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15 pointsUna scatola dimenticata in cantina così è spuntata la prima Juve.mp4 Una scatola dimenticata in cantina: così è spuntata la prima Juventus in una foto di fine Ottocento Lo scatto apparteneva a Tamagnone, studente del liceo D’Azeglio e primo portiere bianconero. Una scatola dimenticata con 1800 fotografie restituisce l’immagine più antica del club Uno scatolone dimenticato in cantina, tra bottiglie e vecchi mobili impolverati: dentro milleottocento “vetrini” fotografici, quasi tutti ritratti di famiglia, e in mezzo, nascosta, un’immagine di fine Ottocento, la più antica mai venuta alla luce della Juventus. Ci sono i fratelli Canfari con i cappelli neri - Eugenio, il primo presidente, con il pallone - e attorno altri pionieri: tra quelli identificati con certezza, sei soci fondatori e tre calciatori della prima ora, molti studenti del liceo D’Azeglio, quelli della leggendaria panchina attorno alla quale nacque il club. La scoperta non è casuale, nasce dalla passione di tre ricercatori con inclinazioni diverse: Vincenzo Olivero, pensionato innamorato del suo paese, Riva Presso Chieri, mai stanco di esplorarne le radici, Giovanni Arbuffi e Gabriele Ferrero, storici del calcio e in particolare della Juve, rari cacciatori di fonti in un mondo fatto ormai di copia-incolla. A Riva si favoleggiava d’un Tamagnone che all’alba del pallone aveva giocato in bianconero, però l’unica traccia era il cognome, tramandato da qualche ritaglio di cronaca e, soprattutto, da una testimonianza di Enrico Canfari nel 1913, quella in cui narrò di «un torneo di squadre locali» e indicò il «primo undici juventino». Figuravano calciatori destinati a calcare i campi per anni, Tamagnone, numero uno dei numeri uno, primo a difendere quella porta che s’intravvede nella foto ritrovata, giocò invece solo nel 1899: forse si defilò riconoscendo qualità non eccelse, forse gli fu proibito dal papà farmacista insoddisfatto del suo rendimento scolastico. Olivero avvia la sua ricerca, scopre che si chiamava Ferdinando, era approdato alla laurea e aveva seguito le orme paterne. Una prima conferma sul passato sportivo giunge da un diploma d’onore rilasciatogli nel 1899 dalla Società Ginnastica Torino per la partecipazione a una gara di foot-ball, dove viene descritto come appartenente alla Juventus. Lo custodisce un pronipote, Graziano Corno, mentre il fratello Giuseppe conserva la scatola con le foto. Olivero ottiene di poterla esaminare, impiega anni: gruppi in posa, neonati in culla, scorci di paesaggi, mezzibusti austeri, sorrisi sparsi, poi, verso la fine del lavoro, in uno degli ultimi pacchetti, quella piccola lastra. Anzi, quelle: stesso scatto e due stampe, una tendente all’azzurro e una, per quanto si potesse all’epoca, più nitida. Intuisce possa trattarsi della Juventus, la porta d’assi e il pallone indicano un campo di calcio, però non riconosce i volti e chiede aiuto ai due “juventinologi”, autori nel frattempo d’un libro intensissimo: una raccolta integrale di biografie bianconere completa dei luoghi di sepoltura dei calciatori deceduti. E alcune tombe trovate in rovina, per raccontare l’amore, le hanno risistemate a proprie spese. Sa che Arbuffi e Ferrero hanno corretto errori storici, grazie a loro, solo per fare un esempio, si è scoperto - con documentazione inoppugnabile - che il primo nazionale juventino non è stato Giacone, schierato a Berna nel 1920, ma Mattea e Novo in un’amichevole col Belgio giocata tre anni prima all’Arena di Milano. Molti dei personaggi ritratti sono noti, la comparazione è comunque laboriosa: undici vengono identificati senza alcun dubbio. E arriva la conferma del valore storico della foto, che riunisce molti di quei primissimi bianconeri indicati da Canfari: il fratello Enrico che, più appassionato di lui, si cimentò da centravanti, Armano, Chiapirone, Donna, Gibezzi, Malvano. «Ritrovare l’immagine della Juventus tra centinaia di vetrini mi ha regalato un’emozione unica - racconta Olivero -, così come molto emozionante, in precedenza, era stato dare un volto a Tamagnone. I pronipoti posseggono suoi ritratti classici, immagini in bicicletta, una tessera con foto di azionista dell’Esposizione Internazionale del 1911». Lo storico di Riva, e non solo, porta con sé alcune “reliquie”, ma anche Arbuffi e Ferrero sono collezionisti e così la loro visita trasforma la redazione in un piccolo museo. Si allineano cimeli antichi, non necessariamente dell’epoca dei pionieri: i pezzi di storia raccolti ci conducono fino a metà del secolo scorso. Spuntano i parastinchi griffati da Angelo Schiavio, campione del mondo 1934, stella del Bologna che conclusa la carriera aprì un’azienda d’abbigliamento, le tessere rilasciate nei primi anni di vita del club, benemerenze incorniciate, gagliardetti, inviti firmati dal Senatore Giovanni Agnelli, menu coperti d’autografi di cene organizzate per festeggiare trionfi del passato: triglie e calamaretti, bianco di pollo all’imperiale, bianco Soave e Gran Spumante. Ognuno dei due ha il suo piccolo tesoro, frutto di ”safari” ininterrotti, infine premiati, tra discendenti di campioni e comparse, mercatini d’antiquariato, fiere specializzate: insieme hanno unito le forze per raccogliere in un libro il frutto di tanta ricerca, e il coinvolgimento voluto da Olivero ha permesso quest’ultima, storica scoperta: «È il Santo Graal della Juventus» dice Ferrero, accarezzando con delicatezza la copia della fotografia ingrandita e rielaborata e indicando i protagonisti certi e quelli su cui personalmente non ha dubbi, ma per i quali, da storico serio, aspetta ulteriori riscontri: il ragazzo a destra con la mano sul berretto è quasi certamente Thomas Savage, disegnatore arrivato a Torino da Radford, passato alla storia per aver procurato le prime maglie bianconere, e quello tra Enrico Canfari e Costantino Nicola dovrebbe essere Luigi Forlano, socio fondatore e attaccante. Dovrebbe, perché la storia pretende certezze, confronti inattaccabili. «Ma bastano i volti sicuri - conclude Arbuffi - per svelare che siamo di fronte alla più antica immagine della Juventus. Tamagnone amava la fotografia ed è bellissimo aver contribuito a restituire una testimonianza così preziosa». https://www.lastampa.it/sport/2026/03/04/news/la_prima_juventus_in_una_foto_di_fine_ottocento-15530575/
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12 pointsLa sconfitta l'avevo già prevista ieri al lavoro mentre chiacchieravo con collega in mensa. Stamani al telefono per ragioni pseudo-sindacali, con lo stesso collega, mi è stato accennato della maglia vista oggi (scoperta/vista solo ora da me un minuto fa). Ammetto di aver recepito la cosa solo distrattamente. Ma ora son contento di aver avuto nuovamente conferma che le mie certezze non vacillano mai. Sono solide come la roccia. A Torino, zona Continassa, nessuno ci capisce una sega di Juventus. Da cacciare tutti a calci nel c**o.
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11 pointsLeone, Oceano, Vita... Ma che caxxo di nomi da sto cojone ai figli?
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11 points"Mi dispiace che un bravo ragazzo come Kalulu, dopo aver subito due torti colossali, debba prendersi del bischero da Chivu. E questo è difficilmente accettabile, oppure dovrei avere anche io la possibilità di parlare dei calciatori dell'Inter. E non voglio farlo"
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11 pointsLa cosa che mi fa ancora incaxxare è l'ironia dei cojoni italioti che prendono per il chiulo perche la juve si lamenta dell'arbitro. Questo è il risultato di ventanni di infami e traditori silenzi. Oggi piu che mai se ne deve andare. VATTENE VIA infame
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10 pointsNel 2006 Juve e Milan erano all'apice e il campionato italiano era quello nel quale militavano caterve di campioni. Poi la federazione ha voluto scavarsi la fossa e fare vincere qualcosa alla seconda squadra meneghina. Questi sono i risultati.
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10 pointsÈ scomparso oggi Rino Marchesi. Allenatore della Juve negli anni 86/87 e 87/88. Persona garbata e dallo stile impeccabile. Ha allenato anche la seconda squadra di Milano e il primo Napoli di Maradona. Che la terra ti sia lieve Rino.
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10 points
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10 pointsPremetto che non è farina del mio sacco... ma rispecchia in toto ciò che penso. Caro Elkann, c’è una domanda che aleggia su Torino più fitta della nebbia d’autunno: perché non vendi la Juve? Non è una provocazione. È un sospiro collettivo. È il rumore di fondo di uno stadio che non sa più se deve fischiare l’arbitro, l’allenatore o direttamente il consiglio d’amministrazione. Perché vedi, il problema non è perdere. La Juventus ha perso altre volte nella sua storia. Il problema è non sembrare più la Juventus nemmeno quando vince. E questa, più che una crisi sportiva, è una crisi d’identità. Una specie di spa emotiva dove il club entra “per ristrutturarsi” e ne esce con un logo moderno, una comunicazione patinata… e un’anima in meno. Tu non sei un presidente. Non sei un dirigente. Non sei nemmeno un tifoso. Sei, nel migliore dei casi, un azionista silenzioso con delega al distacco emotivo. E va benissimo: il capitalismo funziona così. Ma allora perché continuare a tenere la Juve come un vecchio soprammobile di famiglia? Bello, storico, ma fuori contesto nel salotto di chi oggi vive solo di numeri, dividendi e storytelling. Perché tenerla? Per prestigio? Per tradizione? Per affetto? No, per favore. Nessuno ci crede più. La Juve oggi sembra gestita come una start-up che però deve fingere di essere ancora un impero. Un club che parla il linguaggio della modernità ma prende decisioni con l’inerzia del passato. Un progetto che ogni estate riparte da zero, ma sempre con la stessa identica confusione. La verità è che non la guidi. La sopporti. La Juve, sotto la tua proprietà, è diventata una società che ha paura di scegliere. Paura di rompere davvero. Paura di rischiare sul serio. Paura di dichiarare una direzione chiara. Così si resta a metà: né grandi investimenti, né vera austerità. Né progetto sportivo, né semplice gestione prudente. Un limbo perfetto… per non disturbare i conti. E mentre fuori l’Europa corre, si struttura, si specializza, si evolve, qui si continua a confondere la parola “sostenibilità” con “ridimensionamento silenzioso”. Che è una cosa diversa. Molto diversa. Sostenibile è un club che sa cosa vuole diventare. Ridimensionato è un club che non osa più esserlo. E no, non è colpa solo dell’allenatore di turno. Non è colpa del mercato sbagliato. Non è colpa della sfortuna. È colpa di una filosofia aziendale applicata a un organismo emotivo come se fosse una fabbrica di componenti. Il calcio non è una holding. Il tifo non è una call trimestrale. La storia non è una voce di bilancio. Tu, invece, la Juve la tratti come una riga dentro un portafoglio industriale. Una partecipazione strategica. Una leva reputazionale. Un brand da proteggere, non una squadra da far esplodere di ambizione. Ed è qui che nasce la domanda: perché non vendi? Non per rabbia. Per logica. Vendere non sarebbe una sconfitta. Sarebbe un atto di onestà. Vorrebbe dire ammettere che questo club, così com’è, non è più coerente con il tuo modo di stare nel mondo. Tu sei il manager del sistema. La Juve ha bisogno di un proprietario. Uno che si sporchi. Uno che sbagli rumorosamente. Uno che dica: “questa è la mia idea di calcio”, e se ne prenda la responsabilità. Invece qui abbiamo una proprietà che delega tutto, ma pretende stabilità emotiva da una tifoseria che vive di passione irrazionale. Una proprietà che scompare quando c’è da spiegare, e riappare solo quando c’è da rassicurare i mercati. Il risultato? Una squadra senza rabbia. Una dirigenza senza visione riconoscibile. Una tifoseria stanca di sentirsi dire che “serve tempo”. Tempo per cosa, esattamente? Per tornare competitivi? O per rendere indolore il fatto che non lo siamo più? La Juve non ha bisogno di un custode. Ha bisogno di un padrone nel senso sportivo del termine. Uno che senta la sconfitta come un problema personale, non come una fluttuazione accettabile. Tu, Elkann, non sei il problema in quanto persona. Sei il problema in quanto assenza di coinvolgimento reale. E allora sì, la domanda resta lì, semplice e brutale: se questa squadra non è più parte della tua visione, se questo club è solo una controllata ingombrante, se il calcio è diventato un fastidio gestionale… perché non vendi la Juve? Forse non la perderesti tu. Forse, finalmente, la ritroveremmo noi.
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10 pointsSemplicemente il contesto premia l'antisportività. Ti rotoli ad ogni sfioramento, fai finta di avere i crampi, ma ti lasciano fare e nessuno dice niente. Allora sei autorizzato ad approfittarne Nel caso specifico di questa sera: dai 10 giornate di squalifica a Bastoni e nessuno può permettersi di dire niente. Una punizione esemplare andava data anche a Vergara la scorsa settimana. Comincia col dare sanzioni e poi vediamo come vanno avanti le cose. Se non si fa nulla le cose andranno sempre peggio.
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9 pointsIeri sera, per una sera almeno, Juventus F.C. Grazie ragazzi.
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9 pointsDobbiamo metterci in testa che non è questione di Juve di Motta, Juve di Spalletti o Juve di Tudor, è questione di Juve di Elkann
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9 pointsNon sono rivali, sono nemici. Quando li batti, i rivali sanno perdere, ma soprattutto, quando loro ti battono, sanno vincere. Questi invece sono nemici, che non giocano secondo le regole, ma ti combattono al di là delle regole. E andranno combattuti al di là delle regole. Già da vent'anni a questa parte – ora è già tardi, è già troppo. Gli si accordi il rigore di Iuliano su Ronaldo, l'espulsione di Van der Sar, il gol di Toldo, si annulli il gol di Trezeguet e si espelli Pjanic. Tutti questi episodi, e gli altri che non cito, siano considerati a favore loro. Ma in nessuno di questi, che la Juve sia stata favorita o che si pensi che la si possa favorire, in nessuno di questi casi un giocatore della Juve ha cercato di ingannare volutamente l'arbitro e ha esultato per aver causato l'espulsione di un collega rivale. Mai si è visto sul terreno di gioco quello che si è visto ieri. Si pensi pure ai campionati vinti sul filo di rasoio, in cui magari un presunto rigore per fallo di sfondamento in attacco può essere considerato come l'episodio decisivo – a torto, ma mi si conceda di pensarlo come tale. Mai si è visto un dirigente della Juventus commentare la vittoria speculando su tale episodio. Ma si è visto un presidente loro dire che lo scudetto vinto in segreteria era il più bello. Indossino pure gli scudetti altrui sui loro smoking bianchi e si dichiarino portatori di onestà. Ma questi non sono rivali. Non sono avversari. Sono nemici. E in quanto tali vanno cancellati.
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9 pointsChivu perfetto interista, vergognoso, incapace di ammettere che l'arbitro ha sbagliato. Incalzato da Serena, riesce a dire che Kalulu ha messo le mani addosso a Bastoni, oltre a mentire spudoratamente sulla sostituzione del tuffatore... Vivono proprio in una realtà parallela, inguaribili prescritti.
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9 pointsNoi togliamo il disturbo, ma vedrete che i banditi arriveranno dopo di noi
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8 pointsQuando vedo e sento cose come queste mi viene la pelle d'oca. Eravamo una leggenda, ci ha venduto e rivenduto senza alcun rispetto., ha distrutto la nostra dignità. Deve semplicemente levarsi dai cojoni. Non ci sono vittorie sportive che me lo farebbero perdonare.
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8 pointsC'è giustamente enorme risalto sull'operato dell'arbitro che canna completamente una decisione che indirizza la gara (la netta sensazione è che abbia fischiato impressionato per la cascata e non per aver visto il contatto. Essendo di lato rispetto alla posizione dei corpi, non può vedere se i calciatori si toccano oppure no. E questo rende l'errore decisamente grave, se il contatto non lo vedi tu, semplicemente non fischi). La cosa che vorrei evidenziare, comunque, è quanto mi faccia ribrezzo il comportamento di certi calciatori. So che sono io quello fuori posto in una roba che non è sport ma una macchina che macina centinaia di milioni, ma sta roba fa schifo. Il calcio è lo sport più seguito e quello che suscita più emozioni nel mondo, ma forse proprio per questo è quello in cui si vedono maggiormente le robe che con lo sport non c'entrano nulla. In questi giorni ci sono le olimpiadi invernali che hanno mostrano delle storie di sport veramente belle. Spiace dirlo ma di minore rispetto al calcio hanno solo le cifre che alzano.
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8 pointsDEVE restare, è l'unico con un minimo di conoscenze calcistiche là dentro. Diamogli tempo, una preparazione che farà lui, qualche giocatore che gli prenderanno in estate (si spera) e vediamo cosa ne cava. Il fatto che da oggi in poi si giocherà sempre una volta alla settimana, nella disgrazia dell'eliminazione, è positivo, gli darà più tempo per mettere seriamente la basi per l'anno prossimo.
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8 pointsQuello che dicevamo prima: la Juve NON ha solo problemi di calcio. Anzi. E i problemi NON di calcio, dipendono esclusivamente da Elcan, da nessun altro. Lui aveva (ha) le chiavi dei missili nucleari, e non li ha MAI usati contro i nostri nemici, anzi. Il punto del topic, e anche mio e di altri (pochi) utenti, è questo: il problema grosso della Juve NON è il campo. Quello va e viene, si vince e si perde, si sbaglia e si ricostruisce, si fallisce e si ricomincia da zero. Il vero problema della Juve è fuori dal rettangolo di gioco, da decenni.
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8 pointsMa veramente, Veramente Veramente Pensate che sia un problema di allenatore? ? ? ?
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8 pointsLa cosa più disarmante è che, ogni volta che veniamo danneggiati, si finisce sempre con la retorica del "proprio loro si lamentano che hanno rubato per anni". Lo dicono tutti, a tutti livelli, in tutti i contesti sociali. Partendo da questo falso storico, da questa bugia diventata verità, tutto diventa una commedia. Sorrisini, battutine, ammiccamenti, caciara. Il silenzio della società, che ha radici antiche, ha avallato il fatto che noi siamo gli unici ladri e a noi non è concesso protestare, perché se lo facciamo siamo arroganti, impudenti e sfacciati. Non ne usciremo mai, perché il vero dramma di Farsopoli non è stata la retrocessione, ma l'avere sdoganato una falsità assoluta, che viene utilizzata a piacimento da chiunque, per contestare scandalizzati le nostre lamentale. Dopo quel 2006 noi non abbiamo più diritti, dobbiamo subire per l'eternità la condanna mediatica, la condanna di tutto il mondo del calcio, siamo il mezzo perfetto per distrarre le masse. Questa situazione per me è insopportabile, mi fa sentire impotente di fronte a tanta stupidità, di fronte ad una società gloriosa che si è fatta massacrare e che ancora oggi non ha imparato la lezione. Nei nostri confronti non esisterà mai obiettività, ci saranno sempre quegli "eh va beh, con che coraggio si lamentano". Per noi ci sarà sempre e solo odio viscerale, inesauribile, siamo sconfitti in partenza.
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8 pointsLa prima cosa giusta che fa da quando sta da noi.
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8 pointsgiaccherini stoico in diretta su dazn, l'unico che ha fatto notare la vergogna di bastoni che dopo aver simulato chiede il giallo e poi esulta pure come un pazzo. e chiude il suo intervento con un laconico "io ho giocato con giorgio chiellini che mi ha insegnato la correttezza in campo" uno di noi giaccherinho
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8 pointsbasterebbe iniziare ad ammonire ed espellere i simulatori, anche con la prova tv successiva vedrai che sparirebbero nel giro di poche partite
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7 pointsSto per scrivere cose trite e ritrite ma riflettevo sul fatto che non si è mai visto nella storia dello sport italiano un asservimento simile a quello nei confronti dei porci neroazzurri. Stamane mi sono tornati in mente due episodi recenti ossia la grazia concessa dal presidente FIGC a Lukaku e quotidiani che chiedono di fermare i fischi contro Bastoni. Una roba inaudita mai vista prima. Mai i giornali erano entrati in una vicenda dovuta a un giocatore accolto con i fischi negli stadi di mezza Italia, arrivando a dedicare alla vicenda editoriali o domande all'allenatore della squadra avversaria che affrontano oggi. Ci sono squadre o giocatori massacrati letteralmente in ogni stadio ma mai prese di posizione simili. Sono veramente la squadra di Stato, protetta ai massimi livelli
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7 points
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7 pointsJohn Sfashion https://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=6898 Non è uno dei meglio riusciti, ma ogni tanto sento il bisogno fisiologico di percularlo.
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7 pointsSta lottando senza portiere, senza punta e senza panchina Commette qualche errore com'è ovviamente, però gli hanno messo le ganasce alle ruote
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7 pointsMilik: "Attaccheremo sin dal J Medical"
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7 pointsIl problema, ragazzi, è fare chiarezza, Non dovete avercela con Elkann perche non si vince, non si è competitivi e tutti questi fini "risultatisti". Il tizio in questione è unico colpevole di una situazione umiliante, non siamo nulla, è come un marito che lascia stuprare il partner, guardando il tutto con sorriso beffardo. È questo il punto su cui, a mio parere, dovete focalizzarvi. La non competitività sul campo è una CONSEQUENZA. Detestate Elkann anche dopo il 3-0 ai napulicchi invece di dargli deterrenti. Si deve levare di torno e se questo significa boicottare bisogna farlo per dare un segnale. Quale segnale? CI SIAMO ROTTI IL c***o di te e del tuo essere immondo.
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7 pointsCambiano gli allenatori, cambiano i giocatori, cambiano i dirigenti, ma quello da cambiare è il tipo che si spaccia per juventino, che non vuole vendere, che ci ha traditi più volte, che ci ha affossato, che ha permesso che ci umiliassero tante di quelle volte che ormai ho perso il conto.
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7 pointsSul lato sportivo c'è poco da dire. Una partita che non è per nulla un derby d'Italia data la disparità dimostrabile dai numeri. Chi ha sempre avuto da una a due stelle in più sulla maglia e vanta questi numeri nelle sfide casalinghe: 64 vittorie della Juventus, 17 pareggi, 11 vittorie dell'inter. Una rivalità del tutto basata su avvenimenti extra campo. Bastoni che andava espulso che esulta (più di un gol fatto) per l'ingiusta espulsione dell'avversario, ricorda così chiaramente Moratti che andava retrocesso per illecito sportivo* che esulta (definendolo lo scudetto più bello, quello dell'onestà) per esser arrivato terzo e aver conseguito a tavolino un tricolore insulso. La prescrizione come il protocollo. La lampante scoperta delle proprie malefatte, destinata a rimanere impunita, anche quando smascherata. Lo smoking bianco è ormai putrido e pieno zeppo di macchie. L'identità costruita per sopportare le innumerevoli sconfitte è ormai deceduta, lasciando scorgere il vero, vile e ignobile volto degli interisti. Questa è la verità che risale a galla senza filtri o illusioni di sorta. Che ricorda chi siamo noi e chi sono loro. La storia nessuno la può cambiare ed essa sarà sempre nostra: *Si ricorda che l'inter, dalla relazione del procuratore federale Stefano Palazzi, violò l'articolo 6 del codice di giustizia sportiva, ben più grave della sommatoria di art.1 (slealtà sportiva) additati alla Juventus che non prevedevano la retrocessione, inventata dal giudice per illecito strutturato (non previsto dal codice), per assecondare il sentimento popolare (come da lui espressamente dichiarato).
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7 pointsSiamo scarsi e la partita con le *****e l'abbiamo persa perché l'arbitro l'ha completamente falsata. Una cosa non leva l'altra.
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7 pointsCome fate a non accorgervi del paradosso. Chiellini e Comolli puntano il dito vs Inter? NO, NEANCHE UNA PAROLA. Allenatore Inter Chivu "Kalulu ha sbagliato a mettere il braccio" Presidente del Senato La Russa --> "Non siamo la nuova Juventus, loro rubavano meglio" Sindaco di Milano Sala --> "Chiellini e Del Piero facevano delle simulazioni incredibili" Presidente Inter Marotta --> "Cuadrado con una simulazione gli ha fatto guadaganre 60-70 M" ex Presidente Inter Moratti: --> "Adesso la Juve fa la vittima, è un fatto nuovo: la storia non la ricorda così. Quella di Bastoni una simulazione entusiasta" Chi sta attaccando chi??? Juventus e juventini S V E J A A A A A A A A A A
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7 pointsOggi Rocchi piange. Piange perché il povero La Penna è stato ingannato. Ingannato dalla simulazione di Barella prima e di Bastoni poi che l’hanno costretto a tirar fuori cartellini chiaramente contro la sua volontà. E che in seguito, informato negli spogliatoi dell’errore marchiano, è tornato in campo talmente sconvolto nella coscienza da non riuscire a vedere né il rigore su Mc né il fallo su Openda. Oggi Rocchi piange. Piange perché nonostante l’impegno con cui decide le designazioni, poi la sua fiducia viene puntualmente tradita. La Penna… un arbitro così specchiato e irreprensibile! Scelto appositamente per dare un segnale di autorevolezza. Così come la settimana prima scelse i due che tengono famiglia… Uno si impegna, ci mette il cuore e poi viene ripagato così! Oggi Rocchi piange. Piange perché Bastoni ha barato proprio nella partita di Serie A più seguita a livello mondiale. Mai capitato in tutte le altre partite. Proprio in questa doveva accadere? Fino ad oggi era filato tutto così liscio! A volte la sfortuna… Oggi Rocchi piange. Piange perché il Var non è potuto intervenire. Perché i giocatori ingannano gli arbitri nonostante lo sforzo immane per far sì che ciò non accada. Perché chi ha studiato il regolamento e il protocollo ha deciso che le simulazioni vadano punite con il semplice giallo e contemporaneamente che il Var non possa intervenire sui semplici gialli, tarpando di fatto le ali al Var in una delle pochissime cose in cui avrebbe potuto rivelarsi uno strumento utile. Vedi un po’ tu quante sfortunate coincidenze. Oggi Rocchi piange… Eh lo so, è dura! Piangi oggi Rocchi. Sfogati, liberati. E poi domani, quando avrai riacquistato un po’ di serenità e lucidità… dimettiti! Sono certo che chi ti ha permesso di rimanere saldamente in sella in questi anni non ti abbandonerà al tuo triste destino. Avrà sicuramente per te un occhio di riguardo… sperando sia quello buono.
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7 pointsOgnuno è libero di fare quello che vuole! Ma quando versate l’abbonamento mensile ricordatevi di ieri sera! Ricordatevi che negli highlights di DAZN, ad esempio, non vi è traccia di alcuni episodi a noi favorevoli e non fischiati. E non solo quelli di ieri sera! Io mi ricordo anche di altro. Infatti a sti voltagabbana non concedo neanche un euro da diversi anni! Cambia qualche cosa? Se non lo facciamo tutti probabilmente no! Ma almeno, serenamente, posso dire che con la “mia fava non ci scorreggiano”!
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7 pointsLe emozioni delle ultime giornate relative ai Giochi Olimpici dovrebbero averci chiarito definitivamente che quella fogna chiamata calcio non dovrebbe meritare più nemmeno 30 secondi della nostra attenzione.
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7 pointsSe Montero giocasse ancora, adesso Bastoni sarebbe in terapia intensiva
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7 pointsio sinceramente non ho mai visto alla juve un portiere che prende un gol del genere
