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Gabbie

Tifoso Juventus
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  1. pranzare alle 9.30? quella si chiama colazione.
  2. e se non li fai a giocare in prima squadra come crescono? e se li fai giocare in prima squadra non sono degni e se li fai giocare all'oratorio si fanno chirichetti
  3. e (aggiungo) la finale di coppa itaglia sempre a Roma è
  4. qui bisogna sperare che per domenica non saltino fuori altri positivi, ma non me ne stupirei affatto...
  5. c'avessero un terzino o un attaccante da prestarci, così famo tutt'un conto!
  6. Rivincita Paratici Chiesa, McKennie e Kulusevski: decolla nel momento più importante il mercato costruito dal Cfo della Juve https://www.pressreader.com/italy/corriere-torino/20210108/281827171398212 Anno dopo anno, ai nastri di partenza, la Juve si ritrova con i favori del pronostico. Ma anche con un giudizio sul mercato che rimane sospeso, in attesa di quei risultati che sono l’unica cartina di tornasole che non mente mai. Certo, l’estate dell’acquisto del secolo, quello di Cristiano Ronaldo, forse rappresentava un’eccezione. Per il resto, la Juve è più o meno sempre sembrata la squadra più forte, eppure incompleta, con giocatori magari pagati troppo o che non sembravano la giusta mossa. Basta riavvolgere il nastro di qualche mese, lasciando da parte il complicato capitolo delle cessioni, il club bianconero ha investito circa 270 milioni di euro in campagna acquisti, grazie anche a formule creative senza le quali sarebbe stato impossibile spendere tanto in un anno come il 2020. Il colpo di gennaio è stato Dejan Kulusevski, poi è tato il momento di Arthur a giugno (scambio con Miralem Pjanic e conguaglio), infine è stato tra agosto, settembre e ottobre che Fabio Paratici si è giocato tutto puntando su Weston McKennie, Alvaro Morata e Federico Chiesa. E per quanto ancora oggi la rosa a disposizione di Andrea Pirlo sia assolutamente perfettibile, tra lacune numeriche e di personalità, non si può non sottolineare come proprio le tre scommesse fatte dal capo dell’area sportiva bianconera siano state fin qui le vere note positive di una stagione che vede la Juve costretta a inseguire in campionato ma anche rinvigorita dal colpaccio di San Siro contro il Milan capolista. Una partita che ha portato in prima pagina il volto di Chiesa, seguito a ruota proprio da McKennie e Kulusevski. Ed ora c’è Chiesa ad aver trovato ritmo e colpi da campione, tali da far capire come forse quei 60 milioni non rappresentino un affare solo dal punto di vista della Fiorentina. È presto, i conti si fanno solo alla fine, anche quelli economici, questa stagione non è nemmeno arrivata a metà e rimarrà per motivi non solo di campo forse la più difficile di tutta la carriera di Paratici. E degli ultimi dieci anni della Juve. Intanto una bella rivincita, il dirigente bianconero, se la sta già prendendo: quando c’è da scegliere un giocatore, lui vede sempre qualcosa in più degli altri. E quasi sempre ha ragione lui. TIÉ
  7. Lo Schalke in difficoltà economiche lavora con la Juventus per anticiparne il riscatto, (obbligatorio in caso di qualificazione in Champions League e con un determinato numero di presenze). Manovra non semplice (18,5 milioni di euro), ma non è detto che si possa trovare un'intesa che favorisca più o meno entrambi.
  8. altra squadra con cui l'anno scorso abbiamo scialato e disperso punti io lascio pure la sconfitta, ma rivoglio i punti persi con Lazio, Crotone e Benevento!
  9. "Paratici è il Cristiano Ronaldo dei direttori sportivi!" (Mister Gatta, 6/1/2021 www.twitch.tv/videos/863838086) cambiare titolo!
  10. Eh ma l'ombra di Bernsardeschi ti prende e ti porta via, quando meno te l'aspetti... l'omo nero! (o l'omonero hopper version)
  11. basta chiedere, ecco qua Pirlo fa festa con l'unica scelta azzeccata: la Juve gonfia il petto, ma per ora è solo in zona Champions Giancarlo Padovan Solo un Milan senza sette titolari e con Calabria a centrocampo, perché i centrali di ruolo erano finiti, ha potuto arrendersi alla Juve (1-3) e perdere un’imbattibilità europea che durava dalla stagione scorsa. Il Milan resta primo da solo e la Juve aggancia il quarto posto a sette punti dai rossoneri, a sei dall’Inter, battuta a Genova dalla Sampdoria, e a tre dalla Roma. Molti juventini gridano al rilancio, ma devono essere restii nel far di conto. Ove mai, infatti, la Juve battesse il Napoli nel recupero (quando si giocherà questo non si sa), avrebbe ancora quattro punti di ritardo dalla capolista e tre dall’Inter. Per ora, dunque, non c’entra con la lotta per lo scudetto e l’unico obiettivo possibile è la qualificazione alla Champions. Dove, peraltro, non si può competere con i Frabotta o i Bernardeschi. Comunque non dovremo aspettare troppo per capire chi ha ragione e chi no. Pioli e la sua truppa malandata anticiperanno sabato sera in casa del Toro, l’Inter affronterà la Roma all’Olimpico e la Juve se la vedrà in casa con il Sassuolo, solo un punto sotto i bianconeri. Probabile che chi si gloria oggi sia destinato a cadere fra tre giorni. Senza contare che il turno successivo indica la partita delle partite: Inter - per me prossima vincitrice dello scudetto - contro Juve. A San Siro hanno contato le assenze. A Pioli, fino a ieri mattina, mancavano Ibrahimovic, Bennacer, Gabbia, Tonali, Saelemaekers. Poco prima di mezzogiorno si sono aggiunti Rebic e Krunic per il Covid. Anche la Juve aveva le sue assenze (Morata, acciacco muscolare, Alex Sandro e Cuadrado sempre per il Covid), ma poteva contare su una panchina lunga e su calciatori di ruolo. Solo la dabbenaggine di Pirlo poteva rispolverare Frabotta, anziché affidarsi a Demiral, ma a volte le scelte più bislacche pagano più di quelle razionali. Ho scritto alla vigilia che la Juve non ha nemmeno un sistema di gioco e lo confermo. Il 4-4-2 è spesso contaminato dal 3-4-1-2 con elementi che partono da sinistra (Ramsey, un’altra riscoperta di Pirlo) e vanno a fare (sbagliando un sacco di palloni) il trequartista. L’unica scelta giusta è stata quella di schierare Chiesa, ovviamente a destra, per inibire le scorribande di Theo Hernandez. Operazione riuscita perché, più dell’opzione, conta la forma dell’ex fiorentino. Un palo, due gol splendidi e un piccolo infortunio proprio in occasione della seconda marcatura. La partita è stata combattuta ed equilibrata, Szczesny ha parato più di Donnarumma, molti sono stati gli errori (di leggerezza) in uscita da parte della Juve, buono il pressing del Milan. All’inizio ci ha provato Dybala (partita sufficiente, impreziosita da un assist di tacco e da un altro, meno assist, ma certo passaggio utile), però il tiro è stato intercettato da Kjaer. Dall’altra parte Castillejo, dopo pretenzioso tacco in area di Bentancur, parata da Szczesny. La Juve ha avvicinato il vantaggio al 15’ (girata di Chiesa e palo pieno) e raccolto l’1-0 tre minuti dopo, ancora con Chiesa. Splendida l’azione, impostata dall’esterno, scambio con Dybala che restituisce di tacco, e fendente di destro che inchioda Donnarumma. Poco dopo, sempre Chiesa, sfuggito a Hernandez, mette in mezzo per Ronaldo che gira addosso ad un difensore. Il Milan, forse timido, forse contratto, si è visto dal 20’ alla fine del primo tempo. Il pareggio (40’ con destro piazzato all’incrocio di Calabria) è stato preceduto da una ripartenza di Calhanoglu (tiro fuori di Leao), da una girata di Leao, respinta da Szczesny e da altre due parate su Calhanoglu del portiere della Juve. Se, dunque, il pareggio è apparso legittimo, meno limpido è stato l’inizio dell’azione che ha consentito a Calhanoglu di strappare palla a Rabiot. Il turco è intervenuto con un poderoso colpo d’anca (per me fallo) giudicato corretto sia dall’arbitro Irrati che dal Var Orsato. Sembrava dovesse essere Milan anche nella ripresa (tiro pericoloso di Dalot deviato da Szczesny), ma allo scoccare dell’ora di gioco, Chiesa inventava il secondo vantaggio, questa volta di sinistro, su passaggio di Dybala. L’esecuzione era una sorta di mazzata per il Milan che si allungava fino a spezzarsi nel mezzo. Così i primi due cambi di Pirlo (Kulusevski per Chiesa e McKennie per Dybala) sortivano prima un’occasione per l’americano (assist di Ronaldo, in penombra, e deviazione di Donnarumma), poi un’opportunità di Kulusevski a destra (salvataggio di Romagnoli), infine il gol del 3-1 con McKennie. Anche in questo caso, lo sfondamento, però a sinistra, veniva garantito da Kulusevski che in area toccava di esterno a favore del compagno. Mancava un quarto d’ora alla fine e la prima sconfitta del Milan era compiuta. La Juve gonfia il petto. Ma, per ora, è solo in zona Champions.
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