996 è stato prestato per alcuni giorni al Torino per disputare con la squadra Primavera il Torneo di Viareggio, dove Abbiati ha disputato la seconda gara della fase a gironi contro il Cagliari (2-2). Nel 1996 è ritornato al Monza, allenato da Giorgio Rumignani prima e Gigi Radice poi. Nella stagione 1996-1997 è partito come riserva di Giuseppe Gatta, per poi diventare titolare dall'11ª giornata. Nel corso del campionato, concluso con la promozione in Serie B dopo la vittoria dei play-off, ha disputato 25 partite nelle quali ha subito 17 gol, risultando il portiere meno battuto della Serie C1 1996-1997. Nella stagione seguente ha esordito in Coppa Italia il 18 agosto 1997 in Monza-Genoa 1-1 e in Serie B il 31 agosto 1997 contro il Pescara (1-1), dove ha disputato 26 partite subendo 41 reti. Milan Un giovane Abbiati agli esordi con il Milan nella stagione 1998-1999 Passato al Milan nel 1998, ha debuttato in Serie A il 17 gennaio 1999, all'età di 21 anni, nella partita Milan-Perugia 2-1, al 92º minuto, a seguito dell'espulsione del portiere titolare Sebastiano Rossi, che aveva sferrato un pugno all'avversario Cristian Bucchi. Nelle successive partite ha continuato a venire schierato come titolare dall'allenatore dei rossoneri Alberto Zaccheroni e si è reso protagonista di buone prestazioni, contribuendo, con una parata decisiva all'ultima giornata, ancora contro il Perugia, alla conquista dello scudetto 1998-1999. Con il Milan ha esordito in Champions League il 15 settembre 1999 in Chelsea-Milan 0-0 e in Coppa UEFA il 20 settembre 2001 in BATE Borisov-Milan 0-2. Nella stagione 2002-2003 ha perso il posto da titolare per l'exploit del portiere brasiliano Dida, ma è riuscito comunque a dare un importante contributo alla conquista della Champions League 2002-2003, rispondendo con una buona prestazione quando è stato chiamato in causa nella semifinale di ritorno contro l'Inter (famoso il salvataggio con il ginocchio sul tiro di Mohamed Kallon nei minuti finali). Nell'estate del 2005 era stato inizialmente ceduto al Genoa, appena tornato in Serie A, con la formula del prestito con diritto di riscatto. Tuttavia, dopo un mese e mezzo di ritiro precampionato e 3 amichevoli disputate con la maglia rossoblù, è ritornato al Milan a causa della retrocessione a tavolino in Serie C1 della squadra ligure a seguito di una combine — il cosiddetto caso Genoa — con il Venezia. Juventus, Torino e Atlético Madrid Abbiati nel 2005 Il 17 agosto 2005 il Milan ha ceduto Abbiati in prestito gratuito alla Juventus per sostituire Gianluigi Buffon, infortunatosi alla spalla dopo uno scontro con Kaká nel Trofeo Luigi Berlusconi di pochi giorni prima. Il suo apporto nella Juventus, in cui è stato titolare per i primi sei mesi, con 9 reti subite in 19 partite, è stato importante per la vittoria (sub judice) della Serie A 2005-2006, titolo poi assegnato all'Inter a seguito delle vicende di Farsopoli. Dopo essere rientrato al Milan, il 18 luglio 2006 è stato ceduto in prestito al Torino, dove ha ricoperto il ruolo di titolare nella squadra granata che ha ottenuto la salvezza. Il 26 giugno 2007 il Milan lo ha nuovamente ceduto in prestito per un anno, questa volta agli spagnoli dell'Atlético Madrid, dove ha iniziato il campionato come riserva di Leo Franco per diventare poi titolare verso metà della stagione, conquistando il 4º posto e la qualificazione alla Champions League 2008-2009. In totale con la squadra spagnola ha disputato 30 partite (21 in campionato e 9 in Coppa UEFA) e subito 34 gol (28 nella Liga e 6 in Coppa UEFA). Il ritorno al Milan Nel maggio 2008, al termine del prestito all'Atlético Madrid, è ritornato a essere un giocatore del Milan, dove ha trascorso la restante parte della sua carriera. Dopo aver rifiutato la cessione al Palermo, Abbiati ha disputato come titolare tutte le 27 partite di campionato fino al 15 marzo 2009, quando si è infortunato al ginocchio destro subendo una distorsione con interessamento dei legamenti a causa di uno scontro fortuito con il compagno Giuseppe Favalli durante Siena-Milan, venendo quindi sostituito da Dida. L'infortunio, il più grave subito in carriera, l'ha costretto a chiudere anticipatamente la stagione 2008-2009. È stato operato per la ricostruzione del legamento crociato anteriore il 30 marzo 2009 ad Anversa dal professor Martens. Abbiati mentre effettua un calcio di rinvio durante la sfida tra Milan e Arsenal nella Emirates Cup 2010 È ritornato in campo 10 mesi più tardi, in occasione di Milan-Udinese del 28 gennaio 2010, gara valida per i quarti di finale della Coppa Italia 2009-2010 vinta per 1-0 dai friulani. Dopo aver disputato la successiva partita di campionato contro il Livorno per l'assenza di Dida, è tornato titolare il 21 febbraio 2010 contro il Bari, parando anche un calcio di rigore a Barreto nei minuti finali dell'incontro. Il 19 luglio 2010 Abbiati ha prolungato il contratto con il Milan fino al 30 giugno 2013. Nella stagione stagione 2010-2011 è stato confermato come portiere titolare dal nuovo allenatore Massimiliano Allegri e, con diverse parate decisive, è stato uno dei protagonisti della vittoria del campionato, quarto personale, conquistato il 7 maggio 2011 a due giornate dal termine del campionato grazie allo 0-0 contro la Roma. Il 6 agosto 2011 ha vinto la Supercoppa italiana con il Milan battendo l'Inter a Pechino per 2-1. Il 15 ottobre 2011, in occasione della gara casalinga di campionato vinta per 3-0 contro il Palermo, ha indossato per la prima volta la fascia di capitano del Milan. Abbiati mentre difende la porta del Milan nel corso dell'amichevole dell'estate 2012 contro il Real Madrid Scendendo in campo in Milan-Sampdoria del 28 settembre 2013 ha raggiunto le 331 partite ufficiali in rossonero, diventando così il portiere con più presenze nella storia del Milan e superando Sebastiano Rossi, che aveva totalizzato 330 presenze in rossonero. Al termine della stagione 2013-2014 ha rinnovato il contratto con il club rossonero per un ulteriore anno. Nell'estate 2014 il Milan rileva a parametro zero dal Real Madrid il portiere spagnolo Diego López, che sostituisce nel ruolo di titolare Abbiati, il quale, a 37 anni, viene relegato al ruolo di secondo portiere, ma ottiene comunque 11 presenze in campionato. Nella stagione 2015-2016 parte ancora come secondo dietro il portiere spagnolo, fino a quando a metà del girone di andata il sedicenne Gianluigi Donnarumma ribalta le gerarchie e si impone come titolare. Abbiati, tuttavia, trova spazio in Coppa Italia dove ottiene 5 presenze. La sua unica presenza in campionato è quella del 13 marzo 2016, alla 29ª giornata, quando entra al posto di Donnarumma nel primo tempo della partita pareggiata 0-0 contro il Chievo al Bentegodi. Alla fine della stagione, il 13 maggio 2016, annuncia il ritiro dal calcio giocato. Con la maglia del Milan ha disputato 15 stagioni, nelle quali ha collezionato 380 presenze e ha vinto 8 trofei. Complessivamente in carriera ha giocato 584 partite tra club e nazionale. Nazionale Abbiati, dopo essere stato convocato nella nazionale Dilettanti, Militare e Under-20 di C, ha esordito nell'Italia Under-21 allenata da Marco Tardelli il 25 marzo 1998 contro i pari età maltesi (1-0 per l'Italia); con gli Azzurrini ha disputato e vinto l'Europeo di categoria del 2000. Nel giugno del 2000, pochi giorni dopo la vittoria del titolo Under-21, è stato convocato in nazionale maggiore dal commissario tecnico Dino Zoff per prendere parte al campionato d'Europa 2000, in sostituzione dell'infortunato Gianluigi Buffon, designato come titolare. Abbiati è stato quindi uno dei tre portieri del gruppo, insieme a Francesco Toldo e Francesco Antonioli, senza disputare nessuna partita; l'Italia ha ottenuto il secondo posto dopo la sconfitta in finale contro la Francia. In seguito, sempre nel 2000, con l'Italia olimpica ha partecipato ai Giochi di Sydney. Durante la gestione di Giovanni Trapattoni ha partecipato al campionato del mondo 2002 come terzo portiere, e il 30 aprile 2003 ha esordito in nazionale, nella partita amichevole Svizzera-Italia (1-2) disputata a Ginevra. Convocato anche dai successivi CT Marcello Lippi e Roberto Donadoni, in totale ha disputato 4 partite nella nazionale maggiore, rimanendo nel giro degli Azzurri fino al 2007. Dopo il ritiro Il 14 giugno 2017 torna al Milan come team manager, ma il 10 luglio 2018 lascia l'incarico dopo una sola stagione. Record Portiere col maggior numero di presenze con la maglia del Milan (380). Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 4 - Milan: 1998-1999, 2003-2004, 2010-2011 - Juventus: 2005-2006 Coppa Italia: 1 - Milan: 2002-2003 Supercoppa italiana: 2 - Milan: 2004, 2011 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Milan: 2002-2003 Supercoppa UEFA: 1 - Milan: 2003 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - 2000 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 12 luglio 2000. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana.
  8. Serge Gnabry, quasi 27 anni, centrocampista/attaccante del Bayern e della nazionale tedesca (con la quale ha segnato 20 reti in 34 incontri). Solitamente gioca da ala sinistra o seconda punta, velocissimo (ha un passato come velocista nell'atletica leggera). Pare non voglia rinnovare il contratto con i bavaresi che scade fra un anno (giugno 2023). In questa foto indossa un cappellino della Juve ..... chi lo sa?
  9. ÁLVARO MORATA «Sono stati due anni splendidi, quelli di Álvaro con la Signora. Un attaccante moderno, potente, capace di sacrificarsi e di tornare a recuperare palla a centrocampo, di rilanciare l’azione, di continuare e non mollare mai. Un attaccante da Juve, insomma. Se chiudiamo un attimo gli occhi, i goal di Álvaro accompagnano buona parte delle emozioni più intense provate dai bianconeri, in Italia e in Europa: i trionfi di Dortmund o Madrid, e di Manchester la stagione successiva, i goal decisivi in campionato, come la doppietta nell’ultimo derby all’Olimpico, o quelli in Coppa Italia (oltre alla rete in finale, come dimenticare la doppietta nella semifinale di andata contro l’Inter?). Immagini, esultanze, grandi giocate, reti. Ed emozioni. Quelle che ci hai regalato senza risparmiarti mai, Álvaro, in due anni nei quali sei stato protagonista assoluto di vittorie scolpite nel libro di storia della Juventus. Per questo, nel momento in cui le nostre strade si separano, non possiamo che ringraziarti di cuore, grande campione. E augurarti buona fortuna». Il commiato del sito ufficiale bianconero riepilogano e descrivono alla perfezione l’avventura del Canterano a Torino. Arrivato come una specie di oggetto misterioso («È uno scarto del Real Madrid», dicevano in tanti), con una formula alquanto bizzarra (la famosa “recompra”), ha anche la sfortuna di infortunarsi al suo primo allenamento, in uno scontro con Rubinho, rimediando una distorsione al ginocchio che lo costringe a stare fuori dal campo per quasi due mesi. Metteteci pure che Allegri lo tiene in naftalina anche dopo la guarigione, ecco che l’etichetta di “pacco” gli viene cucita addosso come una seconda pelle. Ma quando entra in squadra, nella trasferta vittoriosa di Bergamo, Álvaro dimostra di avere la stoffa del campione. Segna tanto, spesso e in tutti i modi, tanto da togliere il posto a Fernando Llorente, vero protagonista (in coppia con l’Apache Tévez) della stagione precedente. Fa faville soprattutto in Champions: le reti al Borussia Dortmund e al “suo” Real Madrid portano di peso la Juventus a giocarsi la finale di Berlino contro il Barcellona. Purtroppo per la Vecchia Signora, Álvaro non delude (suo il punto del provvisorio pareggio) ma alcuni compagni sì e la Coppa dalle Grandi Orecchie sale sull’aereo con destinazione Catalogna. Nel campionato successivo ci si aspetta la sua definitiva esplosione. Dopotutto, il Canterano ha solamente ventitré anni (essendo nato a Madrid il 22 ottobre 1992) e forse il successo gli dà un pochino alla testa. Fatto sta che l’inizio è deludente e presto perde il posto a favore di Mario Mandžukić (meno bello da vedere ma estremamente utile alla squadra) e il non avere più il posto fisso in squadra lo mandano in crisi sia dal punto di vista tecnico sia da quello caratteriale. Qualche buona prova, come a Manchester contro il City, ma lo splendido e implacabile goleador visto l’anno prima è improvvisamente scomparso. Clamorosi gli errori che commette a Siviglia che, sommati alla rete dell’ex Llorente, condannano la Juventus al secondo posto del girone e al terribile match contro i fuoriclasse del Bayern. A Monaco disputa una grandissima partita, segnando anche un goal inspiegabilmente annullato dall’arbitro, ma la Juve deve abbandonare la competizione europea. In campionato le cose vanno meglio: doppietta a Verona contro il Chievo, altra doppietta nel derby di ritorno, goal scudetto contro la Fiorentina e due reti contro l’Inter in Coppa Italia. Fino alla finale dello stesso torneo quando, dopo solo due minuti dal suo ingresso in campo nei supplementari, su preciso cross di Cuadrado, buca la difesa milanista e permette alla Vecchia Signora di sollevare la coppa nazionale. Finisce qui l’avventura di Álvaro Morata in bianconero. Le Merengues, infatti, esercitano la “recompra” e il Canterano ritorna a indossare la gloriosa maglia biancomalva di Madrid. Novantatré presenze, ventisette goal, due scudetti, due Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e una finale di Champions League da protagonista: non male per quello che doveva essere solo uno scarto del Real Madrid. «Ciao a tutti. Non è facile per me scrivere questa lettera. In primis voglio ringraziare tutte le persone che hanno creduto in me, che hanno puntato su di me e che mi hanno trattato benissimo affinché io fossi felice alla Juventus e a Torino. Grazie al presidente Andrea Agnelli, a Pavel Nedved, John Elkan, Giuseppe Marotta, Matteo Fabris e, soprattutto, a Fabio Paratici e Javier Ribalta… Grazie a tutte le persone che lavorano per questa grandissima società che è la Juventus. Magazzinieri, fisioterapisti, dottori, corpo di sicurezza, cuochi… Insomma grazie a tutti coloro che fanno parte della Juve. Grazie ovviamente a tutti i tifosi juventini di tutto il mondo per il grande sostegno e l’affetto incondizionato che non mi hanno fatto mai mancare. Grazie all’allenatore per la fiducia riposta in me e per avermi fatto diventare un calciatore migliore, ai capitani per prendersi cura di me con tanta dedizione e ai miei compagni di squadra per tutti gli incredibili giorni passati con loro, perché è stato spettacolare vincere con loro. Rimango segnato da questa società, dalla sua storia e da tutti voi. Ovunque mi troverò mi sentirò sempre uno juventino e potrò dire orgoglioso e ad alta voce che ho indossato la maglia della Juventus e di essere stato campione con questa squadra. Grazie ancora una volta a tutti per avermi permesso di formar parte di questa famiglia. Con tutto il mio affetto. Álvaro Morata». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/10/alvaro-morata.html
  10. ÁLVARO MORATA https://it.wikipedia.org/wiki/Álvaro_Morata Nazione: Spagna Luogo di nascita: Madrid Data di nascita: 23.10.1992 Ruolo: Attaccante Altezza: 187 cm Peso: 85 kg Nazionale Spagnolo Soprannome: El Ariete - Alvarone Alla Juventus dal 2014 al 2016 e dal 2020 al 2022 Esordio: 13.09.2014 - Serie A - Juventus-Udinese 2-0 Ultima partita: 16.05.2022 - Serie A - Juventus-Lazio 2-2 185 presenze - 59 reti 2 scudetti 3 coppe Italia 2 supercoppe italiane Álvaro Borja Morata Martín (Madrid, 23 ottobre 1992) è un calciatore spagnolo, attaccante del Milan e della nazionale spagnola, di cui è capitano e con cui è diventato campione d'Europa nel 2024 e ha vinto la UEFA Nations League 2022-2023. Álvaro Morata Morata nel 2017 Nazionalità Spagna Altezza 187 cm Peso 85 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Milan Carriera Giovanili 2005-2007 Atlético Madrid 2007-2008 Getafe 2008-2010 Real Madrid Squadre di club 2010-2013 Real M. Castilla 77 (41) 2010-2014 Real Madrid 37 (10) 2014-2016 Juventus 93 (27) 2016-2017 Real Madrid 26 (15) 2017-2019 Chelsea 47 (16) 2019-2020 Atlético Madrid 49 (18) 2020-2022 → Juventus 92 (32) 2022-2024 Atlético Madrid 68 (28) 2024- Milan 0 (0) Nazionale 2009 Spagna U-17 6 (2) 2010 Spagna U-18 2 (3) 2010-2012 Spagna U-19 13 (11) 2013-2014 Spagna U-21 13 (13) 2014- Spagna 80 (36) Palmarès Mondiali di calcio Under-17 Bronzo Nigeria 2009 Europei di calcio Under-19 Oro Romania 2011 Europei di calcio Under-21 Oro Israele 2013 Europei di calcio Oro Germania 2024 UEFA Nations League Oro Paesi Bassi 2023 Biografia Figlio di Susana Martin e Alfonso, il padre si occupa della carriera calcistica del figlio facendogli da procuratore. Ha una sorella maggiore di nome Marta. Il 17 giugno 2017 si è sposato a Venezia con la modella e blogger italiana Alice Campello. Il 29 luglio 2018 diventa papà di due gemelli, Leonardo e Alessandro. Il 29 settembre 2020 nasce Edoardo, il terzo figlio della coppia, mentre il 9 gennaio 2023 diventa padre di Bella. Il 12 agosto 2024 annuncia la separazione dalla moglie. Controversie Nel luglio del 2024, durante i festeggiamenti per la vittoria degli Europei con la Spagna, a Madrid, Morata e Rodri hanno intonato il coro, "Gibilterra è spagnola!", in riferimento allo status di Gibilterra, territorio d'oltremare appartenente al Regno Unito, ma rivendicato dalla Spagna; il fatto è stato duramente criticato sia dal governo, sia dalla federazione calcistica di Gibilterra, oltreché dal Primo ministro dell'enclave, Fabian Picardo. Il 19 luglio, la UEFA ha annunciato l'apertura di un'indagine nei confronti dei due calciatori coinvolti, che il 7 agosto seguente sono stati squalificati per un incontro della sola finestra internazionale, per aver "violato le regole fondamentali di condotta dignitosa, utilizzato eventi sportivi per manifestazioni di carattere non sportivo e gettato discredito sullo sport del calcio, e in particolare sulla UEFA". Caratteristiche tecniche Attaccante talentuoso, molto dotato sul piano fisico e tecnico, è un buon realizzatore, abile nel dribbling, nel gioco aereo e dotato di un’ottima velocità. Soprannominato El Ariete («l'Ariete»), è stato paragonato per il suo stile di gioco al connazionale Fernando Morientes. Carriera Club Gli inizi Ha giocato per due anni nelle giovanili dell'Atlético Madrid e un anno nelle giovanili del Getafe prima di firmare nel 2008 per il Real Madrid. Nel mese di luglio del 2010, dopo un'ottima stagione con il Real Madrid C, condita dalla vittoria di due titoli giovanili e dall'aver segnato 34 reti, viene promosso nel Real Madrid Castilla, cioè la formazione B madrilena, e sempre nello stesso mese ha partecipato alla preparazione estiva negli Stati Uniti con la prima squadra allenata da José Mourinho. Morata in allenamento con la formazione giovanile del Real Madrid nel 2010 Esordisce con il Real Madrid Castilla il 29 agosto 2010, nella vittoria per 3-2 contro il Coruxo e la sua prima rete ufficiale arriva il 31 ottobre 2011 nel pareggio per 1-1 contro l'Alcalá. Il 13 febbraio 2012 sigla la prima tripletta della sua carriera, nella partita vinta per 7-1 contro il Deportivo La Coruña B. Il 13 marzo 2012 va a segno anche nel derbi madrileño contro l'Atlético Madrid B, partita vinta 4-3. Chiude la sua prima stagione in Segunda División B con 28 presenze e 15 gol. L'anno successivo il Real Madrid Castilla vince il campionato e ottiene la promozione in Segunda División, alla quale Morata contribuisce con 18 gol in 37 partite. Nella sua ultima stagione al Real Madrid Castilla non disputa molte partite, poiché José Mourinho lo convoca spesso in prima squadra; infatti scende in campo in solo 18 occasioni nelle quali mette a segno 12 gol. Real Madrid Esordisce con la prima squadra il 12 dicembre 2010, sostituendo, all'88', Ángel Di María nella partita di campionato vinta per 3-1 contro il Real Zaragoza. In questa stagione esordisce anche in Copa del Rey, nell'andata degli ottavi contro il Levante, partita vinta agevolmente per 8-0. Ottiene solo due presenze con la maglia della prima squadra, ma vince il suo primo titolo importante da professionista, cioè la Coppa del Re: il Real batte in finale per 1-0 il Barcellona. Nella seconda stagione con la camiseta blanca, scende in campo solo negli ultimi 10 minuti della partita di campionato vinta 5-0 contro l'Espanyol. A fine campionato vince il suo primo campionato con la maglia dei galacticos. Morata in allenamento con la prima squadra del Real Madrid nel 2010 Apre la sua terza stagione con la vittoria della Supercoppa di Spagna ai danni del Barcellona. Nella sua terza stagione, arriva la sua prima rete con i blancos, nella vittoria per 2-1 sul Levante, è proprio lui che mette a segno il 2-1 finale. Il 4 dicembre 2012 arriva anche l'esordio in Champions League, subentrando, nella partita della fase a gironi contro l'Ajax, a Karim Benzema. In questa stagione disputa 15 partite, nelle quali mette a segno 2 gol. Dopo le ottime prestazioni mostrate all'europeo Under-21 viene promosso in prima squadra. Il 18 marzo 2014 sigla la sua prima rete in Champions League, in occasione della partita di ritorno contro i tedeschi dello Schalke 04, vinta per 3-1. Il 16 aprile 2014, pur non scendendo in campo, conquista la sua seconda Coppa del Re ai danni del Barcellona, con il risultato di 2-1. Il 24 maggio 2014 vince la sua prima Champions League, che risulta essere la decima per il club madrileno, grazie alla vittoria per 4-1, ai tempi supplementari, sui rivali dell'Atlético Madrid. Morata chiude la sua avventura al Real Madrid nel 2014, totalizzando 52 presenze nelle quali ha siglato 11 reti e portando con sé il record della miglior media gol del campionato 2013-2014, superando Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Juventus Il 19 luglio 2014 viene acquistato per la cifra di 20 milioni di euro dalla Juventus. L'accordo prevede un diritto di riacquisto da parte del Real Madrid, esercitabile o al termine della stagione 2015-16 o al termine della stagione 2016-17, per un importo massimo di € 30 milioni. Due giorni dopo la sua presentazione, in uno scontro con Rubinho in allenamento, Morata rimedia una distorsione di secondo grado al ginocchio che lo costringerà a stare fuori dal campo per circa 50 giorni. Morata fa il suo esordio il 13 settembre 2014 in occasione della vittoria, per 2-0, contro l'Udinese. Il 27 settembre successivo arriva anche la sua prima rete con la maglia della Juventus, in occasione della vittoria, per 3-0, in casa dell'Atalanta. Il 22 dicembre 2014 perde la Supercoppa italiana, ai tiri di rigore, contro il Napoli. Morata nel 2014, alla sua prima esperienza con la Juventus Il 2 maggio 2015, grazie alla vittoria per 0-1 sulla Sampdoria, vince il suo primo campionato di Serie A con 5 giornate d'anticipo. Il 5 maggio durante l'andata delle semifinali di Champions League realizza il gol del momentaneo 1-0 contro la sua ex-squadra, il Real Madrid, contribuendo al successo dei bianconeri per 2-1. Il 13 maggio successivo, nel ritorno della semifinale di Champions League contro il Real Madrid, realizza al Santiago Bernabéu il gol del definitivo 1-1 che vale l'accesso alla finale per i bianconeri. Il 20 maggio 2015, pur essendo squalificato, vince la finale di Coppa Italia dove la Juventus si impone, per 2-1, sulla Lazio. Il 6 giugno successivo, seppur siglando la rete del momentaneo 1-1, perde la finale di Champions League contro il Barcellona per 1-3. Alla conclusione della Champions, viene inserito nella squadra ideale dell'edizione 2014-2015. Conclude la prima stagione in Italia con un bottino di due trofei nazionali vinti e un totale di 46 presenze e 15 reti. La sua seconda stagione con la Juventus si apre l'8 agosto 2015 con la vittoria della Supercoppa italiana ai danni della Lazio; tuttavia, Morata non scende in campo a causa di un infortunio. Il 30 settembre realizza il primo gol, del 2-0 finale, contro il Siviglia; tale rete risulta essere la sua quinta marcatura consecutiva in Champions League, con cui eguaglia la performance di Alessandro Del Piero nella stagione 1995-1996, record per un giocatore della Juventus. Già protagonista della semifinale di andata della Coppa Italia, in cui realizza due reti nel 3-0 contro l'Inter, il 21 maggio 2016 Morata segna l'unica rete dell'incontro nella finalissima contro il Milan, aggiudicandosi la coppa nazionale. Nella sua seconda stagione con la maglia bianconera, oltre ad avere perso il posto in favore di Paulo Dybala nel finale, vince quindi 3 trofei, giocando 47 partite e siglando 12 reti. Ritorno al Real Madrid Il 21 giugno 2016 il Real Madrid comunica, tramite il proprio sito ufficiale, di aver riacquistato il giocatore tramite la clausola inserita 2 anni prima. Il 9 agosto successivo torna a vestire la maglia dei blancos in occasione della partita, valida per l'assegnazione della Supercoppa UEFA, vinta per 3-2, ai tempi supplementari, contro i rivali del Siviglia. Il 18 dicembre 2016 vince la sua prima Coppa del mondo per club FIFA andando a battere in finale, per 4-2, i giapponesi del Kashima Antlers. Il 21 maggio 2017 vince il suo secondo campionato spagnolo poiché la sua squadra, all'ultima giornata di campionato, riesce a vincere il titolo distaccando il Barcellona di tre punti. Pochi giorni dopo si aggiudica anche la Champions League, scendendo in campo nel finale di partita, battendo la Juventus per 4-1. Conclude la sua prima stagione dopo il ritorno a Madrid con un bottino di 43 presenze e 20 reti messe a segno che hanno contribuito a vincere campionato e Champions League. Chelsea Morata al Chelsea nel 2017 Il 21 luglio 2017, dopo una sola stagione dal suo ritorno al Real Madrid, si trasferisce al Chelsea, che lo acquista per 58 milioni di sterline (pari a circa 64 milioni di euro. L'esordio arriva il 6 agosto successivo in occasione della FA Community Shield 2017 contro l'Arsenal subentrando, al 74º minuto, al posto del compagno di squadra Michy Batshuayi; la partita verrà persa ai tiri di rigore dove proprio lo spagnolo è protagonista in negativo andando a sbagliare il proprio tentativo. Sei giorni più tardi arriva il primo gol in terra inglese in occasione della prima di campionato persa, per 2-3, contro il Burnley. Il 23 settembre sigla la sua prima tripletta con la maglia dei blues in occasione della trasferta vinta, per 0-4, contro lo Stoke City. Quattro giorni più tardi sigla anche la sua prima marcatura in Champions League con la maglia del Chelsea in occasione della trasferta vinta, per 1-2, contro gli spagnoli dell'Atlético Madrid. Il 19 maggio 2018 vince il suo primo titolo con la maglia del Chelsea poiché la sua squadra si impone nella finale di FA Cup, per 1-0, contro il Manchester Utd concludendo la stagione con un bottino di 48 presenze e 15 reti. Il 5 agosto 2018 perde la sua seconda finale consecutiva di FA Community Shield poiché il Chelsea viene battuto, per 0-2, dal Manchester City. Atlético Madrid Morata all'Atlético Madrid nel 2019 Trovando poco spazio nella prima parte del campionato, il 28 gennaio 2019 passa in prestito oneroso, per 18 milioni, all'Atlético Madrid fino al termine della stagione 2019-2020. Esordisce coi rojiblancos in occasione del match di campionato contro il Betis del 3 febbraio 2019, perso per 1-0. La rete più importante in questo periodo di permanenza nella squadra del cholo Diego Simeone la sigla al minuto 120' ai tempi supplementari degli ottavi di finale di UEFA Champions League 2019-2020, che chiude definitivamente i conti in casa del Liverpool campione in carica. Il 6 luglio l'Atlético Madrid comunica il riscatto del giocatore a partire dall'inizio della stagione 2020-2021 per ulteriori 35 milioni. Ritorno alla Juventus Il 22 settembre 2020, dopo quattro anni, fa ritorno alla Juventus in prestito oneroso per 10 milioni di euro. Cinque giorni dopo fa il suo secondo debutto con i colori bianconeri, nella gara finita in parità contro la Roma (2-2). Il 17 ottobre ritorna anche al gol, realizzando la marcatura del pareggio per 1-1 in casa del Crotone; si ripete tre giorni dopo, firmando la prima doppietta in carriera in Champions League sul terreno della Dinamo Kiev. Il successivo 4 novembre bagna con un'altra doppietta, nella vittoria per 4-1 sul campo del Ferencváros, ancora in Champions, il traguardo delle 100 presenze in maglia juventina. Il 24 novembre, nella gara di ritorno contro il Ferencváros, realizza l'ennesima rete per i colori bianconeri in Champions, eguagliando il suo record di gol in una stagione in tale competizione (5). Il 2 dicembre va di nuovo in rete nella gara di ritorno contro la Dinamo Kiev all'Allianz Stadium (finita 3-0 per i padroni di casa), eguagliando così il record di gol segnati da un bianconero nelle fasi a gironi della Champions League (6), precedentemente fissato da David Trezeguet nella stagione 2001-2002. Morata in azione nel 2021, alla sua seconda esperienza con la Juventus Termina la stagione vincendo la Supercoppa contro il Napoli 2-0 (segnando il secondo gol dei suoi) e Coppa Italia per 2-1 contro l'Atalanta, mettendo a referto 20 reti tra campionato e coppe. In Serie A ha realizzato due doppiette: una alla Lazio il 6 marzo (3-1), l'altra il 23 maggio all'ultima giornata in casa del Bologna, con cui ha consentito ai bianconeri di raggiungere il quarto posto e di andare in Champions League. Il 15 giugno 2021 il prestito viene esteso per un'altra stagione. Con la Juventus ormai alla fine di un ciclo, Morata termina l'annata 2021-2022 senza sollevare trofei: al termine della stessa, sveste la maglia bianconera per la seconda volta in carriera. Ritorno all'Atlético Madrid Nella sessione estiva di calcio mercato 2022 la Juventus non esercita il diritto di riscatto e Morata fa ritorno alla corte di Simeone. Morata, che rientra fin da subito nei piani del tecnico argentino, va in doppia cifra nelle reti stagionali. Il 23 aprile 2023 gioca la sua partita numero 100 con la casacca della squadra madrilena. Milan Il 19 luglio 2024, Morata fa ritorno in Italia, venendo ufficialmente ingaggiato dal Milan, in Serie A, per circa 15 milioni di euro, e firmando un contratto quadriennale, con opzione per un'altra stagione. Sceglie di indossare la maglia numero 7 cedutagli da Yacine Adli. Nazionale Nazionali giovanili Fa parte della spedizione della Spagna che ha partecipato al mondiale Under-17 del 2009. Nella terza e ultima partita della fase a gironi, vinta 4-1 contro il Malawi, mette a segno una doppietta. La Spagna viene sconfitta dalla Nigeria in semifinale. Il 15 novembre vince la medaglia di bronzo della competizione battendo la Colombia per 1-0. Convocato per l'europeo Under-19 del 2011, è decisivo per la vittoria del torneo, ottenuta il 1º agosto battendo la Rep. Ceca 3-2. Morata si aggiudica infatti la scarpa d'oro della competizione grazie ai 6 gol segnati. Morata in azione per la Spagna Under-19 nel 2010 Viene inserito nella lista dei 23 convocati da Julen Lopetegui per partecipare al europeo Under-21 del 2013 in Israele. Nel corso del torneo mette a segno quattro gol consecutivi nelle prime quattro partite, portando la Spagna in finale. Il 18 giugno vince la competizione battendo l'Italia 4-2, diventando anche il capocannoniere della competizione con 4 gol in 5 partite giocate. Nazionale maggiore Viene convocato per la prima volta in nazionale maggiore, dal commissario tecnico Vicente del Bosque, in occasione del match di qualificazione al campionato d'Europa 2016 contro la Bielorussia e per l'amichevole contro la Germania. Fa il suo esordio proprio contro la Bielorussia, partita che viene vinta per 3-0; Morata fa il suo ingresso in campo all'80' di gioco, prendendo il posto del compagno di squadra Isco. Il 27 marzo 2015 realizza il suo primo gol con la nazionale maggiore, siglando il decisivo 1-0 all'Ucraina nelle qualificazioni a Euro 2016. Il 31 maggio 2016 viene convocato per la fase finale di Euro 2016 in Francia. L'esordio in tale competizione arriva il 13 giugno successivo in occasione della 1ª partita della fase a gironi vinta, per 1-0, contro la Repubblica Ceca. Quattro giorni più tardi nella seconda sfida contro la Turchia mette a segno una doppietta che, sommata alla rete del compagno di squadra Nolito, permette ai suoi di imporsi per 3-0. Il 27 giugno seguente la Spagna viene eliminata agli ottavia dall'Italia, che si impone per 2-0, interrompendo così la competizione per la nazionale spagnola e l'attaccante. Nelle qualificazioni UEFA al campionato del mondo 2018 realizza 5 reti (due doppiette contro il Liechtenstein e un gol nello scontro diretto per il primo posto contro l'Italia), ma non viene poi convocato per la spedizione giocata in Russia. Convocato per il campionato d'Europa 2020, il 19 giugno 2021 va a segno nella sfida pareggiata ai gironi 1-1 contro la Polonia. Quattro giorni dopo sbaglia un rigore nel successo per 5-0 contro la Slovacchia. Vittima di molte critiche nel corso della manifestazione, viene comunque difeso dal selezionatore Luis Enrique che continua a impiegarlo, venendo ripagato con due reti dal centravanti: agli ottavi va a segno nel successo per 5-3 contro la Croazia ai supplementari, mentre in semifinale fissa sull'1-1 il punteggio contro l'Italia; la partita si protrae fino ai tiri di rigore, in cui Morata sbaglia il proprio tentativo e il suo errore, insieme a quello precedente di Dani Olmo, condanna gli iberici all'eliminazione. Nell'autunno seguente non è tra i convocati per la decisiva final four della UEFA Nations League 2020-2021, chiusa dalla Spagna al secondo posto, tornando tuttavia agli ordini di Luis Enrique per le gare conclusive delle qualificazioni UEFA al campionato del mondo 2022. Il 26 marzo 2022, in occasione dell'amichevole di Cornellà de Llobregat contro l'Albania, scende in campo per la prima volta da capitano delle Furie Rosse. Convocato per il campionato mondiale di calcio 2022, suo primo in carriera, segna subito all'esordio, chiudendo la goleada al Costa Rica firmando la rete del definitivo 7-0. Va a segno pure nella sfida successiva, pareggiata 1-1 contro la Germania, raggiungendo Fernando Hierro al quinto posto nella classifica marcatori della selezione iberica a quota 29 gol, per poi superarlo tre giorni dopo realizzando il gol del provvisorio vantaggio degli iberici nella gara persa 2-1 contro il Giappone; al contempo diviene il secondo giocatore della selezione iberica a segnare 3 gol nelle prime 3 gare di un Mondiale dopo Telmo Zarra nel 1950. Nel giugno del 2023 partecipa alla vittoriosa final four della UEFA Nations League 2022-2023, che vede gli iberici sconfiggere l'Italia in semifinale e vincere dopo la lotteria dei rigori con la Croazia. In seguito al ritiro dalla nazionale del capitano Jordi Alba, Morata viene selezionato come nuovo capitano delle Furie Rosse. L'8 settembre 2023 realizza la sua prima tripletta nella nazionale maggiore contro la Georgia (7-1). Nel giugno del 2024 partecipa, in veste di capitano, alla fase finale del campionato d'Europa 2024 tenutosi in Germania, andando in gol nella partita d'esordio, nella quale apre le marcature nel 3-0 della nazionale iberica sulla Croazia; questa rete gli ha consentito di portarsi al quarto posto (a quota 36) nella classifica marcatori della selezione spagnola superando David Silva. Il 14 luglio, si laurea campione d'Europa, dopo aver sconfitto l'Inghilterra in finale. Morata (a destra), capitano della nazionale, s'intrattiene col primo ministro spagnolo Pedro Sánchez all'indomani della vittoria delle Furie Rosse al campionato d'Europa 2024 Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato spagnolo di Segunda División B: 1 - Real M. Castilla: 2011-2012 Campionato spagnolo: 2 - Real Madrid: 2011-2012, 2016-2017 Coppa di Spagna: 2 - Real Madrid: 2010-2011, 2013-2014 Supercoppa di Spagna: 1 - Real Madrid: 2012 Campionato italiano: 2 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016 Coppa Italia: 3 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2020-2021 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2015, 2020 Coppa d'Inghilterra: 1 - Chelsea: 2017-2018 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 2 - Real Madrid: 2013-2014, 2016-2017 Supercoppa UEFA: 1 - Real Madrid: 2016 Coppa del mondo per club: 1 - Real Madrid: 2016 Nazionale Campionato d'Europa Under-19: 1 - Romania 2011 Campionato d'Europa Under-21: 1 - Israele 2013 Competizioni maggiori UEFA Nations League: 1 - 2022-2023 Campionato d'Europa: 1 - Germania 2024 Individual Scarpa d'oro dell’Europeo Under-19: 1 - Romania 2011 (6 gol) Scarpa d'oro dell’Europeo Under-21: 1 - Israele 2013 (4 gol) Selezione UEFA dell'Europeo Under-21: 1 - Israele 2013 Squadra della stagione della UEFA Champions League: 1 - 2014-2015
  11. EMERSON Soprannominato il Puma per i suoi movimenti felini nel catturare la palla a centrocampo e nell’impostare rapidamente il gioco, nell’estate del 2004 segue Capello alla Juventus, dopo una lunga ed estenuante trattativa con la Roma. «Stavo male e avevo problemi di depressione. Ero in Brasile ad aspettare, mi turbava il fatto di rovinare il bel rapporto che avevo con l’ambiente giallorosso. Erano sei mesi che non ricevevo stipendio e c’erano altre cose che mi avevano promesso e non mi erano state date. E va bene, avevo accettato, conscio della situazione. Però poi arriva un’offerta importante e il presidente ti dice di no… Non fossi andato alla Juve la gente non avrebbe capito comunque: è successo lo stesso a Samuel e Cafu. E in ogni caso non avevo mica scelto la Lazio! Io non tradii. Per quattro anni ho fatto il mio lavoro e l’ho fatto bene. Il traditore è chi guadagna bene, non fa nulla per la squadra e poi se ne va». È la risposta del Puma ai tifosi romanisti che lo tacciano di tradimento. Il suo innesto nel centrocampo bianconero è fondamentale e, nonostante sia afflitto dalla pubalgia, contribuisce in modo determinante alla conquista del ventottesimo scudetto. Emerson è in possesso di una grande intelligenza tattica e di un’ottima tecnica che usa sovente per proteggere il pallone: infatti, è quasi impossibile sradicarglielo dai piedi. In più, è molto abile negli inserimenti sotto rete e non sono rare le reti, quasi tutte decisive. Il campionato successivo, è affiancato da Patrick Vieira e il centrocampo bianconero diventa quasi imperforabile; è una conseguenza logica, la conquista del ventinovesimo scudetto. Purtroppo, la compagine juventina non ha grande fortuna in Champions League; il primo anno è il Liverpool a eliminare la squadra di Capello, nella stagione successiva è sempre una squadra inglese a deludere le aspettative bianconere, l’Arsenal dell’ex Henry. Emerson, comunque, è sempre protagonista e riesce a realizzare goal fondamentali, come nei preliminari contro il Djurgarden oppure, in modo rocambolesco, contro il Werder Brema. Nell’estate 2006, non volendo giocare in Serie B, si trasferisce al Real Madrid seguendo, per l’ennesima volta, Fabio Capello. «Sono stato io a scegliere il Real, a voler provare una nuova avventura. La Juve rimane il top della gamma. L’organizzazione è impressionante, la mentalità vincente. E ci sono leggi severissime, com’è giusto che sia. Quando sono arrivato nello spogliatoio della Juve ho subito intuito che o mi adeguavo oppure via, mi emarginavano. Il rispetto delle regole interne sta alla base di qualsiasi successo, lo si percepisce nei momenti di difficoltà. Sono stato molto bene a Torino, ho capito che cosa significhi essere in una squadra che gioca sempre per vincere». FABIO ELLENA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL DICEMBRE 2005 Dicembre: tempo di bilanci (solo parziali per il calcio!) e previsioni. Ma come sarà il 2006 oramai alle porte? Per i cinesi sarà l'anno del cane. Per gli juventini, invece, potrebbe essere l'anno del Puma. Sì, quello di Emerson Ferreira da Rosa. Tanti gli appuntamenti di prestigio segnati nell'agenda personale e tanti i buoni propositi per un'annata che, per il brasiliano, si preannuncia ricca di grandi soddisfazioni. Un 2006 da vivere in caccia di nuove vittorie ed anche di qualche piccola grande rivincita. Con due casacche di prestigio: quella bianconera della Juventus e quella verdeoro del Brasile. C'è da cercare il bis in campionato e bissare la gioia vissuta al termine della sua prima trionfale annata torinese. C'è poi da dare l'assalto alla Champions League e cancellare il Liverpool, affrontato proprio nel momento peggiore per il Puma, alle prese con un fastidio muscolare che ne ha condizionato l'intera primavera. Il tutto, senza dimenticare la Coppa Italia. Sì, perché la Juventus di Fabio Capello non intende lasciare nulla per strada. Obiettivi da raggiungere per arricchire la bacheca dell'ex romanista e per farlo arrivare con le pile cariche all'appuntamento Mondiale in Germania. In un Brasile che vuole confermarsi dopo il trionfo del 2002, c'è un Emerson che scalpita. Lui in Giappone e Corea non c'era, fermato dal più beffardo e sfigato degli incidenti. Un guaio alla spalla che lo ha privato di una gioia che si può vivere solo una volta ogni quattro anni. È un Emerson carico, deciso e speranzoso quello che si confessa per voi, amici di “Hurrà Juventus”. Una lunga chiacchierata a tutto campo, dal Brasile alla Juventus, dal nuovo socio. Vieira alla vita privata, in cui c'è spazio solo per un piccolo angelo: l'amatissima figlia Karolayne. – Partiamo. Il tuo bilancio fino a ora sembra buono. «La Juventus è una grande squadra e vincere uno scudetto alla prima stagione mi fa pensare che questo periodo è stato davvero molto positivo». – Il periodo è sufficiente per farsi un'idea. Per te la Juve è. «È molto differente dalle altre due squadre in cui ho giocato qui in Europa. È una società con una mentalità vincente ed è per questo che ha ottenuto così tanti successi nella sua storia». – Cosa pensavi prima di arrivarci? «Giocandoci contro, avevo già avuto modo di conoscere la Juventus per quello che faceva sul campo. Quando sono arrivato, sapevo anche la responsabilità che mi attendeva, cioè quella di cercare di vincere sempre. Uno deve adattarsi ed io credo di essermi ambientato presto. Qui ci sono tanti professionisti che lavorano con impegno e tutti vengono trattati allo stesso modo». – La Juve di quest'anno è. «Posso dire che in otto-nove anni di Europa non avevo mai giocato in una squadra così competitiva. Sia per i tanti atleti forti che abbiamo in rosa, sia soprattutto per la mentalità». – Si parla tanto di Capello, tu lo conosci bene. «È lui che mi ha portato a Roma ed è stato sicuramente un fatto positivo ritrovarlo come mister alla Juventus. Lo conosco benissimo e lui mi conosce altrettanto, questo sicuramente mi ha aiutato ad ambientarmi più in fretta. Confermo tutte le cose buone che dicono di lui: è una persona seria, che vuole vincere sempre, lavora al 100% e la stessa cosa la pretende anche da noi. In campo non si scherza e questo è il segreto della sua mentalità vincente». – La novità di quest'anno è soprattutto Patrick Vieira. Lo conoscevi prima del suo arrivo? «Sì, ho avuto modo di affrontarlo due volte. Io ero alla Roma, lui all'Arsenal e le nostre squadre si affrontarono in Champions League. A Roma vinsero loro 2-0, mentre a Londra fu 1-1. Ricordo benissimo la sfida a Highbury, perché giocai una grande partita, una delle più belle della mia carriera. Fummo costretti per quasi tutta la gara in dieci, ma uscimmo imbattuti. Patrick era già un grande giocatore, uno dei leader, lui e Henry erano quelli che prendevano per mano i compagni. Inoltre, quella sera, fu proprio lui a segnare il loro goal». – Non ti ha quindi stupito il suo inserimento così veloce. «No, è un grande professionista che vuole sempre vincere. E chi arriva con queste caratteristiche, nella Juve si inserisce in fretta. Non è cambiato, è un vincente e un trascinatore che in campo sa prendersi le proprie responsabilità». – Vi hanno subito definito la coppia centrale più forte del mondo. Una bella responsabilità, no? «A inizio stagione, prima del problema che ha costretto Patrick a fermarsi, abbiamo dimostrato ciò che siamo in grado di dare. Quando stiamo bene, possiamo fare la differenza a centrocampo». – Si può addirittura parlare di reparto più forte del mondo, viste le nomination per il Pallone d'Oro? «Direi di sì. È una bella soddisfazione vedere il mio nome e quelli di Vieira, Nedved e Camoranesi tra i candidati. Pavel ne ha già vinto uno ma credo sia più difficile per un centrocampista conquistare questo trofeo. Ciò non toglie che è un motivo d'orgoglio entrare nell'elenco dei cinquanta nominati. Per me è la seconda volta dopo quella dell'anno scorso e mi fa molto piacere». – Juventus e Brasile: due potenze. Come ti senti a far parte di due formazioni così? «Un'altra grande soddisfazione, perché si tratta di due squadre fantastiche. Ci sono molte differenze, sia nei giocatori che nelle caratteristiche. Ma entrambe hanno un aspetto comune: vogliono vincere sempre. La Juve di quest'anno è fortissima e punta a imporsi in tutte le competizioni e, vista la rosa, può farcela. Il Brasile ha un solo obiettivo che è il Mondiale. Le premesse sono buone. Abbiamo vinto il girone di qualificazione e abbiamo tanti fuoriclasse che stanno, facendo benissimo in Europa». – A proposito di Mondiali, molti sono convinti che quello tedesco lo abbiate già vinto. «Sento dire che siamo la squadra favorita. Con i compagni della Juve scherziamo spesso su questo argomento, perché loro pensano che il Brasile sia la squadra da battere. Io non so se questa è una cosa positiva per noi, perché sappiamo che senza giocare non si può vincere. Dipende da come arriveremo a maggio. Dopo tutti gli impegni con i club, non è sicuro che ognuno arrivi al massimo». – Insomma, il 2006 che arriva si prospetta interessante. «Ci sarà da divertirsi, speriamo bene». – Restiamo in tema di brasiliani. Tu sei stato il dodicesimo della storia juventina. Cosa sai di chi ti ha preceduto? «Quando ero in Germania ho avuto la possibilità di conoscere Julio Cesar, lui ha lasciato il segno qui. La stessa fortuna invece non l'ha avuta Athirson che è restato per poco tempo». – Brasile, Germania, Roma, Torino. Le quattro tappe della tua vita, quattro posti così diversi. «Quando ho scelto la Germania, molti mi hanno detto che stavo commettendo un errore. Ma io sapevo che era l'opportunità di crescere nel calcio, ci ho creduto e mi sono subito ambientato. A Roma ho trovato una città diversa, più affetto da parte della gente, una lingua più facile da capire, ci ho messo la stessa voglia di emergere e non ho avuto difficoltà a inserirmi. Così com’è successo a Torino. Io non ho mai sofferto i cambi di città, ma solo quando ho avuto difficoltà di comunicare subito con i compagni». – Quindi nessun problema a diventare torinese. «Lo so che quando si parla del mio paese si pensa a Rio de Janeiro, ma c'è anche altro. Io sono nato nel Sud del Brasile, in una zona, dove non ci sono spiagge e il clima è simile a quello europeo. Inoltre ci sono comunità di italiani e tedeschi e questo mi ha permesso di capire come si vive nel vostro continente. Quello che mi piace di Torino è la tranquillità, la possibilità per noi calciatori di poter lavorare senza troppe pressioni. Si può andare tranquillamente a passeggiare in centro senza problemi». – Quindi non è una città così brutta. «No, tutt'altro. Basta conoscerla e ambientarsi. Dipende dalla mentalità dalla persona. Certo, se uno per vivere vuole il mare non viene qui, ma se deve giocare a calcio è il posto ideale. Inoltre sta migliorando molto grazie all'influsso delle Olimpiadi invernali». – A proposito, le seguirai? Voi brasiliani dominate in tanti sport, non proprio in quelli invernali. «È vero, considerando che non abbiamo le montagne. Mi sono anche stupito di sapere che ci sono brasiliani che parteciperanno, so che si stanno allenando in Cile. Ho la fortuna di essere qui, quindi credo che le seguirò. Spero di avere la possibilità di assistere dal vivo a qualche evento, in particolare le gare di pattinaggio artistico. A mia figlia Karolayne piacciono molto e le ho promesso di accompagnarla». – A proposito di altri sport. Sei stato visto spesso a Chieri a seguire la squadra di volley femminile che gioca in A1. Vero? «Sì, perché ci militava la Virna, una schiacciatrice brasiliana di cui sono amico. Quando c'era la possibilità, mi divertivo ad assistere alle loro partite. Ora è da un po' che non vado, anche perché lei è tornata in Brasile. Vediamo se ci sarà occasione di tornarci. Ora il mio tempo lo dedico tutto alla mia passione». – Cioè? «Karolayne, la mia bambina. Quando ho un momento libero, mi reco a Roma per andare a trovarla». – Tra l'altro sappiamo che l'hai usata anche come modella, niente che per un libro fotografico. «L'ho fatto perché sono innamorato di lei! Quando mi hanno portato il libro, sono rimasto molto colpito e sono, ovviamente, contento e orgoglioso, perché la sua immagine verrà vista in tutto il mondo». Un pezzo di cuore uscito direttamente dall'album di famiglia. Un album da riempire presto con tante immagini significative del 2006. Un anno sotto il segno del Puma. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/04/emerson.html
  12. EMERSON https://it.wikipedia.org/wiki/Emerson_Ferreira_da_Rosa Nazione: Brasile Luogo di nascita: Pelotas Data di nascita: 04.04.1976 Ruolo: Centrocampista Altezza: 182 cm Peso: 80 kg Nazionale Brasiliano Soprannome: El Puma Alla Juventus dal 2004 al 2006 Esordio: 10.08.2004 - Champions League - Juventus-Djurgarden 2-2 Ultima partita: 14.05.2006 - Serie A - Reggina-Juventus 0-2 91 presenze - 6 reti 2 scudetti Emerson Ferreira da Rosa, noto come Emerson (Pelotas, 4 aprile 1976), è un ex calciatore brasiliano con passaporto tedesco e italiano, di ruolo centrocampista. Considerato uno dei migliori centrocampisti della sua generazione, è stato soprannominato Il Puma per i suoi movimenti felini nel catturare la palla a centrocampo ma anche il rettile per la sua freddezza nell'impostare rapidamente il gioco, ha maturato una grande esperienza internazionale, avendo giocato in Europa con Bayer Leverkusen, Roma, Juventus, Real Madrid e Milan oltre che con la Nazionale brasiliana. Emerson Emerson nel 2005 Nazionalità Brasile Altezza 182 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2016 - giocatore Carriera Giovanili 1992 Grêmio 1993 Botafogo-SP Squadre di club 1994-1997 Grêmio 54 (8) 1997-2000 Bayer Leverkusen 82 (11) 2000-2004 Roma 105 (13) 2004-2006 Juventus 91 (6) 2006-2007 Real Madrid 27 (1) 2007-2009 Milan 27 (0) 2009 Santos 6 (0) 2016 Miami FC 10 (4) Nazionale 1995 Brasile U-20 ? (2+) 1997-2006 Brasile 73 (6) Palmarès Mondiali di calcio Argento Francia 1998 Confederations Cup Argento Messico 1999 Oro Germania 2005 Copa América Oro Paraguay 1999 Caratteristiche tecniche Ricopriva normalmente il ruolo di centrocampista centrale e si distingueva per l'abilità nell'interdire l'azione avversaria e nell'impostare il gioco. Tuttocampista, era dotato di un buon passo e di un efficace tiro da lontano. Carriera Club Grêmio Emerson ha cominciato la sua carriera professionistica nel 1994, quando ha debuttato nelle file del Grêmio. Con la squadra di Porto Alegre ha vinto la Coppa del Brasile nel 1994 e nel 1997 (rispettivamente 6 e 7 presenze), il Campionato Gaúcho nel 1995 e nel 1996 e il campionato brasiliano nel 1996, nel quale ha disputato 25 partite segnando 5 gol. Bayer Leverkusen Nel 1997 si è trasferito in Germania, al Bayer Leverkusen. Con la squadra tedesca ha ottenuto un terzo posto nella Bundesliga 1997-1998, in cui ha esordito il 1º agosto 1997 contro lo Schalke 04, e due secondi posti nelle due stagioni seguenti, in entrambi i casi alle spalle del Bayern Monaco. Il 13 agosto 1997 ha esordito nelle competizioni UEFA per club nella partita del turno preliminare di Champions League 1997-1998 Bayer Leverkusen-Dinamo Tbilisi (6-1). In tre stagioni a Leverkusen Emerson ha totalizzato 108 presenze e 15 reti. Roma Emerson (in piedi, secondo da destra) nella Roma 2001-2002 La Roma lo ha acquistato nell'estate del 2000 per 22 milioni di dollari. La sua esperienza a Roma non è cominciata nel migliore dei modi, dato che in allenamento si è procurato la rottura dei legamenti del ginocchio sinistro, che lo ha tenuto lontano dai campi di gioco per 6 mesi. Alla presentazione della squadra allo Stadio Olimpico per la stagione 2000-2001, Emerson era in tribuna ad assistere all'amichevole dei suoi nuovi compagni contro l'AEK Atene (0-0) ed è scoppiato in lacrime dopo che i 70.000 tifosi presenti lo hanno acclamato all'annuncio del suo nome. Ha esordito il 28 gennaio 2001 (in Roma-Napoli 3-0) e ha realizzato il suo primo gol con la maglia giallorossa l'11 febbraio 2001 in Bologna-Roma 1-2. Le sue ottime prestazioni insieme a quelle di tutta la squadra hanno portato alla vittoria dello scudetto il 17 giugno 2001 e della Supercoppa italiana nell'agosto seguente. Nell'estate del 2004 ha cominciato a dare segni di insofferenza e ha deciso di seguire anche lui Fabio Capello a Torino. Sul perché della scelta di lasciare Roma, il giocatore ha risposto di avere problemi di depressione e che il cambiamento di città avrebbe potuto giovargli. Questa motivazione non è piaciuta ai tifosi romanisti che lo hanno additato come "traditore" e "mercenario". Juventus La Juventus lo ha acquistato dai capitolini nell'estate del 2004 dopo una lunga ed estenuante trattativa. Il suo innesto a centrocampo ha contribuito alla vittoria del campionato 2004-2005 e del campionato successivo sub-judice. A seguito di Farsopoli il primo titolo è stato revocato e il secondo assegnato dalla FIGC all'Inter ...... Scudetto di cartone. Real Madrid Emerson con la maglia del Real Madrid nel 2007 Nell'estate 2006, a seguito delle vicende giudiziarie che hanno visto implicata la Juventus, si è trasferito al Real Madrid con il compagno Fabio Cannavaro, firmando un contratto biennale. Le sue prestazioni nella prima parte della stagione non sono state molto brillanti, tanto che, in un'intervista, Emerson avrebbe fatto intendere che non gli sarebbe dispiaciuto tornare alla Juventus. Durante la seconda parte del campionato spagnolo, e in particolare negli ultimi mesi di Liga, invece, è riuscito a dimostrare il suo valore, tanto da venire schierato in diverse partite consecutive dando una mano non indifferente a centrocampo, e riuscendo a vincere il campionato. Milan Il 21 agosto 2007 è passato al Milan per circa 5 milioni di euro grazie alla mediazione di Ernesto Bronzetti, dopo una trattativa laboriosa che aveva avuto il suo punto più difficile quando Ramón Calderón, presidente del club spagnolo, ad accordo già raggiunto tra il suo direttore sportivo Predrag Mijatović e Adriano Galliani, aveva disdetto tutto chiedendo 11 milioni di euro. Il clamoroso dietrofront ha colto di sorpresa anche La giornalaccio rosa dello Sport che il giorno dopo aver dato per fatto l'affare Emerson era stata costretta a scusarsi con i lettori per la gaffe in prima pagina. Dal suo arrivo in rossonero Emerson ha faticato a trovare un posto nell'undici titolare di Ancelotti, anche a causa di una forma fisica non ottimale. È riuscito tuttavia a disputare uno spezzone della partita di Supercoppa UEFA contro il Siviglia e della finale di Coppa del mondo per club contro il Boca Juniors, entrambe vinte. Operatosi il 13 maggio 2008 a causa di una frattura alla tibia, è tornato a disposizione per l'inizio della stagione 2008-2009, giocando la prima partita di campionato a San Siro contro il Bologna (1-2). In tutto gioca col Milan 40 gare senza riuscire a segnare. Il 21 aprile 2009 ha chiesto e ottenuto la rescissione consensuale del contratto con i rossoneri per motivi personali. Santos Il 26 luglio 2009 ha firmato un contratto con il Santos. Dopo aver disputato solo 6 partite, il 16 ottobre 2009 ha deciso di rescindere il contratto con il club brasiliano per potersi operare senza gravare economicamente sulla squadra. L'8 marzo 2010 ha dichiarato di aver deciso di porre fine alla sua carriera di calciatore e di aver iniziato un corso da direttore sportivo. Nel novembre del 2015, però ritorna a giocare per una stagione, negli USA, con la maglia dei Miami Dade FC, squadra militante nel quarto livello calcistico americano, con cui vince (da imbattuto), la stagione regolare. Nazionale Emerson è stato a lungo titolare della Nazionale brasiliana, con la quale ha disputato i Mondiali del 1998 e del 2006. Convocato in extremis nel '98 solo dopo la decisione del CT di rinunciare all'ultimo momento all'attaccante Romário, fu invece costretto a saltare l'edizione del 2002 (poi vinta dal Brasile) a causa dell'infortunio ad una spalla prima dell'inizio del torneo, procuratosi in allenamento facendo il portiere. Emerson in quel Mondiale doveva essere il capitano del Brasile e venne sostituito da Cafu; il suo posto nella rosa dei 23 venne preso da Ricardinho. Nel 1999 ha vinto la Coppa America, disputata in Paraguay, e nel 2005 la Confederations Cup, svoltasi in Germania. Dopo i Mondiali 2006 (a cui lui ha partecipato) ha lasciato la nazionale. Palmarès Club Competizioni statali Campionato Gaúcho: 2 - Grêmio: 1995, 1996 Competizioni nazionali Coppa del Brasile: 2 - Grêmio: 1994, 1997 Campionato brasiliano: 1 - Grêmio: 1996 Campionato italiano: 3 - Roma: 2000-2001 - Juventus: 2004-2005, 2005-2006 Supercoppa italiana: 1 - Roma: 2001 Campionato spagnolo: 1 - Real Madrid: 2006-2007 Competizioni internazionali Coppa Libertadores: 1 - Grêmio: 1995 Recopa Sudamericana: 1 - Grêmio: 1996 Supercoppa UEFA: 1 - Milan: 2007 Coppa del mondo per club: 1 - Milan: 2007 Nazionale Campionato sudamericano Under-20: 1 - 1995 Coppa America: 1 - 1999 Confederations Cup: 1 - 2005
  13. FRANCO TANCREDI https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Tancredi Nazione: Italia Luogo di nascita: Giulianova (Teramo) Data di nascita: 10.01.1955 Ruolo: Preparatore portieri Altezza: 176 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Preparatore portieri della Juventus dal 2004 al 2006 2 scudetti Franco Tancredi (Giulianova, 10 gennaio 1955) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere. Vincitore di uno scudetto (1983) e quattro Coppe Italia (1980, 1981, 1984, 1986) con la Roma, nel 2012 è stato inserito nella hall of fame della squadra capitolina. Ha conquistato anche una Coppa Mitropa con la maglia del Torino nel 1991. Franco Tancredi Tancredi alla Roma tra gli anni 1977 e 1980 Nazionalità Italia Altezza 176 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Preparatore dei portieri (ex portiere) Termine carriera 1991 - giocatore Carriera Giovanili 1970-1972 Giulianova Squadre di club 1972-1974 Giulianova 45 (-25) 1974-1976 Milan 0 (0) 1976-1977 Rimini 28 (-16) 1977-1990 Roma 288 (-234) 1990-1991 Torino 6 (-7) Nazionale 1984-1986 Italia 12 (-6) Carriera da allenatore 1992-1997 Roma Portieri 1997-2003 Roma Giovanili (Portieri) 2003-2004 Roma Portieri 2004-2006 Juventus Portieri 2006-2007 Real Madrid Portieri 2008-2012 Inghilterra Portieri 2011-2012 Roma Portieri 2015 Livorno Portieri 2016 Livorno Portieri 2016 Ternana Portieri 2017-2018 Jiangsu Suning Portieri Caratteristiche tecniche Nonostante la statura non eccelsa, Tancredi era un eccellente para-rigori, caratteristica che si rivelò decisiva nell'ambito delle due Coppe Italia vinte consecutivamente, nel 1980 e nel 1981, con la maglia della Roma. Per neutralizzare i tiri dal dischetto, faceva affidamento sull'elasticità negli arti inferiori, sull'assidua pratica negli allenamenti e, in misura minore, sullo studio dei rigoristi avversari. Nel compiere i suoi interventi, sfruttava spesso la mano opposta alla direzione del tuffo. Carriera Giocatore Club Tancredi (a sinistra) al Giulianova nel 1972, con il tecnico Gibì Fabbri e i compagni Curi e Alessandrini. Crebbe nel vivaio del Giulianova, squadra della sua città, dapprima come ala, salvo poi essere spostato al ruolo di portiere dal suo allenatore, Nicola Tribuiani. Con i giallorossi debuttò in Serie C nel 1972, quando era già in pianta stabile nel giro delle nazionali giovanili. Nella stagione 1973-74, a diciotto anni, disputò con gli abruzzesi il suo primo campionato da titolare, sempre in terza serie. A fine stagione fu prelevato dal Milan che gli affidò il ruolo di riserva di Enrico Albertosi, senza esordire in massima categoria. Dopo un'annata da titolare al Rimini, in Serie B, nel 1977 approdò alla Roma, con la cui maglia esordì il 28 gennaio 1979. Rimarrà con la squadra capitolina sino al 1990. Il 13 dicembre 1987 allo stadio di San Siro, durante la partita Milan-Roma, al rientro in campo per l'inizio del secondo tempo Tancredi venne colpito da due petardi lanciati da un tifoso rossonero: il primo esplose accanto alle gambe del portiere giallorosso, subito dopo la seconda esplosione all'altezza del volto, mentre il numero uno è a terra; subito soccorso viene trasportato, privo di sensi, all'ospedale San Carlo. Dopo due giorni verrà dimesso, non riportando gravi danni. La partita continuò regolarmente con l'ingresso in campo del diciassettenne, al debutto in massima serie, Angelo Peruzzi, terminando con il risultato di 1-0 per il Milan (gol su rigore di Pietro Paolo Virdis); in seguito la Disciplinare decreterà la vittoria a "tavolino" per 2-0 della formazione romanista. Tancredi (al centro) al Rimini nella stagione 1976-1977, coi compagni Pellizzaro, Rossi, Russo e Fagni. Con la maglia della Roma vinse da protagonista uno scudetto (stagione 1982-83) e quattro Coppe Italia (1980, 1981, 1984, 1986😞 in occasione delle finali del 1980 e del 1981, entrambe decise ai tiri di rigore, neutralizzò cinque penalty (tre nella prima occasione e due nella seconda, sempre contro il Torino), contribuendo in modo determinante alle due vittorie consecutive della Roma. Fu inoltre giudicato, da una giuria di esperti, il miglior portiere della stagione 1983-1984. Con la Roma, in campionato, ha disputato 288 partite di cui 258 consecutive, una striscia che in Serie A è seconda solo a quella di Dino Zoff, capace di giocare 332 incontri di fila. Nall'estate 1990 si trasferì proprio al Torino, disputando l'ultima sua stagione da professionista come riserva dell'emergente Luca Marchegiani, e collezionando 6 presenze in campionato. In carriera ha totalizzato complessivamente 294 presenze in Serie A e 28 in Serie B. Nazionale Nel 1984 fu chiamato da Enzo Bearzot a difendere la porta della nazionale olimpica ai Giochi di Los Angeles 1984: disputò da titolare cinque delle sei partite (saltò solo la gara persa con la Costa Rica, ininfluente ai fini della qualificazione), con gli azzurri che chiusero il torneo al quarto posto. Per il campionato del mondo 1986 in Messico fu in lizza, fino alla vigilia dell'esordio, per una maglia da titolare; dopo un ballottaggio di oltre un anno con Giovanni Galli (i due si alternarono in ogni gara disputata per 45' ciascuno), Bearzot scelse infine il portiere della Fiorentina, nonostante Tancredi fosse dato per favorito. In seguito, Bearzot pensò di schierare Tancredi dopo la seconda partita del girone, pareggiata dall'Italia contro l'Argentina, ma non lo fece per non «rovinare Galli come atleta e come uomo». Allenatore Dopo il ritiro dall'attività agonistica è rimasto nel mondo del calcio, iniziando a svolgere la professione di preparatore atletico per portieri, esercitata nella Roma (prima squadra e giovanili). Il 27 maggio 2004 ha lasciato la società capitolina per seguire Fabio Capello alla Juventus, con le stesse mansioni; nell'occasione, una frangia della tifoseria romanista non prese bene il passaggio di Tancredi ai rivali bianconeri. Il 5 luglio 2006 ha lasciato i bianconeri per andare nel club spagnolo del Real Madrid seguendo, una seconda volta, Capello. Il 28 giugno 2007 viene esonerato con tutto lo staff del tecnico. Dal 7 gennaio 2008, sempre assieme all'allenatore friulano, svolge il suo ruolo di preparatore dei portieri per la nazionale inglese. Il 14 luglio 2011 riapproda ancora una volta alla Roma, sempre come preparatore dei portieri, ma questa volta sotto le direttive tecniche di Luis Enrique. L'8 febbraio 2012 lascia frattanto la nazionale inglese, dopo le dimissioni di Capello. Il 15 giugno viene sollevato dall'incarico anche a Roma, per il difficile rapporto con gli allora estremi difensori della rosa giallorossa. Dopo meno di un mese Tancredi viene indicato da Capello, fresco di nomina come commissario tecnico della Russia, come nuovo preparatore dei portieri, rifiutando tuttavia l'offerta. Il 19 giugno 2015 entra nello staff del Livorno, lavorando agli ordini dell'allenatore Christian Panucci. Il successivo 25 novembre, dopo l'esonero di Panucci e la nomina di Bortolo Mutti, rimane inizialmente nello staff tecnico dei labronici, ma il giorno seguente viene ufficializzato che il preparatore dei portieri è Gianni Piacentini, venendo così esonerato. Il 27 gennaio 2016 il Livorno richiama alla guida tecnica Panucci, e Tancredi assume nuovamente il ruolo di preparatore dei portieri della squadra toscana. Il successivo 1º luglio, con la nuova nomina di Panucci come tecnico della Ternana, diventa il preparatore dei portieri dei rossoverdi; tuttavia viene sollevato dall'incarico appena il 14 agosto seguente, qualche giorno dopo l'allontanamento del mister ligure. Il 14 giugno 2017 viene ufficializzato come preparatore dei portieri dello Jiangsu Suning in Cina tornando così a collaborare con Fabio Capello. Palmarès Giocatore Da sinistra: Tancredi, Superchi e Falcão all'Olimpico di Roma il 15 maggio 1983, mentre festeggiano la vittoria dello scudetto 1982-1983, il secondo nella storia giallorossa. Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 4 - Roma: 1979-1980, 1980-1981, 1983-1984, 1985-1986 Campionato italiano: 1 - Roma: 1982-1983 Competizioni internazionali Coppa Mitropa: 1 - Torino: 1991 Allenatore Campionato italiano: 2 - Juventus: 2004-2005, 2005-2006
  14. ITALO GALBIATI https://it.wikipedia.org/wiki/Italo_Galbiati Nazione: Italia Luogo di nascita: Milano Data di nascita: 08.08.1937 Ruolo: Collaboratore tecnico Collaboratore tecnico della Juventus dal 2004 al 2006 2 scudetti Italo Galbiati (Milano, 8 agosto 1937) è un ex allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo mezzala. Italo Galbiati Italo Galbiati con la maglia del Lecco (1961) Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex mezzala) Termine carriera 1967 - giocatore 2015 - allenatore Carriera Squadre di club 1958-1959 Inter 1 (0) 1959-1960 → Reggina 13 (0) 1960-1966 Lecco 146 (5) 1966-1967 Como 31 (3) Carriera da allenatore 1967-1968 Puteolana 1980-1982 Milan Primavera 1981 Milan 1982 Milan 1982-1984 Milan Vice 1984 Milan 1986-1987 Milan Primavera 1987-1996 Milan Vice 1997-1998 Milan Vice 1999-2004 Roma Vice 2004-2006 Juventus Coll. tecnico 2006-2007 Real Madrid Vice 2007-2012 Inghilterra Vice 2012-2015 Russia Vice Carriera Giocatore Come calciatore trascorse un biennio all'Inter, con cui totalizzò una sola presenza, il 14 gennaio 1959 in Coppa delle Fiere contro il Lione (1-1 in Francia), senza mai esordire in Serie A. Nel 1960 passò al Lecco, con cui debuttò in Serie A in cui, in due stagioni giocò 43 gare complessivamente, 17 con una rete nel 1960/61 e 26 nel 1961/62. Retrocesso in Serie B nel 1962, rimase a Lecco fino al 1966, stagione della nuova promozione in Serie A, giocando altre 103 gare. Allenatore Inizia la carriera di allenatore con la Puteolana nel 1967. Negli anni Settanta fu dirigente del settore giovanile dell'Inter, riuscendo a scoprire Walter Zenga. Ricoprì la carica di allenatore del Milan per tre brevi periodi, nel 1981, nel 1982, sostituendo dalla diciassettesima giornata del campionato 1981-1982 Gigi Radice, e nel 1984, sostituendo dalla venticinquesima giornata del campionato 1983-1984 Ilario Castagner. Assistente di fiducia di Fabio Capello, è stato suo vice al Milan, dove il 5 aprile 1998 siede anche in panchina al posto dello squalificato tecnico friulano nella trasferta del San Nicola contro il Bari persa 1-0, e alla Roma, poi collaboratore alla Juventus e nuovamente vice al Real Madrid. A dicembre 2007 ha seguito Capello alla guida tecnica della Nazionale inglese. A luglio 2012 lo ha raggiunto nella nuova avventura russa. Palmarès Allenatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Milan: 1980-1981 Campionato italiano: 2 - Juventus: 2004-2005, 2005-2006 Competizioni internazionali Coppa Mitropa: 1 - Milan: 1981-1982
  15. ANDREA PININFARINA https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Pininfarina Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 26.06.1957 Luogo di morte: Trofarello (Torino) Data di morte: 07.08.2008 Ruolo: Amministratore Amministratore della Juventus 2004-2005 Andrea Pininfarina (Torino, 26 giugno 1957 – Trofarello, 7 agosto 2008) è stato un imprenditore italiano. È stato membro del consiglio direttivo di Confindustria nonché amministratore delegato e presidente di Pininfarina. Biografia Figlio dell'imprenditore e senatore a vita Sergio Pininfarina e nipote del fondatore della Pininfarina, Battista "Pinin" Farina, si laureò in ingegneria meccanica presso il Politecnico di Torino nel 1981. Dopo aver iniziato l'attività lavorativa negli Stati Uniti nel 1982, nel 1983 tornò in Italia, con l'incarico prima di coordinatore e poi di program manager del progetto Cadillac Allanté. Entrò nella "Industrie Pininfarina S.p.A." e dal 1º luglio 2001 è stato Amministratore delegato della capogruppo, Pininfarina S.p.A. È stato presidente di Federmeccanica e dell'Unione Industriale di Torino, mentre da maggio 2004 è stato vicepresidente di Confindustria per il Centro Studi. Fu membro del Consiglio di Amministrazione di varie società tra cui Alenia Aeronautica, Ras e Juventus. Nel 2004 è stato inserito dal settimanale statunitense Businessweek tra le "25 stars of Europe", nella categoria dedicata agli innovatori, mentre nel 2005 è stato nominato Eurostar da Automotive News Europe. Fu inoltre membro del consiglio direttivo di Confindustria e presidente di Matra Automobile Engineering. Sposato con Cristina Pellion di Persano, ha avuto tre figli: Benedetta, Sergio e Luca. È deceduto all'età di 51 anni, il 7 agosto 2008, a Trofarello (TO), in seguito a un incidente stradale occorso nelle prime ore della mattinata in via Torino: l'imprenditore si trovava alla guida della sua Vespa GT60 quando una Ford Fiesta rossa guidata da un pensionato del luogo non ha rispettato uno stop e lo ha investito in pieno. In seguito alla sua morte, dal 12 agosto 2008 il fratello Paolo Pininfarina è diventato il nuovo presidente di Pininfarina S.p.A. È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino. Onorificenze Cavaliere del lavoro — 1º giugno 2005
  16. GIANCARLO CORRADINI https://it.wikipedia.org/wiki/Giancarlo_Corradini Nazione: Italia Luogo di nascita: Sassuolo (Modena) Data di nascita: 24.02.1961 Ruolo: Vice Allenatore e allenatore giovanili Altezza: 182 cm Peso: 80 kg Allenatore Giovanili della Juventus dal 1999 al 2001 Preparatore atletico dal 2001 al 2004 Vice allenatore dal 2004 al 2007 2 partite - 2 sconfitte Giancarlo Corradini (Sassuolo, 24 febbraio 1961) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Da calciatore ha vinto un Campionato italiano di Serie C1 (Girone A 1980-1981) con la Reggiana; ha in seguito militato nelle file del Torino (squadra a cui ha legato la maggior parte della sua carriera) ed è stato campione d'Italia nel 1990 con il Napoli, con cui ha vinto anche la Coppa UEFA 1988-1989 e la Supercoppa Italiana 1990. Da allenatore, dopo varie esperienze negli staff tecnici della Juventus tra il 1999 e il 2007, ha de iure vinto il Campionato di Serie B 2006-2007 proprio con la compagine zebrata. Giancarlo Corradini Corradini in azione al Napoli nel 1993 Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 1994 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Sassuolo Squadre di club1 1977-1978 Sassuolo 21 (0) 1978-1980 Genoa 14 (0) 1980-1982 Reggiana 66 (2) 1982-1988 Torino 146 (6) 1988-1994 Napoli 173 (2) Carriera da allenatore 1998-1999 Modena Giovanili 1999-2001 Juventus Giovanili 2001-2004 Juventus Prep. atletico 2004-2007 Juventus Vice 2007 Juventus Interim 2007 Venezia 2008-2009 Cuneo 2012-2013 Watford Vice 2017 Castelvetro Caratteristiche tecniche Giocatore Nacque come terzino ma si impose ad alti livelli come difensore centrale. Carriera Giocatore Dopo gli esordi nella prima squadra del Sassuolo all'età di sedici anni, milita due anni nelle file del Genoa e della Reggiana. Nel 1982 si trasferisce in Serie A al Torino che, nel 1985, arriva al secondo posto in campionato dietro il Verona di Osvaldo Bagnoli. Corradini (a destra) in azione al Torino nel 1986, alle prese con il romanista Oddi. Chiuse la propria carriera di calciatore professionista con il Napoli di Diego Armando Maradona, nel periodo d'oro della squadra azzurra. Con la squadra partenopea conquista infatti nel 1989 una Coppa UEFA, e l'anno seguente uno scudetto e una Supercoppa italiana. Proprio nella vittoria del secondo scudetto partenopeo, fu determinante con due importanti reti: il 17 settembre 1989 segnò il gol decisivo della vittoria in Napoli-Fiorentina (3-2), e il 14 gennaio 1990 realizzò il gol del pareggio in Udinese-Napoli (2-2). Allenatore Ritiratosi dall'attività agonistica nel 1994, intraprende la carriera come allenatore, iniziando dal settore giovanile del Modena e passando poi, nel 1999, al settore giovanile della Juventus. Dal 2001 al 2004 fa parte dello staff tecnico della prima squadra bianconera di Marcello Lippi, che nel biennio 2002-2003 vince consecutivamente lo scudetto e la Supercoppa italiana. Nell'estate del 2004 diventa secondo di Fabio Capello, con cui vince i campionati 2005 e 2006 – poi revocati dalle sentenze seguite a Farsopoli. Con la retrocessione d'ufficio della Juventus in Serie B, non segue Capello al Real Madrid, ma è confermato nel ruolo di allenatore in seconda anche dal nuovo tecnico bianconero Didier Deschamps. Il 29 maggio 2007, dopo le dimissioni di quest'ultimo a due giornate dalla fine del campionato cadetto e a promozione acquisita, assume la conduzione tecnica della prima squadra, con la quale debuttò il 3 giugno 2007, rimediando due sconfitte contro Bari e Spezia, ma schierando molti giovani del vivaio bianconero. Il 22 giugno 2007 diviene il nuovo allenatore del Venezia, formazione militante nel campionato di Prima Divisione, ma il 30 agosto viene esonerato dopo la prima giornata, a seguito della sconfitta interna per 1-2 contro la Cremonese di Mondonico. Il 10 novembre 2008 diventa l'allenatore del Cuneo, squadra militante nel campionato di Serie D e della quale fa parte anche il figlio Cristiano; vince contro lo Spezia al debutto casalingo, e la squadra sotto la sua guida tecnica conquista la matematica salvezza con quattro giornate di anticipo (vittoria di misura sul Savona) sulla conclusione del torneo. Riconfermato dal presidente, Corradini nell'estate del 2009 lascia comunque l'incarico di allenatore della squadra. Nel luglio del 2012 diviene il vice di Gianfranco Zola sulla panchina del Watford, club militante nella Football League Championship, la seconda serie del calcio inglese; ha lasciato il club inglese nel luglio dell'anno seguente. Il 6 ottobre 2017 diventa il nuovo allenatore del Castelvetro, formazione modenese militante in Serie D ma viene esonerato il 24 ottobre. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Campionato italiano Serie C1: 1 - Reggiana: 1980-1981 (girone A) Campionato italiano: 1 - Napoli: 1989-1990 Supercoppa italiana: 1 - Napoli: 1990 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Napoli: 1988-1989 Allenatore Campionato italiano: 2 - Juventus: 2004-2005, 2005-2006 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007
  17. RAFFAELE PALLADINO Quando ci si trova di fronte ad un ragazzo di ventitré anni che gioca con continuità in una squadra come la Juventus – scrive Giulio Sala, su “Hurrà Juventus” del febbraio 2007 – e lo fa talmente bene da risultare determinante in più di una partita, la tentazione di ricorrere a termini come rivelazione o sorpresa è insistente. Cedere al luogo comune però, oltre che poco professionale, nel caso di Raffaele Palladino sarebbe a dir poco ingeneroso: “Palla” è sì giovane, ma è tutt’altro che una scoperta e che avesse stoffa e cosa nota ormai da qualche anno. Che si tratti della Primavera della Juventus, della Salernitana o del Livorno, Raffaele ha sempre e comunque lasciato un’impronta, marchiata da gol e giocate preziose. Certo, il ritorno a Torino rappresentava l’esame di maturità e per ora il ragazzo lo sta superando a pieni voti. Fermato da un infortunio nel precampionato, “Palla” ci ha messo un po’ a imporsi e, una volta guarito, ha dovuto attendere. Poi, contro l’Albinoleffe, con Del Piero e Trezeguet fermi ai box, è venuto il suo momento: titolare in attacco al fianco di Bojinov. Quando Buffon viene espulso però, sembra a tutti che la partita di Raffaele sia finita; per far entrare Mirante, Deschamps deve privarsi necessariamente di un giocatore in avanti e gli occhi di tutti corrono a “Palla”. Sulla lavagna luminosa però non compare il numero 20, ma il 9. A uscire è Bojo e tocca a Raffaele caricarsi la Juve sulle spalle. Lo fa talmente bene che da allora, in avanti o sulla linea di centrocampo, Raffa è titolare spesso e volentieri. I tifosi imparano ad apprezzarne il talento, la stima di Deschamps nei suoi confronti cresce di partita in partita e, con essa, la nostra legittima curiosità di scoprire come nasce un predestinato. Così al termine dell’allenamento, seguiamo Raffaele nel suo “rifugio” torinese, il ristorante “Regina Margherita”, locale dichiaratamente partenopeo nel quale ogni giorno pranza in compagnia dell’inseparabile Mirante. Ci sediamo e proprio di fronte a noi sta appesa al muro la maglia numero 20 di “Palla”, che ordina un piatto di “Pennette alla Juve”: pomodorini basilico, scaglie di parmigiano e mozzarella. «Qui vengono anche dei giocatori del Toro – ci confida il proprietario del locale – e le mangiano anche loro». Andiamo così, tra i profumi di Napoli emigrati in Piemonte, alla scoperta di un ragazzo genuino e cordiale che, anche con le parole, così come con i piedi, ama stupire, visto che, all’inizio della nostra chiacchierata, ci regala subito un colpo a effetto. – Allora Raffaele, partiamo dai primi calci... «Li ho tirati con gli amici a Mugnano, nel quartiere Zio Peppe, dove sono cresciuto. In realtà, fino ai dodici anni, ho giocato per strada. Poi… si aprì una “piccola parentesi”…». – Di che tipo? «Mia mamma andò nella mia scuola a parlare con gli insegnanti: non andavo molto bene, anzi, ero un disastro per dirla tutta. Il risultato fu che non volle più farmi giocare a calcio e… mi iscrisse a una scuola di ballo». – Ballo??? «Sì, ballo liscio: polka, mazurca, valzer... Anche lei andava in quella scuola ed era un modo per tenermi sott’occhio e per non farmi stare in mezzo alla strada». – E ti piaceva? «Mah, me la cavavo piuttosto bene. Ballavo con una mia cugina e avremmo dovuto anche fare qualche gara, ma dopo un anno ho smesso. Io volevo giocare a pallone!». – Sarà stata dura convincere la mamma... «In realtà ci pensò mio padre. Giocai una volta con lui e con i suoi amici e vide che, tutto sommato, ero piuttosto bravino, così mi iscrisse in una scuola calcio, gli “Amici di Mugnano”. Era la squadra del mio paese e ne conservo un ottimo ricordo. Ancora adesso a Natale, vado sempre a trovare i vecchi amici». – Certo tua madre aveva corso un bel rischio! «Ancora oggi glielo dico: “Tu non volevi farmi giocare a calcio!” e lei ammette: “Poteva essere il più grande errore della mia vita”». – Dalla pista da ballo sei passato alla serie C in poco tempo. «Sì, dopo tre anni nel Mugnano e vari provini fui acquistato dal Benevento. Lì rimasi per un anno e mezzo: Allievi Nazionali e Primavera il primo anno e i successivi sei mesi con la Prima Squadra. La società stava attraversando un periodo difficile e così venni lanciato con i “grandi”. Quella è stata la mia fortuna: avevo sedici anni, ero molto giovane eppure iniziai a giocare in serie C, mettendo insieme otto presenze e un gol e la Juventus mi notò, tanto che a gennaio passai in bianconero». – Hai sempre giocato in attacco? «No, nel Mugnano ero un trequartista, mentre nel Benevento venni arretrato a centrocampo. Una volta alla Juve, fu Gasperini a trasformarmi in attaccante». – Come hai saputo che la Juve ti voleva? «Giocai piuttosto bene nelle prime due gare, sapevo che per la terza sarebbero venuti a vedermi gli osservatori della Juve e in quella partita segnai addirittura. Quando mi dissero che mi volevano a Torino, io non ci credevo, anche perché ero un grandissimo tifoso bianconero. Da piccolo avevo la camera tappezzata di foto e di poster di Del Piero e Zidane. Ero malato della Juve! Quando ho capito che mi voleva davvero e che a gennaio sarei dovuto salire a Torino, sono rimasto sconvolto per un mese». – E tua mamma, come l’ha presa? «Lei non voleva, perché c’erano anche altre squadre, più “in zona”, interessate a me: la Roma, il Lecce, il Bari... ma quando è arrivata la proposta della Juve, non ho potuto rifiutare. In effetti il trasferimento è stato un po’ traumatico, per lei, vista la lontananza, e per me, che mi sono trovato catapultato in una realtà completamente nuova: sei ancora giovane e cambi clima, città, ti allontani dalla famiglia… i primi due, tre mesi sono stati davvero difficili». – Oltretutto sarai stato costretto a farti piacere la scuola! Alla Juve su questo aspetto non si scherza. «Arrivato qui mi sono subito reso conto che era dura. La società segue molto i giovani, non solo sul campo: appena arrivato a scuola dovevo firmare la presenza e, se non andavo per qualche motivo, venivo subito chiamato. A quell’epoca c’era Pietro Leonardi a controllare noi ragazzi e se sgarravi ti rimproverava immediatamente. Insomma, venendo qui ho finito anche per studiare». – Terminato il periodo con la Primavera però sei dovuto ripartire, destinazione Salerno. Più vicino a casa, ma senza la maglia bianconera. «Quello è stato il momento più difficile: avevo diciannove anni, un’età nella quale puoi esplodere, ma anche non riuscire a sfondare. E poi un conto è far parte della Primavera della Juventus, dove trovi ragazzi della tua età, sei seguito, gli spogliatoi sono belli, tutto è perfetto, un’altra è giocare in squadre di B, dove magari gli stipendi non vengono pagati regolarmente, i campi sono brutti, ti alleni con giocatori di esperienza, molto più grandi di te, magari invidiosi della tua età e del fatto che arrivi dalla Juve... Io comunque sono stato fortunato, perché alla Salernitana sono andato con Benjamin, che era mio compagno nella Juve e stavo spesso con lui, la squadra era giovane e quindi mi sono trovato bene. In più, appena arrivato, ho subito iniziato a segnare, sin dalla Coppa Italia. Questo mi aiutato, perché i compagni di squadra mi hanno subito visto come un giocatore importante». – E un gol lo hai fatto subito anche in serie A. Partita d’esordio Livorno-Lecce, risultato 2-1 con una tua rete decisiva... «Già, contro il mio ex allenatore Gregucci, probabilmente il tecnico cui devo di più. Lui mi avrebbe voluto al Lecce, ma la Juve decise di mandarmi a Livorno e guarda caso, proprio alla prima giornata, me lo ritrovai di fronte. Quella partita la ricordo con particolare piacere non solo per il gol, ma anche per un episodio legato a mio padre. Anni addietro avevamo fatto una scommessa: mi aveva promesso che, quando avessi segnato il mio primo gol in serie A, avrebbe smesso di fumare. Beh, a fine partita mi diede il pacchetto di sigarette e l’accendino. Io li conservo ancora e lui non ha più ricominciato». – Quest’estate il ritorno alla Juve. Un bel momento per te, nonostante il putiferio... «Avevo parlato con Moggi e lui mi aveva detto che sarei potuto tornare alla Juventus già per questa stagione, con Capello. Poi però è scoppiato lo scandalo, è cambiato tutto e avevo il timore che non sarei potuto rientrare. In realtà mi è andata bene: se fossi tornato alla Juve con Ibrahimovic, Trezeguet, Del Piero… per me sarebbe stata dura giocare. Quanto è accaduto, in un certo senso, per i giovani è stato positivo. La Juventus si è ritrovata in rosa dei ragazzi importanti, che conoscevano già la serie B e per i quali, giocare per la Juventus, in qualsiasi serie, era comunque il massimo». – Molti di loro arrivano vengono proprio dalla “tua” Primavera. «Eh sì, io ho ritrovato Antonio (Mirante N.d.R.), Piccolo, Paro, Urbano, Guzman e Marchisio, che nell’ultimo periodo già si allenava con noi». – L’inizio non è stato dei migliori: quel brutto infortunio durante il ritiro ti ha un po’ frenato. «Ero partito bene, con i tre gol fatti nella prima amichevole ad Alessandria contro una rappresentativa locale, ma nella partita dopo mi sono fatto male alla caviglia, una distorsione abbastanza grave, di secondo grado. Peccato, perché potevo mettermi in mostra a inizio stagione, un momento importante. Poi ho recuperato bene, sono rientrato, ma c’è stato un periodo durante il quale l’allenatore faceva un po’ di fatica a vedermi. Ero il sesto attaccante e il mister mi provava spesso a centrocampo, un ruolo nel quale mi trovavo a fatica». – In realtà, viste le assenze, ti è stato chiesto di giocare anche sulle fasce e non te la sei cavata affatto male. In poche partite hai ricoperto almeno tre ruoli. «Sì, giocando sia davanti, da punta che come esterno, su entrambi i lati. Tra la fascia destra e quella sinistra preferisco quest’ultima, perché come fa Nedved, se ti accentri, hai più possibilità di calciare. Anche partire dalla destra però si può far bene, se ci si allena con una certa continuità». – La continuità serve però anche in partita e da quella con l’Albinoleffe in poi, sei riuscito a trovarla. «Dopo quella gara il mister mi ha preso da parte e mi ha detto una cosa che non dimenticherò mai: “Raffaele, in allenamento non ti vedevo, ma se continui a fare bene come contro l’Albinoleffe, per me giocherai spesso”. È stata una dimostrazione di fiducia importante. Prima di allora non c’era mai stato un grande dialogo, ma da quella volta il rapporto è cambiato». – Dopo Bergamo sono fioccati i paragoni eccellenti e il più frequente è quello con Ibrahimovic. Lo trovi azzeccato? «Beh, lui è un grandissimo giocatore, di livello mondiale, non è facile trovare un calciatore con la sua altezza e con la sua tecnica. Guardarlo mi diverte molto. Io non ho il suo fisico e, riguardo alle giocate, ne ha così tante in repertorio... Quella che sto cercando di imparare è l’elastico, quel colpo di esterno-interno che lui fa spesso. Ancora però non mi viene bene». – A proposito di campioni, quelli della Juventus hanno chiesto alla società dei rinforzi in vista del prossimo anno: normale ambizione che però si scontra con le aspettative di voi giovani. «Se mi metto nei panni di un giocatore di grande livello come Del Piero o Trezeguet, mi rendo conto che sia giusto ambire a una squadra di grande livello. D’altra parte credo che per noi giovani sia importante giocare, ma se hai davanti tanti campioni diventa difficile. La cosa più giusta credo sia mantenere in rosa i giovani più interessanti e dare loro quantomeno la possibilità di crescere al fianco dei grandi giocatori. È diverso dal giocare con continuità, ma è comunque importante». – Ma quando si diventa grandi campioni? Quando questa definizione andrà bene anche per te? «Eh, io ho appena giocato due anni a certi livelli, serve tempo! Oltretutto in Italia c’è una «politica» che non aiuta: qui a ventidue anni sei ancora giovane, mentre all’estero è diverso. Basta guardare la formazione dell’Arsenal sono tutti ‘89, ‘88, ‘87. Qui per definirti un campione devi arrivare a ventisette, ventotto anni, avere giocato magari quattro o cinque anni nella Juve, aver segnato tanto, insomma avere un curriculum importante. Io ho ancora tutto da dimostrare». – Qualcosa l’hai già dimostrata, visto che sei già un punto fermo dell’Under 21. È quasi ora di fare un pensierino anche alla Nazionale maggiore. «Con Donadoni c’è un ottimo rapporto e questo è importante. Mi ha allenato a Livorno, mi conosce, sa che tipo di giocatore sono e che carattere ho. Se ho ricevuto una sua telefonata? Eh no, questo non te lo dico, lo tengo per me. Per me è già molto importante l’Under 21 perché è un trampolino di lancio, ma non nascondo che, ultimamente, un pensierino anche alla Nazionale maggiore l’ho fatto, visto che qualche giocatore era infortunato!». – E visto che altri non rispondono alle convocazioni… tu lo faresti mai? «Io, mai, mai! Ci andrei pure su una gamba sola, esattamente come faccio anche per l’Under 21 o per la Juventus. Per me andare in campo è un divertimento e lo sarà sempre». – Nei due anni passati con la Primavera, Raffaele ha avuto modo di ambientarsi in una città tanto diversa da Napoli e dalla sua Mugnano e ora che è tornato a Torino continua ad apprezzarla. Il clichè di città fredda mal le si addice anche “Palla” lo conferma. «A Napoli spesso mi chiedono: ma come fai a stare a Torino? Invece io mi trovo benissimo, perché la gente ti lascia tranquillo. Anzi uno dei difetti di noi napoletani forse è questo, siamo un po’ invadenti. E poi Torino ormai la conosco bene: è carina, il centro è molto bello, con Piazza Castello, la mia preferita, e Piazza San Carlo. Insomma non è una città caotica e ci vivo bene». – E dove la vivi? Che locali frequenti? «Sicuramente il ristorante Regina Margherita, Antonio ed io mangiamo qui tutti i giorni! Vado spesso al cinema, al Reposi e ogni tanto frequento il Bowling Mirafiori: con Paro sfidiamo e battiamo quasi sempre Mirante e Urbano. A volte poi andiamo al Decameron, il ristorante di Rampulla, dove si mangia pizza e sushi. Altrimenti sto in casa a guardare un film o fare shopping sotto i portici del centro. Tutto, rigorosamente in compagnia di amici». – E una ragazza, non c’è? «No, sono ancora single, diciamo che una ragazza la sto ancora cercando, perché in effetti, un po’ ti manca. Mia mamma però è gelosa e non vorrebbe mai che mi fidanzassi. Io allora le dico sempre che la mia fidanzata è lei». – Con tua madre e la tua famiglia il legame è fortissimo, mi par di capire. «Oh sì, io riesco a stare un mese, massimo un mese e mezzo lontano da casa, poi inizia a mancarmi i familiari, il loro l’affetto, la cena insieme. Senza parlare poi dei miei nipotini. Sono zio, mia sorella ha due bimbi ed io li vizio più che posso. La cosa che mi fa più male è quando li sento per telefono e mi chiedono “Zio, quando vieni a trovarci?”. Le cose importanti, che davvero ti mancano, sono queste». Deschamps ha molta fiducia in Raffaele e, per trovargli posto in squadra, non esita a schierarlo esterno di centrocampo, anche se le prestazioni migliori di Palla sono quelle disputate come seconda punta. Il suo primo goal ufficiale con la maglia bianconera, lo realizza il 18 novembre, contro l’Albinoleffe, salvando la Juventus dalla sconfitta; ma la sua serata di gloria è contro la Triestina, il 19 marzo 2007. Contro la squadra alabardata Raffaele segna la sua prima tripletta in carriera; alla fine della stagione, totalizza 25 presenze e 8 goal. Logico che sia riconfermato e anche Ranieri, nuovo allenatore bianconero, lo schiera spesso a centrocampo e Palla non sempre riesce ad adattarsi. La stagione è abbastanza deludente; sono poche le partite dove riesce a mettersi in luce e sono molte, invece, quelle anonime. Infatti, nonostante le 31 presenze, mette a segno solamente 2 goal, contro la Reggina e il Parma, lasciando spesso l’impressione di una promessa mai mantenuta. Il 28 febbraio 2008 prolunga il suo contratto con la Juventus fino al 30 giugno 2011, ma, nonostante questo rinnovo, il 3 luglio è ceduto al Genoa. Quando torna a Torino da ex, il 13 novembre, non può essere certamente una serata come le altre: «È stato un ritorno emozionante, alla Juventus ho lasciato tante persone che mi hanno voluto bene oltre ad una società, un allenatore e dei compagni che mi stimato molto. Non sono pentito, però, di essere andato via, mi trovo molto bene al Genoa. Avevo bisogno di giocare e qui ho l’opportunità di dimostrare il mio valore». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2009/08/raffaele-palladino.html
  18. RAFFAELE PALLADINO https://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Palladino Nazione: Italia Luogo di nascita: Mugnano di Napoli (Napoli) Data di nascita: 17.04.1984 Ruolo: Attaccante Altezza: 182 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: Aladino - Palla - Palladinho Alla Juventus dal 2003 al 2004 e dal 2006 al 2008 Esordio: 17.03.2004 - Coppa Italia - Lazio-Juventus 2-0 Ultima partita: 11.05.2008 - Serie A - Juventus-Catania 1-1 57 presenze - 10 reti 1 campionato di serie B Raffaele Palladino (Mugnano di Napoli, 17 aprile 1984) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante o centrocampista, tecnico del Monza. Raffaele Palladino Palladino nel 2007 Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante e centrocampista) Squadra Monza Termine carriera 9 ottobre 2019 - giocatore Carriera Giovanili 1998-2000 Amici di Mugnano 2000-2001 Sporting Benevento Squadre di club 2001-2002 Sporting Benevento 8 (1) 2003-2004 Juventus 1 (0) 2004-2005 → Salernitana 39 (15) 2005-2006 → Livorno 22 (2) 2006-2008 Juventus 56 (10) 2008-2011 Genoa 58 (7) 2011-2015 Parma 71 (11) 2015-2017 Crotone 41 (6) 2017-2018 Genoa 16 (0) 2018 Spezia 6 (0) 2019 Monza 0 (0) Nazionale 2003 Italia U-19 4 (3) 2003-2004 Italia U-20 2 (0) 2005-2007 Italia U-21 15 (4) 2007-2009 Italia 3 (0) Carriera da allenatore 2019-2021 Monza Giovanili 2021-2022 Monza Primavera 2022- Monza Palmarès Europei di calcio Under-19 Oro Liechtenstein 2003 Biografia Nato a Mugnano di Napoli, è il più piccolo di quattro figli. Suo padre, Guglielmo, è stato anch'egli giocatore, arrivando in Serie C con la Sambenedettese. Caratteristiche tecniche Era un attaccante esterno, ala o seconda punta, agile e con un'ottima tecnica, abile nell'arrivare al tiro sfruttando dribbling e velocità. Carriera Club Giovanili e Salernitana Cresciuto nella squadra giovanile del suo paese, gli Amici di Mugnano, ancora minorenne si trasferisce al Benevento dove trascorre il primo anno nelle giovanili, inizialmente nelle file della squadra allievi e poi di quella primavera. Nella stagione successiva a causa dei problemi societari della squadra campana viene schierato alcune volte titolare in Serie C1. In quella stagione disputa 8 partite e segna 1 gol. Notato dai dirigenti della Juventus, viene acquistato dai bianconeri con cui disputa due campionati Primavera, in cui forma con il nigeriano Benjamin Onwuachi una delle coppie più promettenti dell'intero scenario europeo e segna 20 reti nel primo anno e 21 nel secondo. Vista la qualità mostrata in Primavera, viene aggregato alla prima squadra, partecipando alle amichevoli contro l'Al-Ain e l'All Stars segnando anche un gol. La Juventus poi decide di prestarlo per fargli fare esperienza. Disputa così una stagione in Serie B con la Salernitana allenata da Angelo Gregucci, giocando 39 partite con 15 reti in campionato. Dopo questa stagione a Salerno torna a Torino ed in estate viene prestato dal club bianconero al Livorno. Serie A con il Livorno Il 27 agosto 2005 esordisce in A, segnando la rete decisiva nella vittoria con il Lecce. In questa annata subisce diversi infortuni, il più grave dei quali al ginocchio. Il ritorno alla Juventus Nella stagione 2006-2007 torna definitivamente nella squadra bianconera, allenata da Didier Deschamps, in Serie B. Il 18 novembre nella trasferta di Bergamo contro l'AlbinoLeffe, complice l'infortunio di Del Piero, viene schierato titolare e segna al 52' il suo primo gol con la maglia della Juventus, fissando il risultato sull'1-1. Entra in pianta stabile nell'undici titolare di Deschamps anche per la squalifica di cinque giornate di Pavel Nedvěd. Il 19 marzo 2007 segna contro la Triestina la sua prima tripletta in carriera. Il suo score stagionale è di 8 reti in 25 presenze, riuscendo a dare un contributo importante alla promozione in Serie A. Nella stagione 2007-2008 viene riconfermato dal tecnico Claudio Ranieri. Alla quinta giornata di campionato segna il suo primo gol in Serie A in maglia bianconera nella partita contro la Reggina (4-0). Durante la stagione Palladino soffre però la concorrenza di Del Piero, Iaquinta e Trezeguet e viene relegato al ruolo di quarta punta. Verso la fine della stagione segna il suo secondo gol in campionato contro il Parma allo stadio Olimpico. Genoa Il 3 luglio 2008 passa al Genoa in comproprietà, per 5 milioni di euro. Anche a causa di un grave infortunio al ginocchio rimediato nella partita casalinga contro l'Atalanta, Palladino nella prima parte della stagione non trova molto spazio. Tuttavia nel finale di campionato, si rivela una pedina fondamentale per Gasperini grazie ai numerosi assist e ai gol: in particolare è protagonista della sfida interna dell'11 aprile 2009 contro la Juventus, nella quale mette a segno il gol della vittoria all'88'. È l'autore dell'assist a Diego Milito per il 3-1 finale (storica la tripletta dell'attaccante argentino, primo calciatore in assoluto a riuscire nell'impresa nelle stracittadine genovesi) nel derby di ritorno contro la Sampdoria. A partire dalla fine del campionato 2008-2009, un'infezione virale lo tiene fuori dal campo per parecchi mesi, precludendogli anche la possibilità di allenarsi. Solo l'8 settembre 2009 Palladino può riprendere una graduale attività di allenamento. Torna in campo il 20 settembre, in occasione della trasferta contro il Chievo. Nel Derby della Lanterna n°101 segna il rigore del 3-0, ma dopo averlo siglato fa infuriare i tifosi blucerchiati andando sotto la Gradinata Sud tendendo l'orecchio. In seguito a quell'episodio rischia la rissa con il capitano blucerchiato Angelo Palombo. Parma Il 4 gennaio 2011 il Genoa cede la propria metà del cartellino al Parma. Il giocatore diviene così in comproprietà fra Parma e Juventus. Il 6 gennaio 2011, alla prima partita con i ducali, proprio contro la Juventus, sigla il gol del definitivo 1-4 per il Parma a Torino al 93' minuto. Il 24 giugno 2011 la società emiliana riscatta interamente il cartellino dalla Juventus. Il 18 novembre 2012 realizza la 1000ª rete del Parma in Serie A, segnando la rete del definitivo pareggio in Udinese-Parma 2-2. A causa di un infortunio al ginocchio perde praticamente la possibilità di giocare nelle stagioni 2011-12 e 2012-13. Dopo il fallimento del Parma, resta svincolato. Crotone Nel novembre 2015 viene tesserato dal Crotone, militante in B e allenato da Ivan Jurić (suo compagno di squadra al Genoa). Si sblocca con la maglia rossoblu nel marzo 2016, realizzando una doppietta all'Ascoli e un gol al Pescara. La successiva rete, su rigore, è contro il Modena nel pareggio che vale la storica promozione in A. Il 28 agosto, segnando contro il Genoa, realizza la prima rete del Crotone in Serie A, che però non impedisce la sconfitta per 3-1. Con i calabresi in 14 mesi mette insieme 43 presenze e 6 gol tra Serie B, Serie A e Coppa Italia. Ritorno in Liguria Il 30 gennaio 2017 ritorna al Genoa a titolo definitivo per la cifra di 250 000 euro ritrovando il suo ex compagno di squadra e allenatore Jurić. Dopo aver disputato 16 partite, il 22 dicembre viene messo fuori rosa a causa dell'arrivo di Giuseppe Rossi (per non superare il limite massimo di 25 giocatori per rosa). Il 15 gennaio 2018 passa allo Spezia, militante in Serie B, con cui gioca 6 partite prima di rimanere svincolato. Monza e ritiro Ancora senza squadra, Il 31 marzo 2019 passa al Monza, società allora militante in Serie C e appena rilevata da Silvio Berlusconi e Adriano Galliani. Palladino torna così a giocare nella terza serie italiana dopo l’esperienza fatta con il Benevento ad inizio carriera. Tuttavia, a causa di problemi fisici, l'attaccante non viene mai impiegato nella sua esperienza brianzola e, al termine della stagione, non gli viene rinnovato il contratto. Nazionale Campione d'Europa con l'Under-19 nel 2003, conta 3 presenze in nazionale maggiore. Allenatore Giovanili del Monza Il 9 ottobre del 2019, Palladino decide di ritirarsi dal calcio giocato per diventare collaboratore tecnico nel settore giovanile del club brianzolo. Nel giugno del 2020, diventa tecnico della formazione Under-15 del Monza. Il 9 luglio 2021 viene promosso alla guida della Primavera. Nella sua prima stagione con l'Under-19 brianzola, riesce a condurre la squadra fino al quarto posto finale nel loro girone di campionato: la formazione si qualifica così per i play-off di promozione in Primavera 1, venendo infine eliminata dal Parma in semifinale. Monza Il 13 settembre 2022 viene promosso alla guida della prima squadra del Monza dopo l'esonero di Giovanni Stroppa, che lascia la squadra all’ultimo posto con un solo punto raccolto nelle prime 6 giornate. All'esordio vince per 1-0 in casa contro la Juventus, dando alla propria squadra la prima storica vittoria in Serie A. Con 3 vittorie nelle prime 3 partite diviene l'allenatore con più punti ottenuti nelle prime 3 partite sotto la gestione di Berlusconi, tra l'altro senza subire gol. Viene premiato MVC di Serie A del mese di aprile 2023. A inizio giugno, quando manca una partita al termine e dopo aver raggiunto la salvezza con sei giornate di anticipo, rinnova il proprio contratto con il Monza fino al 2024. Termina quindi il campionato all'11º posto avendo messo insieme 51 punti in 32 partite frutto di 14 vittorie, 9 pareggi e 9 sconfitte. Dopo essere stato ammesso al corso di formazione per ottenere la licenza UEFA Pro (il massimo livello di formazione per un allenatore) nel settembre 2022, Palladino completa gli esami finali circa un anno dopo, venendo quindi abilitato dal Settore Tecnico della FIGC. Palmarès Giocatore Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2003, 2004 Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 2003-2004 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Nazionale Campionato d'Europa Under-19: 1 - Liechtenstein 2003
  19. GIOVANNI BARTOLUCCI L’avventura bianconera di Bartolucci dura solamente sei minuti, nella finale di andata della Coppa Italia edizione 2003-04. Entra al posto di Camoranesi, in una partita che sta andando malissimo: Juve in dieci per l’espulsione di Tudor e Lazio con il doppio vantaggio che, purtroppo, non sarà rimontato quasi due mesi dopo nel match di ritorno. Alla fine della stagione, Giovanni viene ceduto al Crotone, dove troverà Gasperini e parecchi compagni delle giovanili bianconeri. MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” NOVEMBRE 2003 Dall’alto dei suoi diciannove anni compiuti, è uno dei “vecchi” della Primavera di quest’anno, oltre ad essere l’unico superstite tra i difensori titolari dello scorso campionato. Giovanni Bartolucci, nato in provincia di Arezzo ma fiorentino (almeno dal punto di vista calcistico) d’adozione, si racconta così: «I miei genitori vivono a Stia, il paese dove sono stati girati numerosi esterni del film di Pieraccioni “Il ciclone”. Ho appena conseguito il diploma da geometra e ora sono iscritto all’ISEF, ed ho un fratello di ventisette anni che studia all’università. I primi calci li ho dati nel Falterona, la squadra del paese, dove giocavo nel ruolo di centrocampista. A dieci anni sono passato alla Fiorentina, e sino ai quattordici facevo la spola dal paese con mio padre, che per tre-quattro volte la settimana si sobbarcava più di 100 chilometri. A quindici sono entrato in un convitto del capoluogo toscano, intanto ho cominciato a giocare anche in difesa. Fatto abbastanza raro, sono passato direttamente dagli Allievi Professionisti alla Prima Squadra, saltando la categoria Primavera. È accaduto nel campionato 2001-02 quando, visto che la squadra stava navigando in cattive acque, ho avuto la possibilità di fare uno spezzone in campionato e di giocare in due occasioni in Coppa Italia». Con il tempo Bartolucci si è trasformato in un difensore affidabile, dal rendimento sempre costante e dalla tecnica ineccepibile. «Mi piace agire sulla fascia, in particolare su quella destra, ma non mi trovo male neppure a sinistra. All’occorrenza posso anche piazzarmi in mezzo, però da quella posizione non posso spingere in avanti per cercare di sfruttare al meglio quelle che sono forse le mie caratteristiche migliori, ossia la velocità e l’aggressività». Bartolucci non è l’unico giocatore della Primavera della Juve con un passato in viola, visto che lo scorso anno con lui a Torino sono arrivati pure Luci e Scarzanella, il primo punto fermo del centrocampo, il secondo promettente (e molto giovane) numero dodici. Eppure, per ragioni anagrafiche, i tre prima d’ora non avevano mai giocato insieme. «La Fiorentina voleva che rimanessi, però la situazione si era fatta molto ingarbugliata. Non si sapeva cosa sarebbe stato di noi giocatori, per questo ho accettato con entusiasmo la proposta bianconera, senza farmi problemi per la storica rivalità tra le due società. Ho pensato al mio futuro, e son sicuro di aver fatto la scelta migliore. L’unico piccolo rammarico è a livello umano, per aver lasciato allenatori e dirigenti al cui fianco ho vissuto, e bene, per otto lunghi anni. Però se adesso dovessi abbandonare la Juve, ne farei ugualmente una malattia. Io mi affeziono facilmente ai posti e alle persone». Tanto che anche gli inizi torinesi sono stati tutto sommato favorevoli, sia in campo, sia nella vita di tutti i giorni. «Dopo meno di un mese mi ero già perfettamente ambientato, grazie ad una società fantastica e ai compagni che mi hanno dato una grossa mano. Vivo da solo in un appartamentino vicino allo stadio Comunale, ma spesso mi capita di pranzare o di cenare insieme agli altri. Ma non mi sento mai solo». Come giudichi la squadra di quest’anno, dopo le tante partenze eccellenti della passata stagione? Quali sono gli obiettivi che tu e i compagni vi siete prefissati? «Dopo aver vinto l’ultimo Torneo di Viareggio ed essere arrivati ai quarti di finale in campionato, ci impegneremo al massimo per raggiungere un obiettivo difficile ma non irraggiungibile, ossia l’accoppiata vincente Viareggio più scudetto. Il nostro organico è di prima qualità sia dal punto di vista umano, fatto quest’ultimo mai trascurabile, sia in ottica propriamente tecnico-agonistica. Se limitiamo il discorso al solo attacco, è innegabile che disponiamo di risorse di altissimo livello, non credo che siano molte le squadre che possano avere in rosa elementi come Benjamin, Palladino, La Vecchia, Chiumiento e Kovalenko. Nel complesso mi sembra che la compagine di questa stagione sia all’altezza di quella trascorsa, che pure all’inizio aveva incontrato qualche normale difficoltà nell’assemblare tanti volti nuovi». La staffetta tra gli allenatori ha, a tuo avviso, comportato qualche importante cambiamento? «È chiaro che ogni tecnico vede la squadra con i suoi occhi e ha un proprio modo di allenare, però mi sembra che a grandi linee il metodo di lavoro di Chiarenza ricalchi quello di Gasperini. Anche se i tanti infortuni patiti a inizio anno ci hanno imposto di passare dal modulo 3-4-3 a un 3-5-2 altrettanto efficace». Un’ultima domanda: cosa c’è dietro l’angolo per Giovanni Bartolucci? «Non vorrei peccare di immodestia, ma io mi vedo in Serie A e, magari, in Nazionale. Non lo dico perché sovrastimi le mie qualità, ma perché credo che sarebbe la giusta ricompensa per i tanti sacrifici sin qui fatti. Sia ben chiaro, se le cose andassero diversamente e mi ritrovassi a giocare sempre e soltanto in Serie B, non mi sentirei deluso o sminuito: io sono quello che si dice un vero innamorato del calcio, è uno sport che mi piace da morire in sé, e non solo per quanto può darti in tema di notorietà e di denaro». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/02/giovanni-bartolucci.html
  20. GIOVANNI BARTOLUCCI https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Bartolucci Nazione: Italia Luogo di nascita: Bibbiena (Arezzo) Data di nascita: 27.02.1984 Ruolo: Difensore Altezza: 183 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2002 al 2004 Esordio: 17.03.2004 - Coppa Italia - Lazio-Juventus 2-0 1 presenza - 0 reti Giovanni Bartolucci (Bibbiena, 27 febbraio 1984) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Giovanni Bartolucci Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2016 Carriera Giovanili 1994-2002 Fiorentina 2002-2004 Juventus 2006-2007 Siena Squadre di club 2000-2002 Fiorentina 1 (0) 2002-2004 Juventus 1 (0) 2004-2005 → Crotone 5 (0) 2005 → Pisa 5 (0) 2005-2006 → Torres 20 (0) 2006-2007 Siena 0 (0) 2007-2008 → Monza 18 (0) 2008-2009 → Pistoiese 30 (1) 2009-2010 → Lecco 30 (2) 2010-2014 Gubbio 110 (1) 2014-2016 Scandicci ? (?) Nazionale 2000 Italia U-15 7 (0) 2000-2001 Italia U-16 7 (0) 2002 Italia U-18 5 (0) 2002-2003 Italia U-19 4 (0) 2003 Italia U-20 2 (0) Carriera Club Inizi con Fiorentina e Juventus Figlio d'arte (il padre Attilio ha giocato nelle giovanili del Milan) Giovanni Bartolucci cresce calcisticamente nella Fiorentina fino ad esordire in Serie A contro la Lazio il 10 giugno 2001, non ancora maggiorenne, sotto la guida di Roberto Mancini. A seguito delle vicende societarie che portano alla retrocessione la squadra toscana, Bartolucci, insieme ad Andrea Luci e Claudio Scarzanella, si accasa alla Juventus. Con la primavera bianconera, allenata da Gian Piero Gasperini, vince il Torneo di Viareggio per due anni consecutivi. Esordisce anche con la prima squadra di Marcello Lippi in finale di Coppa Italia, e sempre contro la Lazio. Crotone, Pisa e Sassari Torres Nell'estate 2004 viene girato in prestito al Crotone, in Serie B, dove militano altri suoi ex compagni bianconeri e allenata dal suo ex tecnico della primavera bianconera Gasperini. Nel mercato invernale si trasferisce a Pisa, in Serie C1. In seguito gioca un anno nella Sassari Torres arrivando a disputare con i sardi i play-off per la promozione in Serie B, persi contro il Grosseto. Siena e ritorno in Serie C1 Nella stagione 2006-2007 viene acquistato dal Siena, in Serie A, dove non colleziona neanche una presenza ma 18 presenze e 2 gol nella formazione Primavera. Così l'anno seguente decide di trasferirsi nuovamente in Serie C1 al Monza e poi nel 2008-2009 nella Pistoiese, riuscendo anche a segnare il suo primo gol tra i professionisti. Nell'estate del 2009 Bartolucci cambia nuovamente casacca trasferendosi al Lecco, sempre in Serie C1. Qui gioca con continuità, segna 2 gol e i blucelesti retrocedono. Gubbio L'anno successivo inizia così l'avventura nel Gubbio, squadra neopromossa in Serie C1 e allenata da Vincenzo Torrente. Bartolucci è titolare fisso nella formazione e contro il Como, il 27 febbraio 2011 (giorno del suo compleanno), arriva anche la prima marcatura stagionale. Conclude la stagione con la promozione in Serie B collezionando in totale 28 presenze e un gol. Nella stagione cadetta al Gubbio gioca di meno e conclude la stagione con 21 presenze in campionato, retrocedendo. Rimane nel club eugubino fino al 2014. Scandicci Nel 2014 si accasa allo Scandicci, formazione toscana di Serie D dove gioca per due stagioni. Nell'estate 2016 non rinnova il contratto e rimane svincolato. Palmarès Club Competizioni nazionali Lega Pro Prima Divisione: 1 - Gubbio: 2010-2011 Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2003, 2004
  21. FRANCESCO MARCHISIO https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Del_Piero Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1940 al 1941 Esordio: 08.09.1940 - Amichevole - Biellese-Juventus 2-3 0 presenze - 0 reti
  22. HAMZA RAFIA https://it.wikipedia.org/wiki/Hamza_Rafia Nazione: Tunisia Luogo di nascita: Kalaat Senan Data di nascita: 02.04.1999 Ruolo: Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 75 kg Nazionale Tunisino Soprannome: - Alla Juventus dal 2020 al 2021 Esordio: 13.01.2021 - Coppa Italia - Juventus-Genoa 3-2 1 presenza - 1 rete 1 coppa Italia Hamza Rafia (Kalaat Senan, 2 aprile 1999) è un calciatore tunisino con cittadinanza francese, centrocampista del Lecce e della nazionale tunisina. Hamza Rafia Hamza Rafia in allenamento con la nazionale tunisina nel 2022 Nazionalità Francia Tunisia (dal 2019) Altezza 180 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Lecce Carriera Giovanili 2005-2009 SC Bron 2009-2010 Bron Grand Lyon 2010-2016 Olympique Lione Squadre di club 2016-2019 Olympique Lione 2 26 (5) 2019-2021 Juventus U23 43 (2) 2020-2021 Juventus 1 (1) 2021-2022 → Standard Liegi 9 (0) 2022 → Cremonese 12 (0) 2022-2023 Juventus Next Gen 14 (2) 2023 Pescara 12 (0) 2023- Lecce 24 (1) Nazionale 2016 Francia U-17 1 (0) 2016 Francia U-18 1 (0) 2019- Tunisia 30 (3) Caratteristiche tecniche Rafia è un trequartista, dall'alto tasso tecnico, duttile e bravo a saltare l'uomo. Carriera Club Inizi e Lione Nato in Tunisia, si trasferisce da piccolo in Francia insieme alla famiglia. Inizia a giocare a calcio a Lione con il Bron Terraillon dal 2005 al 2009 per poi trascorrere soltanto un anno al Bron Grand Lyon. Grazie alle ottime prestazioni fornite durante alcuni tornei giovanili, riceve l'attenzione da parte di osservatori di diversi club, tra i quali quelli dell'Olympique Lione, che nel 2010 gli fanno firmare un contratto da tirocinante della durata di due anni, poi rinnovato con un contratto professionistico. Dopo aver scalato tutti ranghi delle giovanili, nel 2017, viene promosso nell' Olympique Lione 2 con la quale colleziona 25 presenze in tre anni. Juventus e Juventus U23 Il 16 luglio 2019 approda in Italia alla Juventus U23 per 400.000 euro, più un massimo di 5 milioni di euro e un bonus del 20% sulla plusvalenza in caso di un trasferimento futuro. Il 26 agosto debutta in Serie C con la maglia bianconera nel derby contro il Novara perso per 2-0, mentre il 19 dicembre mette a segno su calcio di rigore la prima marcatura italiana, permettendo alla sua squadra di accedere alla semifinale di Coppa Italia Serie C. Il 27 giugno 2020 vince il primo trofeo con i bianconeri, la Coppa Italia Serie C; nella finale segna il gol che permette alla Juventus U23 di prevalere sulla Ternana per 1-2. «Mi stavo riscaldando e all'improvviso il vice-allenatore mi ha fatto cenno con la mano.. Ero pronto ma eravamo allo stesso tempo in parità, dal 2-0 al 2-2 ... pensavo che mi sarei seduto in panchina. Ma quando il vice chiede a Pirlo se "il ragazzo entra comunque", il Mister risponde "sì certo". Là ho visto che si fidava di me e io volevo ripagarlo. Cosa è successo dopo, lo sapete...» (Hamza Rafia, Eurosport) Il 17 ottobre 2020 viene convocato da Andrea Pirlo in prima squadra a causa delle numerose assenze nel suo reparto, senza però riuscire a debuttare. Riceve la seconda convocazione in prima squadra tre mesi dopo, per la gara valida per gli ottavi di finale di Coppa Italia contro il Genoa; partita nella quale riesce a compiere il proprio debutto con i bianconeri, subentrando nel corso del secondo tempo a Manolo Portanova, già suo compagno di squadra nella seconda squadra bianconera, e segnando anche il primo gol col club, quello del 3-2 definitivo che permette alla Juventus di passare il turno. Prestiti a Standard Liegi e Cremonese Il 18 agosto 2021, dopo due stagioni in Italia, si trasferisce in prestito con obbligo di riscatto a determinate condizioni allo Standard Liegi. Due giorni dopo compie il proprio debutto con il club nella gara vinta di misura contro l'Ostenda, nella quale subentra a Gojko Cimirot. Il 31 gennaio 2022, dopo aver risolto anticipatamente il prestito alla Standard Liegi, viene ufficializzato il suo passaggio sempre in prestito alla Cremonese. Il 6 febbraio successivo debutta in Serie B, subentrando a Cristian Buonaiuto nel secondo tempo della vittoria per 3-2 contro il Monza. A fine stagione, con 12 presenze all'attivo, conquista la promozione in Serie A con i grigiorossi in virtù del secondo posto finale in campionato. Juventus Next Gen e Pescara Tornato alla società bianconera, viene aggregato alla seconda squadra in Serie C, rinominata nel frattempo Juventus Next Gen, in cui torna a segnare il 17 settembre 2022, in occasione della sconfitta per 3-2 in casa del Renate, su calcio di rigore. Il 27 gennaio 2023, reduce da 14 presenze e due reti nella prima metà di campionato, lascia la squadra bianconera per accasarsi a titolo definitivo al Pescara, sempre in Serie C, con cui firma un contratto valido fino al 30 giugno 2025. Due giorni dopo debutta in campionato con i biancoazzurri, nella sconfitta interna per 0-4 contro il Foggia. Lecce Il 18 luglio 2023 si trasferisce al Lecce, in Serie A, per circa un milione di euro, firmando un contratto triennale con opzione per le successive due annate. Dopo aver esordito con i salentini in Coppa Italia il 13 agosto in casa contro il Como (1-0), il 20 agosto esordisce anche in Serie A da titolare nella partita casalinga vinta per 2-1 contro la Lazio. Sette giorni dopo segna la sua prima rete in Serie A, nel pareggio per 2-2 in casa della Fiorentina. Nazionale In possesso della doppia cittadinanza, dopo alcune presenze con le selezioni Under-17 e Under-18 della Francia, nel 2019 riceve la prima convocazione da parte della nazionale tunisina, debuttando il 6 settembre, nella partita amichevole contro la Mauritania vinta per 1-0, nella quale si rende protagonista fornendo l'assist per il gol decisivo di Amor Layouni. Entrato ormai nel giro del nazionale, nel dicembre 2021 viene convocato per la coppa continentale, disputando 4 gare, tra cui la gara dei quarti di finali persa contro il Burkina Faso. Il 12 settembre 2023 realizza il suo primo gol per la selezione tunisina, nel successo per 1-3 in amichevole contro l'Egitto. Inserito dal CT Jalel Kadri nella lista dei convocati per la Coppa delle nazioni africane 2023 in programma in Costa d'Avorio, dopo aver saltato la gara d'esordio contro la Namibia, il 20 gennaio 2024 debutta nella competizione segnando il gol del pareggio per 1-1 contro il Mali. Palmarès Club Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2020-2021
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