andrea
Tifoso Juventus-
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Nefandezze mediatiche e antijuventinismo vario
andrea ha risposto al topic di Homer_Simpson in Juventus Forum
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Voglio proprio vedere andare a vincere a Venezia
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Nefandezze mediatiche e antijuventinismo vario
andrea ha risposto al topic di Homer_Simpson in Juventus Forum
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Adesso il Napoli è nella M***A
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https://www.dagospia.com/sport/co*****e-M***A-la-prossima-volta-ti-tiro-sberla-cretino-alla-kings-league-434218
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Douglas Luiz lascia la Juventus e firma per il Nottingham Forest
andrea ha risposto al topic di Crimson Ghost in Archivio Calciomercato
Pensate ieri difendere il vantaggio con un uomo in meno e questo qui in campo🤮 -
[ Serie A enilive ] LAZIO-JUVENTUS 1-1 (51’ Kolo Muani, 96’ Vecino)
andrea ha risposto al topic di PiemonteBianconero in Stagione 2024/2025
https://x.com/RidTheRock/status/1921277558760317145?t=C1pmWuP9Hzw-ZoW78PTedA&s=19 -
Michele Di Gregorio, il portiere bianconero
andrea ha risposto al topic di Homer_Simpson in Juventus Forum
Di Gregorio è uno dei primi cento portieri al mondo -
[ Serie A enilive ] LAZIO-JUVENTUS 1-1 (51’ Kolo Muani, 96’ Vecino)
andrea ha risposto al topic di PiemonteBianconero in Stagione 2024/2025
Giochiamo una partita decisiva schierando una formazione ridicola -
Fumavo un pacchetto al giorno, Riva di più. di Furio Zara · 8 mag 2025 Disteso nel volo a planare, allungando la sagoma scossa da un colpo di reni, mulinando il braccio come un Don Chisciotte con i guanti, la chioma da Sandokan al vento, la segreta convinzione di arrivare a schiaffeggiare anche stavolta il pallone, interrompendone la traccia e cambiandogli il destino. Ricky Albertosi è stato il portiere come è bello immaginarlo, dove il ruolo prevede istinto, audacia e attitudine a prendersi la scena, come l’acrobata che vola da trapezio a trapezio, nel silenzio dopo un rullo di tamburo che di colpo si fa muto. ▶ Albertosi, verrebbe da dire che lei non si è limitato a venire al mondo. Si è tuffato verso il mondo. «Ero un bambino e con i miei amichetti mi tuffavo da 4-5 metri in un laghetto, a Pontremoli, dove sono nato. Poi andavamo tutti al fiume, ad abbrancare con le mani le trote che si nascondevano sotto i sassi: forse è là che sono diventato un portiere». ▶ Cosa ricorda dei suoi inizi? «Non avevo ancora sedici anni quando giocai in Prima Categoria, con il Pontremoli. Il portiere titolare, tale Gregoratto, poche ore prima si era imbarcato come marinaio. Ricordo che faceva un freddo cane, presi quattro gol». ▶ A diciannove anni il debutto in Serie A con la Fiorentina. «Ero il vice di Giuliano Sarti, da lui ho imparato a giocare al limite dell’area, a fare il “libero” aggiunto. Con la Fiorentina credo d’aver disputato la partita della vita, a Glasgow, contro i Rangers, finale di andata della Coppa delle Coppe che poi vincemmo. Clima infernale, 2-0 per noi, parai tutto». ▶ Nel 1970 lo scudetto a Cagliari. «Abbiamo fatto la storia, svelato un’altra Sardegna, restituito identità e dignità ad una terra che l’Italia aveva dimenticato. Una squadra di amici veri, con Beppe Tomasini siamo fratelli, ci sentiamo ancora. Quell’anno ho subito solo 11 reti - tra cui due autogol e un rigore - in 30 partite. Se l’anno dopo Gigi Riva non si fosse infortunato in Nazionale, avremmo vinto di nuovo». ▶ Lei indossava una maglia rossa. «Ebbi l’idea guardando un portiere inglese. In allenamento Riva mi confermò che il rosso disturbava l’attaccante, diceva che sembravo più grande e lo inducevo a sbagliare». ▶ Chi fumava di più lei o Riva? «Io un pacchetto di Marlboro al giorno, ma Gigi pure di più. Scopigno lasciava fare: in campo davamo il massimo, non c’era nulla da rimproverare». ▶ Quella del 1970 è l’estate di ItaliaGermania 4-3. «Calcio d’angolo, Seeler colpisce di testa, Gerd Müller la corregge in rete. Sul palo c’è Rivera, fa una torsione strana e non la prende: 3-3. Gliene dissi di tutti i colori. Lo insultavo, lui sbatteva la testa sul palo. Poi mi fece: “Ora vado a fare gol” (ride). Fu di parola». ▶ Quattro anni prima, al Mondiale inglese del 1966, l’onta della Corea. «Durante riscaldamento li vediamo entrare in campo, ognuno ha un pallone in mano. Lo lanciano per aria, poi fanno la rovesciata. Pensiamo: “Sono matti”. La verità è che Perani nei primi 20 minuti sprecò tre occasioni da rete. Mi fece gol quel dentista, che dentista non era: Pak Doo-Ik. Ci sono partite segnate da un destino contrario: quella lo fu». ▶ Nel 1979, scudetto della Stella con il Milan. «Grande soddisfazione, avevo già quarant’anni, giocavo con la casacca gialla. Non c’erano campioni, ma eravamo tosti. Liedholm in allenamento mi bombardava con i suoi tiri. Diceva: “La metto là”. E indicava l’incrocio dei pali. E il pallone finiva inevitabilmente là. Il Barone aveva quasi 60 anni, ma non sbagliava un tiro». ▶ Subito dopo la squalifica per il calcioscommesse. Lei si è sempre dichiarato innocente. Cosa le ha tolto quel periodo buio? «La possibilità di andare a giocare in America, era già tutto fatto, il Milan mi avrebbe ceduto il cartellino. Poi l’America è venuta da me: i Globetrotters, la squadra di basket che girava il mondo, mi chiese di fare uno spettacolo all’intervallo delle loro partite. Mi mettevo in porta e gli spettatori provavano a fare gol. Mi sono divertito un sacco». ▶ Il suo dualismo con Dino Zoff ha fatto epoca. Cosa aveva lei in più e in meno del suo collega? «Possiamo dirlo? Siamo stati due grandissimi portieri. Io più agile, Dino più compatto. Lui aveva gambe grosse, strutturate, solide; io solo muscoli. Zoff è un monumento del calcio italiano». ▶ Com’è la sua vita oggi? «Bella e tranquilla, sono fortunato. Nel 2004 ho rischiato di morire di infarto. Ero all’ippodromo di Montecatini, avevo appena fatto una corsa. Stavo riguardando al monitor la gara, sono crollato a terra. Sono stati bravi con i primi soccorsi, mi hanno salvato la vita. I cavalli sono stati a lungo la mia passione, da allora non più. Vivo a Forte dei Marmi con mia moglie Betty, stiamo insieme da 50 anni. Ho 4 favolosi nipoti: Edoardo e Sofia studiano all’università, poi ci sono i piccoli Emma, che gioca a tennis, e Tommaso: lui impazzisce per il calcio, ma non vuole che vada a vederlo, mi tocca nascondermi». ▶ Chi le piace tra i portieri italiani? «Carnesecchi, un po’ mi ci rivedo. È spericolato, incosciente come si può esserlo da giovani. Io mi sono rotto due volte il setto nasale e ho perso quattro denti. Farà una grande carriera». ▶ Un’ultima cosa: ma è vero che lei aveva il vezzo di giocare senza le mutande? «No, in realtà in campo le portavo sotto i calzoncini, era nella vita quotidiana che non le mettevo mai».
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Europa e Conference League 2024/25: vincono Tottenham e Chelsea
andrea ha risposto al topic di kkekko in Archivio Off Juve
https://x.com/TrollFootball/status/1920578566191984813?t=fBsyiyBWhyh3DGHiVzGYbA&s=19 -
Penso sia doverosa una riflessione. Da sportivi non si può far finta che non si sia scritta una pagina epica nel grande libro della storia del calcio. Al di là delle appartenenze e delle fedi calcistiche, davanti a certe imprese sportive, bisogna solo alzarsi in piedi ed applaudire. E riconoscere il merito e la caparbietà oltre i colori. Inzaghi e tutti i suoi nerazzurri hanno dimostrato cosa vuol dire vincere sapendo soffrire. Anche sovvertendo i pronostici e zittendo i “gufi”. Complimenti sinceri al Pisa per il meritato ritorno in serie A!
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Nel ’90 il Mondiale e la Coppa Uefa con la Juventus Di Furio Zara · 6 mag 2025 Nel silenzio di quel bosco - “Tal cidin dal bosc” come dicono in Friuli - che chiamiamo vita, Gigi De Agostini è un cuore puro che ascolta il rumore di sé, consapevole che è nell’impasto di bellezza e dolore, di ricordi che brillano e altri che feriscono, di parole dette e altre taciute che troviamo un senso al nostro stare qui, ora. «Non l’ho ancora detto pubblicamente a nessuno, ma è arrivato il momento. Cinque anni fa sono stato operato, tumore allo stomaco. Ora sto meglio, sono qui, ogni sei mesi faccio i controlli, ma sono vivo, ed è l’unica cosa che conta. Lo sapevano i miei familiari e un paio di ex colleghi, amici fraterni come Tricella e Vialli. Con Luca ne parlavo spesso, stavamo facendo le stesse cure, ci davamo forza a vicenda. Mi manca Luca, era una bellissima persona». ▶De Agostini, partiamo dall’inizio. «Sono nato a Udine, cresciuto a Tricesimo, figlio di Luciana e Claudio, un fornaio che di notte impastava il pane e di giorno lavorava come contadino nei campi. Ho passato l’infanzia giocando a pallone in un cortile, con i miei fratelli, Silvio e Andrea e mio cugino Stefano, calciatore pure lui, ha giocato anche in Serie A. Siamo una famiglia di calciatori. Mio zio, Giuliano Fortunato, era nel Milan negli Anni 60; anche mio figlio Michele ha giocato in Serie C più di trecento partite. Da ragazzo mi chiamavano “Gigi Milan”. Avevo le vene rosse e le arterie nere, l’idolo era Rivera». ▶Ha debuttato in serie A a 19 anni Il Toro di domani Di Furio Zara · 6 mag 2025 In ascesa Ali Dembélé, 21 anni, festeggia il gol del 2-0 contro l’udinese. Alle sue spalle Sergiu Perciun, 19 el silenzio di quel bosco - “Tal cidin dal bosc” come dicono in Friuli - che chiamiamo vita, Gigi De Agostini è un cuore puro che ascolta il rumore di sé, consapevole che è nell’impasto di bellezza e dolore, di ricordi che brillano e altri che feriscono, di parole dette e altre taciute che troviamo un senso al nostro stare qui, ora. «Non l’ho ancora detto pubblicamente a nessuno, ma è arrivato il momento. Cinque anni fa sono stato operato, tumore allo stomaco. Ora sto meglio, sono qui, ogni sei mesi faccio i controlli, ma sono vivo, ed è l’unica cosa che conta. Lo sapevano i miei familiari e un paio di ex colleghi, amici fraterni come Tricella e Vialli. Con Luca ne parlavo spesso, stavamo facendo le stesse cure, ci davamo forza a vicenda. Mi manca Luca, era una bellissima persona». Ha debuttato in serie A a 19 anni ancora da compiere «Al Friuli, contro il Napoli il 23 marzo 1980, la domenica delle volanti negli stadi, quando scoppiò il calcioscommesse. Venivo dalla Primavera, uno squadrone. Gerolin, Borin, Miano, Pradella, Cinello, Papais, Trombetta, tutta gente che poi ha fatto carriera. Giocavo con il numero 10 sulla schiena, fu Enzo Ferrari anni dopo a spostarmi terzino. Mi disse: Gigi, da terzino arriverai in Nazionale. Mi misi a ridere». C'è arrivato «Nel 1987, dopo l’anno a Verona. Con Vicini in azzurro ho fatto l’Europeo del 1988 e il Mondiale del 1990, quello delle Notti Magiche. Quella è stata l’italia più bella degli ultimi decenni, la più spettacolare». ▶Quando arrivò alla Juventus le diedero la maglia numero 10 che era stata di Platini. Per ruolo sarebbe toccata a Magrin, ma Marchesi non volle gravarlo di responsabilità e la diede a me, che facevo il mediano. Del resto ho il record di aver giocato con tutte le maglie, dal 2 all’11, mi manca solo quella del portiere. Boniperti mi disse: “Gigi, te la senti?”. Io risposi: “A Udine ho indossato la 10 di Zico, posso farlo anche con Platini”. Scherzavo, eh, sia chiaro…». ▶Che compagno di squadra è stato Zico? «Un fuoriclasse assoluto, un uomo retto, leale, puro. Lui, Zoff, Scirea per me sono stati esempi di vita. In allenamento Zico provava le punizioni. Dopo una settimana ci fa: “Ragazzi, io di solito faccio gol, qua prendo sempre la traversa”. I dirigenti controllano e scoprono che la traversa era più bassa di qualche centimetro. A Catania, in campionato, accadde una cosa incredibile. Finale di partita, vincevamo noi, punizione dal limite e i tifosi catanesi cominciano a invocare il nome di Zico. Tiro, gol. Il portiere Sorrentino, rivolto alla curva alzò le braccia e disse: che ci posso fare?». ▶Come compagni di squadra tanti campioni, Zico, Baggio, Elkjaer, e qualche meteora, come Rush. «Baggio è della stessa pasta, tecnica e umana, di Zico: un fenomeno. Ricordo che Elkjaer fumava sigarette fino a un attimo prima di entrare in campo. Gli dicevo: “Preben, ma ti pare?”. E lui: “Gigi tu giochi in squadra con Elkjaer, tu non puoi aver paura”. Rush ogni due giorni andava a sbattere con la macchina contro gli autobus. Tra i viali e i controviali di Torino, abituato alla guida a sinistra, non ci capiva nulla. È stato un grande bomber, ma non si è mai ambientato». ▶Sul suo profilo WhatsApp c’è la sua foto con i nipoti accompagnata dalla scritta “pentanonno”... «Ho cinque nipoti, (ride) è un lavoro. Con mia moglie Odilla e i miei figli Michele e Sofia abbiamo creato la De Agostini Academy a Savorgnano del Torre, in provincia di Udine. Ci sono 130 bambini iscritti, facciamo calcio, yoga, danza. Dentro c’è l’Osteria del Terzino, un omaggio al sottoscritto. Sofia si occupa del running. Quando aveva dieci anni è stata investita da una macchina. Una tragedia vera. La rieducazione è stata lenta e faticosa, ma grazie a Dio si è ripresa. A maggio correrà la sua quarantunesima maratona. Io alleno i bambini, cerco di trasmettere loro quello che mi hanno insegnato i miei maestri. Giacomini, Ferrari, Bagnoli, Zoff, Vicini. I valori imprescindibili sono il comportamento e la qualità del gioco». ▶De Agostini, che qualità si riconosce? «La tenacia. Una volta in Nazionale mi infortunai alla caviglia, Boniperti mi telefonò: “Guarda che domenica devi stringere i denti, se no che friulano sei?”. Ogni volta che la vita si mette di mezzo ci ripenso. Ho avuto il tumore, ho problemi al cuore, sono bradicardico e di recente mi hanno messo un pacemaker. Ma guardo avanti con speranza e fermezza, se no che friulano sarei?».
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Quote Sisal Paris Saint-Germain 1.67 Inter 2.25
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Che roba è questa? https://x.com/Somhiseremfcb/status/1920117958476464317?t=7v2Abxa6l2aVbFw-2wNx2g&s=19
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Attenzione che l'Inter può trovarli in finale 🤦
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https://x.com/KrankFessie/status/1919872080322990288?t=yjszczadS_VwMO_FBD0M_A&s=19
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https://www.dagospia.com/sport/tristissima-scena-dei-tifosi-dell-inter-se-ne-vanno-dopo-gol-raphinha-433720
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Nei prossimi giorni troverà una testa di cavallo sull'uscio di casa
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Perché ha un mafioso come presidente
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Mauro Suma è più sobrio
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Per qualche fenomeno paranormale quest'anno il c**o del Real è passato all'Inter
