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LILIAN THURAM Lascia a soli nove anni l’isola di Guadalupa per trasferirsi, con la famiglia, a Parigi. La sua prima squadra è il Fontainebleau, dove viene notato dai dirigenti del Monaco. Debutta nella massima divisione francese il 24 maggio 1991; l’anno successivo inizia la scalata che lo porterà a diventare uno dei migliori difensori del mondo. Un problema alla vista lo costringe a giocare con le lenti a contatto; un piccolo handicap che comunque non condiziona assolutamente le sue prestazioni. Anzi, per sei anni, offre un rendimento sorprendente e il Monaco diventa una squadra rocciosa, difficile da battere.Nel 1996 arriva in Italia, destinazione Parma; La società della famiglia Tanzi è il fiore all’occhiello di un’Emilia che da troppo tempo vive sui ricordi del passato glorioso del Bologna. Con i gialloblu vince la Coppa Uefa, la Coppa Italia nel 1999 e la Supercoppa Italiana nel 2000, sfiorando più volte lo scudetto. I grandi trionfi, però, li vive in Nazionale. Nel 1998 diventa Campione del Mondo. La squadra di Jacquet, che al fianco di Thuram ha piazzato un corazziere come Desailly, ex Milan, non fa passare nessuno: gli attaccanti avversari vanno inevitabilmente a sbattere il naso contro una massa di muscoli. Succede anche all’Italia, che viene eliminata ai rigori nei quarti. Ma Thuram si scopre anche goleador; nella semifinale, contro la Croazia, è proprio lui, con un’incredibile doppietta, a completare la rimonta francese, dopo la rete iniziale di Šuker. Poi i francesi fanno secco il Brasile (3-0) in finale. Non è finita. La Francia si ripete nell’Europeo delle Nazioni. Il 2 luglio 2000, a Rotterdam, Thuram e compagni sconfiggono l’Italia per 2-1, in finale, con l’oramai storico goal di Trézéguet al 103’. Totalizza con “Les Bleus” 110 presenze, arrivando a disputare anche il Mondiale del 2006. A Parma, tra Carletto Ancelotti e Lilian Thuram nasce un ottimo rapporto, sia in campo che fuori; Lilian è uno dei giocatori più intelligenti del campionato e il dialogo tecnico con l’allenatore è spontaneo. Quando Ancelotti passa alla Juventus, una delle richieste che fa a Moggi è proprio l’acquisto del difensore di Guadalupa. Tanzi riesce a resistere alle offerte juventine, fino all’estate del 2001 quando, con un assegno da settantacinque miliardi di lire, Moggi riesce a convincere il presidente parmense, che sta per cedere Lilian alla Lazio. Per portare a Roma il giocatore, interviene persino Walter Veltroni, sindaco della capitale, da sempre dichiaratosi juventino; evidentemente ci sono favori politici che superano anche la fede calcistica. Comunque sia, Thuram lascia Parma e diventa bianconero, insieme a Buffon. Lilian, quando arriva a Torino, trova una sgradevole sorpresa; infatti, Ancelotti è stato sostituito da Lippi e nemmeno Zidane fa più parte della compagine juventina: «Ancelotti ha insistito tanto perché io venissi a Torino, quando l’hanno mandato via era molto arrabbiato, ma mi ha suggerito di non cambiare idea. Anche Zidane mi aveva convinto ad accettare le proposte della Juventus. È una cosa strana sapere che Zizou è andato via. Ma cambiare fa parte della vita». Questo ragazzo che va per i trent’anni ha tutto per fare benissimo, ma l’avvio di stagione sconta qualche problema di ambientamento ed anche qualche equivoco tattico. Lilian ha trascorsi polivalenti, da centrale nel Parma e da laterale destro nella Nazionale francese. Lippi cerca di convincerlo che, con le sue doti di progressione e con il palleggio che si ritrova, può diventare incontenibile sulla fascia destra, se lascia ad altri il compito di presidiare il centro dell’area. L’operazione, sul piano psicologico, non è semplicissima, anche perché la Juventus al primo approccio stecca qualche gara e si ritrova nel gruppo che insegue. Ma a Brescia, la vigilia di Natale, il meccanismo prende improvvisamente a funzionare al meglio; le sgroppate di Lilian e i suoi cross diventano l’arma in più di una squadra che oramai ha imboccato la strada giusta. Thuram, senza perdere nulla della grinta e del tempismo che lo hanno reso tra i difensori più forti del mondo, acquista la consapevolezza di essere devastante ogni volta che, palla al piede, percorre a passo di carica la corsia di destra, saltando come birilli gli avversari e dettando ai compagni l’appostamento giusto per finalizzare il proprio lavoro. I risultati sono splendidi; lo scudetto 2001-02 passa anche attraverso la sua maturazione tattica, che nella stagione in corso lo porta a giocare a livelli ancora più alti. Negli occhi e nel cuore di tutti la fantastica notte di Juventus-Milan, in cui ha la gioia, rara per lui e quindi ancor più goduta, di segnare un goal a coronamento della galoppata più entusiasmante che si ricordi. Con la maglia della Juventus, Thuram riesce a vincere quello scudetto che aveva sfiorato a Parma; anzi, di scudetti ne porta a casa ben quattro, diventando ben presto una delle colonne della difesa bianconera, in coppia con Cannavaro, arrivato anche lui dal Parma. Nell’estate del 2006, si trasferisce al Barcellona, non volendo disputare il campionato di Serie B; lascia la Juventus dopo aver totalizzato 205 presenze e segnato un solo goal. ENRICA TARCHI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL GENNAIO 2005 Ama i luoghi, dove il tempo sembra essersi fermato, dove si respira il sapore dell’antico, della storia, della tradizione. Piazza Carignano, Piazzetta della Consolata, il ristorante Cambio, il Caffè Torino, il Bicerin. E poi la chiesa della Gran Madre, Piazza San Carlo, Piazza Bodoni e il Conservatorio, Piazza Castello. Questa è la Torino di Lilian Thuram, che forse la apprezza e la capisce più di tanti torinesi doc. Questo ragazzo nato in Guadalupa trentatré anni fa, che di professione è calciatore, passeggia volentieri sotto i portici, simbolo della nostra città, si ferma a curiosare nei cortili del centro storico, conosce il quadrilatero romano, quartiere dove il nuovo e il vecchio si mescolano alla perfezione. La sua è una curiosità intelligente, quella di chi ha attraversato mezzo mondo, dalle Antille al capoluogo piemontese passando per Parigi, Montecarlo e Parma ed ha vissuto ogni esperienza con intensità. Non è mai superficiale Lilian, è una persona che va a fondo delle cose, ci ragiona, si vede che gli piace la vita, perché la analizza in ogni sua sfumatura e la considera una preziosa fonte di insegnamento. È un calciatore che dice di giocare a pallone perché nel farlo prova piacere e il giorno che ciò non accadrà più lascerà tutto. È un campione che, finiti partita e allenamenti, si dimentica di essere una star e abbandona il mondo del pallone, non guarda il calcio in TV, frequenta gente che nulla ha a che vedere con lo sport e forse proprio per questo lo stress da popolarità non lo sfiora neppure. La realtà in cui vive, in questo senso, gli calza a pennello, perché i torinesi, spiega, «hanno una grande virtù, la riservatezza». Lilian è un padre che non accende mai la TV, che vuole educare a modo suo i piccoli Marcus e Kephren, assieme alla dolcissima moglie Sandra, che lo accompagna da molti anni e con cui ha condiviso alcuni dei momenti più importanti della sua vita. ➖ La famiglia Thuram ama Torino, una città viva, piena di cose stimolanti da fare. «Basta sfogliare il giornale e si scopre che ci sono tanti appuntamenti interessanti, soprattutto musicali. Ai tempi di Parma risale il mio primo approccio con la musica lirica, per la quale la città emiliana è famosa. Qui a Torino abbiamo un’amica che è professoressa al Conservatorio e ci porta ai concerti. Mi piacciono anche il teatro e le mostre. L’anno scorso ho visitato più di una volta quella sull’Africa e ci ho portato anche i miei figli, che ora vorrei accompagnare a fare il giro della Torino sotterranea. Ho visto il “Don Chisciotte”, ho ascoltato volentieri una rassegna di musica etnica ed ho avuto modo di andare all’auditorio del Lingotto, oltre che al Conservatorio e al Regio. I miei figli di solito vengono con me e mia moglie, solo però quando gli orari lo consentono, c’è la scuola per il più grande e l’asilo per il più piccolo, ma sono contento quando possiamo condividere queste cose tutti assieme. Credo sia importante aprir loro gli orizzonti, perché poi abbiano più ampia possibilità di scelta. Il maggiore va alla scuola francese in collina, una zona meravigliosa dove, a dieci minuti dal centro della città, ti sembra di essere in campagna, mentre il piccolo va alla scuola italiana per imparare la lingua come ha fatto il maggiore». ➖ Dopo nove anni nel nostro paese, Thuram non si sente più uno straniero. «Ho una vita sociale fuori dal calcio e l’Italia mi piace molto, perché c’è tanta storia da scoprire visitando i suoi palazzi, le sue piazze, i suoi monumenti. Pensate che appena arrivato a Parma, era estate, andavo in bicicletta nel centro, mi fermavo davanti al Duomo e rimanevo incantato». ➖ Visto che siamo in tema Parma, cosa hai provato a ricostruire quest’anno la coppia difensiva Thuram-Cannavaro che aveva fatto le fortune della squadra emiliana? «Ovviamente sono felicissimo, sia per aver ritrovato il mio ruolo preferito, sia per aver ritrovato Fabio. Abbiamo trascorso a Parma cinque anni fantastici, giocato assieme tantissime partite. Gli devo tanto, perché quando arrivai in Italia, ero un ragazzo di ventiquattro anni e lui mi aiutò a inserirmi in una realtà per me tutta nuova. È una persona solare, è sempre allegro, si diverte. Diciamo che se sono diventato quello che sono è grazie a quanto abbiamo vissuto assieme in quegli anni». ➖ Il segreto di Fabio Capello. «Mi dà l’idea di essere persona onesta. Non è facile fare delle scelte quando in una squadra ci sono tanti giocatori forti, le cose vanno bene solo quando l’allenatore ha lo stesso atteggiamento con tutti e dice le cose in faccia. Inoltre Capello stimola sempre i giocatori a migliorarsi, cerca di farci capire gli errori, le sue critiche sono sempre costruttive» ➖ Quest’anno sei vice capitano. Cosa significa indossare quella fascia? «Su questo argomento voglio raccontare un aneddoto. Pensate che quando ero ragazzino, avrò avuto quindici anni, prima di una partita l’allenatore mi promosse capitano. Finita la gara, gli dissi che non l’avrei fatto mai più, perché mi sentivo diverso dagli altri con quella fascia al braccio. Rifiutai per molto tempo, era una sensazione strana. Poi mi capitò qualche volta a Monaco e a Parma e adesso qui alla Juventus. Ovviamente con gli anni sono cambiato, non mi sento più diverso, ma spesso ripenso a quell’episodio». ➖ Quest’estate hai detto addio alla Nazionale, con cui hai conquistato il titolo di Campione del Mondo e d’Europa. «Dopo tanti anni è arrivato il momento di smettere. Volevo già farlo dopo una partita di qualificazione all’ultimo Europeo giocata contro Cipro, poi ho pensato che non era giusto lasciare la squadra in un momento così difficile. Ho giocato ancora quest’ultima competizione e poi ho detto addio. Il ricordo più bello? La sensazione che si provava a far parte di quel gruppo, lo spirito che vi regnava. C’era grande rispetto tra di noi, eravamo consapevoli delle nostre qualità ma altrettanto del fatto che ci potevamo migliorare l’uno con l’altro. In tutto questo un’importanza fondamentale l’ha avuta Zidane, non solo perché è il più forte giocatore al mondo, ma perché è una persona umile. I grandi giocatori o sono così oppure è meglio non averli. Infatti, quando il simbolo di una squadra si comporta in un certo modo, tutti sono portati a fare altrettanto. Nella Juventus lo stesso discorso vale per tanti giocatori, come ad esempio il nostro Pallone d’Oro Nedved. A volte gli dico che sono orgoglioso di giocare con lui. Pavel mi guarda e pensa che lo prenda in giro, invece no, gli dico esattamente quello che penso. Lui è un grande per come si comporta in campo e fuori». ➖ La commissione pro Africa di cui fai parte. Un progetto ambizioso nato dall’Ancien Ministre Jack Lang in collaborazione con Bob Geldorf. «Stiamo riflettendo su quello che si può fare a favore di questo continente. Quando mi hanno chiesto di dire la mia, alla nostra prima riunione, ho toccato quattro punti fondamentali. Primo, bisogna chiedere a loro di che cosa hanno bisogno. Secondo, bisogna cambiare le leggi che mettono in difficoltà questi popoli. Terzo, bisogna cambiare l’idea che possiede la gente dell’Africa e degli africani. Io faccio sempre un esempio: in quanti sanno che gli egiziani, i padri della civiltà, nella loro era più antica». ➖ A un anno dall’uscita del tuo libro, spiega la scelta di raccontarti in una splendida autobiografia. «L’ho fatto principalmente per i mici figli. Vi racconto in breve la genesi di questo libro. Pensate che all’inizio ero convinto che la casa editrice volesse scrivere di me solo sulla scia della vittoria del Mondiale 1998 e, infatti, rifiutai. Quando mi vennero a cercare dopo la delusione del Mondiale 2002 capii che erano davvero interessati alla mia storia e accettai». ➖ Nell’autobiografia di Thuram si parla di tutto, ma quello che colpisce è la descrizione della sua prima casa, la Guadalupa, dove torna appena possibile e dove ha lasciato gli amici più cari, Marick e Relique. «In realtà sono venuti a trovarmi qui a Torino pochi mesi fa, ma sono scappati! Scherzi a parte, non è facile ambientarsi in una grande città quando si passa tutta la propria vita su un’isola così». La Guadalupa: i turisti la considerano un paradiso per il sole caldo e il mare azzurro, ma per lui il vero segreto della sua terra è la semplicità della vita e della gente, ancora lontana dal consumismo. E sono proprio le persone semplici, genuine, quelle di cui si contorna anche qui, proprio come nonna Irma, una simpatica signora torinese che Lilian va a salutare spesso e volentieri durante le sue passeggiate sotto i portici della città. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/01/lilian-thuram.html
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LILIAN THURAM https://it.wikipedia.org/wiki/Lilian_Thuram Nazione: Francia Luogo di nascita: Pointe-á-Pitre (Guadalupa) Data di nascita: 01.01.1972 Ruolo: Difensore Altezza: 182 cm Peso: 75 kg Nazionale Francese Soprannome: La Pantera Nera - Il Gigante di Guadalupa Alla Juventus dal 2001 al 2006 Esordio: 26.08.2001 - Serie A - Juventus-Venezia 4-0 Ultima partita: 22.04.2006 - Serie A - Juventus-Lazio 1-1 204 presenze - 1 rete 4 scudetti 2 supercoppe italiane Campione del mondo 1998 con la nazionale francese Campione d'Europa 2000 con la nazionale francese Ruddy Lilian Thuram-Ulien (Pointe-à-Pitre, 1º gennaio 1972) è un ex calciatore francese, di ruolo difensore. Con la nazionale francese è diventato campione del mondo nel 1998, vicecampione del mondo nel 2006, campione d'Europa nel 2000 e ha vinto la FIFA Confederations Cup nel 2003. La sua carriera è iniziata nel 1991 al Monaco ed è successivamente proseguita tra Parma, Juventus e Barcellona. Ha conquistato numerosi titoli sia a livello nazionale che internazionale, tra cui due scudetti con la maglia bianconera e una Coppa UEFA con quella gialloblù. È stato l'unico giocatore sempre schierato nelle qualificazioni della Francia agli Europei e vanta un record di 48 presenze tra qualificazioni e fasi finali, poi battuto da Buffon. Ha conquistato il 7º posto nella classifica del Pallone d'oro nell'edizione del 1998. Nel 2000 è stato inserito nella formazione ideale di Euro 2000, mentre per due volte il suo nome è figurato nell'All-Star Team del campionato mondiale (1998 e 2006). Nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. Per anni, prima di venire superato dal portiere Hugo Lloris, è stato il primatista assoluto di presenze con la nazionale francese, con cui vanta 14 anni di militanza, 142 presenze e 2 gol. Il suo trasferimento dal Parma alla Juventus, nell'estate del 2001, per 33 milioni di euro (quasi 64 miliardi di lire), ha fatto registrare un record nella storia del calciomercato, rendendolo il difensore più pagato di sempre. Thuram ha mantenuto questa posizione fino al settembre 2002, quando poi è stato superato dal trasferimento di Rio Ferdinand al Manchester United per una cifra di circa 46 milioni di euro. Lilian Thuram Thuram nel 2013 Nazionalità Francia Altezza 182 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1º agosto 2008 Carriera Squadre di club 1991-1996 Monaco 155 (8) 1996-2001 Parma 163 (1) 2001-2006 Juventus 204 (1) 2006-2008 Barcellona 41 (0) Nazionale 1994-2008 Francia 142 (2) Palmarès Mondiali di calcio Oro Francia 1998 Argento Germania 2006 Europei di calcio Oro Belgio-Paesi Bassi 2000 Confederations Cup Oro Francia 2003 Biografia Nacque nel 1972 in Guadalupa, regione francese d'oltremare, dove visse i suoi primi anni di vita accanto ai quattro fratelli per poi seguire la madre a Bois-Colombes, vicino a Parigi, all'età di nove anni. Ha due figli nati da precedenti unioni, Marcus e Khéphren, entrambi calciatori; ha inoltre un cugino anch'egli calciatore professionista, Yohann Thuram-Ulien. Dal 18 ottobre 2010 è ambasciatore UNICEF. Caratteristiche tecniche Il parmense Thuram contrasta il bolognese Binotto in un derby emiliano della stagione 1998-1999 Considerato uno dei migliori difensori della storia del calcio, Thuram ha ricoperto principalmente il ruolo di difensore centrale; all'occorrenza poteva agire anche da terzino destro, ruolo che ha ricoperto in maniera eccellente. In qualche occasione, durante la sua militanza nel Monaco, è stato impiegato anche come centrocampista. Abile in marcatura e nel gioco aereo, spiccava per tecnica, correttezza, velocità e prestanza fisica. Carriera Club Gli esordi al Monaco Thuram (a destra) al Monaco nel 1994, in contrasto sul milanista Donadoni durante la semifinale di Champions League. Esordì a 19 anni nella massima divisione francese con la maglia del Monaco (1990-1991). Militò nella squadra del Principato di Monaco per sei stagioni, nelle quali vinse una Coppa di Francia nel 1991 e fu finalista di Coppa delle Coppe nel 1991-1992. Parma Nell'estate 1996, dopo una lunga trattativa con la Juventus, fu acquistato dal Parma per 10,5 miliardi di lire. Esordì in Serie A il 7 settembre 1996 contro il Napoli alla prima giornata di campionato, affiancando nell'occasione l'argentino Néstor Sensini al centro della difesa. Il francese con il passare dei mesi iniziò ad ambientarsi, conquistando pian piano la tifoseria emiliana, grazie alla sua grinta e alla sua costanza di rendimento, oltreché alle sue doti da leader e uomo spogliatoio. Il 2 maggio realizzò il suo primo (e unico) gol con la società emiliana in campionato, quello del momentaneo 1-0 in Parma-Cagliari (3-2). Nell'arco di tutta la stagione, Thuram fu uno dei punti fermi del tecnico Carlo Ancelotti, esordì in Coppa UEFA e collezionò 37 presenze tra campionato e coppe; a fine anno fu insignito del Guerin d'oro, in coabitazione con Gianluca Pagliuca e Angelo Peruzzi. Nella stagione 1997-1998 esordì in UEFA Champions League, disputando il play-off contro il Widzew Łódź. L'annata si rivelò sfortunata per gli emiliani che si classificarono quinti in campionato e furono eliminati nella fase a gironi di Champions dopo un cammino altalenante. In seguito all'esonero di Ancelotti, Malesani divenne il nuovo allenatore del Parma e confermò Thuram titolare nella sua difesa a tre. Nella stagione 1998-1999, sotto la guida del nuovo tecnico, il Parma vinse la Coppa Italia nella doppia sfida contro la ACF Fiorentina, partite in cui Thuram e Cannavaro annullarono gli attaccanti avversari e li costrinsero «a muoversi con impaccio». Nella stessa annata arrivò anche la vittoria della Coppa UEFA contro i francesi del Marsiglia. Thuram al Parma nel 1996 Nella stagione 1999-2000 gli emiliani conquistarono la Supercoppa italiana 1999 contro il Milan. Nella stagione 2000-2001, dopo un ciclo di risultati negativi, la squadra si classificò al quarto posto. In quella stagione, durante la sedicesima giornata di campionato contro il Verona, Thuram fu bersaglio dei cori razzisti da parte dei tifosi avversari. «Quello che è successo al Bentegodi è l'ultimo episodio di una lunga serie e sono certo che non sarà nemmeno l'ultimo. C'è da dire che non ci sono stati solo i "buu" verso di me ma anche una canzoncina violenta verso Milosevic e i classici epiteti per Cannavaro. La cosa che preoccupa di più è che queste persone non hanno proprio la capacità di guardare al di fuori del proprio piccolo mondo. Non sono proprio capaci di aprire gli occhi e vedere come è la società di oggi. La vita vera è un'altra cosa» scrisse Thuram sul sito internet del Parma. In merito a questo episodio intervenne anche l'allora presidente del Verona, Giambattista Pastorello, che si scusò personalmente con il difensore francese. Juventus Nel giugno 2001 fu acquistato dalla Juventus per 63,9 miliardi di lire, nonostante avesse già 29 anni e venisse da una stagione in chiaroscuro. La cifra corrisposta dal club bianconero rese il trasferimento, fino a quel momento, l'operazione più costosa per un difensore. Thuram andò a rinforzare una difesa formata da Tudor, Montero e Pessotto. Esordì alla prima giornata del campionato 2001-2002, nella partita vittoriosa per 4-0 contro il Venezia. In maglia bianconera visse una stagione difficile, venendo spesso schierato in un ruolo, quello di terzino destro, che non amava. Collezionò 41 presenze tra campionato e coppe, conquistando lo scudetto all'ultima giornata ai danni dell'Inter. Thuram (in primo piano) in azione per la Juventus nel precampionato 2001-2002, inseguito dal milanista Ševčenko nel Trofeo Luigi Berlusconi Fece il suo esordio nella stagione 2002-2003 disputando dal primo minuto la Supercoppa italiana 2002, vinta dalla Juventus ai danni della sua ex squadra, il Parma. Il 10 novembre 2002 realizzò il suo primo (e unico) gol in maglia bianconera durante la sfida di campionato contro il Milan. La partita si concluse 2-1 per la formazione bianconera. Dopo aver disputato un ottimo campionato, culminato con la vittoria del secondo scudetto, Thuram scese in campo nella finale di Champions League persa ai rigori contro il Milan. Il primo impegno della stagione 2003-2004 fu la Supercoppa italiana 2003 disputata a New York, dove la Juventus, priva peraltro del difensore francese, sconfisse il Milan ai calci di rigore dopo un 1-1 maturato nei tempi regolamentari e supplementari. L'ottimo inizio di stagione fu, però, soltanto un'illusione per la Juventus che affrontò una delle sue annate più difficili. I bianconeri annasparono sia in campionato che in Champions League: a fine stagione arrivarono terzi in campionato e in Europa furono eliminati agli ottavi di finale dal Deportivo; a La Coruña, Thuram giocò una gara insufficiente e fu protagonista dell'errore che causò il gol di Luque per il vantaggio degli spagnoli. Nell'arco di tutta la stagione, Thuram collezionò 32 presenze tra campionato e coppe e fu ritenuto uno dei maggiori responsabili dell'annata negativa di una difesa bianconera battuta 40 volte nelle prime 31 giornate. La stagione 2004-2005 fu probabilmente la migliore per Thuram, che tornò a giocare nel ruolo di centrale difensivo e fu affiancato dal suo ex compagno di squadra Fabio Cannavaro, acquistato dai bianconeri proprio per riformare la coppia che aveva fatto tanto bene nel Parma. Dopo un'estate in cui il francese fu ancora una volta al centro delle trattative di mercato (si parlò di uno scambio con l'Arsenal per il difensore Sol Campbell), Thuram tornò a essere uno dei perni della nuova squadra allenata da Fabio Capello, il quale lo nominò vice capitano della Juventus. Thuram ripagò la fiducia dell'allenatore giocando un campionato straordinario, condito da pochissimi errori e tante giocate di classe. A fine stagione conquistò il suo terzo campionato italiano, poi successivamente revocato per la vicenda Calciopoli. La stagione 2005-2006 fu caratterizzata dal rinnovato duello tra Juventus e Inter. Le due squadre si trovarono a fronteggiarsi già in estate, nella Supercoppa italiana 2005 in cui la Juventus, priva di Thuram e di altri titolari, perse per 1-0 ai tempi supplementari. In campionato, invece, non ci fu storia, con i bianconeri che furono ancora padroni, aggiudicandosi lo scudetto numero quattro con la Juventus (poi revocato ai bianconeri e assegnato ai rivali nerazzurri, che nel frattempo avevano conquistato anche la Coppa Italia). Il difensore francese terminò la stagione con 39 presenze tra campionato e coppa e, dopo il terremoto di Calciopoli, decise di lasciare la Juventus per evitare di giocare in Serie B. Barcellona e il ritiro Thuram in allenamento con il Barcellona nel 2008 Il 21 luglio 2006 fu acquistato dal Barcellona per 5 milioni di euro, insieme al compagno della Juventus Zambrotta. Accolto con grande entusiasmo dall'allenatore Rijkaard, Thuram debuttò in maglia blaugrana il 19 settembre 2006, disputando dal primo minuto la seconda giornata di campionato contro l'Osasuna. Con il club spagnolo Thuram rimase due anni senza giocare con continuità, dato che Rijkaard gli preferì spesso Puyol e Márquez. Nel giugno 2008, quando era in procinto di trasferirsi al Paris Saint-Germain, durante le visite mediche scoprì di avere una malformazione cardiaca, probabilmente la stessa che aveva ucciso il fratello anni prima su un campo da basket. Dopo due mesi di riflessioni, il 1º agosto annunciò alla stampa il suo ritiro dall'attività agonistica «su richiesta esplicita della famiglia». Nazionale Gli esordi e Euro 1996 Originario della Guadalupa ma in possesso della cittadinanza francese, Thuram esordì in nazionale maggiore nel 1994, sotto la guida del C.T. Jacquet, nell'amichevole casalinga contro la Rep. Ceca. Nel maggio del 1996, visto il rendimento continuo in campionato con il Monaco, fu convocato agli Europei 1996 in Inghilterra. La Francia che si presentò a questo torneo era un inno all'integrazione razziale e multietnica, con 15 dei 22 giocatori della selezione nati altrove o comunque discendenti da altri popoli. Thuram esordì all'Europeo a Newcastle nella prima gara della fase a gironi, vinta per 1-0 contro la Romania. In seguito giocò le successive quattro gare disputate dalla Francia, eliminata in semifinale dalla Rep. Ceca. Il double Mondiale 1998-Euro 2000 Thuram e Djorkaeff, due tra i maggiori protagonisti del double francese Mondiale-Europeo «Quando non ci sarò più su questa terra, quei due gol saranno ancora ricordati.» (Thuram riguardo alla doppietta realizzata contro la Croazia nella semifinale dei Mondiali 1998) Due anni dopo fu convocato da Jacquet per i Mondiali 1998 in Francia. Esordì in questo torneo l'11 giugno 1998, giocando dal primo minuto la gara d'esordio contro l’Arabia Saudita. L'8 luglio, nella semifinale contro la Croazia, fu indiscusso protagonista del match. Non posizionato ottimamente, favorì il gol di Šuker per il momentaneo vantaggio dei croati; dopo neanche un minuto realizzò il gol del pareggio, su assist di Djorkaeff, mentre venti minuti più tardi raddoppiò con uno splendido sinistro che si infilò alla destra del portiere croato Ladić. La partita finì 2-1 per la Francia, che si qualificò per la finale del mondiale contro i campioni in carica del Brasile. Il 12 luglio la Francia, battendo il Brasile, si laureò campione del mondo per la prima volta nella sua storia e Thuram fu insignito del Pallone di bronzo del campionato mondiale come terzo miglior giocatore del torneo, ricevette la Legion d'onore e la nomina di Chevalier (Cavaliere). Francia e Italia prima del fischio d'inizio della finale degli Europei 2000 allo stadio Feijenoord di Rotterdam Nel maggio 2000 fu convocato dal C.T. Lemerre per gli Europei 2000. Nel quarto di finale contro la Spagna atterrò in area Munitis e causò il rigore (fallito dall'attaccante avversario Raúl) che avrebbe potuto dare il pareggio alle Furie Rosse. La Francia arrivò in finale contro l'Italia; dopo essere passati in svantaggio all'inizio del secondo tempo, i francesi trovarono il pareggio al 4' di recupero con il gol Wiltord e raddoppiarono al 103' con il golden gol di Trezeguet che sancì la vittoria dei Blues a quasi due anni esatti dalla conquista del Mondiale casalingo. Mondiali 2002, Confederations Cup 2003 e Euro 2004 Due anni dopo disputò da titolare i deludenti Mondiali 2002, competizione in cui i Blues furono eliminati al primo turno con un bilancio di due sconfitte e un pareggio. Con il nuovo C.T. Santini fu riconfermato titolare al centro della difesa e disputò da protagonista la vittoriosa FIFA Confederations Cup 2003 e gli Europei 2004 in cui i Blues furono eliminati a sorpresa dalla Grecia nei quarti di finale. Il secondo posto ai Mondiali 2006 Thuram e Zidane durante la finale del campionato mondiale di calcio 2006 contro l'Italia Nel luglio 2004, Thuram annunciò il suo ritiro dalla nazionale francese. Tuttavia, dopo le fatiche della Francia alle qualificazioni mondiali, il difensore francese accettò l'invito del CT Domenech e tornò sui suoi passi e il 17 agosto 2005 diede un contributo decisivo per la qualificazione ai Mondiali 2006 in Germania. Alla competizione mondiale, Thuram, al centro della difesa con Gallas, fu il perno dell'intera difesa francese verso la finale. Nella seconda partita della fase a gironi contro la Corea del Sud raggiunse le 116 presenze con la maglia dei Blues, eguagliando il record di presenze raggiunto da Desailly nel 2004. Nella successiva sfida contro il Togo superò definitivamente Desailly e divenne il recordman di presenze della nazionale francese. Negli ottavi di finale contro la Spagna atterrò in area Ibáñez e causò il rigore che, trasformato in maniera impeccabile da Villa, portò in vantaggio gli spagnoli. La Francia riuscì a pareggiare e a ribaltare il risultato nei minuti finali, qualificandosi di fatto ai quarti di finale. Thuram giocò le sfide successive, tra cui la finale persa contro l'Italia ai calci di rigore. Euro 2008 e il ritiro Due anni più tardi disputò gli Europei 2008; per il difensore francese si trattò del quarto Europeo, primato condiviso con Lothar Matthäus, Peter Schmeichel, Aron Winter, Edwin van der Sar, Alessandro Del Piero, Olof Mellberg, Iker Casillas e Gianluigi Buffon. Nel corso del torneo fu titolare per le prime due partite contro Romania (0-0) e Paesi Bassi (1-4). Nella gara contro i rumeni diventò il primo giocatore presente in 15 partite della fase finale dell'Europeo. Dopo l'ultima partita, persa per 2-0 contro l'Italia il 17 giugno e in cui non fu schierato per scelta tecnica, annunciò il suo ritiro dal calcio internazionale. Nella sua lunga carriera con la maglia dei Blues disputò 142 incontri (il che lo ha reso per anni il giocatore con il maggior numero di presenze, venendo superato da Hugo Lloris nel 2022) e 2 gol, segnati contro la Croazia nella semifinale del vittorioso Mondiale del '98. Impegno politico Thuram nel 2013 a Parigi, a una manifestazione a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nel 1998 rispose per le rime al politico ultra-conservatore Jean-Marie Le Pen, che lamentava la presenza a suo giudizio eccessiva di calciatori di colore nelle file della nazionale francese. Durante i disordini parigini nel novembre 2005 Thuram ha preso posizione contro Nicolas Sarkozy, capo del partito politico conservatore UMP e futuro presidente della Repubblica francese. Thuram si è opposto agli attacchi contro i giovani dell'allora Ministro. Il 6 settembre 2006 Thuram suscitò molte polemiche quando invitò 80 persone, espulse dal Ministro degli Interni francese Nicolas Sarkozy da un appartamento in cui vivevano illegalmente, per la partita di calcio tra Francia e Italia. Lilian Thuram si è inoltre impegnato in campagne in favore della lingua catalana, in particolare nel Rossiglione (Catalogna del Nord), e ha dichiarato di comprendere le ragioni dell'indipendentismo catalano. Ha preso una posizione pubblica sulle questioni correlate all'eguaglianza, l'immigrazione ed il razzismo ed è stato membro dell'Alto Consiglio di Francia per l'Integrazione. Nel 2008 Thuram ha creato la Fondazione Lilian Thuram per l'educazione contro il razzismo. Thuram è autore di quattro libri, il più recente dei quali è Il Pensiero Bianco: Come Viene Costruito il Pregiudizio Razziale e Come Superarlo (titolo originale: La pensée blanche), nonché di tre graphic novels. Record Con la nazionale francese Record di presenze nei campionati europei (tra qualificazioni e fasi finali) per un giocatore francese: 47 Primo giocatore presente in 15 partite della fase finale dei campionati europei. Con le squadre di club 12º nella classifica dei giocatori con più presenze in Serie A nel Parma e secondo tra i giocatori stranieri dopo Néstor Sensini: 163 Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa di Francia: 1 - Monaco: 1990-1991 Coppa Italia: 1 - Parma: 1998-1999 Supercoppa italiana: 3 - Parma: 1999 - Juventus: 2002, 2003 Campionato italiano: 4 - Juventus: 2001-2002, 2002-2003, 2003-2004, 2004-2005 Supercoppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2006 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Parma: 1998-1999 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Francia 1998 Campionato d'Europa: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Confederations Cup: 1 - Francia 2003 Individuale Calciatore francese dell'anno: 1 - 1997 Guerin d'oro: 1 - 1997 All-Star Team del campionato mondiale: 2 - Francia 1998, Germania 2006 Europei Top 11: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Inserito nella FIFA 100 (2004) FIFPro World XI: 1 - 2006 Candidato al Dream Team del Pallone d'oro (2020) Onorificenze Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore — 1998
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LUIS HASA https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Next_Gen Nazione: Italia Albania Luogo di nascita: Sora (Frosinone) Data di nascita: 06.01.2004 Ruolo: Attaccante Altezza: 172 cm Peso: - Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2021 al 2024 Esordio: 09.10.2021 - Amichevole - Juventus-Alessandria 2-1 Ultima partita: 26.07.2024 - Amichevole - Norimberga-Juventus 3-0 0 presenze - 0 reti Club career Lecce Italy Midfielder 01/2024 - 06/2024 07/2023 - 06/2024 Juventus II Midfielder 10/2020 - 06/2023 Juventus [Youth] Midfielder 09/2020 - 06/2021 Juventus [Youth B] Midfielder 07/2019 - 08/2020 Juventus [U16] Midfielder https://www.worldfootball.net/player_summary/luis-hasa/
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"C'è solo un Capitano", ovazione per Del Piero al PalaMaggetti Il fuoriclasse bianconero ha partecipato insieme ad altre leggende di Juve e Milan alla partita di beneficenza che si è tenuta a Roseto degli Abruzzi. https://media.tuttosport.com/cds/2022/06/21/cms_20220621_alexmp41655796012.mp4
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FELICE PICCOLO Molto spesso i confini italiani vengono varcati per cercare fortuna – scrive Davide Lazzerini, su Tuttojuve.com nel giugno 2011 – per migliori opportunità professionali, per una nuova dimensione di vita. Affascinante e coinvolgente. In pratica quello che è successo all’ex bianconero Felice Piccolo, difensore arcigno e possente. Cresciuto calcisticamente nel Rapid Pomigliano, squadra della sua città natale, è acquistato dalla Juventus nel 1998. Completa tutte le trafili nelle giovanili bianconere, fino al debutto in prima squadra nel 2001-02. L’anno seguente è ceduto in prestito alla Lucchese, in Serie C1, dove disputa ventiquattro partite realizzando una rete. Nel 2003 sale di categoria. Il Como lo rileva in prestito e lui disputa un’annata importante, condita da trentacinque gettoni. Il salto in serie A si ha ora da fare. Nel 2004-05 la Reggina lo rileva in comproprietà ma la stagione è avara di soddisfazioni. Solo otto presenze in campionato e due in Coppa Italia. Ancora Serie A l’anno successivo. La Juventus lo cede in prestito alla Lazio ma Piccolo scende in campo solo in due occasioni.Nel 2006, complice Calciopoli, la Juventus ne rileva la comproprietà dalla Reggina e il difensore entra a far parte in pianta stabile della rosa bianconera per il campionato di Serie B 2006-07. Si ritaglia un discreto spazio, scendendo in campo in sette occasioni. Nel 2007 l’Empoli lo acquista in comproprietà e l’anno seguente ne riscatta il cartellino. In due stagioni in Toscana scende in campo quarantadue volte e diviene un elemento cardine della retroguardia empolese. Nel 2009 il Chievo lo acquista in prestito dalla società toscana ma nel mercato di gennaio Piccolo decide di seguire Mandorlini al Cluj, in Romania. Nel 2010, per una cifra vicina al milione di euro, il Cluj lo riscatta definitivamente. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/felice-piccolo.html
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FELICE PICCOLO https://it.wikipedia.org/wiki/Felice_Piccolo Nazione: Italia Luogo di nascita: Pomigliano d'Arco (Napoli) Data di nascita: 27.08.1983 Ruolo: Difensore Altezza: 188 cm Peso: 86 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2001 al 2002 e dal 2006 al 2007 Esordio: 12.12.2001 - Coppa Italia - Juventus-Sampdoria 5-2 Ultima partita: 10.06.2007 - Serie B - Juventus-Spezia 2-3 8 presenze - 0 reti 1 campionato di serie B Felice Piccolo (Pomigliano d'Arco, 27 agosto 1983) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Felice Piccolo Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2018 Carriera Giovanili 1998-2002 Juventus Squadre di club 2001-2002 Juventus 1 (0) 2002-2003 → Lucchese 24 (1) 2003-2004 → Como 35 (0) 2004-2005 Reggina 8 (0) 2005-2006 → Lazio 2 (0) 2006-2007 Juventus 7 (0) 2007-2009 Empoli 41 (0) 2009-2010 → Chievo 0 (0) 2010-2014 CFR Cluj 86 (2) 2014-2016 Spezia 37 (1) 2016-2018 Alessandria 60 (2) Nazionale 1999-2000 Italia U-16-15 7 (0) 2000-2001 Italia U-17 10 (1) 2001 Italia U-19 9 (1) 2002-2004 Italia U-20 20 (1) 2004-2005 Italia U-21 8 (1) Carriera Club Inizia a giocare a calcio nel Rapid Pomigliano, squadra della sua città, fino alla categoria Esordienti. Lascia la Campania subito dopo aver completato le scuole medie. Viene rilevato dalla Juventus nella stagione 2001-2002, totalizzando una presenza in Coppa Italia. Nella stagione 2002-2003 viene ceduto con la formula del prestito alla Lucchese, squadra di serie C1 con cui totalizza 24 presenze realizzando anche una rete. Gioca anche una partita in Coppa Italia. Nel 2003-2004 la Juventus lo presta al Como, in serie B, con cui totalizza 35 presenze. Nel 2004-2005 approda in comproprietà alla Reggina dove esordisce in Serie A e farà nascere il primogenito sullo stretto ma nella squadra amaranto viene impiegato in poche occasioni, e chiude il campionato totalizzando solo 8 presenze in campionato e 2 in Coppa Italia. Nel 2005-2006 invece viene notato dalla Lazio che spinge per acquistarlo. La Juventus però sceglie di cederlo solo con la formula del prestito. Piccolo riesce a trovare spazio in due sole partite di campionato. Risolta la comproprietà con la Reggina durante l'estate 2006, nella stagione 2006-2007 è parte integrante della Juventus, nella quale, anche a causa dei frequenti infortuni dei difensori titolari, riesce spesso a trovare spazio. Il suo esordio avviene contro l'Arezzo, mentre contro il Mantova esordisce dal primo minuto nella posizione di centrocampista arretrato. Il 24 luglio 2007 passa in comproprietà all'Empoli, che al termine della stagione lo riscatta interamente. Il 31 agosto 2009 passa in prestito con diritto di riscatto al Chievo Verona. Il 12 febbraio 2010 si trasferisce, sempre in prestito, sino a giugno, ai rumeni del Cluj. Esordisce con il Cluj come titolare il 7 marzo 2010 nella partita contro l'Otelul Galati. Con il Cluj conquista campionato e coppa di Romania. Nel giugno 2010 viene riscattato dal Cluj per 800 000 euro. Nel 2011 esordisce nella Champions League all'Allianz Arena nel match contro il Bayern Monaco. Il 1º settembre 2014, nell'ultimo giorno di mercato della sessione estiva, si accorda con lo Spezia. A partire dall'estate del 2016 viene acquistato dall'Unione Sportiva Alessandria Calcio 1912. Nazionale Ha giocato in tutte le nazionali giovanili italiane, dall'Under-16 all'Under-21. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato rumeno: 2 - Cluj: 2009-2010, 2011-2012 Cupa României: 1 - Cluj: 2009-2010 Supercupa României: 1 - Cluj: 2010 Coppa Italia Serie C: 1 - Alessandria: 2017-2018
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SIMONE ZAZA 13 febbraio 2016, Juventus Stadium: si affrontano, nel big-match della giornata (e della stagione) la Juve e il Napoli. La classifica vede i bianconeri secondi, a solo due punti dagli azzurri, dopo una fantastica rimonta. Lo Stadium è gremito, l’attesa è spasmodica, si può tagliare la tensione con un coltello. Polemiche a non finire nei giorni precedenti alla partita, con la società napoletana che si permette di “consigliare” l’arbitro adatto per dirigere il match (il vicentino Orsato). Azzurri (per l’occasione in maglia rossa) in formazione tipo, bianconeri con parecchie assenze (Cáceres, Asamoah, Mandžukić e Chiellini), alle quali si aggiungeranno, durante la partita, i forfait di Bonucci e Morata. La tensione è tanta, come abbiamo visto, e si ripercuote sul campo. Sarebbe la classica partita da 0-0: il Napoli non fa niente per vincere, la Juve cerca di non perdere. Sarebbe… se non fosse che, all’ottantottesimo minuto, un rilancio dalle retrovie bianconere pesca Alex Sandro che, con un colpo di testa, serve Evra. Il francese non ci pensa due volte, vede un compagno libero e gli passa il pallone. Il numero sette bianconero controlla e scarica un sinistro molto potente, che incoccia una gamba di Albiol e si infila imparabilmente nella porta di Pepe Reina. È il goal della vittoria bianconera e del sorpasso che si rivelerà decisivo per le sorti del campionato. «Sono stato bravo e fortunato, sono stati bravissimi tutti i miei compagni. Spero sia un goal importante per la stagione. Personalmente sono molto soddisfatto di quello che ho fatto finora, a parte alcuni episodi come l’espulsione contro il Genoa. Spero di continuare così, spero che continuiamo così e lo scudetto non ci sfuggirà sicuramente». Sono le parole del protagonista dopo la partita. «È italiano – scrive Tony Damascelli su Ilgiornale.it all’indomani di Juve-Napoli – questa è la nota più importante, se fosse nato in Spagna, Germania, Olanda, scriveremmo di lui come il fenomeno del futuro, come l'uomo mercato. E invece, venendo da Policoro come anagrafe e dal Sassuolo, come ultima ditta di lavoro, sempre con il marchio bianconero appresso, deve mettersi in coda, aspettare il turno, sperare nei guai di un sodale di squadra e poi, eventualmente, mettere il muso, quella crapa pelata, dentro la mischia. Così ha fatto, scaricando il pallone alle spalle di Reina, con una ferocia e un’intuizione da goleador puro, vero, sincero. A giugno compirà venticinque anni, non sono verdissimi ma nemmeno maturi al punto giusto, è l'età in cui si può, anzi si deve svoltare. La maglia della Juventus pesa, non è quella del Sassuolo, dell'Atalanta, Sampdoria, Ascoli, tutta roba buona ma, come si usa dire, è la sana provincia nostrana, quella che ha frequentato prima di arrivare all'università. Torino è un'altra cosa, qui sono venuti fior di campioni, qui non vive di rendita nessuno, anzi. Simone Zaza è un pallino privato di Conte. Quando al Sassuolo, cioè negli anni scorsi, il ragazzo faceva coppia con Berardi, altro futuro probabile juventino, l'allenatore della Nazionale continuava a ripetere che il calciatore vero fosse per l'appunto Simone e non quel “mattocchio” di Berardi, istintivo, sì ma poco disciplinato, in campo e fuori. Ieri sera Conte deve aver goduto doppio, pensando al proprio passato e al futuro della Nazionale in Francia, con questo impenitente baciato dalla buona sorte. All'inizio, la Juventus gli ha messo paura, il popolo dei tifosi lo fischiava, la stampa, cioè noi, pensavano al solito attaccante di passaggio in attesa del numero uno. Il suo goal ha tre valori: vittoria, sorpasso e record di successi consecutivi. Che altro vuole uno in più dalla vita? Una maglia di titolare. Bianconera e azzurra». Si può dire che l’avventura bianconera di Simone Zaza sia tutta concentrata in quel goal? Verrebbe da rispondere affermativamente, perché non sono state tante le occasioni avute dall’attaccante di Policoro per mettersi in evidenza. Qualche goal (come contro il Frosinone, Verona e Carpi oppure in Champions contro il Siviglia, per non parlare della doppietta al Toro in Coppa Italia) e qualche cartellino di troppo, abituali per uno come lui che fa della generosità e dell’aggressività le sue doti principali, insieme a un ottimo tiro di sinistro e un buon colpo di testa. C’è da dire che Allegri non lo tiene particolarmente in considerazione e, così, dopo solo una stagione in riva al Po, si trasferisce al West Ham. Ma quella rete, quel minuto, quella partita e Simone Zaza resteranno per sempre nella storia recente juventina. Il saluto di Simone: «Buon viaggio, che sia un'andata o un ritorno, che sia una vita o solo un giorno… a me che vado e a tutti i compagni che restano. La stagione passata alla Juve è stata straordinaria, intendo proprio fuori dall'ordinario: le vittorie come le sconfitte, il gruppo, la società, l'allenatore e il suo staff… un cammino incredibile, con la C maiuscola, che mi ha portato fino all'Europeo. Io ho cercato sempre di fare la mia parte e di mettermi al servizio della mia squadra. E dopo un anno così, mi spiace andare via, ma adesso mi aspetta una nuova avventura… una nuova strada da percorrere. Quindi grazie a tutti, di tutto. E lo dico con il cuore». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/10/simone-zaza.html
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SIMONE ZAZA https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Zaza Nazione: Italia Luogo di nascita: Policoro (Matera) Data di nascita: 25.06.1991 Ruolo: Attaccante Altezza: 186 cm Peso: 78 kg Nazionale Italiano Soprannome: Sammina Alla Juventus dal 2015 al 2016 Esordio: 20.09.2015 - Serie A - Genoa-Juventus 0-2 Ultima partita: 14.05.2016 - Serie A - Juventus-Sampdoria 5-0 24 presenze - 8 reti 1 scudetto 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana Simone Zaza (Policoro, 25 giugno 1991) è un calciatore italiano, attaccante del Torino. Simone Zaza Zaza al Sassuolo nel 2014 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Torino Carriera Giovanili 1997-2005 Stella Azzurra Bernalda 2005-2007 Valdera 2007-2010 Atalanta 2010-2011 Sampdoria Squadre di club 2008-2010 Atalanta 3 (0) 2010-2011 Sampdoria 2 (0) 2011-2012 → Juve Stabia 4 (0) 2012 → Viareggio 18 (11) 2012-2013 → Ascoli 35 (18) 2013-2015 Sassuolo 64 (20) 2015-2016 Juventus 24 (8) 2016-2017 → West Ham Utd 8 (0) 2017-2018 Valencia 53 (19) 2018- Torino 92 (16) Nazionale 2007 Italia U-16 3 (0) 2007 Italia U-17 2 (0) 2009 Italia U-19 1 (0) 2012 B Italia 1 (1) 2014-2018 Italia 18 (2) Caratteristiche tecniche È un calciatore forte nel gioco aereo e di buona prestanza fisica. Dotato di un sinistro potente e preciso, spicca per grinta e spirito di sacrificio. Carriera Club Inizi e Atalanta Cresciuto a Metaponto e tifoso del Bari, a sei anni entra nella scuola calcio della Stella Azzurra di Bernalda dove è notato dall'Atalanta che nel 2005 decide di farlo maturare nel Valdera, società pisana gemellata. Nell'estate 2007 Zaza si trasferisce a Bergamo dove cresce calcisticamente nel settore giovanile orobico, venendo soprannominato "Sammina" per il suo sinistro al fulmicotone. Nel 2008 vince il Torneo Cittá di Arco - Beppe Viola, riservato alla categoria Under-16, diventando capocannoniere della competizione con 5 reti. Il 1º marzo 2009, a 17 anni, esordisce in prima squadra e in Serie A nel corso dell'incontro Atalanta-Chievo (0-2), subentrando a Ferreira Pinto all'86'. Il 24 maggio 2009 disputa la sua prima partita da titolare nella massima serie, Atalanta-Palermo, conclusasi sul 2-2. Conclude la sua prima stagione da professionista con 3 presenze nel massimo campionato italiano. Nella stagione seguente non trova spazio in prima squadra; a fine annata rimane svincolato. Sampdoria e prestiti a Juve Stabia e Viareggio Il 1º luglio 2010, da svincolato, sottoscrive un contratto quadriennale con la Sampdoria. La stagione lo vede impiegato prevalentemente nella formazione Primavera, ma il 16 febbraio 2011 esordisce in maglia blucerchiata durante il derby della Lanterna Sampdoria-Genoa 0-1, subentrando al 78' a Daniele Dessena. Nella stagione seguente viene ceduto in prestito alla Juve Stabia in Serie B, nella quale esordisce il 27 agosto 2011 durante Empoli-Juve Stabia (2-1); con le Vespe campane scende in campo in 4 occasioni nella prima parte della stagione, quindi il 5 gennaio 2012 viene ceduto in prestito al Viareggio in Lega Pro Prima Divisione; dove Zaza gioca 16 partite di campionato e 2 dei play-out mettendo a segno in totale 11 gol. Ascoli Tornato a Genova per fine prestito, il 17 luglio 2012 si trasferisce, sempre a titolo temporaneo, all'Ascoli, in Serie B. Il 9 settembre segna il suo primo gol nella seconda serie italiana durante la partita Lanciano-Ascoli (1-1); il 20 ottobre segna invece la sua prima doppietta nella gara Ascoli-Juve Stabia (2-4). Il 26 dicembre 2012, durante Ascoli-Cittadella (4-1), segna la sua decima rete stagionale, raggiungendo così per la prima volta in carriera la doppia cifra. Conclude la sua stagione giocando in totale 35 partite di Serie B, dove mette a segno 18 gol che non permettono all'Ascoli di potersi salvare dalla retrocessione in Lega Pro Prima Divisione. Sassuolo Il 9 luglio 2013 la Juventus acquista Zaza a titolo definitivo dalla Sampdoria per un importo di 3,5 milioni di euro pagabili in tre anni; contestualmente la Juventus lo cede al Sassuolo in compartecipazione per la cifra di 2,5 milioni di euro pagabili in tre anni. Torna a giocare in Serie A nella prima giornata di campionato, Torino-Sassuolo (2-0). Il 1º settembre 2013, alla seconda giornata di campionato, segna di testa il suo primo gol in Serie A in Sassuolo-Livorno (1-4): è la prima rete realizzata dal Sassuolo nei campionati di Serie A. Grazie a Zaza arriva anche il primo punto ottenuto dagli emiliani nella massima divisione italiana, con il gol realizzato nella quinta giornata contro il Napoli e che ha fissato il risultato sull'1-1. Il 20 giugno 2014 il Sassuolo risolve a proprio favore la compartecipazione in essere con la Juventus per un importo di 7,5 milioni di euro pagabili in tre anni. La Juventus comunque si è tenuta un diritto di riacquisto fissato a 15 milioni entro il 30 giugno 2015 e 18 milioni entro il 30 giugno 2016. Complessivamente con la maglia del Sassuolo colleziona 69 presenze e 21 gol. Juventus Nell'estate 2015 è acquistato dalla Juventus, con cui vince subito la Supercoppa nazionale: è il primo trofeo della sua carriera. Il 23 settembre, nella gara con il Frosinone, è protagonista dell'autogol dei ciociari (un suo tiro viene deviato in rete da Blanchard) che porta in vantaggio i bianconeri. 7 giorni più tardi, compie il proprio debutto nelle coppe continentali segnando al Siviglia. 11 settimane dopo, risulta protagonista del derby di Coppa Italia con una doppietta al Torino. Il 13 febbraio 2016, è autore del gol-vittoria (il suo tiro viene deviato da Raúl Albiol che spiazzò Reina) nella sfida con il Napoli: valida per il sorpasso degli avversari e il conseguente raggiungimento della prima posizione. Al termine della stagione – l'unica in bianconero – aggiunge al palmarès anche lo scudetto e la coppa nazionale. West Ham e Valencia Il 28 agosto 2016 si trasferisce al West Ham in prestito oneroso per 5 milioni di euro con obbligo di riscatto a 20 milioni in caso di raggiungimento di 14 presenze, più altri 3 milioni di bonus. Sceglie di indossare la maglia numero 11. Con gli Hammers totalizza otto presenze in Premier League e tre in Coppa di Lega, deludendo molto le aspettative e senza realizzare nemmeno una marcatura. Il 15 gennaio 2017 rientra anticipatamente alla Juventus e si trasferisce, sempre in prestito con diritto di riscatto, al Valencia, scegliendo la maglia numero 12. Il suo esordio in Primera Division avviene il 21 gennaio, in occasione della partita vinta 2-0 contro il Villarreal. Il 19 febbraio mette a segno la sua prima rete ai danni dell'Athletic Bilbao, fissando il definitivo 2-0. Il 9 aprile 2017 realizza la sua prima doppietta in Liga nella vittoria esterna contro il Granada per 3-0. Il 10 aprile seguente il Valencia riscatta interamente il giocatore dalla Juventus. La stagione seguente gli viene affidata la maglia numero 9. Il 19 settembre, in occasione della vittoria casalinga contro il Malaga (5-0), realizza la sua prima tripletta in soli otto minuti di gioco. Complice l'ottimo inizio di stagione, il 18 ottobre viene premiato come "Miglior giocatore della Liga" del mese di settembre. Torino Il 17 agosto 2018 viene acquistato dal Torino in prestito con obbligo di riscatto per una cifra complessiva di 15,6 milioni di euro. Fa il suo esordio in granata nella partita casalinga contro la SPAL alla terza giornata di campionato (1-0). Segna la sua prima rete il 30 settembre, nella vittoria esterna (0-1) contro il Chievo. A fine stagione termina con solamente 4 gol in campionato. Nazionale Nazionali giovanili Nel 2007 partecipa al Torneo Internazionale Europa Unita con la nazionale Under-16 di Antonio Rocca, debuttando il 25 aprile nell'incontro di apertura contro la Slovenia. Nel corso della manifestazione, vinta dagli azzurrini, disputa tre dei quattro incontri complessivi, compresa la finale contro la Serbia. Il 29 agosto 2007 riceve la prima convocazione per la nazionale Under-17 di Luca Gotti, in occasione dell'incontro Italia-Turchia (3-0), senza scendere in campo. Due giorni dopo, il 31 agosto, esordisce in Italia-Irlanda del Nord (2-1). Il 13 ottobre 2009 esordisce con la nazionale Under-19 nell'incontro Paesi Bassi-Italia (1-1). Segna anche 1 gol nell'unica presenza con la B Italia, rappresentativa di Serie B. Viene inoltre convocato per uno stage della nazionale Under-21, tenutosi a Coverciano dal 13 gennaio al 16 gennaio 2013. Nazionale maggiore Dopo aver preso parte a due raduni della nazionale A durante la gestione di Cesare Prandelli, il 30 agosto 2014 viene convocato dal nuovo commissario tecnico Antonio Conte in vista dell'amichevole contro i Paesi Bassi del 4 settembre e della partita di qualificazione agli Europei 2016 a Oslo contro la Norvegia del 9 settembre. Gioca da titolare entrambe le partite, procurandosi nella prima, vinta per 2-0, un rigore (poi trasformato da Daniele De Rossi) mentre nella seconda partita contro la Norvegia segna la prima rete dell'incontro con una leggera deviazione, poi terminata 2-0 per gli azzurri. Convocato per il campionato d'Europa 2016 in Francia, nella seconda partita del girone il 17 giugno 2016 contro la Svezia esordisce nella manifestazione continentale e serve l'assist per il gol vittoria di Éder. L'avventura azzurra si conclude ai quarti di finale, con la sconfitta subita per mano della Germania ai calci di rigore, durante i quali Zaza, subentrato a Giorgio Chiellini al 120º e ultimo minuto di gioco proprio per poter essere nella lista dei rigoristi, fallisce il proprio tentativo calciandolo sopra la traversa, dopo un'estenuante e comica rincorsa, che lo ha reso oggetto di varie parodie sui social. Durante le partite di qualificazione al campionato del mondo 2018 viene convocato da Gian Piero Ventura solo per la partita contro il Liechtenstein, nella quale subentra a risultato già acquisito. A distanza di quasi due anni, il 4 giugno 2018, è convocato dal nuovo CT Roberto Mancini per l'amichevole contro i Paesi Bassi, in cui entra nel secondo tempo e segna il gol del momentaneo 1-0; l'incontro finirà 1-1. Beneficenza Nel 2020, a seguito della pandemia di Covid-19, fa una donazione di 64mila euro alla regione Basilicata. Palmarès Competizioni giovanili Torneo Internazionale Maggioni-Righi: 1 - Atalanta: 2007 Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2015 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2015-2016 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2015-2016
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MATTEO TRINI Nazione: Italia Luogo di nascita: Alghero (Sassari) Data di nascita: 18.05.1987 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2004 al 2005 e dal 2006 al 2007 Esordio: 31.07.2006 - Amichevole - Selezione Pinzolo/Campiglio-Juventus 0-9 0 presenze - 0 reti subite
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BRUNO TROCINI Nazione: Italia Luogo di nascita: Cosenza Data di nascita: 17.05.1974 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1991 al 1993 Esordio: 24.10.1991 - Amichevole - Alessandria-Juventus 0-2 Ultima partita: 10.06.1993 - Amichevole - Reggiana-Juventus 1-3 0 presenze - 0 reti
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FRANCO TUBEROSA https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1951-1952 Nazione: Italia Luogo di nascita: Vernasca (Piacenza) Data di nascita: 12.03.1933 Luogo di morte: Aosta Data di morte: 06.08.2017 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1951 al 1953 Esordio: 19.03.1952 - Amichevole - Casale-Juventus 1-1 Ultima partita: 18.12.1952 - Amichevole - Juventus-Cenisia 9-1 0 presenze - 0 reti Centravanti. Cresciuto nella Juventus, militò per due stagioni nell’Alessandria. Nel 1952-53 con due presenze ed una rete (segnata nella partita di esordio con lo Stabia) partecipò alla promozione dei Grigi in B. L’anno successivo ebbe qualche presenza in più ma le sole due reti segnate in 14 partite indussero i dirigenti a cederlo all’Ivrea. Con gli arancioni eporediesi Tuberosa giocò 8 anni prima di lasciare il calcio. 1951-52 - JUVENTUS - A - 0-0 1952-53 - ALESSANDRIA - C 1953-54 - ALESSANDRIA - B 1954-55 - IVREA - IV - 34-19 1955-56 - IVREA - IV - 31-10 1956-57 - IVREA - IV - 26-4 1957-58 - IVREA - IntII - 25-5 1958-59 - IVREA - Int - 23-5 1959-60 - IVREA - D - 23-4 1960-61 - IVREA - D - 11-0 1961-62 - IVREA - C - 0-0
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CRISTIANO ZANETTI GIULIO SALA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 2006 Cristiano Zanetti: non chiamatelo mediano. Il termine non gli si addice e sicuramente, per dirla con il suo toscano, non gli garba. Anche se correndo dietro agli avversari si è guadagnato un nome di battaglia, «Martello», e per quanto negli anni il ruolo sia stato rivalutato dalla critica, esaltato dai moduli di gioco e perfino nobilitato dalle canzoni, il ragazzo arriva alla Juventus con ambizioni che non si sposano con la figura del faticatore, di quello che passa la vita “a recuperar palloni”, come insegna Ligabue. Zanetti ha le idee chiare: a ventinove anni è nel pieno della maturità calcistica, conosce i suoi talenti e ha una dannata voglia di mostrarli ai suoi nuovi tifosi. «Mi piacerebbe tornare ai «vecchi tempi», a gestire di più l’azione, a dettare il passaggio. Negli ultimi anni all’Inter ho cercato di mettermi al servizio dei compagni, facendo un lavoro magari meno vistoso, ma utile per la squadra e di conseguenza ho tralasciato un po’ la costruzione del gioco, la fase offensiva… Credo sia ora di tornare nel vivo della manovra». Come esordio non c’è male: spirito battagliero e voglia di cominciare la nuova avventura. L’aria di casa fa evidentemente bene a Cristiano; lo incontriamo a Massa, nel suo stabilimento balneare, un luogo d’incanto: «Il mio babbo aveva un negozio di alimentari, ma questo è sempre stato il suo sogno. I primi soldi guadagnati come calciatore li ho investiti qui». La gente affolla la spiaggia, ma Zanetti non ama mettersi in mostra e così ci sediamo su uno sdraio ai bordi della piscina, ancora deserta. Dall’altro lato della vasca un ragazzo sta trasportando una pesante cassa d’acqua: «Guarda mio fratello come lavora! – lo provoca Cristiano – Lui è Giuseppe, mio fratello minore, ma non fa il calciatore, al massimo qualche tiro a calcetto. Ho anche una sorella più piccola, Giulia. Appena ho un attimo di tempo torno da loro, dalla mia famiglia. A casa sto bene e poi questo è un posto meraviglioso: il mare di fronte, le montagne a due passi... Non so immaginare di meglio». Cristiano è cresciuto qui, con la riviera della Versilia a rapire gli occhi e le Alpi Apuane appena dietro, a guardargli le spalle; qui ha tirato i primi calci nel Poggioletto, prima di essere notato, a soli undici anni, dalla Fiorentina. «Mi hanno comprato subito. A quei tempi giocavo più avanti, dietro le punte, ma solo per i primi tempi. Poi, già a quattordici, quindici anni, sono diventato “un centrale” a tutti gli effetti. Il fatto è che a quei tempi il rifinitore stava un po’ sparendo. Tutti giocavano con il 4-4-2 e così mi sono dovuto adattare». E Cristiano si adatta talmente bene che, dopo sette anni di trafila nelle giovanili viola, esordisce in prima squadra ed entra nel calcio che conta. Un anno in prestito a Venezia, uno a Reggio Emilia, poi l’Inter nota il ragazzo e ne acquista il cartellino. La carriera di Zanetti inizia a prendere quota: una parentesi a Cagliari e poi l’approdo nella capitale, sponda giallorossa. Dopo essere cresciuto in un’isola felice come Massa, arrivare a Roma, per un ragazzo di ventitré anni è un bel cambiamento: «Eh sì, è una realtà un po’ diversa, come Milano del resto. In ogni caso io sono un tipo piuttosto riservato, non amo fare vita mondana o uscire per locali, ristorante a parte, visto che non so cucinare. I vecchi amici di tanto in tanto mi venivano a trovare, ma stavamo a casa il più delle volte, quindi non ho avvertito molto la differenza». Vita morigerata e tanti chilometri di corsa, in allenamento come in partita: così Cristiano nei due anni romani conquista uno scudetto e gli elogi della critica: «Non so se come rendimento quelle siano state le mie migliori stagioni, ma sicuramente mi sono tolto delle belle soddisfazioni. Sono entrato nel giro della Nazionale e questo mi ha poi permesso di disputare Mondiali ed Europei. Anche il tipo di gioco che facevamo, con gli attaccanti esterni che dovevano spesso rientrare, mi permetteva di mettermi in mostra. Basti dire che, prima dell’arrivo di Emerson, giocavo a fianco di Tommasi e, in fondo, il regista ero io». Gli anni all’Inter sono stati un po’ diversi da questo punto di vista. «Beh, a Milano ci sono sempre stati grandi attaccanti e per mantenere il giusto equilibrio e non scoprirsi in difesa, i centrocampisti dovevano sacrificarsi di più. Oh, sia chiaro: uso il termine «sacrificarsi» perché è ormai nel gergo comune, ma in realtà non mi è mai pesato correre anche per gli altri. Anzi, devo dire che mi è servito: ora credo di essere più smaliziato nel recuperare il pallone, nei compiti di marcatura, anche se a volte ho dovuto rinunciare alla «gloria» personale. Prima comunque viene la squadra: io il calcio l’ho sempre inteso così». Bene, perché alla Juve la si pensa nello stesso modo... «Per forza, altrimenti non avrebbe vinto tanto. In Nazionale ho conosciuto molti dei nuovi compagni e mi hanno sempre detto che alla Juve si lavora tanto; l’idea mi piace, perché se c’è da faticare non sono certo uno che si tira indietro. E poi ho sempre guardato alla Juve come la squadra da battere e ora che ne faccio parte voglio che gli avversari continuino a vederci così. Questa è una grande società e ora sta attraversando una fase di ricostruzione. Le scelte fatte dimostrano la volontà di puntare su una struttura giovane e questo è molto stimolante. Non vedo l’ora di iniziare a fare sul serio». Sarà protagonista della promozione in serie A della truppa bianconera, segnando anche due reti contro Treviso e Triestina. «Avevo scelto di andarmene da Milano non per qualche problema con la società, ma perché avevo ambizioni che all’Inter sembravano irrealizzabili. Volevo di più ed ho scelto la Juventus, perché sapevo che qui avrei trovato quello cercavo. Poi, è successo quello che è successo e ricominciare da zero non è stato uno scherzo. Ma non ho mai avuto rimpianti. Mai. Lo dico con il cuore, qui sono felice. Sono nel posto giusto al momento giusto». Inizialmente considerato come riserva, si conquista la fiducia dell’allenatore Claudio Ranieri e, complice anche lo scarso rendimento degli altri suoi compagni di reparto a inizio stagione, fa sua la maglia da titolare nel centrocampo bianconero, dimostrando di saper unire le sue grandi doti di interditore a un’ottima visione di gioco, che lo rende capace di alcuni spettacolari assist dalla distanza per gli attaccanti bianconeri. Il suo rendimento è talmente elevato che Donadoni, commissario tecnico della Nazionale, lo chiama per gli Europei del 2008. Cristiano, però, rifiuta la convocazione per concentrarsi meglio sulla sua esperienza juventina. «Credo che alla fine il terzo posto che abbiamo conquistato sia giusto. Certo, nessuno ci ha regalato niente, non abbiamo avuto sconti. E se in tre o quattro occasioni, tipo Reggio Calabria e Napoli, non fossimo stati penalizzati ingiustamente, forse qualcosa di più avremmo potuto ottenerlo. Secondo molti è stato uno dei miei anni migliori? Credo di non aver compiuto nulla di eroico. Semplicemente quello che in altre stagioni sembrava normale, quest’anno p sembrato eccezionale. Tutto qui. Dal punto di vista fisico, invece, la mia è stata una stagione fortunata ed io mi sono tolto la soddisfazione di dimostrare quanto valgo. Con i giornalisti, per esempio. Tutti gli anni, a inizio campionato, per loro parto sempre come riserva di qualcuno». La stagione 2008-09 deve essere quella della consacrazione per il Martello bianconero ma, a causa della distrazione muscolare alla coscia destra rimediata nell’amichevole di Dortmund, debutta in squadra solamente il 10 dicembre in Juve-Bate, ultima gara del girone eliminatorio della Coppa dei Campioni. Un altro grave infortunio, questa volta alla coscia sinistra, lo costringe a fermarsi per quasi tutta la parte rimanente della stagione. Il bilancio è sicuramente negativo: «Sono stato condizionato da un infortunio patito ad agosto, peggiorato per la troppa fretta di rientrare. Per questo mi auguro di avere una condizione fisica mi permetta di esprimermi al meglio, io sono pronto a giocarmi tutte le mie carte rispettando tutti. Nel 2010 scade il contratto? Ci vedremo presto con i dirigenti per discuterne, la mia speranza è quella di rimanere qui e vincere qualcosa di importante con questa maglia». Invece, il 10 agosto 2009, si trasferisce ufficialmente alla Fiorentina, terminando così la sua avventura in bianconero. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2009/08/cristiano-zanetti.html
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CRISTIANO ZANETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Cristiano_Zanetti Nazione: Italia Luogo di nascita: Carrara (Massa Carrara) Data di nascita: 10.04.1977 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Soprannome: Zanna Bianca - Martello - Tampone Alla Juventus dal 2006 al 2009 Esordio: 19.08.2006 - Coppa Italia - Martina Franca-Juventus 0-3 Ultima partita: 31.05.2009 - Serie A - Juventus-Lazio 2-0 71 presenze - 4 reti 1 campionato di serie B Cristiano Zanetti (Carrara, 10 aprile 1977) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Cristiano Zanetti Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 2012 - giocatore Carriera Giovanili 1989-1996 Fiorentina Squadre di club 1994-1996 Fiorentina 4 (0) 1996-1997 → Venezia 21 (0) 1997-1998 → Reggiana 31 (0) 1998 Inter 0 (0) 1998-1999 → Cagliari 18 (0) 1999-2001 Roma 39 (0) 2001-2006 Inter 99 (2) 2006-2009 Juventus 71 (4) 2009-2011 Fiorentina 29 (0) 2011-2012 Brescia 8 (0) Nazionale 1995 Italia U-18 1 (0) 1997-2000 Italia U-21 15 (0) 2000 Italia olimpica 4 (0) 2001-2004 Italia 17 (1) Carriera da allenatore 2013-2014 Pisa Giovanissimi 2014-2015 Prato Giovanissimi 2015-2016 Pietrasanta 2016-2017 Carrarese Berretti 2017-2018 Massese Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Slovacchia 2000 Caratteristiche tecniche Era un centrocampista centrale abile sia in fase difensiva che nella costruzione della manovra. Carriera Club L'esordio e i primi trasferimenti Cresciuto per sette anni nelle giovanili della Fiorentina, con la maglia viola fa il suo esordio in Serie A il 14 maggio 1995 in Foggia-Fiorentina, terminata 2-1. La sua carriera è costellata da tanti club: fino al 1996 gioca nei viola passando poi al Venezia per una sola stagione. Nel 1997/98 gioca titolare nella Reggiana in Serie B e la stagione successiva, 1998-1999 approda all'Inter. In maglia nerazzurra non trova posto ed in autunno viene dirottato in prestito a Cagliari, dove guadagna il posto da titolare nella formazione di Gian Piero Ventura. Ritorno all'Inter L'Inter riscatta il suo prestito al termine del campionato ma Fabio Capello lo vuole alla sua corte nella Roma ed in agosto si trasferisce nella capitale dove, la stagione successiva, vince il suo primo trofeo, lo scudetto 2000/1. Nel 2001, nel pieno della maturità, torna all'Inter dove resta per cinque stagioni. Le prime con Cuper è titolare indiscusso, ma i numerosi infortuni e l'arrivo di Davids, Veron e Cambiasso durante la gestione Mancini gli precludono il posto da titolare dal 2004 in poi. Juventus Nel 2006 si trasferisce, a parametro zero, alla Juventus, accettando di giocare in Serie B coi bianconeri, con cui vince il campionato cadetto, tornando in Serie A. Inizialmente considerato come riserva nella stagione successiva, si conquista la fiducia dell'allenatore Claudio Ranieri e fa sua la maglia da titolare nel centrocampo bianconero. A causa della distrazione muscolare alla coscia destra rimediata nell'amichevole del 27 luglio 2008 a Dortmund, nella stagione 2008-2009 debutta il 10 dicembre in Juventus-Bate Barisov, ultima gara del girone eliminatorio della Champions League, ma un ennesimo infortunio, questa volta alla coscia sinistra, lo costringe a fermarsi per quasi tutta la parte rimanente della stagione. Segna il suo primo goal stagionale e primo in serie A con la maglia della Juventus il 26 aprile 2009 contro la Reggina (2-2). Si ripete il 17 maggio 2009 contro l'Atalanta (2-2) con un pregevole tiro al volo da 30 metri. Ritorno alla Fiorentina Il 10 agosto 2009 è acquistato per 2 milioni di euro dalla Fiorentina, dove aveva iniziato la propria carriera da professionista. L'ennesimo infortunio gli impedisce di esordire nella prima partita di campionato con i viola. Brescia Dopo 46 presenze (tra campionato e coppe) in una stagione e mezza con la Fiorentina, il 31 gennaio 2011 passa a titolo definitivo al Brescia firmando un contratto fino a giugno 2012, dove disputa 8 partite, ma non riesce ad evitare la retrocessione in Serie B delle Rondinelle. Nella stagione 2011-2012, ai margini della squadra, viene escluso dalla lista dei giocatori convocabili per la stagione, e il 30 gennaio 2012 rescinde consensualmente il contratto con il Brescia, ritirandosi dal calcio giocato. Nazionale Ha vestito le maglie dell'Under-18 e dell'Under-21 azzurra; con quest'ultima, guidata da Marco Tardelli, ha preso parte al vittorioso Europeo di categoria nel 2000. Il 7 novembre 2001 esordisce con la nazionale maggiore, nell'1-1 contro il Giappone. Viene convocato da Giovanni Trapattoni per il campionato del mondo 2002, in cui offre buone prestazioni, e per il campionato d'Europa 2004, in cui gioca unicamente la gara d'esordio pareggiata con la Danimarca, che è anche la sua ultima apparizione in maglia azzurra. In nazionale conta 17 presenze, tutte durante la gestione di Trapattoni, e una rete, segnata il 30 aprile 2003 nell'amichevole contro la Svizzera. Allenatore Nell'estate 2013 diventa allenatore dei Giovanissimi del Pisa e nell'estate successiva passa ai Giovanissimi del Prato. A fine giugno 2015 diventa il nuovo allenatore del Pietrasanta, formazione di Eccellenza Toscana. In campionato arriva secondo e perde i play-off con il Camaiore. Il 28 luglio 2016 viene nominato tecnico della formazione Berretti della Carrarese. Nel mese di febbraio 2017 rassegna le dimissioni dall'incarico. Dal 1º luglio 2017 è l'allenatore della Massese in Serie D. Contestato dai tifosi dopo la sconfitta con il Savona, rassegna le dimissioni nel gennaio 2018 quando la squadra è in zona play-off. Deluso dagli scarsi risultati ottenuti da allenatore, annuncia di ritirarsi dall'attività. Palmarès Club Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Fiorentina: 1995-1996 Competizioni nazionali Coppa Italia: 3 - Fiorentina: 1995-1996 - Inter: 2004-2005, 2005-2006 Campionato italiano: 2 - Roma: 2000-2001 - Inter: 2005-2006 Supercoppa italiana: 1 - Inter: 2005 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Slovacchia 2000
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VERDOIA Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1913 al 1914 Esordio: 05.10.1913 - Amichevole - Vigor Torino-Juventus 2-5 0 presenze - 0 reti
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WESLEY https://it.wikipedia.org/wiki/Wesley_(calciatore_2000) Nazione: Brasile Luogo di nascita: Retirolandia Data di nascita: 13.03.2000 Ruolo: Difensore Altezza: 179 cm Peso: 66 kg Nazionale Brasiliano Under-17 Soprannome: Gasolina Alla Juventus dal 2020 al 2021 Esordio: 13.01.2021 - Coppa Italia - Juventus-Genoa 3-2 1 presenza - 0 reti 1 coppa Italia 1 coppa Italia Serie C (Juventus U23) Wesley David de Oliveira Andrade, meglio noto come Wesley (Retirolândia, 13 marzo 2000), è un calciatore brasiliano, difensore del Sion in prestito dalla Juventus. Wesley Nazionalità Brasile Altezza 179 cm Peso 66 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Sion Carriera Giovanili 20??-2019 Flamengo Squadre di club 2019-2020 Verona 0 (0) 2020-2021 Juventus U23 12 (0) 2020-2021 Juventus 1 (0) 2021- → Sion 25 (4) Nazionale 2015 Brasile U-15 1 (0) 2016-2017 Brasile U-17 20 (1) Palmarès Campionato sudamericano Under-17 Oro Cile 2017 Campionato mondiale Under-17 Bronzo India 2017 Caratteristiche tecniche È un terzino che può giocare su entrambe le sponde, dotato di un'ottima agilità quando si tratta di difendere. Proprio per questo motivo, è soprannominato Gasolina. Carriera Club Wesley inizia la sua carriera in patria nelle giovanili del Flamengo. Nel 2019 viene acquistato dal Verona, che lo aggrega alla formazione Primavera. Durante la sua militanza con gli scaglieri, viene convocato anche per alcune partite di campionato, dove però rimane in panchina. Nel gennaio 2020 viene acquistato dalla Juventus, che lo inserisce nella rosa dell'Under-23 militante in Serie C. Il 13 gennaio 2021 esordisce con la Vecchia Signora, nell'incontro di Coppa Italia vinto per 3-2 nei tempi supplementari contro il Genoa, uscendo al minuto '88 per Cristiano Ronaldo. Un mese dopo, viene ceduto in prestito agli svizzeri del Sion fino al termine della stagione. Nel mese di agosto viene confermato che giocherà per un'altra stagione in prestito al Sion. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020 Coppa Italia: 1 - Juventus 2020-2021
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CRISTIAN ZENONI Chissà, forse per un’affinità elettiva derivante dalla denominazione da... liceo classico – scrive Franco Montorro, su “Hurrà Juventus” del novembre 2001 –, con un sostantivo latino e il nome di una figura della mitologia greca, fatto sta che sono sempre stati intensi i contatti di mercato tra Atalanta e Juventus e dalla società orobica a Torino, per indossare la maglia bianconera, sono arrivati fior di giocatori: da Tacchinardi a Montero solo per ricordare i più recenti, a Scirea, per ricordare il più grande di tutti e uno dei più grandi al mondo nel suo ruolo. Così, sull’ideale autostrada calcistica BG-TO il percorso di Cristian Zenoni, ultimo arrivato, ha appunto il conforto di una ottima tradizione e di scelte sempre oculate da parte del club juventino. Questo Cristian lo sa, come è consapevole che proprio per essere rampollo di una lunga dinastia di calciatori passati dall’Atalanta alla Juve ha qualche dovere in più. Ma la principale consapevolezza di Cristian in questo di momento è fare il suo dovere, essere recluta in una formazione e in un reparto collaudati. E lui, da ragazzo intelligente, sta agli ordini di Lippi; un maestro ideale per aiutarne la maturazione e il progressivo inserimento negli schemi della squadra, dove per Cristian e stato già ritagliato un prezioso ruolo in difesa e davanti la difesa. Tanto scomodare un precedente illustre (ma, peccato, non proveniente dall’Atalanta) un impiego simile, all’insegna della duttilità, caratterizzò la prima stagione juventina di Marco Tardelli. Christian non è tipo da montarsi la testa, così come non se l’era naturalmente fasciata quando da titolare all’Atalanta gli si è prospettata l’ipotesi di fare tanta gavetta e tanta panchina alla Juventus. In primo luogo perché è giovane e rispettoso delle gerarchie e dei meriti; secondariamente perché certo delle sue qualità e delle opportunità di giocare comunque molto, vista la molteplicità di impegni della squadra bianconera. E già dopo poche settimane del suo arrivo a Torino aveva tenuto a sottolineare la sua disponibilità, che oggi riconferma: «Davvero non mi aspettavo di giocare così tanto e naturalmente sono felicissimo. Ma anche in caso contrario avrei continuato a impegnarmi come voleva il mister; soprattutto per un giovane è fondamentale essere sempre pronto e disponibile a entrare in campo e a giocare come e quando la situazione lo richiede. Invece ci sono giocatori che una volta arrivati in una grande squadra giocano poco e chiedono il trasferimento. Non è il mio caso. E poi, alla resa dei conti, di occasioni di impegno non mancano». Così è stato a Glasgow, nell’ultima trasferta di coppa della prima fase, con Cristian schierato sempre a destra ma a centrocampo e autore di una prova convincente soprattutto all’inizio, prima che fosse costretto ad arretrare il suo raggio d’azione. A centrocampo o in difesa, sempre sulla fascia, Cristian garantisce un’ottima tecnica mescolata a un convincente dinamismo. Lui per primo è consapevole e convinto di poter migliorare nel trattamento di palla, al tiro come nei cross. Dettagli rimediabilissimi, vista la giovane età e la volontà di Cristian di allenarsi anche per questo. Nato a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, il 23 aprile del 1977, insieme al gemello Damiano ha preso quasi subito a giocare al pallone. E la carriera dei due è proseguita parallela e congiunta per molti anni. «Abbiamo sempre giocato assieme, a partire dalla squadra del Cenate, nel 1986», ricorda Cristian. «L’anno successivo siamo passati in coppia all’Atalanta, dove siamo rimasti fino al 1997, quando Damiano è andato a giocare per una stagione in C1, in prestito all’Alzano. E così io ho esordito in Serie A prima di lui: io nell’ottobre del 1997 nel derby con il Brescia, lui tre anni dopo, contro la Lazio. In nazionale, invece, è stato più rapido lui, visto che ha esordito in Italia-Inghilterra del novembre 2000 ed io contro l’Argentina nel febbraio di quest’anno. Siamo sempre andati d’accordo su tutto, tranne che per il tifo. Lui è juventino, io ero interista, e il mio idolo era Matthäus anche se come tipologia di giocatore io assomiglio di più a un Brehme. Ma ora io e Damiano siamo tornati a essere d’accordo anche su quello, e lui è diventato ancora di più il mio primo tifoso. Io ricambio e condivido il sogno di giocare con lui in maglia azzurra. Già, l’azzurro... Un onore, una sensazione fantastica. No, non faccio pensieri specifici per il Mondiale, credo e spero che la mia prima stagione juventina mi metta nelle migliori condizioni possibili per convincere Trapattoni. Prima, però, devo convincere Lippi, i miei compagni e i miei tifosi. L’ambientamento a Torino, lo ripeto, è stato facile e immediato, nella città come nella squadra, quasi naturale e di questo devo naturalmente ringraziare soprattutto i miei compagni, quelli che dal primo giorno mi hanno accolto come uno di loro e tutto lo staff societario. Il mio ruolo naturale? Io mi trovo perfettamente a mio agio sulla fascia destra, nasco e agisco con più naturalezza da terzino, ma anche nella fascia immediatamente più avanzata penso di sapermela cavare e credo che questa disponibilità a giocare in posizioni diverse alla fine mi regali più opportunità d’impiego. Io sono qui, felice di essere arrivato alla Juve; convinto di avere una grossa opportunità e voglioso di giocarmela tutta. Campionato o Champions League? Come si fa a scegliere, si gioca per tutto e non si possono fare delle scelte per un obiettivo anziché un altro. No, passiamo a un’altra domanda? Come? Libero! Non nel senso di ruolo calcistico, ma di essere single. Dal punto di vista sentimentale sono liberissimo». E lo dice con un tono che lascia intendere come le corse le prediliga sul campo, con la maglia bianconera, mentre non andrebbe certamente in fuga se arrivasse l’avversaria... pardon, la ragazza giusta. Anche se il finale dell’intervista e una dichiarazione d’amore per la Vecchia Signora: «È una grande squadra, la migliore che potessi immaginare. Spero di aiutarla a essere sempre più grande e a vincere perché sarebbe anche la maniera migliore di ricambiare chi ha avuto fiducia in me, compreso il mio più grande tifoso e critico, vale a dire mio padre Valerio, e tutti gli straordinari tifosi che fin dal primo giorno di raduno mi hanno fatto sentire uno di loro, uno con il bianconero dentro». Niente male, per l’ultimo arrivato sulla Torino-Bergamo, visto che poi la considerazione e l’affetto per lui sono cresciuti non solo fra i tifosi ma anche fra i compagni e l`intero staff societario. A questo punto, come tifare per Cristian nel migliore dei modi? Augurandogli che al prossimo trasferimento di un atalantino alla Juve qualcuno, magari proprio su Hurrà, scriva due righe del tipo: «Dall’Atalanta a Torino, per indossare la maglia bianconera, sono arrivati fior di giocatori: da Tacchinardi a Montero a Zenoni solo per ricordare i più recenti». Lui quell’augurio se lo sta meritando giorno per giorno, dentro e fuori il rettangolo di gioco. Arriva a Torino al costo di 15 miliardi di lire, una cifra non indifferente per un giocatore di una squadra medio-piccola e nonostante la concorrenza, Cristian fa la sua parte nel rocambolesco scudetto juventino: le sue presenze sono 39, condite da una rete segnata nella vittoriosa partita di Perugia per 4-0. L’anno successivo, Zenoni riesce a disputare solamente una ventina di partite, realizzando ancora una rete, nell’ultima partita di campionato contro il Chievo; comunque sia, entra nella sua personale bacheca un altro scudetto, il secondo consecutivo. Nell’estate del 2003, la neopromossa Sampdoria lo acquista per un milione di euro. «Alla Juventus in due anni ho imparato molto, ma adesso sinceramente voglio avere qualche possibilità in più di giocare. Spero di meritarmele qui alla Samp e dimostrare che la Juve non aveva sbagliato a credere in me». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/04/cristian-zenoni.html
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CRISTIAN ZENONI https://it.wikipedia.org/wiki/Cristian_Zenoni Nazione: Italia Luogo di nascita: Trescore Balneario (Bergamo) Data di nascita: 23.04.1977 Ruolo: Difensore/Centrocampista Altezza: 182 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2001 al 2003 Esordio: 26.08.2001 - Serie A - Juventus-Venezia 4-0 Ultima partita: 24.05.2003 - Serie A - Juventus-Chievo 4-3 58 presenze - 2 reti 2 scudetti 1 supercoppa italiana Cristian Zenoni (Trescore Balneario, 23 aprile 1977) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore o centrocampista. È il fratello gemello di Damiano, che è cresciuto ed ha giocato con lui nell'Atalanta ed in Nazionale. Ha giocato 282 partite in Serie A siglando 4 reti, 2 presenze nella nazionale maggiore, 3 presenze in Nazionale Under-21, 20 presenze nelle Coppe Europee, 64 partite in coppa Italia segnando 4 reti, 104 partite con 2 gol in Serie B e 50 partite in Serie C1/Lega Pro, per un totale di 520 presenze nel calcio professionistico. Cristian Zenoni Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista) Termine carriera 2013 - giocatore Carriera Giovanili 1989-1996 Atalanta Squadre di club 1995-1996 Atalanta 0 (0) 1996-1997 → Pistoiese 30 (0) 1997-2001 Atalanta 120 (2) 2001 Milan 0 (0) 2001-2003 Juventus 58 (2) 2003-2008 Sampdoria 145 (1) 2008-2010 Bologna 49 (0) 2010-2011 AlbinoLeffe 32 (1) 2011-2012 Monza 19 (0) 2012-2013 Grumellese 25 (0) Nazionale 1998-1999 Italia U-21 3 (0) 2001-2006 Italia 2 (0) Carriera da allenatore 2012 Monza Giovanili 2013-2015 Monza Allievi Nazionali 2016-2017 Südtirol Coll. tecnico 2017-2019 Monza Berretti 2019 Feralpisalò Vice 2021 Club Milano Carriera Giocatore Club Dopo il periodo trascorso nelle giovanili dell'Atalanta, Zenoni viene mandato in prestito ad una squadra militante in Serie C1, la Pistoiese, dove disputa da titolare tutta la stagione. L'anno successivo fa il suo ritorno all'Atalanta, dove ha la possibilità di fare il suo esordio in Serie A, precisamente il 5 ottobre 1997, nel derby contro il Brescia terminato 0-1. In quella stagione, Zenoni gioca 17 partite e termina la stagione con la retrocessione in Serie B, dove gioca le due stagioni seguenti, dal 1998 al 2000. Da destra: Thuram, Zenoni, l'allenatore Lippi, Nedved e Buffon, nuovi arrivi alla Juventus nel precampionato 2001-2002. Nell'annata 2000-2001 ritorna a giocare in Serie A, insieme al fratello gemello Damiano. Qui comincia ad entrare nel giro della Nazionale, allora allenata da Giovanni Trapattoni. Alla fine della stagione viene acquistato dal Milan, ed in seguito viene ceduto alla Juventus nell'affare che porta Inzaghi in rossonero. Con l'arrivo a Torino, Zenoni ha la possibilità di giocare nelle competizioni nazionali ed internazionali. Nel 2003 la neopromossa Sampdoria ne acquisisce i diritti sportivi prima in prestito e l'anno successivo comprando il suo intero cartellino. A Genova sfiora, nel 2005, la qualificazione alla Champions League. Nella stagione 2006-2007 è uno dei giocatori blucerchiati più presenti in campo, essendo schierato dal mister Walter Novellino in tutte le partite della squadra, sia di campionato che di Coppa Italia. Passa nel 2008 al Bologna dove in due anni disputa con la maglia rosso blu 53 presenze tra campionato e coppa Italia. Alla fine della stagione 2009-2010, con il cambio di proprietà della società emiliana, la nuova dirigenza sceglie di non rinnovargli il contratto, così rimane svincolato. Il 4 ottobre 2010 viene ingaggiato dall'Albinoleffe, siglando un contratto annuale. Esordisce con la maglia celeste il 10 ottobre contro il Modena, giocando dal primo minuto. Rimasto svincolato al termine della stagione, il 4 novembre 2011 viene ingaggiato dal Monza facendo poi il suo esordio con la squadra brianzola il 13 novembre 2011 contro la Ternana. Ad ottobre 2012 torna a giocare, nel campionato di Eccellenza con la Grumellese, stessa squadra in cui da due anni gioca il gemello Damiano. Il successivo 14 ottobre esordisce con la squadra giallorossa nel pareggio casalingo per 1-1 contro il Ciliverghe. Nazionale Zenoni ha fatto il suo esordio in Nazionale il 28 febbraio 2001, convocato da Giovanni Trapattoni per la partita amichevole Italia-Argentina giocata allo Stadio Olimpico e persa dagli azzurri per 2-1. Il 16 agosto 2006, a distanza di cinque anni, Zenoni è stato nuovamente impiegato in Nazionale, nella partita Italia-Croazia (0-2) giocata a Livorno. Allenatore Il 13 settembre 2012 rescinde il contratto da giocatore col Calcio Monza per intraprendere l'attività di collaboratore nelle squadre giovanili presso lo stesso club. Dalla stagione 2013-2014 ritorna nello staff giovanile del Calcio Monza, collaborando prima con la fascia agonistica e poi allenando la categoria Allievi Professionisti Lega Pro. Nella stagione 2016-2017 diventa allenatore nella Berretti della società Südtirol (militante nel campionato di Lega Pro). Dalla stagione 2017-2018 diventa allenatore nella Berretti della società Monza (società che milita in serie C). Dispone del patentino di Allenatore professionista di seconda categoria UEFA A. Il 6 luglio 2019 dichiara di lasciare la guida della Berretti del Monza, per affiancare il fratello Damiano sulla panchina del Feralpisaló. Il 25 Settembre seguente viene sollevato, insieme al fratello, dall'incarico. Nell'estate 2021 viene ingaggiato dal Club Milano, che disputa il campionato di Eccellenza Lombarda. Il 7 Ottobre 2021 viene sollevato dall'incarico dopo aver raccolto un solo punto in tre giornate di campionato e con la squadra eliminata al primo turno in Coppa senza vincere nemmeno una partita. Palmarès Giocatore Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Atalanta: 1997-1998 Campionato Allievi Nazionali: 1 - Atalanta: 1991-1992 Coppa Gaetano Scirea: 1 - Atalanta: 1992 Competizioni nazionali Campionato italiano: 2 - Juventus: 2001-2002, 2002-2003 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2002
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MARCELO SALAS Nato a Temuco in Cile, debutta nella prima divisione cilena nel 1994, appena ventenne, con la maglia dell’Universidad de Chile. Il suo primo campionato è strepitoso: venticinque partite e ventisette goal. Nelle stagioni successive, però, deve fare i conti con una maturità calcistica che tarda ad arrivare e anche con la sfortuna: nel 1995 disputa ventisette partite e realizza diciassette reti, mentre nel 1996 gioca appena dieci gare andando a segno solamente cinque volte.«Come tutti i ragazzi sudamericani, vivevo di pane e calcio. Mia madre doveva venirmi a cercare per riportarmi a casa, altrimenti potevo rimanere attaccato al pallone per tutto il giorno. La mia prima squadra è stata quella del quartiere, il Santos. Dopo un po’ di tempo, ebbi la possibilità di entrare nella rosa del Deportivo Temuco. Così, mi trovavo a giocare il mercoledì e la domenica con due squadre diverse. Poi, sono passato all’Univesidad de Chile; ricordo ancora l’esordio: 13 aprile 1993. Ma la partita più bella è stato il derby contro il Colo Colo, vinta per 4-1 con tre mie reti».Emigra in Argentina, destinazione River Plate. Nella squadra dei grandi “footballers” sudamericani inizia la vera carriera di Marcelo; in due anni mette insieme cinquantatré presenze e ventiquattro reti. I tifosi lo chiamano El Matador per gli inchini che, dopo ogni goal, dedica al pubblico, facendolo assomigliare a un torero. È un attaccante spettacolare che cerca la porta con grande determinazione, ha un modo di giocare che manda in delirio il pubblico argentino.Nel 1997 vince il Pallone d’Oro sudamericano. Prima di lui, l’impresa è riuscita a un solo calciatore cileno: il grande Figueroa, un mito, eletto Campionissimo per tre anni consecutivi (1974, 1975, 1976) dai lettori del quotidiano “El Pais”, la voce di Montevideo, che organizza il referendum riservato ai giocatori sudamericani. «Al River giocavo con gente del calibro di Francescoli, Ortega, Gallardo e Cruz. Vincemmo tutto. Ricordo la prima volta che mi capitò di tornare in Cile; mi accolsero come un re».La fama di Salas non può non arrivare in Europa: Juventus, Lazio, Deportivo la Coruña e Manchester United danno vita alla solita asta miliardaria. La spunta Cragnotti che, per trentatré miliardi di lire, porta El Matador a Roma. È il 13 settembre 1998 quando Salas fa il suo esordio nel campionato italiano con la maglia della Lazio; nonostante non sia sempre apprezzato dall’allenatore Eriksson, contribuisce a far diventare la squadra biancoceleste una delle migliori compagini europee. Infatti, dal 1998 al 2001, la Lazio vince la Supercoppa Italiana, la Coppa delle Coppe, la Supercoppa Europea, lo scudetto e la Coppa Italia. Gioca settantanove gare in Serie A e realizza trentaquattro goal, a cui si deve aggiungere 117 presenze e quarantotto reti nelle varie coppe.Nonostante tutte queste vittorie, ogni fine stagione il presidente Cragnotti mette il campione cileno sul mercato; per due volte è molto vicino il trasferimento all’Inter. Quando sembra che sia cosa fatta, ecco che spunta la Juventus, complice l’ex laziale Nedved, appena acquistato dalla “Vecchia Signora” che gli racconta che a Torino si sta benissimo.Durante l’estate del 2001, Sergio Cragnotti e Luciano Moggi impostano una trattativa in Costa Smeralda ma Marcello Lippi, allenatore bianconero, vorrebbe riportare Christian Vieri a Torino. Il ritorno alla Juventus di Bobo metterebbe Massimo Moratti in una posizione di sudditanza calcistica nei confronti della Juventus, tanto è vero che la stampa milanese solleva immediatamente sospetti e malignità, che creano difficoltà anche allo stesso giocatore.Così, la “Vecchia Signora” si concede a Marcelo. Il passaggio di Salas in bianconero, è concluso sulla base di venticinque miliardi di lire più la cessione di Darko Kovačević, che, nonostante i goal, è considerato solo una buona riserva: «Essere alla Juventus è un premio per tutti i sacrifici fatti in passato. Mi piace molto l’ambiente che ho trovato a Torino. Una grande squadra si vede anche dalla società che ha alle spalle e, questa, è davvero eccezionale, organizzata alla perfezione».15 settembre: il mondo è ancora sconvolto dall’attacco alle Torri Gemelle di New York, avvenuto quattro giorni prima. Ma il calcio non si ferma e a Torino scende la matricola Chievo. Dopo venti minuti i clivensi sono clamorosamente in vantaggio per due reti a zero, complice anche una “papera” di Buffon. Tacchinardi, con un bellissimo tiro al volo, rimette in corsa la Juve, che pareggia i conti con Tudor a pochi giri di orologio dall’intervallo. Al 16’ della ripresa entra Salas al posto di Trézéguet e quando, a dieci minuti dalla fine, la compagine bianconera usufruisce di un rigore, va proprio il cileno alla battuta. Tiro preciso che gonfia la rete e la vittoria è cosa fatta.Un mese dopo è tempo di derby: nessuno lo sa ancora, ma sarà uno degli incontri più rocamboleschi della storia della stracittadina torinese. Primo tempo esaltante di una Juventus che segna tre volte: due con Ale Del Piero e una con il solito Tudor. Tutto finito? Neanche per sogno, perché il Toro gioca una ripresa da Toro: Lucarelli, Ferrante su rigore (con tanto di gesto delle corna) e Maspero riportano il match in parità. Tutti a casa felici o scontenti? Ma nemmeno a pensarlo! A due minuti dalla fine, infatti, Tudor è atterrato in area granata e l’arbitro Borriello fischia il rigore. Tutti i giocatori del Toro inveiscono contro l’arbitro, tranne uno che si avvicina al dischetto con fare furtivo. È Riccardo Maspero: l’autore del pareggio granata scava una piccola buca con lo scarpino. Salas (entrato al posto di Del Piero un quarto d’ora prima) mette la palla sul dischetto, incurante dello “scherzetto” del torinista. Il cileno calcia fortissimo e la sfera di cuoio vola altissima sulla traversa di Bucci. Colpa della buca o Marcelo calcia male? Impossibile a sapersi, fatto sta che la Juventus butta via la vittoria in modo ingenuo e beffardo.Una settimana dopo, durante Bologna-Juventus, il suo ginocchio cede. La diagnosi è agghiacciante: distorsione al ginocchio destro con lesione del legamento crociato anteriore, la sua stagione è virtualmente finita. Salas la prende con filosofia: «State tranquilli, sono sereno. Quando tornerò in campo, sarò più forte di prima, per compensare la passione e l’amicizia che mi hanno dimostrato i tifosi juventini».Anche Lippi è rammaricato: «Mi dispiace soprattutto per l’uomo, Marcelo si era inserito con grande umiltà e grande serietà. Dal punto di vista tecnico il suo infortunio è gravissimo, perdiamo un giocatore di qualità, di prestigio, di esperienza».Marcelo rientra la stagione successiva; la Juventus, però, è corsa ai ripari, acquistando Di Vaio e per El Matador gli spazi sono ristretti. Alla fine del campionato totalizza pochissime apparizioni e viene messo sul mercato. Moggi lo vorrebbe cedere allo Sporting Lisbona, in cambio di un diciassettenne attaccante portoghese che sta facendo faville nel club lusitano. È lo stesso Moggi che racconta l’episodio: «Avevamo raggiunto con lo Sporting Lisbona un accordo sulla base di uno scambio con Marcelo Salas, che poi però ha preferito trasferirsi al River Plate. Non avevamo i soldi per comprarlo e l’affare è saltato. Poi è arrivato il Manchester United con un’offerta altissima». Il nome di quel giovanotto? Il futuro CR7, ovvero Cristiano Ronaldo.Trentadue presenze e quattro goal, queste le cifre di Salas in bianconero; ha collezionato anche sessantacinque presenze con trentacinque goal con la maglia della propria Nazionale. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/12/marcelo-salas.html
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MARCELO SALAS https://it.wikipedia.org/wiki/Marcelo_Salas Nazione: Cile Luogo di nascita: Temuco Data di nascita: 24.12.1974 Ruolo: Attaccante Altezza: 173 cm Peso: 75 kg Nazionale Cileno Soprannome: El Matador Alla Juventus dal 2001 al 2003 Esordio: 26.08.2001 - Serie A - Juventus-Venezia 4-0 Ultima partita: 18.03.2003 - Champions League - Basilea-Juventus 2-1 32 presenze - 4 reti 2 scudetti 1 supercoppa italiana José Marcelo Salas Melinao (Temuco, 24 dicembre 1974) è un dirigente sportivo ed ex calciatore cileno, di ruolo attaccante, presidente e direttore sportivo del Dep. Temuco. Era soprannominato El Matador per gli inchini che dedicava ai tifosi dopo i gol segnati, simili a quelli di un torero. Nel corso della sua carriera ha militato nell'Universidad de Chile, nel River Plate, nella Lazio e nella Juventus, e poi nuovamente nel River Plate e nell'Universidad de Chile. È considerato il «miglior attaccante della storia del Cile» e uno dei migliori calciatori di tutti i tempi in Sud America e nel mondo. Era il capitano della nazionale cilena, essendo il capocannoniere con 45 gol in totale. 37 gol in 70 partite (4 in Coppe del mondo,, 18 in qualificazioni ai mondiali e 15 in amichevoli) e 8 reti in 7 presenze con la selezione olimpica. La IFFHS lo ha classificato come «31º miglior giocatore sudamericano del XX secolo», il «19º miglior attaccante sudamericano del 20º secolo» e «3º miglior attaccante sudamericano degli anni '90» (salendo sul podio con i brasiliani Ronaldo e Romario). Era considerato uno dei migliori calciatori del mondo durante la seconda metà degli anni '90 e l'inizio del 21º secolo. Nel 1997 si è classificato terzo come «miglior centro attaccante del mondo» (dopo Ronaldo e Gabriel Batistuta) nell'RSS Award per il miglior calciatore dell'anno, nel 1998 e 1999 è stato il 5º miglior centro attaccante. Sempre nel 1996 e nel 1997 è stato il «miglior attaccante d'America», dove faceva parte della Equipo Ideal de America, è stato anche insignito del titolo di Calciatore sudamericano dell'anno 1997. Nel Campionato mondiale di calcio 1998 è stato incluso tra le «prime 10 figure». Nel 2013 è stato scelto il «7º miglior calciatore sudamericano mancino della storia» (rivista "Bleacher Report"). È stato anche scelto tra i «10 migliori marcatori nella storia del calcio sudamericano» L'anno 2019 è stato inserito tra i «50 grandi calciatori sudamericani di tutti i tempi», classificandosi al 27º posto. Attaccante potente e tenace, con una buona tecnica, noto per il suo tocco abile con il piede sinistro, oltre che per la sua abilità aerea, Salas ha avuto un record di gol prolifico per tutta la sua carriera. È considerato (insieme a Leonel Sanchez il più grande idolo nella storia del Universidad de Chile, il principale idolo straniero (insieme a Enzo Francescoli) del River Plate in Argentina (che integra gli storici ideali undici) e uno dei più grandi idoli della Lazio in Italia. Oltre ad essere uno dei massimi idoli e referenti della Nazionale di calcio del Cile. Tra gli anni 1996 e 2001 è stato considerato uno dei migliori attaccanti al mondo dalla stampa mondiale specializzata, costantemente confrontato con gli attaccanti Ronaldo e Gabriel Batistuta. Anche un paio di volte i confronti sono stati con Diego Maradona, Pelé e Gerd Müller. Dopo la partita tra la Nazionale di calcio dell'Inghilterra e la Nazionale di calcio del Cile al Wembley Stadium dove Salas ha segnato i due gol della vittoria, la stampa inglese ha titolato: "Ole, Ole, Ole … Salas è il nuovo Diego Maradona" e dopo i due gol segnato nella prima partita del Campionato mondiale di calcio 1998 contro la Nazionale di calcio dell'Italia, titolava la stampa spagnola: "Il suo colpo di testa nella lotta con Cannavaro ha ricordato alcuni via il memorabile salto di Pelé sul Burgnich nella finale dei Mondiali del 1970". Il 16 dicembre del 1998 si è unito alla Nazionale del Resto del Mondo in una partita giocata allo Stadio Olimpico di Roma contro la Nazionale di calcio dell'Italia, in occasione del centenario del calcio italiano. Salas è entrato nella seconda frazione, sostituendo Gabriel Batistuta. Il suo addio ufficiale è avvenuto il 2 giugno del 2009 in una partita tributo tenutasi allo Stadio nazionale del Cile, davanti a 65.000 spettatori. Marcelo Salas Salas nel 2015 Nazionalità Cile Altezza 173 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 25 novembre 2008 Carriera Giovanili 1983-1991 Santos Temuco FC 1991-1993 Universidad de Chile Squadre di club 1993-1996 Universidad de Chile 77 (50) 1996-1998 River Plate 53 (24) 1998-2001 Lazio 79 (34) 2001-2003 Juventus 32 (4) 2003-2005 River Plate 32 (10) 2005-2008 Universidad de Chile 74 (37) Nazionale 1996 Cile olimpica 7 (8) 1994-2007 Cile 70 (37) Carriera Giocatore Club Sud America: Universidad de Chile e River Plate Nato a Temuco, Salas era un prodotto giovanile della squadra giovanile Deportes Temuco fino a quando suo padre lo portò a Santiago del Cile per essere incorporato nell'Universidad de Chile. Salas ha esordito giocando per l'Universidad de Chile nel 1993 ed è diventato titolare il 4 gennaio 1994 contro il Cobreloa, dove avrebbe anche segnato un gol. Infine, Salas si consolida nella partita contro Colo Colo allo Stadio Nazionale, dove ha segnato una tripletta nella vittoria per 4-1. Le sue grandi prestazioni hanno portato rapidamente gli appassionati universitari a dargli il soprannome di "Matador" per via del suo sangue freddo al momento della definizione, ispirato anche alla canzone omonima del gruppo musicale argentino Los Fabulosos Cadillacs, che all'epoca era di moda in latino America. Fu anche in questo periodo che brevettò il suo modo particolare di celebrare il gol: appoggiò una gamba, chinò la testa, allungò il braccio destro e puntò l'indice verso il cielo. Salas ha aiutato la squadra a vincere titoli consecutivi nel 1994 e 1995, essendo un tassello fondamentale nell'attacco della squadra dell'Universidad de Chile, essendo il capocannoniere in entrambe le stagioni (27 e 17 gol rispettivamente). Lasciando una scia di 76 gol che ha incluso una forte campagna 1996 nella Coppa Libertadores. Più tardi nel 1996, Salas si trasferì in Argentina per giocare con il River Plate della prima divisione Argentina, che lo acquista per 3,6 milioni di dollari, con un contratto di tre anni. Il 30 settembre 1996 ha segnato il suo primo gol con la maglia del River Plate nella classica contro il Boca Juniors allo stadio La Bombonera. Dal 1996 al 1998 Salas ha segnato 31 gol in 67 partite, aiutando il River a vincere il Torneo de Apertura 1996 (dove ha segnato due gol nella vittoria per 3-0 sul Velez Sarsfield che lo ha reso campione), il Clausura 1997, l'Apertura 1997 (segnando il gol per il titolo contro l'Argentinos Juniors) e la Supercoppa Sudamericana del 1997, dove ha segnato i 2 gol nella finale contro il Sao Paulo che hanno regalato la coppa al club milionario. Inoltre, è stato eletto miglior Calciatore dell'anno in Argentina e Calciatore sudamericano dell'anno nel 1997 che più si è distinto nella stagione precedente militando in una squadra affiliata alla CONMEBOL. Questi risultati avrebbero consolidato la sua eredità in Argentina come uno dei suoi più grandi giocatori nati all'estero guadagnandosi il soprannome, "El shileno (sic) Salas ". La squadra argentina ha valutato il suo passaggio a $ 30.000.000 in considerazione dell'interesse del club inglese, il Manchester United (L'allenatore Alex Ferguson voleva un giocatore con le caratteristiche di Ronaldo e Marcelo Salas per sostituire il ritiro di Éric Cantona, Ferguson ha percorso 14.000 miglia per far firmare Salas, ma il River Plate ha rifiutato di venderlo), oltre ai grandi club italiani e spagnoli per assumerlo. In Italia: Lazio e Juventus Salas (a destra) e Christian Vieri alla Lazio nel 1998 Le prestazioni in patria e durante le qualificazioni ai Mondiali 1998 lo portano nel mirino delle società europee: il 31 gennaio 1998 la Lazio lo acquista per la stagione seguente per 20,5 milioni di dollari. Il più alto trasferimento nella storia fino a quel momento, dopo quelli di Ronaldo (Inter), Rivaldo (Barcellona) e Denilson (Betis). Salas, nei tre anni trascorsi con la società romana si è dimostrato un catalizzatore chiave per portare il club presieduto da Sergio Cragnotti a vincere uno scudetto che mancava dalla stagione 1973-1974. Ha esordito con la squadra biancoceleste il 12 agosto 1998 contro i detentori della Champions League del Real Madrid, realizzando il momentaneo gol della vittoria per 2-1 per il Trofeo Teresa Herrera. Il suo debutto ufficiale è per la Supercoppa italiana nella vittoria per 2-1 sulla Juventus, il 29 agosto 1998, dove diventa campione. Con Salas in squadra, i successi nel calcio italiano sono tornati per tutta la capitale italiana, dopo 25 anni. Ha segnato il suo primo gol in Serie A giocando con la Lazio pochi giorni dopo contro l'Inter. Con la Lazio ha vinto una Serie A (essendo Salas capocannoniere della squadra con 12 marcature), una Coppa Italia, due Supercoppe italiane, una coppa delle coppe UEFA e una Supercoppa UEFA, segnando l'unico gol della partita in quest'ultima, in un 1-0 vittoria sul Manchester United, segnando 49 reti in 117 partite. Salas divenne rapidamente un idolo dei tifosi della Lazio, dove gli dedicavano canzoni, la più tradizionale era: "Matador, Matador, che ce frega de Ronaldo noi c'avemo er Matador". Dopo aver rifiutato offerte sugli € $ 30.000.000 da club importanti come :Manchester United, Chelsea, Arsenal, Liverpool, Barcellona, Parma, AC Milan e Inter. Era in trattativa con il Real Madrid per diventare, insieme a Zinedine Zidane, uno dei due grandi acquisti delle Merengues del 2001. Tuttavia, il trasferimento fallì, in gran parte a causa della cifra esorbitante che il club spagnolo ha investito nella firma di Zidane. Infine, quello stesso anno ha firmato per la Juventus, dopo aver pagato al club € 25.000.000 (US $ 28.500.000) per lui, che all'epoca era il trasferimento più costoso di un giocatore cileno. Salas (accosciato, primo da destra) nella Juventus 2001-2002 Il 17 agosto 2001 viene trasferito alla Juventus, per 55 miliardi di lire (28,5 milioni di euro a cambio fisso; 25 miliardi di lire cash più Darko Kovacevic), ma l'esperienza in bianconero si rivela decisamente fallimentare e totalmente opposta a quella biancoceleste. Il 20 ottobre, a Bologna, patisce un grave infortunio: distorsione del ginocchio destro e lesione del legamento crociato anteriore. È così costretto a saltare il resto della stagione, che si conclude con la vittoria di un altro scudetto. Ritorna in campo nell'annata seguente, aggiungendo al suo palmarès un'altra Supercoppa e un altro tricolore. Chiude l'esperienza nella Juventus con uno scarso bottino di 4 reti in 32 partite (media di un gol ogni 8 partite). Ritorno in Sud America: River e Universidad Dopo che la Juventus ha tentato senza successo di trasferirlo in vari club, tra cui: Manchester United, Chelsea, Liverpool, Barcellona, AC Milan, incluso lo Sporting Lisbona, in cambio del passaggio di un giovane Cristiano Ronaldo. Infine nel 2003 è tornato in Sud America in gran parte a causa del divorzio con la sua ex moglie, per essere vicino alle sue figlie che vivevano in Cile, tornando in prestito al River Plate. Dopo il suo ritorno al tavolo milionario, i fan tradizionali Los Borrachos del Tablon, hanno tirato fuori manifesti e francobolli con l'immagine di "San Matador" in allusione a Salas. Gli hanno anche dedicato canzoni che dicevano: "follia, guarda, guarda che emozione, quello è il cileno Salas che è tornato al River per essere campione". Salas si è distinto soprattutto in Coppa Sudamericana quell'anno, ma non ha potuto impedire la sconfitta della sua squadra in finale contro il Cienciano del Perú, nonostante abbia segnato il gol di parità 3-3 all'andata. Tuttavia, in seguito ha ottenuto un nuovo titolo: il torneo di Clausura del 2004. Un anno dopo, ha aiutato il River a raggiungere le semifinali della Coppa Libertadores 2005, segnando una tripletta nel secondo turno contro la Liga de Quito. In semifinale ha perso contro il Sao Paulo FC 5-2. Nella gara di ritorno, Salas ha segnato il secondo gol del River, ma era inevitabile, poiché il River ha perso 2-0 all'andata e il River ha perso 3-2 al ritorno. Nella sua seconda volta al River, Salas ha segnato 17 gol in 43 partite. Marcelo Salas è uno dei più grandi idoli dei fan milionari, insieme a Angel Labruna, Enzo Francescoli, Ramon Diaz, Norberto Alonso, Ubaldo Fillol, Amadeo Carrizo, tra gli altri. Inoltre, è uno dei pochi giocatori stranieri ad occupare la cintura di capitano della squadra argentina. Salas all'Universidad de Chile nel 2008 Tra il 2004 e il 2005 ha ricevuto offerte per tornare al calcio europeo dal Barcelona in Spagna e dall'Inter in Italia, tra gli altri. Dopo aver rescisso il contratto con la Juventus nell'estate 2005, ritorna nell'Universidad de Chile, la squadra in cui è cresciuto. Porta due volte la squadra sino alla finale della Primera Division, ma viene sconfitta agli shoot-out nel Clausura del 2005 dall'Universidad Catolica e nell'Apertura del 2006 dal Colo-Colo. Nel dicembre 2006 viene lasciato libero dal club, finito in bancarotta. Dopo sei mesi di inattività, durante i quali manifesta l'intenzione di tornare a giocare nell'Universidad e un iniziale provino con i Chicago Fire, firma un contratto annuale con la squadra cilena. Salas ha annunciato il suo ritiro il 28 novembre 2008, all'età di 33 anni. Prima della partita del 23 novembre, dove l'Universidad de Chile ha battuto il Cobreloa 3-2, con due gol del Matador allo Stadio Nazionale. Nell'agosto 2017, spinto dalla nostalgia del pallone, ritorna a giocare nella squadra di calcetto della propria città natale "Città di Barcellona", disputando un'annata da protagonista. Nazionale Il 30 aprile 1994 allo Stadio Nazionale, Salas ha debuttato per la Nazionale di calcio del Cile all'età di 19 anni, segnando il suo primo gol in nazionale in un 3-3 con l'Argentina di Diego Maradona, che si stava preparando per la Coppa del Mondo 1994. Nel 1995 vinse la Canada Cup segnando il gol della vittoria dei cileni all'87° minuto di gioco nella finale contro il Canada (2-1). Durante la campagna di qualificazione alla Coppa del Mondo 1998, Salas ha segnato 11 gol. Ha segnato gol memorabili: contro l'Argentina in casa, a Quito, in casa contro l'Ecuador e in casa contro l'Uruguay, tra cui la tripletta contro la Colombia e il Perú, e un gol nella finale contro la Bolivia. Contro il Perù, è diventato il più giovane calciatore cileno a indossare la cintura di capitano, a soli 22 anni. Partita d'addio di Salas il 2 giugno 2009 allo stadio nazionale del Cile Durante il tour preparatorio per il Campionato mondiale di calcio 1998 in Francia, il Cile ha giocato un'amichevole con l'Inghilterra davanti a circa 65.000 spettatori al leggendario stadio di Wembley l'11 febbraio 1998. In una partita memorabile, il Cile ha vinto 2-0 con gol di "El Matador". Il primo, di grande fattura, con controllo, rotazione e definizione perfetti, senza che la palla tocchi terra dopo un passaggio di oltre 60 metri. Il secondo, un rigore che ha creato dopo aver dribblato brillantemente il difensore inglese Sol Campbell. Nel 1998, Marcelo Salas ha avuto una prestazione eccezionale nella Coppa del Mondo FIFA di Francia 1998, raggiungendo gli ottavi di finale del torneo, ha segnato 4 gol (due contro l'Italia, uno contro l'Austria e uno contro il Brasile), essendo il terzo marcatore di quello Coppa del Mondo, insieme all'attaccante brasiliano Ronaldo, a solo 1 dalla scarpa di bronzo e 2 dalla scarpa d'oro. Nel 1999 con la Nazionale di calcio del Cile raggiunge le semifinali della Copa America, dove ottengono il quarto posto. Il 15 agosto 2000, Salas è stata la grande figura nella vittoria del Cile 3-0 sul Brasile, segnando un grande gol ed essendo il giocatore più importante della partita, giocata nella qualificazione ai mondiali 2002. A causa dei suoi problemi di infortunio, le presenze di Salas con il Cile sono state limitate dopo il 2001. Ha segnato quattro gol in nove presenze durante la fallita campagna di qualificazione ai mondiali 2002 e durante la qualificazione ai mondiali 2006. Ha superato Iván Zamorano come capocannoniere di tutti i tempi della nazione per la seconda volta (lo aveva già fatto nel 1998) con il suo 35º gol contro la Bolivia. Al termine delle qualificazione ai mondiali 2002, il 15 ottobre 2005, decide di lasciare la Nazionale, dedicandosi esclusivamente all'Universidad. Nonostante questo, dopo l'ultimo ritorno all'Universidad, seguito al periodo di inattività all'inizio del 2007, recupera la condizione a tal punto da essere di nuovo convocato dal commissario tecnico della Nazionale Marcelo Bielsa per uno stage europeo con due amichevoli contro Austria e Svizzera il 7 e l'11 settembre. Il 18 novembre 2007, durante una partita valida per la qualificazione ai mondiali 2010 che il Cile ha disputato contro l'Uruguay, Marcelo Salas ha segnato i suoi ultimi 2 gol finali al mitico Estadio Centenario, il primo con un colpo di testa dopo il centro di Carlos Villanueva e il secondo su rigore. Dirigente Una volta appesi gli scarpini al chiodo, El Matador intraprende la carriera dirigenziale divenendo patron e contemporaneamente anche direttore sportivo del club cileno del Dep. Temuco, militante in Primera B. Palmarès Club Competizioni nazional Campionato cileno: 2 - Universidad de Chile: 1994,1995 Campionato argentino: 4 - River Plate: Apertura 1996, Clausura 1997, Apertuta 1997, Clausura 2004 Supercoppa italiana: 3 - Lazio: 1998, 2000 - Juventus: 2002 Campionato italiano: 3 - Lazio: 1999-2000 - Juventus: 2001-2002, 2002-2003 Coppa Italia: 1 - Lazio: 1999-2000 Competizioni internazionali Supercoppa sudamericana: 1 - River Plate: 1997 Coppa delle Coppe: 1 - Lazio: 1998-1999 Supercoppa UEFA: 1 - Lazio: 1999 Individuale Capocannoniere della Copa Chile: 1 - 1994 Miglior giocatore della Copa Chile: 1 - 1994 Capocannoniere della stagione dell' Universidad de Chile: 2 - 1994, 1995 Incluso negli undici ideali di Campionato di calcio cileno : 2 - 1994, 1995 Miglior attaccante d'America: 2 - 1996, 1997 Incluso negli undici ideali di Argentina Soccer League: 2 - 1996, 1997 Miglior giocatore della Supercoppa Sudamericana: 1 - 1997 Calciatore sudamericano dell'anno: 1 - 1997 Calciatore argentino dell'anno: 1 - 1997 Premio Olimpia: 1: 1997 Equipo Ideal de América: 2 - 1996, 1997 Premio per il miglior atleta in Cile: 1 - 1997 Calciatore cileno dell'anno: 2 - 1997, 1998 Capocannoniere della Supercoppa UEFA:1 - 1999 Miglior giocatore nella Supercoppa UEFA:1 - 1999 31° miglior giocatore sudamericano del XX secolo (IFFHS) 19° miglior attaccante sudamericano del XX secolo (IFFHS) 3° miglior attaccante sudamericano del decennio '90 (IFFHS) Tributi Nell'anno 2004 il club argentino River Plate ha onorato e immortalato la figura di Marcelo Salas con un ritratto dell'immagine del "Matador" negli spogliatoi dello stadio Monumental de Nunez, essendo incluso tra gli idoli più importanti del club. Anche nell'anno 2009, in occasione dell'inaugurazione del museo del club argentino, vengono ritratti in video e immagini gli obiettivi di Marcelo Salas (gli obiettivi dei titoli di Apertura 1996, Clausura 1997, Apertura 1997, Supercopa Sudamericana 1997, tra altri), oltre alle magliette e agli stivali che Marcelo Salas indossava mentre giocava al River Plate. Nell'anno 2013 Marcelo Salas ha ricevuto un tributo dalla Federazione calcistica dell'Inghilterra allo stadio di Wembley, per la sua "prestazione eccellente" nella partita Inghilterra-Cile dell'11 febbraio 1998. Dove il suo primo gol di quella partita è raffigurato nel museo di detto stadio, come uno dei migliori gol di tutta la storia segnati allo stadio di Wembley. Tribuna dei giocatori Lunga è la lista dei personaggi pubblici il cui idolo è il "Matador" dove molti di loro hanno deciso di onorare Marcelo Salas imitando la sua tipica celebrazione dopo aver segnato un gol: ginocchio a terra, testa china e un braccio rivolto al cielo. Tra i giocatori che hanno Salas come idolo, spiccano i seguenti: Giocatori di calcio Alexis Sanchez Arturo Vidal Charles Aranguiz David Pizarro David Trezeguet Eduardo Vargas Gaston Fernandez Gonzalo Higuain Humberto Suazo Javier Saviola Jose Luis Villanueva Marcelo Diaz Marcelo Larrondo Mauricio Isla Pablo Aimar Radamel Falcao Santiago Solari Christiane Endler Camila Pavez Golfista Nicole Perrot Giocatori di tennis Guillermo Coria Facundo Bagnis Federico Coria Felipe Arevalo Tributi dal mondo della musica Il 16 ottobre, Jay Kay, cantante della band inglese Jamiroquai, ha reso omaggio a Marcelo Salas, nella sua presentazione con la band al Teatro Caupolicán, indossando la tradizionale maglia numero 11 di Salas dove ha celebrato come Matador sul palco. L'11 febbraio 1998 la band irlandese degli U2 si esibì per la prima volta in Cile. Quel giorno il cantante e leader Bono è salito sul palco dello Stadio nazionale del Cile insieme al resto dei membri indossando la maglia numero 11 di Marcelo Salas, dove nello stesso momento sono stati mostrati su uno schermo televisivo gigante i gol di Salas per il Cile contro l'Inghilterra allo stadio di Wembley.
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Per quanto riguarda il mercato, a quanto pare, hanno le idee piú chiare i dirigenti della squadra femminile rispetto a quelli della squadra maschile.
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Auguri a Michel Platini che oggi (21 giugno) compie 67 anni!
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FABIÁN CARINI MASSIMO DE MARZI, “HURRÀ JUVENTUS” DEL SETTEMBRE-OTTOBRE 2000 Il futuro della Juve è in buone mani. Quelle del portiere fenomeno che l’anno scorso, a 19 anni, ha trascinato l’Uruguay alla finale della Coppa America. In patria è considerato l’erede dei grandissimi Maspoli (campione del mondo nel 1950) e Mazurkiewicz (formidabile portiere degli Anni 70), tutti gli addetti ai lavori scommettono che sarà il numero 1 dei numeri 1 degli Anni 2000. Hector Fabian Carini, la pantera con la faccia d’angelo, ha coronato da poche settimane il suo sogno: chiuderà l’anno nel Danubio e da gennaio sarà in Italia per iniziare l’avventura con la Juve, la squadra per la quale simpatizza fin da bambino. «La mia famiglia è di origini italiane, la Juventus ha sempre significato qualcosa di speciale per me – ha raccontato quando è arrivato a Torino a fine agosto per le visite mediche e la presentazione ufficiale –. È un onore indossare questa maglia. Mi voleva la Lazio, mi ha corteggiato il Barcellona, la Roma è arrivata a un passo dal prendermi, ma io volevo la Juve». A convincerlo ci hanno pensato due consiglieri d’eccezione, Fabian O’Neill e Paolo Montero. «So che Ancelotti li ha chiamati per avere notizie sul mio conto. Paolo ha detto che si sentiva di scommettere a occhi chiusi sul sottoscritto. Poi mi ha preso da parte e mi ha fatto una testa grossa così, spiegandomi cosa significa giocare nella Juventus, dicendomi che insieme a lui e a O’Neill qui sarei stato come a casa. In quel momento ho capito che venire a Torino era la scelta migliore». I portieri ai quali si è ispirato sono due: il colombiano Mondragone e Edwin Van der Sar, l’olandese volante che ritroverà a Torino. «Sarà un onore allenarmi con lui, avrò tanto da imparare stando al suo fianco. Me lo ricordo nel ‘96, nella finale di Champions League contro la Juve, parò tutto. Da allora è diventato il mio modello. Problemi ad accettare la panchina? Sono giovane, il tempo lavora dalla mia parte». Carini è un portiere moderno, forte tra i pali, fortissimo in uscita e capace di giocare anche con i piedi. E, a questo proposito, ci ha persino scherzato su: «Col Danubio, in certe amichevoli, mi diverto a giocare davanti. Ho un bel tiro, Inzaghi e Trezeguet facciano attenzione...». Da bambino Fabian giocava dove capitava: difesa, attacco, l’importante era correre e divertirsi. Poi gli è capitato una volta di finire in porta. «Mi sono divertito tantissimo e da allora non mi sono mosso più dai pali». Scelta decisamente felice, visto che ad appena 19 anni è diventato titolare nella Nazionale uruguayana e ha già collezionato una ventina di presenze. Nello scorso giugno, nella sfida di qualificazione ai Mondiali del 2002, ha fermato praticamente da solo l’attacco del Brasile. I verdeoro sono riusciti a pareggiare solo a pochi istanti dalla fine grazie a un calcio di rigore, prima hanno trovato un autentico muro di fronte a loro. I giornalisti brasiliani più anziani presenti al Maracanà hanno rivisto le streghe della finale del 1950, quando Maspoli parò tutto o quasi e fu determinante nel successo mondiale dell’Uruguay. «Mi sono esaltato ripensando all’impresa dei miei connazionali mezzo secolo fa – ha confessato Carini – e poi volevo vendicare lo 0-3 subito contro Rivaldo e i compagni nell’ultima finale di Coppa America. Siamo andati a un passo dal centrare un’altra storica vittoria». Daniel Passarella, il “gaucho” argentino capitano dell’Argentina campione del mondo nel ‘78 e oggi CT dell’Uruguay parla in termini entusiastici del suo pupillo. «Carini è un portiere eccezionalmente maturo per la sua età, sa comandare con autorità la difesa, la sua altezza non gli impedisce di essere agile e scattante. Presto diventerà uno dei migliori del mondo, oggi è già un elemento insostituibile in Nazionale». Forse è per questo (come ha confidato Moggi) che Passarella ha chiesto che Fabian rimanesse in patria fino a gennaio per continuare a giocare titolare... Alvaro Recoba ha detto che “Da anni l’Uruguay non aveva un portiere così forte. Ha la freddezza di un veterano». Paolo Montero e Daniel Fonseca, poi, se lo coccolano come fosse un fratello minore e non fanno che ricoprirlo di elogi. O`Neill, la cui presentazione è avvenuta insieme a quella del connazionale, ha fatto da interprete a Fabian nella sua prima intervista da juventino e sul conto del suo giovane compagno ha speso poche ma eloquenti parole: «Vedrete, stupirà tutti. È un fenomeno». Carini parla con grande affetto dei suoi familiari (il papà Silvio, la mamma Elena, i fratelli minori Damian e Florela). Da gennaio faranno gli straordinari per riuscire a seguirlo. «Il mio bisnonno Michele veniva da un paese vicino a Piacenza. Voglio andare a visitare quei luoghi, voglio portarci anche mio padre. Ma, soprattutto, sono ansioso di conoscere Torino e i tifosi della mia nuova squadra». Il nuovo portiere bianconero non vede l’ora di giocare con Zidane e Del Piero. «Sono i migliori, Del Piero ha una classe immensa, Zidane è il numero 1 al mondo. Ma nella Juve avrò la possibilità di giocare al fianco di tantissimi campioni». E lui giura di essere il campione del futuro, l’angelo custode dei pali bianconeri nel terzo millennio. Buena suerte, Fabian! Appuntamento a Gennaio! 〰.〰.〰 Nonostante abbia doti da vendere per cavarsela da protagonista nel nostro campionato, Carini non riuscirà a conquistare un posto al sole durante la sua breve permanenza a Torino. Acquistato come riserva del gigante olandese, non riesce a scendere in campo nemmeno una volta. L’arrivo nell’estate successiva del più forte portiere del mondo in quel momento, Gigi Buffon, non giova certo alla sua causa. Il giovane uruguagio trova, comunque, il modo di ritagliarsi attimi di gloria, soprattutto in Coppa Campioni (nella quale si toglie la soddisfazione di parare un calcio di rigore di Henry) e in Coppa Italia. Nell’estate del 2002, è dato in prestito allo Standard Liegi, in Belgio, dove resta per due stagioni. Ritornato alla Juventus, è ceduto all’Inter, in cambio di Cannavaro. E questo, suo malgrado, è il ricordo più nitido che ha lasciato nei supporter bianconeri. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/12/fabian-carini.html
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FABIÁN CARINI https://it.wikipedia.org/wiki/Fabián_Carini Nazione: Uruguay Luogo di nascita: Montevideo Data di nascita: 26.12.1979 Ruolo: Portiere Altezza: 191 cm Peso: 86 kg Nazionale Uruguaiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2000 al 2002 Esordio: 31.10.2001 - Champions League - Celtic Glasgow-Juventus 4-3 Ultima partita: 10.05.2002 - Coppa Italia - Parma-Juventus 1-0 8 presenze - 12 reti subite 1 scudetto Héctor Fabián Carini Hernandez (Montevideo, 26 dicembre 1979) è un ex calciatore uruguaiano, di ruolo portiere. Fabian Carini Carini nel 2011 al Peñarol Nazionalità Uruguay Altezza 191 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 9 gennaio 2017 Carriera Squadre di club 1997-2000 Danubio 46 (-?; 3) 2000-2002 Juventus 8 (12) 2002-2004 → Standard Liegi 54 (-52;1) 2004-2005 Inter 4 (-3) 2005-2006 → Cagliari 8 (-14) 2006-2007 Inter 0 (0) 2007-2009 Real Murcia 12 (-21) 2009-2010 Atlético Mineiro 14 (-22) 2011-2012 Peñarol 24 (-25) 2013 Deportivo Quito 39 (-42) 2014-2016 Juventud 69 (-88) 2017 Wanderers (M) 0 (0) Nazionale 1997-1999 Uruguay U-20 ? (-?) 1999-2009 Uruguay 74 (-72) Palmarès Mondiali di Calcio Under-20 Argento Malesia 1997 Copa América Argento Paraguay 1999 Bronzo Perù 2004 Caratteristiche tecniche Estremo difensore paragonato al connazionale Roque Maspoli, era ritenuto in giovane età un prospetto futuro: distintosi suo malgrado per le incertezze tra i pali e nelle uscite, ebbe una carriera inferiore alle aspettative. Nonostante la posizione in campo, realizzò alcuni gol su calcio di rigore. Carriera Club Messosi in luce difendendo la porta del Danubio, fu acquistato dalla Juventus nel gennaio 2001: col suo trasferimento divenuto oggetto d'indagine nell'ambito della vicenda sui passaporti falsi, esordì in bianconero il 31 ottobre 2001 nella trasferta di Champions League persa sul campo del Celtic per 4-3. Ceduto in prestito allo Standard Liegi nel 2002, riportò 61 presenze durante il biennio belga facendo ritorno a Torino nel 2004 per poi passare all'Inter in cambio di Fabio Cannavaro. Pur trovando poco spazio in nerazzurro, debuttò in Serie A il 4 dicembre 2004 nella vittoria per 5-0 contro il Messina: subentrato a Van der Meyde dopo l'espulsione di Toldo, parò un rigore calciato da Nicola Amoruso. Vincitore della Coppa Italia al termine della stagione 2004-05, passò in prestito al Cagliari: con l'esperienza sarda rivelatasi deludente sul piano agonistico, il giocatore conobbe una progressiva emarginazione anche a causa di un rapporto conflittuale con lo spogliatoio. Rientrato a Milano nel 2006, durante l'estate 2007 — alla scadenza del contratto coi nerazzurri — passò al Real Murcia: ingaggiato quindi dall'Atletico Mineiro nel settembre 2009, fece ritorno in patria nel dicembre 2010 trasferendosi al Penarol. Dopo le esperienze con l'ecuadoregno Deportivo Quito e l'uruguaiana Juventud, abbandonò trentasettenne l'attività agonistica per frequenti malanni fisici. Nazionale Conta 74 presenze con l'Uruguay, tra le cui fila ha disputato da titolare i Mondiali 2002 e tre edizioni della Copa America. Palmarès Club Competizioni statali Campionato Mineiro: 1 - Atlético Mineiro: 2010 Competizioni nazionali Campionato italiano: 2 - Juventus: 2001-2002 - Inter: 2006-2007 Coppa Italia: 1 - Inter: 2004-2005 Supercoppa italiana: 2 - Inter: 2005, 2006
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VINCENT PÉRICARD La Primavera della Juventus – scrive Alessandro Mancini su “Hurrà Juventus” del novembre 2000 – presenta quest’anno un organico di grande qualità, grazie agli investimenti operati dalla dirigenza bianconera in estate: sono arrivati giovani di valore, anche dall’estero. Così la squadra allenata da Gian Piero Gasperini (che era già più che affidabile) ha cominciato a mostrare momenti di bel gioco nella prima fase del campionato. Merito, tra gli altri, anche di Vincent Péricard. Il suo acquisto può essere sicuramente annoverato tra quelli più importanti firmati dal direttore generale Moggi e dai suoi collaboratori, se non altro perché il promettentissimo attaccante francese era stato seguito con attenzione in estate anche dal Barcellona e dai Glasgow Rangers. Spagnoli e scozzesi avevano provato a chiudere la trattativa, dopo aver verificato le doti del giocatore, scontrandosi però con l’evidenza dei fatti: la Juve, anticipando tutti, lo aveva subito acquistato. Quando la notizia si è diffusa, Péricard aveva già effettuato le visite mediche a Torino. E aveva anche firmato il suo primo contratto da professionista. Un grande colpo per la Juve: era stato anticipato con incredibile tempismo anche il Saint-Étienne, il club nel quale il giocatore era cresciuto, che non aveva saputo far sottoscrivere in tempo utile al ragazzo un nuovo ingaggio. Péricard alla Juventus non era costato nulla. Appena poche settimane prima, c’era stato il debutto di Péricard nel campionato francese. Il centravanti, a soli diciassette anni ma con un fisico statuario, era stato schierato dal tecnico Nouzaret sul campo dello Strasburgo: settanta minuti in trasferta giocati ad alta intensità per non far rimpiangere il titolare di quella maglia, il brasiliano José Aloisio. Missione compiuta. Gli addetti ai lavori avevano quindi cominciato ad accorgersi di questo potente centravanti di colore, forte e agile. In realtà, Péricard (camerunese d’origine: è nato in Africa, a Efok) si era già messo in mostra con la maglia della Nazionale francese Under 17, guidata al trionfo nel torneo di Oporto in Portogallo, con una netta vittoria ai danni dell’Austria nella finalissima. La carriera di Péricard con la maglia della Nazionale transalpina promette adesso nuovi interessanti sviluppi. L’attaccante bianconero ha, infatti, effettuato il suo debutto nella nuova Under 18, quella che ha ereditato il titolo di Campione d’Europa dalla generazione precedente. Lo ha fatto ovviamente alla sua maniera, con un goal, anche se ininfluente ai fini del risultato: la Francia del Commissario Tecnico Stephan è stata, infatti, battuta in casa per 2-1 dai pari età dell’Olanda (guarda caso rinforzata da un altro juventino: il centrocampista De Windt), ma Péricard ha appunto lasciato la sua firma grazie alla rete realizzata al 28’ del secondo tempo con una prodezza consueta, un tiro potente e preciso. I tifosi bianconeri hanno visto Péricard all’opera con la maglia della Juventus per pochi spezzoni di partita, grazie alle dirette televisive di quest’estate, quando la squadra di Ancelotti, ancora in ritiro, e ancora priva di molti giocatori importanti, faceva conoscenza con i nuovi acquisti. Abbastanza, comunque, per capire che si trattava di un giocatore di grandi prospettive. Lo stesso Ancelotti, naturalmente, se n’è accorto. Per quest’anno, tra Inzaghi e Del Piero, Trézéguet e Kovačević, la concorrenza in prima squadra è davvero troppo forte. Intanto in questa primissima parte della stagione, nel campionato Primavera, il giovane centravanti ha subito messo a frutto le sue qualità. Partita dopo partita ha approfondito la conoscenza dei compagni, del nuovo ambiente, del calcio italiano. Péricard è un ragazzo sveglio, che apprende in fretta: è un grande appassionato di computer, è aperto alle nuove esperienze e l’idea di lasciare la Francia e la famiglia (suo padre è invalido, sua madre amministra la casa, sua sorella Serafine è una grande promessa dell’atletica leggera) non gli è costata troppo: solo un pizzico di nostalgia. Ma l’Italia gli piace, apprezza soprattutto la cucina. E anche Torino, in fondo, gli ricorda la Francia. Si sente a casa. «Non ho avuto dubbi a scegliere la Juventus – ama ripetere spesso – neppure di fronte alle insistenze del Saint-Étienne, giunte in ritardo. L’organizzazione del club bianconero ti colpisce subito: è davvero impeccabile». In bianconero ha un grande, forse inarrivabile, maestro: il connazionale Zinedine Zidane, Lui, però, candidamente, confessa di voler seguire le orme di un centravanti a cui si ispira con grande dedizione: Anelka, passato l’estate scorsa dal Real Madrid al Paris-Saint Germain. Alla Juve sono convinti che Péricard abbia i mezzi per fare meglio del suo idolo! Nonostante le ottime premesse, Vincent troverà pochissimo spazio in una Juventus troppo imbottita di campioni per il suo talento esibito a corrente alternata. Un’apparizione in Coppa Italia contro la Sampdoria e nell’ultima ininfluente partita contro l’Arsenal in Champions League, sostituendo un’altra meteora bianconera: Tomás Guzmán. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/vincent-pericard.html
